La Regione con la Coldiretti per il grano
La Regione con la Coldiretti per il grano
Pubblichiamo un servizio di Giovanna Cannizzaro sul sit in di protesta della Coldiretti avoltosi questa mattina al porto di Pozzallo dove è arrivata l'ennesima nave colma di grano questa volta proveniente dalla Bulgaria. Insieme a diversi sindaci del territorio la manifestazione mirava a sensibilizzare le autorità su questo fenomeno che vede la crescita dei prezzi dei prodotti derivati dal grano ma la contemporanea introduzione in Italia di grano che proviene da zone non controllate. La regione in merito ha inviato un comunicato. «Il governo Schifani è al fianco di Coldiretti, di tutte le associazioni di categoria e dei produttori siciliani». A dirlo è l’assessore all’Agricoltura e vicepresidente della Regione Siciliana, Luca Sammartino, commentando il blitz che gli agricoltori hanno organizzato questa mattina al porto di Pozzallo per protestare contro l’importazione di grano estero. «Comprendo le loro ragioni – prosegue Sammartino – e voglio dire ai nostri produttori che la Regione è concretamente impegnata per andare loro incontro. Si tratta di una vicenda che, tra l’altro, ha anche risvolti di ordine sanitario, oltre che economici. In quest’ottica, circa un mese fa, su mio input, sono ripresi i controlli sulla qualità del grano duro importato nell’Isola, in collaborazione con il Noras e l’assessorato regionale del Territorio e dell’ambiente. Controlli necessari per tutelare i nostri produttori dalla concorrenza sleale che deriva da un prodotto di scarsa qualità, che potrebbe essere pericoloso per la salute dei consumatori, e con un conseguente prezzo molto più basso. Quello della produzione cerealicola è un settore già piegato dal caro energia che adesso rischia di ricevere il colpo di grazia da una dinamica che non ha nulla a che vedere con la logica del mercato». «La nostra regione è il secondo produttore italiano, con una tipologia di grano particolarmente consigliata, per le sue proprietà, in una dieta equilibrata e sana come quella mediterranea. Il modello di sviluppo che dobbiamo promuovere per valorizzare le produzioni d’eccellenza siciliane – conclude l’assessore – è quello della filiera. Il grano duro siciliano rappresenta una vera e propria avanguardia da questo punto di vista, integrando ricerca, innovazione tecnologica e attività di trasformazione».
Il pericolo plastica: le cose che non sappiamo!
Il pericolo plastica: le cose che non sappiamo!
Leggendo i vari articoli apparsi nella giornata mondiale dell'ambiente ci si accorge che effettivamente la situazione è grave. Non c'è dubbio ma io non mi sento affatto colpevole e credo, come me, milioni di Italiani che coscientemente non si sognerebbero mai di buttare in mare un sacchetto con i propri rifiuti o la cassetta di plastica rimasta dopo aver consumato i pomodori acquistati al mercato ortofrutticolo. Non credo neanche di aver colpa per l'ozono, il gas serra e i cicli geochimici che non so neanche cosa sono, come la la maggioranza degli italiani che hanno un buon rapporto con la loro terra. Eppure l’Italia risulta essere tra i peggiori Paesi inquinatori che si affacciano sul Mediterraneo. E' indispensabile dunque agire dal punto di vista culturale cercando di individuare dove si perde la filiera della raccolta e intervenire pur tardivamente. In una intervista a Eva Alessi di WWF Italia si legge che abbiamo superato la soglia di immissione di sostanze chimiche – come la plastica – e siamo talmente al di sopra di questo limite che è stata compromessa la capacità degli ecosistemi di fornire tutti quei servizi che sono indispensabili alla vita... "L’Italia sconta una serie di problematiche. Prima di tutto ha delle coste lunghissime e molto abitate tutto l’anno, ma che durante il periodo estivo diventa un flusso di persone imponente. Inoltre, insieme a tutti gli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, ha un problema di gestione dei rifiuti. Infine, siamo i secondi maggiori produttori di rifiuti plastici in Europa. Il Mediterraneo – insieme a soli altri tre luoghi del Pianeta – ha superato il limite massimo tollerabile di presenza di microplastiche. Il Mare Nostrum ha un altro triste primato: quello della più alta concentrazione di microfibre – soprattutto tessili – nei fondali marini mai registrata al mondo. Ne sono stati trovati 1,9 milioni di frammenti per metro quadrato!" ( C'è una incredibile verità per questa scoperta alla quale non credo si possa porre rimedio. Ndr) Queste fibre, per la maggior parte, non derivano dagli scarichi industriali, ma da quelli urbani: sono i residui dei lavaggi in lavatrice dei nostri vestiti in fibra sintetica. Il recupero e la pulizia del mare è purtroppo impossibile”. L'intervista continua: “Tutti gli animali soffrono la presenza della plastica. Di certo i pesci e gli animali marini in genere soffrono particolarmente. E’ infatti difficile trovare specie nel Mar Mediterraneo che non siano mai venute in contatto con la plastica. Pensiamo agli animali come i capodogli, i delfini o le tartarughe marine che si spiaggiano sulle nostre coste. Spesso nei loro stomaci sono stati trovati chili e chili di plastica: tubi per innaffiare, vasi dei fiori, flaconi di detersivo…Ma tutte le specie soffrono per la plastica. Sia perché possono ingerirla volontariamente – gli uccelli e le tartarughe marine confondono la plastica per delle prede – o accidentalmente, come quando i capidogli aprono la bocca per ingerire le prede (in genere i krill) ma così facendo ingeriscono anche grandi quantità di plastica”. Un recente studio ha scoperto la presenza di microplastiche anche dentro il nostro corpo: nelle urine, nelle feci, nelle profondità polmonari e nel circolo sanguigno. Inoltre, le microplastiche riescono a superare anche la barriera placentare: dalla mamma possono arrivare al feto”. E' possibile liberarsi da tutto questo veleno? Ecco la risposta: La plastica è un materiale straordinario che ha cambiato la storia dell’umanità, in meglio. Ma ne stiamo producendo e utilizzando troppa. E’ infatti un materiale pensato per creare oggetti che durino per secoli. Invece, produciamo oggetti che hanno un ciclo di vita molto più breve, anche usa e getta. Pensiamo ad esempio agli imballaggi o al monouso. La strada maestra è dunque quella di abbassare la produzione e aumentare il riciclo. L’Italia è tra i Paesi virtuosi e tra i migliori in Europa nella raccolta differenziata. Questo ci fa onore, ma ci sono ancora delle dispersioni”. Ecco dunque la questione culturale. Il WWF propone tanti livelli di azione a seconda del ruolo che abbiamo nella società. Ai cittadini chiediamo di non usare la plastica non necessaria nella vita quotidiana (sacchetti, borracce, bicchieri, posate, contenitori…) e di sostituirla con materiali durevoli e biodegradabili, riutilizzabili più e più volte. Il secondo consiglio che diamo è quello di riciclare gli imballaggi in plastica e di non disperderli nell’ambiente o nell’indifferenziata. Questo è il ruolo che possono giocare i cittadini”. Ma anche il ruolo delle delle aziende è determinante. In primis eliminando anche loro tutti i materiali plastici difficilmente riciclabili. Non produrre o/e non utilizzare più prodotti non riciclabili: oggi ancora esistono e vengono utilizzati imballaggi non riciclabili. E’ necessario in questo puntare sull’innovazione e rendere ‘circolari’ tutti i prodotti che vengono prodotti”. “A livello internazionale, serve un trattato globale. Continua Eva Alessi di WWF Italia. È terminata la settimana scorsa a Parigi la seconda sessione del comitato sulla ‘Plastic Pullotion’. La riunione è andata estremamente bene: erano presenti 175 Paesi che hanno votato all’unanimità la volontà di scrivere una ‘bozza zero’ del trattato globale per l’eliminazione dell’inquinamento da plastica entro il 2024. L’ultimo round dovrebbe giocarsi il prossimo novembre. L’obiettivo del futuro trattato mira a diminuire drasticamente la produzione globale annuale di plastica, che ha raggiunto i 460 milioni di tonnellate e che potrebbe triplicare entro il 2060. Il trattato e la sua messa in opera è dunque un passo cruciale”.
E' giusto in conclusione dare anche alcune informazioni generali che fanno pensare .
Al Governo il WWF chiede una cosa semplice e fattibile anche nel breve periodo: di andare oltre il riciclo dei soli imballaggi e di estendere la raccolta differenziata a tutti i prodotti in plastica di largo consumo. Questo, allo scopo di far crescere l’economia circolare come valore condiviso. Pochi sanno che in Italia non si ricicla tutta la plastica, ma solo gli imballaggi, vale a dire quei contenitori che ci pemettono di trasportare le cose (saponi, cibo, bevande etc) dal supermercato a casa. Tutta la plastica riciclabile che non è un imballaggio, come i pettini, le posate, la sedia da giardino, i giocattoli, le parti del computer etc. anche se prodotti con materiale riciclabile, in Italia non viene riciclata ma buttata in discarica o bruciata nei termovalorizzatori. Questo vale anche per il vetro: in Italia si riciclano solo bottiglie e vasetti. Tutto il resto (bicchieri, piatti, specchi, vetri delle finestre o delle lampadine anche se prodotto con vetro riciclabile) va gettato in discarica e dunque non si ricicla. Per tale motivo, onde evitare sprechi, il WWF ha chiesto al Governo di estendere la raccolta differenziata a tutti gli oggetti di largo consumo. In modo che vengano prodotti per essere riciclati già in fase di progettazione; e poi vengano effettivamente riciclati e riutilizzati per la produzione di nuovi oggetti. Il riciclo salverà il Pianeta. E ognuno di noi può fare la differenza”.
Piu' consapevoli della propria fede cristiana
Piu' consapevoli della propria fede cristiana
Pubblichiamo un articolo che ci invia la nostra Giovanna Cannizzaro di Pozzallo che si è tenuta in contatto, in questi giorni, con Mons. Rumeo vescovo della diocesi di Noto il cui territorio comprende parte della provincia di Ragusa, per affrontare il delicato caso del cosiddetto guaritore indiano. Il vescovo, oggi, ha deciso di emettere una nota pastorale nella quale invita i fedeli a evitare a non intrattenere, anche per pura curiosita' , alcun tipo di rapporto spirituale che possa creare disagio e confusione e non frequentare incontri e riunioni promosse da tale Antyson Cheruvarappile. L'uomo che si qualifica come mistico detentore di carismi speciali, si occupa di preghiere promettendo guarigioni e miracoli a Modica dove sta radunando un crescente numero di persone, convinte dei suoi poteri . Secondo Mons Rumeo si tratta di una vera e propria distorsione della fede, una deriva, un abuso della credulita' popolare. Gli incontri del sedicente guaritore, che stanno destando evidente preoccupazione per gli eccessi e la ricerca del sensazionalismo nella fede, hanno quindi attirato l' attenzione del vescovo di Noto che ha avviato una indagine, dalla quale e ' emerso che sul suddetto sacerdote si e' gia' abbattuta la tegola del divieto di svolgere il suo ministero per grave turbamento spirituale e disorientamento dei fedeli. L' uomo inoltre non ha mai chiesto ed ottenuto, come imposto dalle norme canoniche, alcuna licenza per l' esercizio ministeriale nella diocesi netina. " Il Vangelo impone anche di guarire i malati"; cosi' l'indiano replica alle accuse mosse nei suoi riguardi e alla presa di distanza della Chiesa cattolica . Ma nelle preghiere da lui recitate, a dire dei religiosi , non esiste alcun supporto teologico che possa avere radici nel Vangelo, e non vi e' alcuna aderenza con la parola di Dio. Questi incontri rischiano di cadere nello spettacolare e nel miracolistico e il compito della Chiesa e' ovviamente di mettere in guardia i fedeli. Se esistono gli estremi per parlare di abuso della credulita' popolare, il caso potrebbe arrivare sui tavoli della Procura della Repubblica. L' articolo 661 del codice penale recita: "chiunque pubblicamente cerca con qualsiasi impostura, anche gratuitamente, di abusare della credulita' popolare, e' punito , se dal fatto puo' derivare un turbamento dell' ordine pubblico". E il turbamento dell' ordine pubblico potrebbe concretizzarsi dal fatto che, essendo le cerimonie aperte a tutti, anche a persone deboli mentalmente o comunque facilmente suggestionabili, corrono il rischio di essere attirate dalla speranza di ottenere un miracolo. Secondo il Vescovo di Noto , personaggi come Cheruvarappile, non sono altro che " sciamani" e chi li segue, sono evidentemente persone fragili e poco allenate a ragionamenti sulla fede. Ma se e' vero , conclude mons Rumeo, che chi si rivolge a certi sciamani, che comunicano attraverso riti e magie, lo fa perche' si trova in un frangente della vita particolarmente difficile, privo di punti di riferimento e vive in una condizione di debolezza strutturale e mentale, oltre che di precarieta' della fede, e' pur vero , a mio avviso, che le responsabilita', allora vanno cercate all' interno della Chiesa stessa, recitando tutti un " mea culpa" e cercare di rendere i credenti piu' consapevoli della propria fede cristiano- cattolica. Insomma....sulla faccenda bisognerebbe fare veramente chiarezza !!!
La stima si raddoppia.
La stima si raddoppia.
Ci siamo chiesto, tutti, perchè non c'è più Saverio Buscemi tra gli assessori designati da Cassì. La domanda è legittima se si considera che l'esponente della lista DeLuca per Cassì era stato indicato, subito, come componente della squadra del sindaco uscente. inoltre, avendo, il sottoscritto, assistito a delle conferenze stampa con Cateno in prima persona ci eravamo persuasi che il movimento, pur con un solo esponente, inserito però al posto giusto, avrebbe contribuito a fare la cosiddetta svolta. Perchè, aveva detto il responsabile locale del partito Sud chiama Nord, noi sappiamo governare ed entriamo il coalizione solo perchè ci hanno assicurato un posto di comando e di rilievo. Ma tra il dire ed il fare c'è tanto mare in mezzo e di fronte allo strapotere cassiniano derivato dalla vittoria incontestabile, forse, tali richieste saranno sembrate esagerate. I malumori li avevamo già percepiti all'indomani della proclamazione del sindaco tanto che è stato pubblicato un articolo dal titolo " Fuori Uno ?" E' giusto però leggere le motivazioni che ci sono state inviate dal diretto interessato, il consigliere Saverio Buscemi, che oggi si è deciso s parlare. Le pubblichiamo per intero restando un po' delusi da come sono andate le cose. A meno che Saverio non possa dimostrare che la sua è anche una scelta di protesta che ribadisce la necessità di pensare con la propria testa. In quel caso la stima si raddoppia. Ecco il testo del comunicato.
Un passo indietro, per compierne due in avanti. E’ questo il ragionamento semplice, e che può sembrare per certi versi spiazzante, formulato da Saverio Buscemi, coordinatore della lista De Luca per Ragusa, nello scegliere di rinunciare all’incarico di assessore designato, da parte del riconfermato sindaco Cassì, e di dare piuttosto spazio a un componente del gruppo, il candidato al Consiglio comunale Andrea Distefano che, per l’appunto, è stato indicato dal primo cittadino come componente della sua squadra assessoriale. “Ne ho sentite di tutti i colori in questi giorni riguardo alla mia decisione – afferma Buscemi – ma non ho potuto replicare in alcun modo perché, naturalmente, ho atteso che prima si completasse, com’è naturale che fosse, il percorso politico che, con l’ufficializzazione di Distefano ad assessore, ci vede presenti in Giunta, frutto del risultato elettorale che ci ha consentito di eleggere al Consiglio comunale un nostro rappresentante, nella fattispecie il sottoscritto. Ringrazio il sindaco per la fiducia che ha avuto nel nostro gruppo e nei miei confronti. Ringraziamo gli elettori che ci hanno votati e, sin da ora, affermiamo che faremo di tutto per meritare il loro sostegno e, se possibile, per accrescerlo. Ribadiamo che, così come avevamo fatto in campagna elettorale, intendiamo la politica come servizio per cui, alla luce dei risultati elettorali, non avrebbe avuto alcun senso, dal nostro punto di vista (anche se comprendo bene che per chi negli anni ha dovuto fare i conti con la politica partitica non sia facile da recepire), concentrare l’attenzione su un solo esponente del gruppo De Luca, quindi con il sottoscritto chiamato a ricoprire sia i ruoli di assessore che consigliere. Per questo motivo, ho preferito compiere un passo indietro e dare l’opportunità a un altro elemento della nostra squadra di sperimentare questa esaltante possibilità. Nessun assessore designato, ritengo, avrebbe compiuto un passo indietro, rinunciando a un posto in Giunta. E ritengo che tutto ciò, sul piano politico, costituisca un elemento di novità. Ed è questo il segnale che ci siamo prefissati di voler dare, per favorire al massimo la crescita del movimento. Tra l’altro, Distefano gestirà deleghe come quella alla Contrade e frazioni e alla Tutela animali che ci consentiranno la possibilità di mettere alla prova la nostra capacità di interazione con i cittadini. Distefano incarna al meglio, ed è stato scelto per questo motivo, quelli che sono i nostri principi politici. Abbiamo una strada tutta in salita da compiere, lo sappiamo. Ma questa impresa non ci spaventa. Auguro, dunque, buon lavoro al neoassessore Distefano, certo che saprà interpretare al meglio lo spirito politico del nostro gruppo. Io continuerò a ricoprire il ruolo di coordinatore del gruppo con l’auspicio che lo stesso possa continuare a crescere. Per quanto riguarda le altre illazioni che ho sentito sul mio conto, compreso quelle relativa alla mia sfera professionale, ritengo che si commentino da sole visto che, come abbiamo sempre detto, cerchiamo di essere sempre al servizio dei cittadini e della città. E’ questa la nostra prima preoccupazione”.
Le opposizioni: Critica numero uno
Le opposizioni: Critica numero uno
Ne siamo sicuri questa amministrazione, partita in quinta, grazie agli splendidi risultati elettorali non potrà essere scevra da critiche durissime. Ecco la n. 1 firmata dai due neo consiglieri del PD, Calabrese e Chiavola, pervenuta in redazione ad appena un paio di ore dalla ufficializzazione della giunta Cassì.
“Ora che le ‘bocche da sfamare’ sono cinque, il sindaco Cassì si è visto costretto ad aumentare il numero degli assessori da sette a nove, senza badare a spese. Certo, la legge lo permette, ma contenere la spesa pubblica sarebbe stata una mossa più gradita da noi e dalla cittadinanza”. Così Peppe Calabrese e Mario Chiavola, entrambi eletti al Consiglio comunale di Ragusa per il Partito Democratico, di cui Calabrese è segretario cittadino, commentano la prima uscita della nuova giunta del sindaco di Ragusa Peppe Cassì.
“D’altra parte - continuano i due - c’era da aspettarselo: in questa tornata elettorale abbiamo visto strenui oppositori politici diventare asserviti allo strapotere del sindaco e, in qualche modo, questo ‘servizio’ andava ripagato. Per qualcuno è il sogno di una vita, per altri vuol dire tornare in posti di potere dopo anni di assenza. Ci auguriamo, almeno, che costoro (trasformisti politici di altissimo livello) possano fare ciò che in quasi cinque anni hanno rimproverato al sindaco di aver fatto male o per nulla”.
“Prendiamo atto, inoltre - aggiungono Calabrese e Chiavola - che su nove assessori solo due sono donne, alla faccia della promozione della partecipazione delle donne negli organi di governo. Su nove assessori la lista CasSìndaco ne prende ben quattro, i più corposi, oltre lo stesso primo cittadino e il vicesindaco, concentrando nelle proprie mani tutto il potere. Ciò la dice lunga su quanto il sindaco sia pronto a confrontarsi con gli equilibri politici della sua nuova coalizione e siamo pronti a scommettere che anche la Presidenza del Consiglio finirà in quota Cassì… Spiace per l’amico Giorgio Massari: eravamo convinti che la carica di vice sindaco spettasse a lui, ma Cassì ha preferito occupare potere che curare i rapporti con gli alleati”.
“In ogni modo - dicono ancora i due consiglieri del PD - ci auguriamo che questo Cassì bis possa ingranare una marcia diversa rispetto a quella da buon manutentore degli ultimi cinque anni e speriamo in risultati oltre gli slogan. Da parte nostra - concludono - ci prepariamo a entrare in Consiglio comunale per garantire alla collettività controllo e proposta, senza sconti”.
Le evidenti responsabilità nella sua gestione.
Le evidenti responsabilità nella sua gestione.
Partiamo dalle ultime parole del comunicato stampa inviato dall'on Abbate in merito all'aeroporto di Comiso. Il presidente della Commissione Bilancio alla Regione per la prima volta esprime un giudizio sulla scalo ibleo fino ad ora completamente e volutamente ignorata. Per l’aeroporto di Comiso, in particolare, abbiamo il dovere, dice Abbate, di escogitare ancora altre soluzioni per risollevarlo dallo stato in cui versa. Sarebbe una perdita grandissima per tutto il territorio ibleo la sua chiusura. Il parlamentare a questo punto esprime un concetto ormai assodato: " Al di là delle evidenti responsabilità nella sua gestione negli anni passata, lo scalo casmeneo rappresenta un tesoro immenso che però non viene sfruttato a dovere. La politica deve trovare la chiave giusta per accendere i motori e farlo decollare definitivamente”. Finalmente dunque qualcuno oltre i soliti, parliamo di politici, ha il coraggio di accusare la Soaco e la Sac di gestione poco attenta. Ma la notizia è che è stato approvato un emendamento da 5 milioni di euro in Commissione Bilancio per favorire ancora di più la continuità territoriale tra Sicilia e resto d’Italia. Uno stanziamento che riguarda gli aeroporti di Comiso e Trapani e che servirà ad abbassare i costi dei collegamenti aerei tra questi due scali ed il resto della nazione. “L’emendamento firmato dall’Assessore Falcone è molto importante poiché è finalizzato a mettere un freno al caro voli, problema che da qualche anno a questa parte rende economicamente un salasso viaggiare da e per la Sicilia. In particolar modo in corrispondenza delle festività e dell’estate molti nostri conterranei che vivono fuori regione per motivi di studio o di lavoro, vanno incontro a spese
notevoli o si devono ingegnare con altri tipi di mezzi di trasporto molto più scomodi e di lunghissima percorrenza. Al caro voli bisogna aggiungere la soppressione dei treni a lunga percorrenza operata da Trenitalia che ha privato la nostra isola di alcune tratte un tempo molto trafficate e che rappresentavano una credibile alternativa all’aereo. Insomma come siciliani siamo costretti a pagare una tassa supplementare per spostarci, cosa che non avviene altrove. Purtroppo i tempi non saranno brevi. Se si rispettano le regole per la continuità territoria si dovrà fare un bando e passeranno certamente diversi mesi.
Ma cosa ci sarà sotto?
Ma cosa ci sarà sotto?
La Società Aeroporto di Catania, nella scontro tra l'on Campo e il gestore aeroportuale dello scalo comisano ha inviato una nota alla stampa nella quale dichiara che è preminente l' obbligo di SAC tutelare gli interessi dei propri soci, degli utenti e non ultimo delle aziende che intrattengono rapporti commerciali con la stessa. Per tale ragione, sarà premura di questa società riscontrare le specifiche istanze dell’on. Campo, dopo aver effettuato ogni necessaria verifica di legittimità delle stesse, secondo i modi, i tempi e nei limiti previsti dalle normative vigenti, senza dare spazio ad illazioni o intimidazioni di alcun genere, in particolare da chi pretenda di poter vantare particolari privilegi rispetto a ogni altro comune cittadino. Una risposta davvero incredibile visto che la Sac non sembrerebbe disposta a dare le informazioni richieste che non sono private ma si riferiscono a documenti che dovrebbero essere accessibili a tutti. L'on Campo dopo che la società di gestione aeroportuale ha, di fatto, negato la trasmissione del piano industriale dell'aeroporto di Comiso, aggiornato alla fusione per incorporazione della Soaco ha dichiarato .“Oltre all’ingiustificabile negligenza con cui SAC sta soffocando l’attività dell’aeroporto di Comiso, adesso si aggiunge l’ignoranza rispetto alle prerogative istituzionali della deputazione regionale e del ruolo ispettivo che i parlamentari detengono in merito ai documenti amministrativi degli enti a partecipazione pubblica. A dir poco arrogante, oltre che fortemente irrispettosa dei ruoli istituzionali, la decisione di Sac di negare la legittimità dell’accesso agli atti che abbiamo inoltrato all’indomani della cancellazione dei voli Ryanair dall'aeroporto di Comiso. Un atto dovuto, d’altronde, per venire a conoscenza di quali strategie complessive ed effettive la società catanese ha predisposto per l’infrastruttura iblea. Due sono le cose: o quello che contiene la documentazione chiesta preoccupa la SAC oppure non esiste nessun piano industriale aggiornato. Ad oggi, infatti, tutte le domande rivolte già da settimane alla società di gestione risultano senza risposta. E questo è istituzionalmente inaccettabile”.
Lo dice la deputata regionale del Movimento 5 Stelle di Ragusa, Stefania Campo,
Il telegiornale di Teleiblea dell'8 giugno 2023
Il telegiornale di Teleiblea dell'8 giugno 2023
Nell'indice: La nuova giunta di Cassì ed i commenti. Intervista all'on Campo sulla Sac e su Comiso. L'aeroporto che va a morire. Il turismo culturale ed enogastronomico. Motta d'Affermo. La statua di Pennavaria. Intervista ad Andrea Ottaviano su una poetessa di 100 anni fa.
La statua contestata
La statua contestata
Mario Nobile, è un appassionato e profondo conoscitore della storia della nostra città soprattutto di quel periodo che vide Ragusa crescere e diventare capoluogo di provincia. Uno dei suoi libri elenca, corredandole di splendide foto d'epoca tutte le opere compiute tra il 1922 ed il 1940 necessarie alla vita amministrativa di un capoluogo appena nato. A contribuire al finanziamento e la realizzazione di queste opere certamente il senatore Pennavaria che durante il "ventennio" ricoprì cariche di governo. Negli anni 2000 si discusse sulla opportunità di erigere una statua al personaggio ma ci fu un ampio e acceso dibattito e si preferì soprassedere. Ora Mario Nobile ci ha inviato alcune foto di quella statua che oggi giace nel cortile della fonderia incaricata di realizzarla. Come si vede è completa di tutto e le foto pubblicate su facebook hanno sollevato un certo interesse. Mario Nobile ricorda che nel 2027 ricorrerà il centenario della Provincia e tale data dovrebbe essere celebrata magari proprio con il ripristino della statua. Non entro nel merito mi limito a raccontare la storia lasciando ai cittadini la decisone.
La triste storia del traffico aereo in Italia
La triste storia del traffico aereo in Italia
Finalmente qualcuno si è accorto che le compagnie low cost non sono la panacea per tutti gli aeroporti italiani ma anzi, operando spesso in esclusiva, fanno quello che vogliono senza che nessuno li accusi di posizione dominante o altre bagattelle del genere. Addirittura come si vede nella foto vengono accolte a braccia aperte dai politici locali. A parlarhne oggi è Franco Gattinoni presidente della Federazione Turismo Organizzato (Fto) che lancia l'allarme con due dossier in cui si denuncia "una grave distorsione della libera concorrenza e pesanti conseguenze per i viaggiatori e per le imprese del turismo". Gattinoni fa anche riferimento al caso Comiso abbandonato, dall'oggi al domani, da Ryanair. In uno dei dossier si dice che le compagnie a basso costo sono ormai arrivate a detenere il monopolio dei cieli italiani: il 65,4% del mercato aereo è principalmente nelle mani di Ryanair, quote minori sono appannaggio di EasyJet, Wizz Air, Volotea. Si tratta della quota più alta in Europa, che ha una media di voli operati dalle low cost pari al 32,5%. In Germania non supera il 28%. La commissione Trasporti della Camera ha deciso di approfondire un tema così cruciale come quello della mobilità e ha scelto di avviare il ciclo di audizioni proprio dalle compagnie aeree, tra cui le maggiori low cost del mercato italiano". "I dati relativi al 2023 - si legge in uno dei dossier - confermano il quadro: solo a titolo d'esempio, da Torino, su 51 tratte complessive, 36 sono coperte da Ryanair e più della metà (28) sono a suo uso esclusivo; 46 sono ad appannaggio esclusivo delle low cost; 5 aeroporti spagnoli su 7 sono raggiunti solo da Ryanair. In totale, da Torino, solo 5 tratte sono coperte da compagnie di linea. A Cagliari Ryanair ha il monopolio su 26 tratte, ad Alghero su 32 destinazioni raggiunte, Ryanair detiene il monopolio su 18 tratte". E continua: "In alcuni scali la compagnia irlandese ha deciso unilateralmente di sospendere i voli (è il caso di Comiso in provincia di Ragusa), violando così il diritto costituzionale alla mobilità e alla libera circolazione dei cittadini. L'assenza di fatto di un vettore di bandiera e le difficoltà nell'assicurare collegamenti per la Sicilia e la Sardegna - conclude Fto - completano un quadro davvero preoccupante, che ha una ovvia ricaduta anche sul prezzo dei voli: potendo gestire in via esclusiva determinate tratte, le low cost possono di fatto imporre anche le tariffe: a Pasqua i voli da e per la Sicilia su Roma Fiumicino hanno superato anche i mille euro". Secondo Fto è urgente una regolamentazione urgente di carattere nazionale. "Le agenzie viaggi - chiede Gattinoni - devono essere riconosciute quali interlocutori dalle low cost esattamente come i singoli passeggeri, considerando anche il fatto che esse non applicano alcuna maggiorazione di prezzo ai propri clienti, semmai, in maniera trasparente e in forma separata rispetto alla transazione relativa all'acquisto del biglietto, chiedono il riconoscimento di una fee minima per il servizio".
Fonte Ansa










