L’Italia che Frana

< class="t-entry-title title-giornale-before h3">>

Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico, primo ricercatore del CNR, intrattenendosi con la stampa a margine della conferenza stampa  de l’Italia che Frana alla Stampa Estera, a Roma, organizzata dalla Società Italiana di Geologia Ambientale ha detto:  Noi siamo fatalisti, noi pensiamo che un evento naturale arrivi nella sua forma magari più violenta  per volere degli dèi o per disvolere degli dèi o perché il fato ci è avverso,  in realtà quello dipende solo da noi, cioè gli eventi naturali da noi sono comuni, il territorio è fatto in un certo modo perché l’Italia è geologicamente giovane. C’è una crisi climatica, se tu continui a non pianificare, ma quale sarà il risultato?  Il risultato sarà che avrai un evento catastrofico, ma le catastrofi non esistono,  esiste il nostro comportamento non corretto”.  Tozzi si è soffermato anche su El Niño. “Vediamo come si combinerà l’oscillazione chiamata El Niño nella fine dell’anno, non sappiamo quindi se sarà veramente un autunno terribile,  non sappiamo se ci sarà un inverno più caldo che paradossalmente è anche peggiore – ha continuato Tozzi –  impedisce la ricostituzione degli acciai, può essere un problema, quindi questo è presto per saperlo, non abbiamo la sfera di cristallo,  quindi questo sarà difficile da sapere”. “Si fa facendo in modo di comprendere finalmente che il rischio lo dobbiamo incorporare nell’orizzonte culturale – ha affermato Mario Tozzi – cioè se tu vivi in un paese e sei l’amministratore, vuoi sapere dove sta costruito questo paese,  che rocce stanno sotto, sei a rischio oppure no, ma lo dovresti fare casa per casa, anche il cittadino che compra casa dovrebbe sapere com’è costruita, quando è stata fatta, su che terreno appoggia, se ci arriverà lì il rischio dell’alluvione, se reggerà un sisma. Queste sono cose che in un Paese moderno, francamente dovrebbero essere prassi comuni, anche perchè ti preoccupi per comprare la macchina usata, se è stata in garage, ma della casa no, è particolarmente paradossale”.  Un attestato obbligatorio sulla pericolosità naturale degli immobili, campagne di educazione al rischio nelle scuole e un fondo di rotazione per aiutare i Comuni a progettare gli interventi. Dal 1976 al 2025 abbiamo avuto oltre 1.600 vittime di alluvioni e frane: per un minuto di silenzio per ogni vittima dovremmo stare zitti per 28 ore di fila.Se evidentemente in questo Paese le cose non sono tanto cambiate    è perché anche noi comunicatori non abbiamo fatto breccia, non ci siamo riusciti,  me la prenderei anche con noi, non è soltanto che il muro di gomma è particolarmente spesso  e gli interessi sono grandi e precostituiti, ma pure evidentemente non abbiamo trovato gli elementi giusti, gli strumenti giusti, forse è bene, si impara sempre da queste situazioni,  perché abbiamo visto che il risultato alla fine non ce l’abbiamo avuto”.

 

di Redazione15 Ott 2026 23:10
Pubblicità