Peggio di così.....

Peggio di così.....

La condizione della rete autostradale e stradale siciliana è tra le peggiori d’Europa. Un limite gravissimo che pesa negativamente sullo sviluppo della nostra terra”. Con queste parole il presidente regionale di CNA FITA Sicilia, Salvatore Ranno, apre un’analisi drammatica sullo stato delle infrastrutture viarie dell’isola, che continua a mettere in seria difficoltà l’autotrasporto merci e persone. Una situazione che verrà illustrata dalla Cna Fita nazionale nell'incontro che si terrà mercoledì prossimo tra le associazioni di categoria del settore e il ministro per i trasporti Matteo Salvini.

“Essere impresa di autotrasporto in Sicilia – prosegue Ranno – significa convivere per sempre con oltre 20.000 km di rete stradale lontana anni luce dall’essere definita accettabile e con oltre 700 km di autostrada siciliana in cura permanente, con fine lavori mai vista. Da almeno 30 anni nessuno è riuscito a percorrere in modo netto la Palermo-Catania, la Messina-Catania, la Messina-Palermo e la Palermo-Trapani”.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco è la situazione paradossale della nuova Modica-Siracusa-Catania. Come spiega il coordinatore regionale Giorgio Stracquadanio: “I 125 km di questo tratto sono ancora interdetti ai mezzi che trasportano merci pericolose, come carburanti, bombole e concimi chimici. Un divieto imposto dall’Anas nel 2016 nell’ambito delle norme di sicurezza per le Reti Ten-T, che classifica le gallerie come poco sicure. Eppure, un segmento di appena 15 km serve il polo petrolchimico di Priolo e il porto di Augusta, generando un traffico ingente proprio di merce pericolosa. Le autobotti sono così costrette a viaggiare sulla vecchia viabilità, molto meno sicura, ma fuori dalla regolamentazione comunitaria”.

A ciò si aggiunge il caro carburante. “L’aumento dei prezzi dell’ultimo mese, dovuto alla guerra in Medio Oriente – sottolinea la coordinatrice regionale Daniela Taranto – ha colpito duramente le imprese siciliane. Ma a questo danno vanno aggiunti i costi strutturali legati alle pessime condizioni della rete stradale. I veicoli si usurano velocemente: sospensioni, pneumatici, freni vanno sostituiti più spesso. Tempi di percorrenza più lunghi significano maggiore inquinamento e mezzi che si deteriorano prima. Il risultato è un incremento dei costi di gestione del 30% rispetto a un’azienda del Centro-Nord, con un peso insostenibile per le piccole imprese – monoveicolari e piccole flotte – che in Sicilia rappresentano la grande maggioranza del settore”.

Secondo CNA FITA Sicilia, le grandi flotte dell’isola guardano con interesse al Sea Modal Shift e agli incentivi per l’intermodalità strada-mare, iniziative che l’associazione condivide. “Ma l’autotrasporto va rappresentato e difeso complessivamente – conclude Ranno –. La maggioranza del settore non può essere trattata come figlia di un dio minore. I problemi sono reali e non possono più essere sottovalutati né dalla Regione né dallo Stato”.


La CGIL pensa ora a centri storici

La CGIL pensa ora a centri storici

L'argomento è dibattuto da anni. E in tante città è stato affrontato in vari modi senza mai riuscire a trovare soluzioni idonee a far superare la condizone di  abbandono che via via si sta imponendo nelle nostre realtà. Non è facile e, secondo noi, non basta mettersi intorno ad un tavolo e discutere per ore. Il declino è collegato alle mutate esigenze abitative, al miglioramento delle condizioni economiche di buona parte della popolazione e dagli interessi dei costruttori che sono andati alla ricerca di ogni centimetro di suolo edificabile, spesso con la complicità delle amministrazioni, molte volte non dotate di strumenti urbanistici o comunque pronte a chiudere un occhio. E poi ci sono le aree commerciali che costringono i negozi di prossimità a chiudere. Insomma chi vive al centro ha troppi problemi. Non ha il posteggio, deve fare chilometri anche per comprare un chilo di pane, non ha una moderna scuola per i figli e così via. Anche il turismo ha le sue colpe. In barba ad ogni politica di crescita del settore, invece di favorire gli investimenti in strutture alberghiere che portano lavoro,  abbiamo abdicato alla politica dei BB. Tanti, troppi e niente che possa guardare ad un turismo organizzato, ai gruppi, ai tour dei grandi operatori.  Quindi, ora, mettersi intorno ad un tavolo non può portare a  soluzioni ne immediate ne a lungo termine. La buona volontà della CGIL può essere riconosciuta ma nient'altro.  Ecco comunque il comunicato stampa.
Spopolamento dei centri storici: serve una strategia strutturale e condivisa per il futuro dei territori.
Il dibattito sviluppatosi negli ultimi giorni sul caso dello spopolamento del centro storico di Modica impone una riflessione ampia e non più rinviabile su un tema che va ben oltre i confini comunali. Si tratta infatti di una questione che interessa l’intera provincia di Ragusa e, più in generale, tutta la Sicilia e il Paese.
I casi emblematici dei centri storici di Ragusa, segnati da un progressivo abbandono, così come le criticità sociali presenti in realtà come Vittoria, evidenziano una tendenza diffusa che riguarda anche i comuni montani e le aree interne, sempre più marginalizzate rispetto ai servizi essenziali. Lo spopolamento dei borghi e dei centri storici è quindi parte di una più ampia questione territoriale, che chiama in causa equità, accesso ai servizi e qualità della vita.
Come CGIL e SUNIA, da anni denunciamo questa situazione e lanciamo un allarme che troppo spesso è stato ignorato. Non si può continuare ad affrontare il problema solo quando diventa emergenza: è necessario anticipare i fenomeni, pianificare e intervenire con visione.
Tra le principali cause dello svuotamento dei centri storici vi è la progressiva riduzione dei servizi: la razionalizzazione delle aziende sanitarie, la chiusura o il ridimensionamento degli uffici postali, l’accorpamento delle caserme a causa della riduzione degli organici. A questi fattori si aggiungono i profondi cambiamenti nelle abitudini abitative dei cittadini: oggi si richiedono spazi diversi, più funzionali, spesso con aree esterne, difficilmente compatibili con il patrimonio edilizio dei centri storici, caratterizzato da piccole metrature e strutture su più livelli.
“ Le città devono tornare a mettere il cittadino al centro delle politiche urbanistiche e delle scelte amministrative - dichiara Salvuccio Ciranna Segretario Provinciale SUNIA Ragusa -, progettando spazi che rispondano concretamente ai bisogni delle persone e delle famiglie. In questa prospettiva, i centri storici devono essere rigenerati e resi nuovamente vivibili, adattando il patrimonio edilizio esistente alle nuove esigenze abitative, sociali e di accessibilità “.
In molti casi, inoltre, regolamenti e vincoli urbanistici impediscono l’adeguamento degli immobili alle nuove esigenze, bloccando processi di accorpamento e ristrutturazione che potrebbero rendere nuovamente attrattivi questi luoghi.
Non è più sostenibile immaginare i centri storici come spazi destinati esclusivamente a un turismo mordi e fuggi, con la proliferazione di B&B e case vacanza. È necessario riportare i residenti, restituire vitalità e funzione sociale a questi contesti urbani.
Serve una strategia di rigenerazione urbana che guardi al futuro, ma che sia avviata subito. Se interventi strutturali fossero stati messi in campo vent’anni fa, oggi la situazione sarebbe profondamente diversa.
Preoccupa, in questo scenario, l’assenza della politica, soprattutto a livello nazionale e regionale. Problemi di questa portata non possono essere affrontati senza un impegno concreto in termini di risorse e programmazione. Senza investimenti reali, il rischio è quello di rimanere confinati in un dibattito sterile, privo di ricadute operative.
Accogliamo positivamente la proposta emersa dal Consiglio comunale di Modica relativa all’istituzione di una consulta sul centro storico, quale strumento utile a favorire partecipazione, confronto e progettualità condivisa. Riteniamo che iniziative di questo tipo possano rappresentare un primo passo concreto per costruire percorsi strutturati di rigenerazione.
Allo stesso tempo, è fondamentale ribadire che i centri storici non possono essere concepiti come realtà isolate o separate: devono armonizzarsi con il resto della città, integrarsi nei servizi, nelle dinamiche sociali ed economiche, evitando il rischio di essere relegati a una sorta di “città nella città”, priva di connessioni reali con il tessuto urbano complessivo.
“ Per questo riteniamo fondamentale spostare il confronto su un piano provinciale - dichiara Giuseppe Roccuzzo Segretario Generale Cgil Ragusa-  coinvolgendo tutte le forze sociali, politiche e tecniche del territorio. È necessario avviare un dibattito strutturato che porti, ad esempio, all’estensione di strumenti normativi efficaci – come la legge speciale per Ragusa Ibla – a tutti i comuni della provincia”.
Ma non basta replicare modelli esistenti: occorre fare un passo in avanti e costruire insieme progetti innovativi di rigenerazione urbana, capaci di rispondere alle esigenze contemporanee e di restituire centralità ai centri storici.
Il futuro dei nostri territori passa dalla capacità di affrontare oggi queste sfide con responsabilità, visione e concretezza.

Assemblea dei soci della BAPS

Assemblea dei soci della BAPS

Si è svolta oggi a Ragusa l’Assemblea Straordinaria e Ordinaria dei Soci di BAPS. La seduta ha fatto registrare un’altissima partecipazione, pari al 24% degli aventi diritto, confermando ancora una volta l’attenzione e l’affezione della base sociale verso l'istituto. L’Assemblea ha approvato il bilancio d’esercizio 2025 e il rinnovo degli organi sociali per il triennio 2026-2028, consolidando la strategia di crescita della Banca. Nel dettaglio, le principali deliberazioni riguardano:lL’approvazione del Bilancio d’esercizio 2025, che si chiude con un utile netto pari a 41.660.774 euro; La distribuzione di dividendi (ordinari e straordinari) per complessivi 15 milioni di euro, confermando l’impegno costante verso la remunerazione dei Soci; lIl rinnovo della governance: è stato nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione per il triennio 2026-2028, che ha successivamente confermato il dott. Arturo Schininà nel ruolo di Presidente e il dott. Saverio Continella in quello di Amministratore Delegato;lLa nomina del nuovo Collegio Sindacale, che sarà presieduto dalla prof.ssa Anna Genovese. Arturo Schininà, Presidente del Consiglio di Amministrazione, ha commentato: “La partecipazione del 24% rappresenta un segnale fortissimo di apprezzamento per il lavoro svolto. La conferma della fiducia dei Soci ci responsabilizza ulteriormente nel proseguire la strategia di crescita sostenibile e solidità che ci ha contraddistinto, garantendo sempre la massima tutela del valore generato per il territorio”. Saverio Continella, Amministratore Delegato, ha commentato: “I risultati approvati oggi, con oltre 41 milioni di euro di utile e 15 milioni di dividendi, confermano la resilienza e la capacità reddituale della BAPS. La nuova governance, forte della continuità gestionale, è pronta a guidare la banca in un triennio che ci vedrà impegnati a consolidare questo percorso virtuoso, mettendo al centro, come sempre, il servizio ai Soci e lo sviluppo economico del nostro territorio”.


L'Iriminio e l'acchiappaplastica

L'Iriminio e l'acchiappaplastica

Il Comune di Scicli diventa case history in Italia nella salvaguardia ambientale grazie a progetto avanguardistico, finanziato dall’Autorità di Bacino che permetterà di liberare dai rifiuti in plastica la foce del fiume Irminio che segna il confine tra i comuni di Ragusa e  di Scicli, e di conseguenza lo specchio di mare che affaccia su Playa Grande.
In queste ore sono in corso i lavori di posa della moderna e sofisticate reti, griglie e gabbie in grado di intrappolare i rifiuti in plastica evitando che sversino in mare.
Il finanziamento ottenuto dal Comune è di 95 mila euro e si inserisce nell’ambito dell’applicazione della legge “Salvamare” del 2022, grazie alla quale il Ministero dell’Ambiente ha messo a disposizione della Sicilia, prima regione in Italia, circa 860 mila euro, su base triennale, per la tutela dei corsi d’acqua dall’inquinamento da plastiche.
La barriera acchiappa-plastiche è stata collocata a 600 metri dalla foce dove l’alveo del fiume raggiunge una profondità di 2 metri circa. La barriera è una struttura galleggiante costituita da moduli identici di acciaio al carbonio verniciato. L’opera di ingegneria ambientale sarà videosorvegliata con un modernissimo sistema di telecamere alimentate con energia solare.


“Battito di Speranza”

“Battito di Speranza”

Martedì 21 aprile, alle 11, nella sala “Russo-Armenia” della Direzione generale dell’ASP di Ragusa, in piazza Igea 1, sarà presentata nel corso di una conferenza stampa l’associazione “Battito di Speranza”, nata per affiancare e sostenere il Dipartimento Cardio-Neuro-Vascolare dell’Azienda.L’associazione si propone di promuovere iniziative di supporto morale e materiale al Dipartimento, accompagnando attività di prevenzione, sensibilizzazione e informazione, percorsi di assistenza e vicinanza ai pazienti, oltre a progetti di carattere scientifico, formativo e solidale finalizzati a rafforzare l’attenzione verso le patologie cardiologiche e cerebrovascolari e a sostenere, più in generale, le attività dell’Azienda.Alla conferenza stampa interverranno il Presidente dell’associazione, Antonino Recca, il Direttore generale dell’ASP di Ragusa, Giuseppe Drago, e il Direttore del Dipartimento Cardio-Neuro-Vascolare, Antonino Nicosia.


Critiche provinciali.

Critiche provinciali.

i 3 consiglieri provinciali DC Giovanni D’Aquila,Alessio Ruffino e Irene Tidona hanno mostrato molte perplessità riguardo  la Determina n. 170 del 31/03/2026 il Libero Consorzio Comunale di Ragusa con la quale è stata avviata la procedura relativa all’Avviso di selezione pubblica, per valutazione dei curricula e colloquio, finalizzato all’assunzione di n. 6 Istruttori Amministrativi (ex cat. C), quali unità di personale di supporto agli organi di direzione politica ai sensi dell’art. 90 del D.Lgs. 267/2000 (TUEL), con contratto a tempo determinato e parziale (50% - 18 ore settimanali).  Come dicono i consiglieri si tratta di un atto pienamente legittimo, corredato dai necessari pareri tecnici e contabili favorevoli espressi dai dirigenti dell’Ente. Su questo piano, dunque, non vi sono rilievi da muovere. Tutta via prima di riportare il pensiero dei suddetti consiglieri ci permettiamo di fa notare che, seppur legittima, la procedura lascia ampio spazio alla discezionalità politica e clientelare. Se il criterio alla base della selezione è l'intuito del Presidente, cioè la possibiltà di scegliere senza alcuna giustificazione, non sarebbe meglio non illudere tante persone che senza dubbio vorranno presentare la propria candidatura? E' certo infatti che  già si consocono i nomi dei prescelti alcuni anche, dicono, segnalati da questo o quel sindaco. Inomma con l'escamotage del bando e il criterio di selezione basato solo sull'"intuito" ci si mette a posto con la coscienza e si può scegliere tranquillamente chi si vuole. Continuiamo ora con quello che pensano i consiglieri provinciali che  ritengono doveroso porre una questione di opportunità amministrativa e politica.
Il Libero Consorzio Comunale di Ragusa presenta oggi una significativa carenza di personale in organico: a fronte di circa 460 unità previste, i dipendenti effettivamente in servizio risultano poco più della metà. Una condizione che incide sull’efficienza degli uffici e sulla capacità dell’Ente di rispondere in modo stabile e continuativo ai bisogni del territorio.
Per questa ragione ci chiediamo perché, in una fase in cui l’Ente ha ritrovato equilibrio finanziario e solidità amministrativa, si scelga di ricorrere ancora una volta a figure assunte a tempo determinato per funzioni legate al supporto politico, anziché programmare procedure concorsuali pubbliche finalizzate all’assunzione di personale stabile a tempo indeterminato, capace di rafforzare in modo strutturale la macchina amministrativa.
La Provincia ha oggi bisogno soprattutto di tecnici, istruttori, funzionari e personale amministrativo che possano garantire continuità, competenza e presenza duratura negli uffici, non di soluzioni temporanee legate alla durata del mandato politico.
Il punto, quindi, non è la legittimità dell’atto, che riconosciamo integralmente, ma la sua coerenza rispetto alle reali priorità dell’Ente.
Per questo motivo abbiamo predisposto una mozione con cui chiediamo il ritiro dell’avviso e la sua rimodulazione in una prospettiva diversa: trasformare queste opportunità in assunzioni stabili, utili in via definitiva al Libero Consorzio Comunale di Ragusa e all’intera comunità provinciale.

Il blocco dei porti continua.

Il blocco dei porti continua.

Arriva questo messaggio da parte del sindacato camionst siciliani guidati da Salvatore Bella.
Terzo giorno di fermo in tutti i porti siciliani Ma nessuno convocazione da parte del ministero per risolvere il nostro problema nonostante i continui solleciti e nonostante l'intervento del presidente Schifani, per chiedere al ministero d incontrarci.  Questo ci fa capire quant o il governo di Roma ha a cuore la Sicilia. Ma noi siamo determinati e vogliamo continuare anche ad oltranza perché nessuno ci può obbligare a lavorare in perdita. Saremo fermi sempre nei nostri parcheggi in attesa di questa benedetta convocazione perché se non si risolve il problema che ci tranquillizza noi non metteremo in moto i nostri camion


Il PD critica il sistema culturale nella città di Ragusa.

Il PD critica il sistema culturale nella città di Ragusa.

"C’è una parola che più di ogni altra descrive l’atteggiamento dell’amministrazione comunale di Ragusa nei confronti del sistema culturale cittadino: menefreghismo.
Menefreghismo verso i luoghi, verso la memoria, verso le esperienze che in questi anni hanno provato a costruire valore e identità. Menefreghismo che, nel tempo, si è trasformato in un vero e proprio vuoto di visione.
Il caso della ex fabbrica Ancione e del progetto Bitume è emblematico. È vero: parliamo di un’area privata, e nessuno mette in discussione le scelte del proprietario. Ma proprio per questo, da un’amministrazione che in passato aveva speso parole importanti su quel luogo, ci si sarebbe aspettata un’azione diversa. Non necessariamente vincoli impossibili, ma almeno un tentativo concreto di tutela, una proposta, una mediazione, una visione pubblica capace di tenere insieme sicurezza, sviluppo e memoria.
Bitume aveva dimostrato che era possibile: non solo opere di artisti internazionali, ma un processo di risignificazione di un sito industriale, un modo per restituire senso a un pezzo di città. Con la demolizione perdiamo tutto questo, ma soprattutto perdiamo memoria storica e identità collettiva.
Ma il punto è che non si tratta di un episodio isolato. Il progetto di partenariato per Donnafugata è naufragato tra storture e indagini, il Teatro della Concordia è fermo in un perenne itinere da otto anni, l’Ideal è ormai praticamente dismesso e, nel frattempo, una parte delle strutture culturali continua a reggersi su un utilizzo improprio del lavoro dei cosiddetti “finti volontari”. È un quadro complessivo che racconta molto più di una singola scelta: racconta l’assenza di una direzione.
A questo si aggiunge lo stato in cui versano luoghi simbolici. Le opere del maestro Carmelo Cappello installate al Centro Commerciale Culturale Mimì Arezzo non vengono valorizzate e restano ai margini, senza una strategia capace di restituire loro dignità e visibilità. Il Centro Servizi Culturali “Emanuele Schembari”, che avrebbe potuto rappresentare un presidio stabile per la produzione culturale cittadina, è stato progressivamente svuotato fino a spegnersi. E persino il tentativo di affidare la gestione del Centro Commerciale Culturale si è rivelato fallimentare, segno evidente che senza una visione chiara nessun modello gestionale può funzionare.
Il risultato è una città in cui i luoghi identitari si svuotano o vengono trasformati, la memoria si indebolisce, la cultura arretra e gli spazi pubblici perdono progressivamente funzione e senso.


Sanità siciliana: Missione 6 Salute del Pnrr

Sanità siciliana: Missione 6 Salute del Pnrr

Tra strutture già operative, cantieri conclusi e risorse spese a un ritmo superiore alla media nazionale, la Sicilia è al passo con l’attuazione della missione del Pnrr relativa alla costruzione della sanità territoriale, che infatti inizia a prendere forma concreta sull’Isola. Sono 57 le strutture già operative in Sicilia, tra case e ospedali di comunità, con una media di 14 servizi attivi per ognuna. Altri 35 interventi (27 case e 8 ospedali di comunità) risultano già conclusi e attendono solo l’attivazione. Inoltre, i dati aggiornati provenienti dal sistema informativo Regis, la piattaforma ufficiale del Ministero dell’Economia per il monitoraggio e la rendicontazione del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), indicano uno stato di avanzamento della spesa pari al 54 per cento del valore degli investimenti finanziati, a fronte di una media nazionale del 33,5 per cento.
«Questi dati - commenta l’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni - evidenziano una traiettoria di realizzazione superiore alla media nazionale, evidenziando una condotta complessivamente performante della Regione Siciliana rispetto agli obiettivi e al cronoprogramma previsto. È importante fare chiarezza sul reale stato di avanzamento dei progetti della Missione 6 Salute del Pnrr per evitare che dati non aggiornati o letti in modo errato possano restituire un’immagine di arretramento o lentezza nell’attuazione degli interventi che non corrisponde alla realtà. L’impegno della Regione nella realizzazione della medicina territoriale e di prossimità è costante e concreto».
Nello specifico, al 7 aprile, giorno in cui l’assessorato ha recepito i dati di monitoraggio dalle aziende del servizio sanitario regionale, risultano già operative nel territorio dell’Isola 13 case e un ospedale di comunità nel Palermitano, 15 case e un ospedale nel Catanese, 12 case e un ospedale nel Messinese; e, ancora, 5 case di comunità nel Nisseno, 4 nel Siracusano, 2 a Enna, 2 a Ragusa e una a Trapani.
Alla stessa data, risultano inoltre conclusi i lavori di altre 35 strutture. Le 27 case di comunità sono così distribuite: 4 per la Asp di Agrigento, 2 per Caltanissetta, 2 per Enna, 4 a Messina, 5 a Palermo, 7 a Ragusa e 3 a Trapani. E di prossima attivazione anche 8 ospedali di comunità: uno per la Asp di Agrigento, 2 per Catania, uno per Enna, 3 per Ragusa e uno per Siracusa.

Il fermo dei porti: Continueremo ad oltranza

Il fermo dei porti: Continueremo ad oltranza

Salvatore Bella, sindacalista guida la protesta dei camionisti contro il caro carburante  che ha portato al blocco dei porti siciliani.  La protesta andrà avanti per cinque giorni e non è collegata a quella promossa in contemporanea da Unitras a livello nazionale.   Bella ha dichiarato che non è con Unitras "perché i trasportatori siciliani hanno esigenze diverse rispetto agli altri, da noi è tutto più difficile e più caro". Come l'Ets, aggiunge il segretario del Comitato trasportatori siciliani, la tassa ecogreen imposta dall'Europa: "da due anni paghiamo circa 400 euro in più per viaggiare sulle navi, perché le compagnie di navigazione hanno trasferito le loro spese su di noi, facendo lievitare le nostre spese". A questo, osserva ancora Bella, "si aggiunge l'aumento del costo del carburante". Un combinato disposto che "mette in ginocchio il sistema di trasporto, in particolare quello siciliano". Bella conferma la "disponibilità a confrontarsi con la Regione Siciliana", apprezzandole la disponibilità, ma, spiega "la soluzione può arrivare soltanto dal governo nazionale: ci siamo già confrontati col ministro Matteo Salvini e col viceministro Edoardo Rixi, aspettiamo le loro risposte". l'ultima notizia ci viene da questo comunicato appena arrivato in redazione afirma del sindacato. Apprezziamo la sensibilità della Regione con il Presidente Schifani e il Presidente dell’Ars Galvagno che, insieme all’Assessore al Bilancio Dagnino e all’Assessore ai Trasporti Aricó, hanno ricevuto una nostra delegazione rendendosi disponibili a stanziare delle somme per il combinato strada mare e accelerare l’incontro con il Ministro Salvini considerato che i nostri problemi possono essere risolti solo dal Mit. Il fermo quindi rimane, l’adesione in Sicilia è totale e, in mancanza di risposte concrete, continueremo ad oltranza.