VADEMECUM MARE SICURO 2026

VADEMECUM MARE SICURO 2026

Con l’avvio della stagione balneare 2026, il  Codacons insieme all’Associazione Fotosub d’Italia (AFI)  richiama l’attenzione di cittadini, famiglie, turisti e istituzioni sul tema della sicurezza in mare, diffondendo un vademecum pratico per prevenire incidenti e annegamenti lungo le coste italiane.
Secondo un’elaborazione del Codacons e dell’AFI sui dati dell’Osservatorio per la prevenzione degli annegamenti del Ministero della Salute, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, nel biennio 2024-2025 in Italia si sono registrati 604 decessi per annegamento, di cui 341 nel solo 2025. Oltre l’80% delle vittime è costituito da uomini, mentre circa il 30% riguarda persone con più di 65 anni.  Per il Codacons e l’AFI la prevenzione resta il principale strumento per ridurre incidenti e tragedie in mare. Particolare attenzione deve essere rivolta ai minori, agli anziani e alle persone fragili, categorie maggiormente esposte alle conseguenze di imprudenze, malori improvvisi o sottovalutazione delle condizioni del mare.
"Dietro ogni statistica vi è una persona che ha perso la vita e una famiglia che porta per sempre il peso di quella tragedia. I dati dimostrano che la prevenzione può fare la differenza e che la sicurezza in mare deve diventare un patrimonio comune di cittadini, turisti e istituzioni – afferma il Segretario Nazionale Codacons Francesco Tanasi – anche per la mia esperienza di istruttore subacqueo conosco bene i pericoli che possono nascondersi dietro comportamenti imprudenti o apparentemente innocui. Bastano pochi istanti di distrazione per trasformare una giornata di vacanza in un dramma".
L’AFI evidenzia come una maggiore conoscenza dell’ambiente marino, delle condizioni del mare e delle corrette regole di comportamento possa contribuire concretamente a ridurre il numero degli incidenti, promuovendo una frequentazione più consapevole e sicura delle aree balneari.
Il Codacons chiede ai Comuni costieri, alle autorità competenti e agli operatori della sicurezza balneare di rafforzare le attività informative, la segnaletica sui rischi e le iniziative di sensibilizzazione rivolte a residenti e turisti durante tutta la stagione estiva.

I bilanci in rosso dei comuni

I bilanci in rosso dei comuni

Molti enti locali hanno approvato i bilanci di previsione in condizioni di grande difficoltà e con margini finanziari sempre più ridotti. È una criticità che riguarda l’intero sistema delle autonomie locali siciliane e che richiede risposte concrete e tempestive”. Abbiamo rappresentato una situazione che continua a destare forte preoccupazione" Così il presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta e il segretario generale, Mario Emanuele Alvano, intervenuti oggi in audizione davanti alla commissione Bilancio dell’Ars, presieduta da Dario Daidone, alla presenza degli assessori regionali all’Economia, Alessandro Dagnino e alle Autonomie Locali, Elisa Ingala, nell’ambito di un confronto dedicato alle condizioni della finanza locale.
Nel corso dell’incontro, Anci Sicilia ha richiamato l’attenzione sulla necessità di utilizzare le prossime variazioni di bilancio per rafforzare il sostegno ai Comuni, con particolare riferimento ai servizi di assistenza all’autonomia e alla comunicazione (Asacom), alla gestione e al funzionamento degli asili nido e dei servizi educativi per la prima infanzia, al trasporto scolastico alunni pendolari, ai servizi per le persone con disabilità e alle altre attività sociali rivolte alle fasce più fragili della popolazione. È stata inoltre evidenziata la necessità di garantire le risorse necessarie affinché le nuove strutture per l’infanzia realizzate grazie agli investimenti del Pnrr possano essere pienamente operative e tradursi in servizi effettivamente disponibili per le famiglie siciliane.
“Le decisioni che saranno assunte nelle prossime settimane avranno effetti concreti già dal mese di settembre - aggiungono Amenta e Alvano -. È necessario intervenire subito affinché i Comuni possano continuare a garantire servizi fondamentali alle famiglie, agli studenti e alle persone più fragili. Le variazioni di bilancio rappresentano un’occasione importante per dare risposte ai territori e completare gli impegni finanziari già assunti nei confronti delle autonomie locali”.
“Perché possa continuare un dialogo costruttivo con il governo regionale, Anci Sicilia chiede di tenere realmente e concretamente conto di tali esigenze, a partire dalle prossime variazioni di bilancio, destinando una parte cospicua dei circa 400 milioni disponibili ai bisogni dei minori e dei soggetti fragili”, conclude Amenta.

Vince Muraglie!!!

Vince Muraglie!!!

Pierenzo Muraglie vince il turno di ballottaggio ed è il nuovo sindaco di Ispica. I dati definitivi della sfida all’ultimo voto delineano una vittoria netta, che segna il futuro amministrativo della città conquistando la  poltrona di Palazzo di Città  ottenendo il 56,7% delle preferenze, pari a 4.143 voti. Lo sfidante, Serafino Arena, si ferma, invece, al 43,3% dei consensi, raccogliendo un totale di 3.162 voti. Muraglie potrà contare su una maggioranza solida per governare la città.  Un risultato importante per il neo-sindaco, che per questa campagna elettorale ha potuto contare sul forte e decisivo sostegno del deputato regionale della Democrazia Cristiana, Ignazio Abbate, il cui appoggio ha impresso una spinta significativa alla coalizione vincente. “Complimenti al nuovo Sindaco di Ispica, Pierenzo Muraglie – dice il parlamentare regionale – . Gli ispicesi hanno premiato un progetto partito da lontano che oggi ha visto la sua consacrazione. Grazie a tutti coloro che hanno dato fiducia a Pierenzo e alla squadra che lo ha supportato. Per Ispica si apre adesso la fase della proclamazione ufficiale e del passaggio di consegne, in vista della composizione della nuova giunta che guiderà il comune nei prossimi cinque anni. Nei prossimi minuti sono attese le prime dichiarazioni ufficiali del neo-sindaco Muraglie dal suo comitato elettorale, dove sono già partiti i festeggiamenti dei sostenitori.


Mozione per gli scavi archeologici

Mozione per gli scavi archeologici

La questione è stata sollevata più volte in questo ultimi anni ma non è mai stata affrontata e naturalmente risolta. Si parla degli scavi archeologici ai margini della villa di Ibla, proprio a fiango dell'ingresso al posteggio. L'immagine è abbastanza eloquente. C'è tanta erbaccia e la manutenzione è assente da tempo. Ecco perchè il  gruppo consiliare del Partito Democratico di Ragusa ha presentato una mozione per chiedere il recupero, la manutenzione e la valorizzazione dell’area archeologica adiacente ai Giardini Iblei, sul lato di via Peschiera. L’atto, firmato dal capogruppo PD Peppe Calabrese, dai consiglieri Giuseppe Podimani e Mario Chiavola, dal consigliere del Movimento Territorio Angelo Laporta e dalla consigliera di Ragusa Prossima Gaudenzia Flaccavento, impegna il sindaco e la Giunta ad attivare con urgenza un’interlocuzione formale con la Soprintendenza, affinché vengano eseguiti gli interventi necessari a restituire decoro, accessibilità e fruibilità al sito.

"L’area di via Peschiera è una testimonianza preziosa della storia più antica di Ragusa Ibla", dichiarano Calabrese, Podimani e Chiavola. "Negli anni Ottanta gli scavi portarono alla luce tracce dell’abitato ellenistico, tra cui due abitazioni del III secolo a.C. e un tratto di strada urbana, oltre a resti di edifici medievali. È l’unico scavo archeologico urbano presente a Ragusa: un bene di valore storico, culturale e identitario".

Alcuni anni fa i rappresentanti di  Italia Viva, ebbero un incontro formale con la Soprintendenza. Da allora, però, non si registrano riscontri concreti e l’area continua a versare in condizioni di abbandono.

Oggi il sito versa infatti in grave abbandono. Il cancello di accesso è deteriorato, la vegetazione ha invaso l’area e i resti archeologici risultano di fatto invisibili, con un danno alla conoscenza del luogo e all’immagine di Ibla.

Con la mozione il PD chiede di sollecitare la Soprintendenza per la pulizia dell’area, la sistemazione dell’ingresso, la rimozione della vegetazione, il recupero dei percorsi esistenti e la verifica dello stato del pannello informativo sul sito.

"Sappiamo che la competenza diretta è della Soprintendenza", aggiungono i consiglieri del PD. "Ma il Comune non può limitarsi a prendere atto del degrado. Ha il dovere di tutelare il decoro urbano e promuovere il patrimonio storico e culturale della città".

La mozione chiede infine un progetto stabile di valorizzazione del sito, da inserire nei percorsi culturali e turistici di Ragusa, e una relazione al Consiglio comunale sugli esiti delle interlocuzioni.


Sac: e le Camere di Commercio?

Sac: e le Camere di Commercio?

Anche la Cna territoriale di Ragusa esprime forte preoccupazione per il percorso di
privatizzazione di Sac, una delle decisioni più rilevanti per il futuro economico e
infrastrutturale della Sicilia orientale, avviato senza alcun confronto con le
rappresentanze delle imprese, ovvero con quei soggetti che quotidianamente
sostengono la competitività del territorio. «È incomprensibile – affermano il
presidente territoriale Giampaolo Roccuzzo e il segretario territoriale Carmelo
Caccamo – che un’operazione di tale portata sia condotta in un clima di opacità,
senza informare né coinvolgere chi rappresenta il tessuto produttivo. Le imprese
hanno il diritto di conoscere gli indirizzi strategici e di contribuire alle scelte che
incideranno sul loro futuro».
La questione assume contorni ancora più gravi se si considera che la Camera di
Commercio del Sud Est Sicilia, oggi commissariata, detiene il 62% delle quote di
Sac. Una quota che, in condizioni ordinarie, sarebbe espressione diretta del sistema di
rappresentanza delle imprese, mentre oggi consente di assumere decisioni strategiche
senza il coinvolgimento dei veri titolari di quelle quote: le associazioni di categoria e
il mondo produttivo. Il protrarsi del commissariamento ha di fatto allontanato i corpi
intermedi dai processi decisionali, privando il territorio di un presidio democratico
proprio nel momento in cui si decide del futuro di un’infrastruttura cruciale.
Per la provincia di Ragusa, tutto questo pesa ancora di più. “Siamo l’unico territorio
della Sicilia orientale a ospitare un aeroporto che non viene messo nelle condizioni di
esprimere il proprio potenziale – ancora Roccuzzo e Caccamo – La
marginalizzazione dello scalo di Comiso, già oggi sottoutilizzato e privo di una
strategia industriale chiara, rischia di essere ulteriormente aggravata da una
privatizzazione gestita senza trasparenza e senza ascolto, con ricadute pesanti su
imprese, mobilità, turismo e sviluppo”.
Cna territoriale Ragusa chiede che sia immediatamente avviato un percorso di
informazione, trasparenza e partecipazione che coinvolga tutte le forze economiche e
sociali del territorio, affinché le scelte sul futuro del sistema aeroportuale siciliano
siano realmente orientate all’interesse collettivo. «Non accetteremo – concludono
Roccuzzo e Caccamo – che decisioni così delicate vengano prese nel silenzio e
nell’assenza di confronto. Le imprese hanno diritto a essere ascoltate e a partecipare a
un processo che inciderà sullo sviluppo delle comunità locali per i prossimi decenni».


Privatizzazione nel rispetto della trasparenza e tutela del patrimonio pubblico.,

Privatizzazione nel rispetto della trasparenza e tutela del patrimonio pubblico.,

Il gruppo consiliare MPA-Grande Sicilia al Comune di Catania, composto dai consiglieri Orazio Grasso, Bruno Brucchieri e Simona Latino, ha presentato un Ordine del Giorno in occasione del Consiglio Comunale straordinario dedicato al tema del “Processo di privatizzazione della SAC S.p.A., prospettive strategiche dell'Aeroporto di Catania e sistema della mobilità connessa”, chiedendo che il percorso di eventuale cessione della società di gestione degli aeroporti di Catania e Comiso avvenga nel rispetto di principi inderogabili di trasparenza, tutela del patrimonio pubblico, salvaguardia occupazionale e sviluppo del territorio.

«Non siamo contrari per principio all'ingresso di capitali privati in una grande infrastruttura strategica come l'aeroporto di Catania. Al contrario, riteniamo che un partner industriale qualificato possa rappresentare un'opportunità di crescita e di accelerazione degli investimenti. Tuttavia, proprio perché parliamo di uno degli asset più importanti della Sicilia, non possiamo consentire che il processo avvenga senza le necessarie garanzie e senza un pieno coinvolgimento delle istituzioni rappresentative dei cittadini», dichiarano i consiglieri Grasso, Brucchieri e Latino.

Nel documento presentato il gruppo MPA-Grande Sicilia chiede che qualsiasi procedura di privatizzazione sia subordinata all'attuazione integrale del Masterplan aeroportuale, alla tutela dei livelli occupazionali, alla valorizzazione dell'aeroporto di Comiso, alla realizzazione delle opere compensative per la città di Catania e alla previsione di clausole vincolanti capaci di garantire investimenti certi e verificabili per l'intera durata della concessione.

«Ci chiediamo innanzitutto perché si stia procedendo verso la vendita della quota di maggioranza della SAC senza che sia stata preventivamente resa pubblica una valutazione indipendente e trasparente del reale valore della società. È legittimo domandarsi chi tuteli il patrimonio pubblico se il valore dell'azienda dovesse essere determinato esclusivamente dalle offerte degli eventuali acquirenti senza un prezzo minimo di salvaguardia».

I consiglieri evidenziano inoltre come restino ancora aperti numerosi interrogativi sulla governance della procedura: «Vogliamo sapere quali siano esattamente i poteri esercitati dal Consiglio di Amministrazione e dall'Amministratore Delegato nella vendita della società, perché il percorso non sia stato preventivamente condiviso con tutti gli enti pubblici soci e per quale motivo non sia stato ancora reso pubblico il piano industriale che dovrebbe accompagnare una scelta così rilevante per il futuro della Sicilia orientale».

Secondo il gruppo MPA-Grande Sicilia è necessario comprendere se le criticità economiche e reddituali evidenziate negli ultimi anni siano realmente riconducibili alla natura pubblica della società oppure a specifiche scelte manageriali e organizzative.

«Prima di cedere il controllo di una infrastruttura strategica bisognerebbe accertare le cause delle eventuali inefficienze, verificare costi, investimenti, concessioni, ricavi e responsabilità gestionali maturate nell'ultimo decennio. Non si può sostenere che la privatizzazione sia l'unica soluzione possibile senza avere prima affrontato il tema della riforma della governance e della valorizzazione delle potenzialità del gruppo SAC».

Particolare attenzione viene dedicata alle ricadute sociali e occupazionali: «Le tutele per i lavoratori rappresentano una priorità assoluta. Occorrono clausole vincolanti che garantiscano il mantenimento dei livelli occupazionali, dei diritti acquisiti, dei contratti collettivi applicati e delle condizioni salariali sia per il personale SAC che per SAC Service e per tutto l'indotto aeroportuale».

I consiglieri pongono inoltre l'accento sul ruolo strategico dello scalo per lo sviluppo economico della Sicilia orientale: «Dopo la privatizzazione gli enti pubblici dovranno continuare a poter incidere sulle decisioni strategiche. È indispensabile evitare che prevalgano esclusivamente logiche finanziarie o che lo sviluppo dell'aeroporto di Comiso venga sacrificato a vantaggio di altre scelte industriali. La gestione del sistema aeroportuale deve continuare a rispondere agli interessi delle comunità locali, del turismo, delle imprese e della mobilità dei cittadini».

Infine, Grasso, Brucchieri e Latino chiedono che la Regione Siciliana assuma un ruolo attivo di indirizzo e controllo e che ogni decisione venga preceduta da un confronto pubblico approfondito.

«Abbiamo formulato trentasette quesiti che riteniamo fondamentali per garantire piena trasparenza sull'intera operazione. Chiunque voglia procedere alla cessione della maggioranza della SAC ha il dovere di fornire risposte chiare ai cittadini siciliani. Non è accettabile che un'infrastruttura strategica per il presente e il futuro della Sicilia possa essere ceduta senza un dibattito pubblico, trasparente e approfondito nelle sedi istituzionali competenti. Prima di vendere bisogna conoscere, valutare, tutelare e programmare. Solo così si difende realmente l'interesse collettivo».


Contrastare caporalato e sfruttamento dei migranti in agricoltura. 

Contrastare caporalato e sfruttamento dei migranti in agricoltura. 

«Rafforzare ulteriormente il coordinamento tra istituzioni nazionali, regionali e locali, forze ispettive, parti sociali e terzo settore è una necessità assoluta affinché la tutela della vita, della dignità e della sicurezza dei lavoratori diventi una priorità concreta e non più rinviabile». Lo dichiara l’assessore regionale alla Famiglia, alle politiche sociali e al lavoro, Nuccia Albano, in riferimento ai gravissimi fatti di cronaca registrati nei giorni scorsi ad Amendolara, in Calabria, costati la vita a quattro giovani braccianti. Un intervento a nome della Regione Siciliana in quanto ente capofila del partenariato interregionale per il progetto Su.Pr.Eme. 2 (Sud protagonista nel superamento delle emergenze), finanziato dal Fami 2021-2027 e dal Pn Inclusione e lotta alla povertà, ossia il piano strategico mirato a contrastare il caporalato e lo sfruttamento lavorativo dei migranti in agricoltura.
L’esponente del governo Schifani, esprimendo il più profondo cordoglio e una ferma condanna per l'accaduto, ha evidenziato come tale drammatico episodio, che evoca altre recenti e inaccettabili tragedie nei campi siciliani, imponga alle coscienze e alle istituzioni un salto di qualità definitivo nell’azione di contrasto a un sistema che alimenta un circolo vizioso di povertà e sopraffazione.
«In qualità di capofila del partenariato tra le cinque Regioni del Sud Italia (Calabria, Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia)  - aggiunge l'assessore - avvertiamo il preciso dovere istituzionale di promuovere un impegno strutturale, continuo e condiviso capace di incidere in profondità sulle cause economiche e sociali di questo fenomeno, superando una volta per tutte la logica degli interventi frammentati. La normalizzazione di queste pratiche disumanizzanti non è tollerabile né compatibile con i principi fondamentali sanciti dalla Costituzione italiana e dalle convenzioni internazionali. Il nostro impegno, come amministrazione alla guida del partenariato meridionale, sarà totale per riaffermare che il lavoro deve essere unicamente veicolo di legalità, sicurezza e dignità umana».

"Scuola in festa – al centro i bimbi” venerdì 5 giugno dalle ore 17.00,

"Scuola in festa – al centro i bimbi” venerdì 5 giugno dalle ore 17.00,

Tra materie speciali, timbri e premi il 5 giugno il centro storico di Ragusa diventa una grande avventura da vivere.  Il centro storico di Ragusa si trasformerà in un grande laboratorio a cielo aperto dove sport, arte, musica, letture, giochi di una volta, esperienze scientifiche e attività creative accompagneranno bambini e famiglie in un pomeriggio diffuso tra piazze e vie della città. È questo il cuore della terza edizione di “Scuola in festa – al centro i bimbi”, in programma venerdì 5 giugno dalle ore 17.00, iniziativa promossa dall’Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Ragusa e coordinata dall’associazione Eduka insieme a tantissime realtà associative del territorio. La manifestazione sarà un vero percorso esperienziale costruito attorno a grandi aree tematiche, ispirate alle materie scolastiche ma reinterpretate in chiave ludica e partecipativa, per celebrare in modo originale e condiviso la fine dell’anno scolastico. Dall’educazione fisica all’arte, dalla matematica alle scienze, fino all’educazione civica e alla magia delle parole, ogni spazio proporrà attività pensate per coinvolgere i bambini attraverso il gioco e la scoperta. Ci saranno tornei sportivi, percorsi motori, giochi cooperativi, laboratori di stampa serigrafica e argilla, letture animate, esperienze musicali, attività Stem, giochi matematici, percorsi dedicati alla natura, agli animali e alle tradizioni popolari, insieme a esperienze interculturali e attività dedicate alla creatività e alla relazione. Il programma è stato immaginato come una grande “mappa dell’avventura” da attraversare liberamente. A guidare i partecipanti sarà infatti la “Pagella delle Avventure”, una delle novità più attese della manifestazione. Ogni bambino potrà raccogliere timbri partecipando alle diverse attività distribuite nel centro storico: più esperienze verranno vissute, più la pagella si riempirà di conquiste. Le “materie” della pagella raccontano lo spirito stesso dell’evento: “La magia delle parole”, “Il quartiere dei colori”, “Piccoli scienziati crescono”, “Diamo i numeri”, “Impariamo a vivere insieme”, “Tutti in movimento”, “Il giro del mondo” e “Finalmente la campanella” diventano così tappe di un viaggio educativo costruito attraverso il gioco e momenti di condivisione. Chi riuscirà a raggiungere almeno otto attività completate riceverà il “Biglietto Magico”, che permetterà di partecipare al grande sorteggio finale con premi e sorprese dedicate ai bambini. Una modalità semplice e coinvolgente per incentivare curiosità, partecipazione e desiderio di sperimentare “materie” diverse durante l’intera giornata.
Il gran finale si svolgerà in piazza San Giovanni alle 20.15 con lo spettacolo “Sogno sveglia” di Valerie Bla Bla, il mega sorteggio finale e la premiazione del concorso “Se spengo… accendo!”, dedicato all’educazione digitale e alla riflessione sul rapporto tra tecnologia, creatività e relazioni autentiche.
“Scuola in Festa – al centro i bimbi è un’occasione in cui bambine, bambini e famiglie di tutta Ragusa si ritrovano nel centro storico al di là della scuola di appartenenza, trasformandolo in un grande spazio di incontro, gioco e comunità – sottolineano all’unisono il sindaco Peppe Cassì e l’assessore comunale alla Pubblica Istruzione Catia Pasta – L’iniziativa diventa un momento per valorizzare il cuore della città in cui i più giovani imparano a socializzare, stare insieme, inventare e confrontarsi con gli altri. Vogliamo regalare ai bambini una giornata diversa, lontana da smartphone e videogiochi, riportando il gioco nelle piazze e nei vicoli del centro storico, che torna ad essere luogo di relazione e partecipazione”.
Per partecipare alle attività è richiesta l’iscrizione dei minori presso l’infopoint dedicato oppure tramite i QR code presenti nel materiale divulgativo disponibile sui social e nei locali cittadini.


Molte ombre sulla privatizzazione SAC.

Molte ombre sulla privatizzazione SAC.

Riportiamo un articolo pubblicato su "la nazione siciliana" aggiungendo che condividiamo tutto quello che scive l'amico Rino Piscitello.
La privatizzazione della Sac, la società che si occupa della gestione dell’aeroporto di Catania e di quello di Comiso, si trasforma in un intricato caso politico e burocratico che agita i palazzi del potere regionale. Quello che doveva essere un percorso lineare per attrarre grandi capitali internazionali sta trovando sul suo cammino ostacoli normativi inattesi e forti resistenze all’interno della stessa maggioranza di governo che sostiene il presidente della Regione, Renato Schifani. Al centro delle polemiche vi è la gestione dell’intera operazione finanziaria, considerata da alcuni opaca e centralizzata. L’aeroporto Vincenzo Bellini di Catania-Fontanarossa, con un traffico che sfiora i dodici milioni e mezzo di passeggeri all’anno e un piano di investimenti miliardario proiettato verso la metà del secolo, rappresenta una delle infrastrutture più ricche e strategiche di tutto il Mezzogiorno d’Italia.

Proprio per questo motivo, diversi parlamentari dell’Assemblea Regionale Siciliana hanno chiesto immediata chiarezza sulle procedure di cessione delle quote, sollevando dubbi sulla reale ripartizione dei poteri decisionali tra il consiglio di amministrazione e l’amministratore delegato, Nico Torrisi. Le critiche si concentrano sul rischio che una vendita effettuata senza una previa valutazione interna e indipendente del valore economico delle quote possa favorire la nascita di cartelli al ribasso tra i pochi gruppi finanziari in grado di competere.

A complicare lo scenario politico si aggiunge un’anomalia che riguarda la proprietà stessa della società che gestisce l’aeroporto. La quota di maggioranza assoluta della Sac, pari a circa il 60% delle azioni, è infatti nelle mani della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia. Questa realtà, tuttavia, non è guidata da rappresentanti eletti delle categorie produttive, ma si trova da circa tre anni e mezzo sotto regime di commissariamento straordinario. Alla guida dell’ente siede Antonio Belcuore, nominato dalla giunta Schifani poco dopo il suo insediamento nel gennaio del 2023.

Diversi deputati regionali, sia dell’opposizione sia della coalizione di governo, considerano un paradosso il fatto che una decisione così cruciale per il futuro economico e per la sovranità infrastrutturale del territorio sia assunta da una figura temporanea e di nomina politica, escludendo dal dibattito le associazioni di categoria , gli imprenditori, i sindacati e i cittadini dei territori di Catania, Siracusa e Ragusa che sarebbero invece coinvolti se si fosse proceduto alle elezioni democratiche dei vertici della Camera del Sud Est.

Da parte degli autonomisti del MpA-Grande Sicilia è arrivato un deciso altolà all’operazione. In prima fila c’è il deputato regionale Santo Primavera, che ha sollevato il caso direttamente tra i banchi dell’Ars con un’interrogazione parlamentare indirizzata al presidente Schifani e agli assessori alle Infrastrutture Alessandro Aricò e alle Attività produttive Edy Tamajo.

A fargli eco sul territorio è Pina Alberghina, coordinatrice cittadina di Catania del movimento, la quale richiede di congelare l’iter di privatizzazione dell’aeroporto e di sottoporre ogni decisione finale a un voto vincolante del Consiglio comunale del capoluogo etneo, garantendo precise tutele occupazionali e adeguate opere di compensazione urbana. Una presa di posizione che crea l’ennesima crepa nella coalizione regionale, mentre da Roma il governo nazionale spinge per accelerare i tempi.

Anche a Siracusa vi sono malesseri sul bando in considerazione del fatto che la quota del Libero Consorzio non è stata tenuta in alcuna considerazione.

Sul fronte tecnico, la complessa macchina amministrativa italiana ha finito per spiazzare persino i colossi mondiali del settore aereo come i francesi di Vinci, i tedeschi di Fraport o gli spagnoli di Aena. Le multinazionali si sono trovate in difficoltà di fronte a strumenti normativi prettamente italiani come l’obbligo della posta elettronica certificata e della firma digitale. Su questo punto, appare singolare, che una procedura pensata per attrarre investitori di portata globale sia stata strutturata senza tenere minimamente conto di tali barriere burocratiche.

Le tante richieste di chiarimento arrivate al responsabile del procedimento hanno costretto la società a fare marcia indietro sulla prima scadenza, prorogando il termine ultimo per la presentazione delle manifestazioni di interesse dal 3 al 15 giugno.  In attesa di comprendere se verranno superati o meno i malesseri della politica.


Quanto ci costa il gap infratrutturale.

Quanto ci costa il gap infratrutturale.

La qualità delle infrastrutture non rappresenta soltanto un indicatore di efficienza amministrativa o di modernizzazione territoriale. In economia, reti stradali, aeroporti e sistemi logistici costituiscono una componente essenziale del capitale pubblico produttivo e incidono direttamente sulla competitività di un territorio. Nel caso della provincia di Ragusa, il ritardo nella realizzazione della Ragusa-Catania e il sottoutilizzo dell’aeroporto di Comiso configurano un problema non soltanto infrastrutturale, ma sistemico. Gli effetti si riflettono sui costi di trasporto, sull’organizzazione produttiva delle imprese, sulla mobilità del capitale umano e sull’efficienza economica complessiva del territorio. A dirlo e l'Anc Ragusa, che  considera le infrastrutture di trasporto una componente fondamentale del capitale pubblico produttivo. Gli studi sulla New Economic Geography, sviluppati in particolare da Paul Krugman, evidenziano come territori caratterizzati da elevati costi di trasporto tendano progressivamente a perdere attrattività produttiva, investimenti e capacità competitiva. Reti infrastrutturali inefficienti producono infatti aumento dei costi di transazione, minore accessibilità ai mercati, riduzione dell’integrazione territoriale e perdita di economie di scala. Analisi recenti sul tessuto imprenditoriale ibleo collocano la provincia di Ragusa nelle ultime posizioni nazionali per dotazione stradale e ferroviaria, fotografando un deficit infrastrutturale strutturale che limita la capacità del territorio di agganciare i processi di crescita. La Ragusa-Catania rappresenta un collegamento strategico per mobilità delle persone, collegamenti aeroportuali, attività universitarie, rapporti commerciali e logistica delle imprese. I ritardi nella sua realizzazione determinano un aumento dei tempi di percorrenza e dell’incertezza logistica, con un incremento dei cosiddetti generalized transport costs: tempo perso, maggiori consumi, minore prevedibilità degli spostamenti e aumento dei costi organizzativi. Secondo gli aggiornamenti Anas di maggio 2026, l’avanzamento complessivo dell’opera è pari al 24,97%, con forti differenze tra i lotti. Particolarmente critica la situazione del lotto 3, fermo al 3,22% e interessato da difficoltà tecniche, vertenze sindacali e rallentamenti che alimentano l’incertezza sui tempi di completamento. “Nelle moderne economie integrate  afferma il presidente dll'Anc Frasca,  il tempo costituisce una variabile produttiva. Per questa ragione, le metodologie di analisi costi-benefici attribuiscono un valore economico ai ritardi infrastrutturali. Ogni anno di ritardo nella piena operatività della Ragusa-Catania produce quindi un costo implicito per imprese, lavoratori e cittadini che va oltre il disagio individuale e incide direttamente sulla competitività territoriale. Le inefficienze infrastrutturali colpiscono in modo particolare territori a forte vocazione agroalimentare ed esportatrice come quello ragusano. Nel settore ortofrutticolo e nella trasformazione alimentare, competitività significa puntualità delle consegne, qualità della conservazione, rapidità dei trasporti e accessibilità ai mercati. L’aumento dei costi logistici riduce i margini operativi delle imprese e ne limita la capacità competitiva sui mercati nazionali ed esteri”.

“Anche l’aeroporto di Comiso – aggiunge Anc Ragusa – rappresenta un’infrastruttura strategica ancora sottoutilizzata. I dati Assaeroporti evidenziano livelli di traffico inferiori rispetto ad altri scali regionali comparabili. Il problema non riguarda soltanto il numero di passeggeri, ma la mancata attivazione delle economie di rete tipiche del trasporto aereo. Un aeroporto con ridotta connettività attrae meno investimenti, riduce la competitività turistica e limita la mobilità business. Negli ultimi anni sono stati annunciati nuovi collegamenti nazionali e autorizzato un progetto cargo da circa 47 milioni di euro per trasformare Comiso in un hub logistico del Sud-Est siciliano. Tuttavia, in assenza di un disegno infrastrutturale coerente e tempestivo, lo scalo continua a esprimere solo parzialmente il proprio moltiplicatore economico”.  Le conseguenze del deficit infrastrutturale si estendono anche al turismo e alla mobilità del capitale umano. Una connettività limitata incide sulla capacità di attrarre turismo internazionale, sulla destagionalizzazione dei flussi e sulla permanenza media dei visitatori. Allo stesso tempo, collegamenti inefficienti riducono l’accesso a servizi avanzati, opportunità professionali e percorsi universitari, favorendo fenomeni di perdita di capitale umano qualificato. In questo contesto assume particolare rilievo anche il ruolo dei commercialisti. Nel tessuto economico della provincia di Ragusa, caratterizzato dalla prevalenza di PMI, il commercialista rappresenta una vera infrastruttura immateriale di supporto al sistema produttivo: consulenza finanziaria, pianificazione fiscale, accesso al credito, gestione della crisi d’impresa e supporto alla compliance. In territori caratterizzati da marginalità infrastrutturale, questa funzione assume un valore ancora più rilevante. Il commercialista contribuisce infatti a colmare parte del gap organizzativo e informativo generato dal deficit di accessibilità ai principali centri economici e decisionali. Il deficit infrastrutturale incide però anche sulla produttività del lavoro professionale: aumento dei tempi di percorrenza, maggiori costi organizzativi, minore efficienza negli incontri con clienti e istituti di credito, riduzione della capacità di espansione del mercato professionale oltre il contesto locale. Sulla base dei benchmark nazionali e delle metodologie di valutazione infrastrutturale, il costo economico complessivo delle inefficienze infrastrutturali della provincia di Ragusa può essere prudentemente collocato tra 100 e 180 milioni di euro annui, considerando costo del tempo perso, extra-costi logistici, mancato sviluppo turistico e perdita di opportunità economiche. Il caso della provincia di Ragusa, per Anc, evidenzia come le infrastrutture non costituiscano semplicemente opere pubbliche, ma fattori produttivi essenziali per il funzionamento dell’economia territoriale. Il ritardo nella piena realizzazione della Ragusa-Catania e il sottoutilizzo dell’aeroporto di Comiso contribuiscono a mantenere il territorio in una condizione di minore integrazione economica rispetto ad altre aree regionali. La questione, pertanto, non riguarda esclusivamente la mobilità, ma la capacità complessiva della provincia di esprimere il proprio potenziale economico in condizioni realmente competitive.