FederAlberghi Sicilia: 13 anni di riconferme, 13 anni di fallimenti!

FederAlberghi Sicilia: 13 anni di riconferme, 13 anni di fallimenti!

Il Comitato per la Difesa dell’Aeroporto degli Iblei-Comiso prende atto dell’esito dell’assemblea
regionale di Federalberghi Sicilia. La riconferma degli stessi dirigenti ai vertici è la fotografia di un
sistema che ha scelto l’autoconservazione invece della responsabilità.
Dopo 13 anni di gestione, i dati parlano chiaro. Per l’aeroporto di Comiso, per la provincia iblea,
per il turismo della Sicilia orientale, il bilancio è negativo.
Sull’aeroporto di Comiso:
Comiso doveva essere il motore della connettività per il sud-est. In 13 anni è rimasto un aeroporto
a intermittenza. Rotte strategiche assenti, programmazione discontinua, nessuna difesa concreta
delle direttrici fondamentali per il territorio.
Sul territorio ibleo:
Ragusa ha potenziale turistico, identità culturale, imprese che investono. In 13 anni la
rappresentanza della categoria non ha ottenuto una visione condivisa, non ha ottenuto una
strategia per la destagionalizzazione, non ha ottenuto un coordinamento reale tra voli, ricettività e
promozione. Il comparto è stato lasciato senza bussola, in balia di logiche frammentate e di scelte
che non rispondono alle esigenze del territorio.
Sulla classe rappresentativa regionale:
La governance di Federalberghi Sicilia si è consolidata in una dinamica autoreferenziale. Gli stessi
nomi, gli stessi tavoli, le stesse dichiarazioni. Nel frattempo, le imprese hanno fatto i conti con la
stagionalità, con la mancanza di collegamenti, con l’assenza di un progetto unitario per la Sicilia.
Questa è la prova di un conflitto di interessi strutturale: chi decide ai tavoli regionali rappresenta
solo una parte della filiera, ma condiziona le scelte che impattano su tutto il settore. Il turismo non
si governa con le riconferme. Si governa con rotte, con numeri, con politiche di accesso. Su questi
tre punti, in 13 anni, la rappresentanza locale ha fallito. Il territorio non ha bisogno di nuovi comunicati. Ha bisogno di una governance plurale, trasparente, capace di mettere al centro aeroporti, territorio e imprese.
Il tempo delle autocelebrazioni è finito. Il tempo delle responsabilità è iniziato.

 


Legambiente: NO, perché la spiaggia è di tutti

Legambiente: NO, perché la spiaggia è di tutti

Giungono dalla stampa notizie riguardo la volontà, da parte di settori vicini agli interessi degli
imprenditori balneari, di mettere mano al PUDM di Ragusa. Legambiente Ragusa si oppone
fermamente a qualsiasi modifica del PUDM (Piano di Utilizzo delle Aree Demaniali Marittime) che
allenti le tutele ambientali. E’ necessario privilegiare il libero accesso al mare e la trasparenza,
piuttosto che modificare il PUDM in modo da creare "piani a misura di lidi privati".
Ricordiamo all’Amministrazione Comunale una importante motivazione espressa dalla Consulta con
la sentenza 108 del 5 maggio 2022, con cui è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’articolo
3 della legge regionale n. 17 del 21 luglio del 2021, che per un periodo ha consentito di rilasciare le
concessioni demaniali marittime in assenza o senza la preventiva verifica di coerenza con le
previsioni dei Piani di utilizzo delle aree demaniali marittime (PUDM) : i piani di utilizzo del demanio
marittimo svolgono un’essenziale funzione non solo di regolamentazione della concorrenza e della
gestione economica del litorale marino, ma anche di tutela dell’ambiente e del paesaggio,
garantendone tra l’altro la fruizione comune anche al di fuori degli stabilimenti balneari.
Le richieste dei balneari di modificare il PUDM di Ragusa, tra l’altro ancora sotto procedura di
Valutazione Ambientale Strategica, individuando nuove aree da destinare a concessioni demaniali
stagionali sono a nostro parere irricevibili. Le uniche nuove concessioni possibili sono quelle già
previste del PUDM: 122 metri di fronte mare a Marina centro e 19 metri a Punta Braccetto. Non ci
sono altre zone disponibili né ce ne dovranno essere. L’Amministrazione Comunale, piuttosto che
creare aspettative o promettere modifiche del PUDM dovrebbe verificare a che titolo avviene
l’occupazione di porzioni della spiaggia di Passo Marinaro da parte dell’Athena Resort e del Lido Sun
e Beach visto che l’unica concessione demaniale marittima autorizzata in quell’area e quella dell’ex
Club Med. A Passo Marinaro piuttosto bisogna vigilare sulla lenta ma continua ed illegale distruzione
delle dune ancora intatte.
I balneari hanno già ricevuto abbastanza: la concessione dei ristori dopo il ciclone Harry (nonostante
l’atto d’obbligo di accettazione delle condizioni e prescrizioni della concessione demaniale firmato
prevede che “l’amministrazione regionale non assume alcuna responsabilità in caso di distruzione
totale e parziale delle opere costruite sulla zona concessa per effetto delle mareggiate, sia pure
eccezionali, o per effetto do erosione, né alcune onere di costruzione di opere di difesa”), si configura
come un vero e proprio regalo alla categoria, pagato con i soldi pubblici, cioè i soldi dei cittadini, in
palese contraddizione con la normativa vigente. Eppure nemmeno questo sembra bastare ai balneari, che ora vorrebbero ancora più aree su cui espandere le proprie attività. Noi diciamo un
forte e chiaro NO, perché la spiaggia è di tutti e tutte, e tale deve rimanere.


Focus lavoro 1 maggio: difficoltà nel reperire manodopera

Focus lavoro 1 maggio: difficoltà nel reperire manodopera

Il futuro dell’artigianato siciliano passa dai giovani, ma trovarli è sempre più difficile. È quanto emerge dal report dell’Osservatorio Mpi di Confartigianato intitolato “Focus lavoro 1 maggio”, che mette in luce una criticità strutturale del mercato del lavoro: la crescente difficoltà nel reperire manodopera, in particolare under 30, in un contesto segnato da invecchiamento demografico e trasformazioni produttive.
 In Sicilia il comparto artigiano rappresenta una componente fondamentale dell’economia regionale: coinvolge 131.347 lavoratori, pari al 15,8 per cento dell’occupazione complessiva. Il settore genera inoltre il 7,2 per cento del valore aggiunto regionale e contribuisce per il 4,6 per cento al valore aggiunto dell’artigianato italiano. Più della metà degli addetti, 68.371 lavoratori (52,1 per cento), è costituita da dipendenti.
 Nonostante questo peso economico rilevante, le imprese artigiane e le micro e piccole imprese si trovano oggi ad affrontare una crescente difficoltà nel reperire personale. Nel 2025 sono previste 31.570 nuove entrate, ma ben 16.720 posizioni risultano di difficile reperimento, pari al 53,0 per cento del totale. Si tratta di un dato particolarmente critico, superiore di 11 punti percentuali rispetto alla media generale del mercato del lavoro, che si attesta al 42,0 per cento.
 La difficoltà non riguarda solo l’assunzione, ma anche la permanenza in azienda. Le imprese segnalano infatti tempi lunghi per la formazione: mediamente serve oltre un anno per rendere pienamente operative le nuove risorse. Questo elemento spinge molte aziende a trattenere i lavoratori anche in presenza di cali produttivi, evidenziando come la carenza di manodopera sia ormai un vincolo strutturale.
 Alla base di queste criticità vi è anche una profonda trasformazione demografica. Nei prossimi 25 anni si prevede un aumento della popolazione over 65 del 20,3 per cento, mentre la fascia under 35 diminuirà del 29,6 per cento. Questo squilibrio si riflette direttamente sul mercato del lavoro: i giovani diventano sempre più rari e quindi difficili da trovare.
 Il fenomeno è particolarmente evidente proprio tra gli under 30. In Sicilia, a fronte di 8.250 giovani ricercati dalle imprese artigiane, ben 4.910 risultano irreperibili, pari al 59,5 per cento del totale. In altre parole, quasi 6 giovani su 10 richiesti dalle imprese non vengono trovati.
 Il problema si inserisce in un trend di lungo periodo. Negli ultimi dieci anni (2015-2024), tra gli artigiani autonomi si registra un forte invecchiamento: gli over 55 sono aumentati del 34,5 per cento, mentre gli under 35 sono diminuiti del 53,7 per cento, più che dimezzandosi. Una dinamica simile si osserva anche tra i lavoratori dipendenti: tra il 2014 e il 2024 gli over 55 sono cresciuti del 103,1 per cento, oltre il doppio rispetto al 27,8 per cento registrato tra i giovani under 35.
 Non sorprende quindi che la domanda di giovani sia in crescita. Nel 2025, gli ingressi di under 30 programmati dalle imprese artigiane rappresentano il 26,1 per cento del totale, in aumento rispetto al 24,8 per cento del 2021 (più 1,3 punti percentuali). Un andamento opposto rispetto al mercato del lavoro complessivo, dove la quota di giovani scende al 23,2 per cento, in calo di 2,4 punti percentuali rispetto al 2021.
 Le imprese cercano in particolare profili operativi e tecnici legati ai mestieri tradizionali e specializzati: muratori, elettricisti, meccanici, autotrasportatori, falegnami, idraulici, ma anche acconciatori, estetisti e artigiani del settore alimentare come panettieri e pastai.
 L’inserimento dei giovani non è più solo una necessità legata alla carenza di manodopera, ma una leva strategica per la competitività. Le imprese che hanno investito sui giovani equiparano questa scelta agli investimenti in innovazione, tecnologia e formazione, riconoscendone il valore nel favorire il ricambio generazionale e l’integrazione tra competenze tradizionali e digitali.
 In questo scenario, il ricambio generazionale diventa una condizione imprescindibile. Senza un adeguato ingresso di giovani, il rischio non è soltanto il rallentamento della crescita, ma la tenuta stessa del sistema produttivo artigiano siciliano.
 Per il presidente di Confartigianato Sicilia Emanuele Virzì «I numeri del nostro report non lasciano spazio a interpretazioni: siamo di fronte a un’emergenza strutturale che richiede una risposta politica chiara: servono politiche attive del lavoro più efficaci, un forte rilancio della formazione tecnica e professionale e un collegamento stabile tra scuola e impresa. È il momento di trasformare questa criticità in una priorità politica, rimettendo al centro il valore del lavoro, dei mestieri e dei giovani».

Schifani nomina tre nuovi assessori. Non c'è Abbate

Schifani nomina tre nuovi assessori. Non c'è Abbate

Dopo aver sentito ripetere più volte il nome di Abbate come probabile assessore della giunta Schifani lalla fine il presidente ha fatto delle scelte che in molti hanno già criticato.  E' vero che dopo gli accordi di maggioranze si era deciso di lasciare cosi come sono le deleghe  e quidi non c'erano spazi per novità assolute.  Abbate resterà alla guida della Prima Commissione ruolo che sta svolgendo in modo ottimale. Il presidente Schifani, dunque, ha nominato tre nuovi assessori, completando così la squadra di governo di Palazzo d’Orléans. Entrano in giunta: Nuccia Albano, medico legale, perito e consulente di Tribunali e Procure della Sicilia, che torna a occupare il posto all’assessorato della Famiglia, delle politiche sociali e del lavoro; Elisa Ingala, commercialista, già assessore comunale a Caltanissetta e amministratore giudiziario di aziende sottoposte a sequestro preventivo, che guiderà l’assessorato della Funzione pubblica e delle autonomie locali; Marcello Caruso, già assessore comunale e provinciale a Palermo, presidente della municipalizzata Amia e amministratore unico della Sas, nuovo assessore alla Salute.

Con queste designazioni vengono coperti i due assessorati che dal 10 novembre scorso erano rimasti ad interim nelle mani dello stesso Schifani, mentre Caruso subentra a Daniela Faraoni. «Si ripristina la giunta al completo - dichiara il presidente Schifani - condizione per proseguire con ancora maggiore efficacia, in quest’ultima parte della legislatura, l’azione amministrativa e dare piena attuazione agli impegni assunti con i siciliani».Il governatore ha rivolto un ringraziamento a Daniela Faraoni «per il lavoro svolto in questo anno con impegno e competenza alla guida dell’assessorato della Salute». I neo assessori giureranno all'Ars nella prossima seduta utile.


Sit in al Mercato di Vittoria.

Sit in al Mercato di Vittoria.

Non c'era tanta gente ma Marcello Guastella è determinato a continuare la protesta Ecco alcune dichiarazioni motivate proprio dalla situazione economica attuale. "
Siamo consapevoli del fatto che la impennata dei prezzi dovuta alla crisi energetica e lo stato di smarrimento che avvolge la nostra politica decreterà la morte della nostra agricoltura e che negli anni la politica sorda alle nostre proteste  adottando "norme in favore della agricoltura", si sono rivelati sempre un favore alla grande industria ed alle multinazionali  oggi chiediamo norme ed interventi a favore dell'agricoltore!"
E ancora: Alla luce dell'ennesimo flop  della rottamazione delle cartelle esattoriali che sollevera le imprese e le famiglie da un indebitamento accumulato negli anni,  avanziamo una proposta di legge! Per questo intendiamo avviare una petizione dal basso, capace di coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini, al fine di ottenere risultati concreti e condivisi.  Stiamo attraversando anni complessi, in cui nuovi equilibri geopolitici, ancora in fase di definizione, non riescono a garantire stabilità al sistema economico e sociale, mettendo in seria difficoltà le imprese e le famiglie. .
Guastella come dcievamo ha le idee chiare e fa un esame preciso della situazione:  Viviamo un momento storico in cui l’impensabile è accaduto e continua ad accadere: prima la pandemia, poi la guerra. Eventi che hanno avuto effetti devastanti, sconvolgendo profondamente le nostre vite. In un contesto simile, riteniamo indispensabile un intervento straordinario, che non sia il risultato di un freddo tecnicismo o delle rigide logiche della tecnocrazia europea.

Proponiamo quindi un intervento diretto a sostegno delle imprese, attraverso contributi concreti e il taglio dei costi di produzione, in particolare su carburanti, energia elettrica e altri beni primari, considerando l’impossibilità di intervenire sui prezzi di vendita;
la creazione di un organismo economico-finanziario dedicato allo sviluppo e al sostegno delle imprese del Sud.
Queste misure sono per noi indispensabili. Il Sud ha bisogno di risposte forti e immediate, che tengano conto delle sue specificità e delle difficoltà strutturali che lo caratterizzano, senza essere limitate da norme percepite come troppo rigide e distanti dalla realtà.
Questa proposta è rivolta alle imprese e alle famiglie del Sud, con l’obiettivo di restituire fiducia, sostenere la crescita e costruire un futuro più stabile.

Nuovo concorso per 28 dirigenti medici

Nuovo concorso per 28 dirigenti medici

L’ASP di Ragusa ha indetto un nuovo concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato di 28 posti di dirigente medico in diverse discipline. Il bando riguarda, nello specifico, 18 posti in Anestesia e Rianimazione, 1 in Ematologia, 2 in Neurologia, 1 in Reumatologia e 6 in Urologia. L’apertura dei termini per la presentazione delle domande avverrà dopo la pubblicazione del bando sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana. Il bando sarà inoltre disponibile, per esteso, sul portale InPA e sul sito istituzionale dell’ASP di Ragusa (www.asp.rg.it), sezione Bandi e Concorsi, dove saranno indicate modalità, requisiti e scadenze per la partecipazione. Il nuovo provvedimento si inserisce nel più ampio percorso avviato dall’Azienda per rafforzare gli organici medici nelle aree considerate strategiche. Il mese scorso, infatti, era già stato indetto un concorso pubblico per la copertura di 56 posti di dirigente medico in Ortopedia e Traumatologia, Medicina d’Emergenza e Urgenza, Igiene, Epidemiologia e Sanità pubblica, Organizzazione dei Servizi Sanitari di Base e Psichiatria. Complessivamente, nelle ultime settimane l’ASP di Ragusa ha indetto procedure concorsuali per 84 dirigenti medici, confermando l’impegno a investire sul reclutamento di nuove professionalità e sul rafforzamento degli assetti organizzativi e assistenziali. «L’indizione di questo nuovo concorso – dichiara il Direttore generale Giuseppe Drago – conferma la volontà dell’Azienda di intervenire con decisione sul tema del reclutamento del personale medico. Sappiamo quanto sia complesso, oggi, reperire professionisti in alcune discipline, ma proprio per questo stiamo procedendo con rapidità e continuità, utilizzando tutti gli strumenti disponibili. Rafforzare gli organici significa mettere le strutture nelle condizioni di lavorare meglio e garantire ai cittadini servizi più solidi e qualificati».


Dove sono i 350 milioni per la Modica Scicli?

Dove sono i 350 milioni per la Modica Scicli?

Il Partito Democratico della provincia di Ragusa ha tenuto oggi un presidio di protesta al casello di Modica dell’Autostrada Siracusa-Gela per denunciare il definanziamento di 350 milioni di euro destinati all proseguimento dei lavori sull’infrastruttura per il tratto Modica–Scicli. Una mobilitazione unitaria che ha visto la partecipazione della Federazione provinciale, dei circoli territoriali e dei rappresentanti istituzionali, con l’avvio di una petizione popolare per chiedere il ripristino immediato delle risorse. “Questa iniziativa segna l’inizio di una mobilitazione che coinvolgerà l’intero territorio”, dichiara il segretario provinciale del Partito Democratico, Angelo Curciullo. “Abbiamo scelto un luogo simbolico per denunciare lo scippo di risorse già destinate a un’infrastruttura strategica. Da oggi parte una petizione aperta a tutti i cittadini per chiedere con forza il ripristino dei 350 milioni sottratti. Non possiamo accettare che il nostro territorio venga penalizzato ancora una volta, aumentando il divario infrastrutturale tra Nord e Sud”. Al centro della protesta, la denuncia del definanziamento del lotto fino a Scicli, già previsto e finanziato durante il governo Draghi. “Noi avevamo ottenuto, dopo il finanziamento del tratto fino a Modica durante il governo Crocetta, anche le risorse per proseguire fino a Scicli”, afferma il deputato regionale Nello Dipasquale. “Parliamo di 350 milioni di euro che un giorno sono semplicemente scomparsi. La destra al Governo sia a Palermo che a Roma aveva garantito che sarebbero stati rifinanziati, ma ci prendono in giro da quasi due anni e mezzo. La verità è che queste risorse sono state scippate, togliendo ogni prospettiva di sviluppo al nostro territorio”. Secondo il Partito Democratico, il blocco dell’opera compromette seriamente il futuro economico e infrastrutturale dell’area iblea. “Non è accettabile che un’infrastruttura fondamentale venga interrotta proprio nel momento in cui erano state create le condizioni per proseguirne i lavori”, aggiunge Dipasquale. “Così si impedisce alle nuove generazioni di avere opportunità di crescita e si condanna questo territorio all’isolamento”.

Il PD ribadisce che il completamento dell’autostrada fino a Gela rappresenta un’opera strategica per l’intero Sud-Est, capace di migliorare i collegamenti, sostenere il tessuto produttivo e favorire lo sviluppo turistico e commerciale.

“Chiediamo con forza che il finanziamento venga ripristinato e che si dia continuità a un’infrastruttura vitale, prevedendo il completamento dell’intera infrastruttura fino a Gela”, conclude Curciullo. “La nostra mobilitazione non si fermerà: porteremo questa battaglia nelle piazze, nelle istituzioni e in ogni sede utile fino a ottenere risposte concrete”.

La raccolta firme proseguirà nei prossimi giorni in tutta la provincia.


La Sicilia regione tra le più care d’Italia sul fronte dei carburanti

La Sicilia regione tra le più care d’Italia sul fronte dei carburanti

La Sicilia si conferma tra le regioni più care d’Italia sul fronte dei carburanti. È quanto emerge dall’elaborazione del Codacons sui dati regionali pubblicati dal MIMIT, aggiornati al 23 aprile 2026, che fotografano nell’Isola un prezzo medio della benzina self pari a 1,752 euro al litro e del gasolio self pari a 2,075 euro al litro.
Un dato pesante, che colloca la Sicilia nella fascia alta della classifica nazionale: quinta tra le aree più care d’Italia per la benzina self e quinta anche per il gasolio self. Una situazione che incide direttamente sulle tasche dei cittadini siciliani, già colpiti dal caro vita, dall’aumento dei costi energetici e da una condizione infrastrutturale che rende l’uso dell’auto spesso una necessità e non una scelta.
Per il Codacons, il caro carburanti in Sicilia non riguarda soltanto gli automobilisti, ma si riflette sull’intera economia regionale: dai trasporti alla distribuzione delle merci, dal commercio alla filiera agroalimentare, fino ai prezzi finali pagati dai consumatori.
"Non è accettabile - afferma Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons - che i cittadini siciliani continuino a pagare carburanti tra i più cari d’Italia, in un territorio dove i collegamenti pubblici sono spesso insufficienti e dove molte famiglie sono costrette a utilizzare l’auto per lavorare, studiare, curarsi e spostarsi quotidianamente".
Il dato più allarmante riguarda il gasolio, che in Sicilia resta sopra la soglia dei 2 euro al litro, con un prezzo medio pari a 2,075 euro al litro. Una cifra che rischia di produrre effetti a catena sui costi di trasporto, sulle imprese e sui prezzi al consumo.
"Il prezzo del gasolio - sottolinea Tanasi - rappresenta un campanello d’allarme gravissimo, perché incide sui trasporti, sulla filiera agroalimentare, sul commercio e, alla fine, sulle famiglie. Quando aumenta il carburante, non aumenta solo il costo del pieno: aumentano i costi della vita".
Il Codacons chiede controlli rafforzati sull’intera filiera dei carburanti, con verifiche puntuali sull’andamento dei prezzi, sui margini praticati e su eventuali anomalie territoriali, affinché sia garantita massima trasparenza ai consumatori siciliani.
"Chiediamo al Governo e alle autorità competenti di intervenire con urgenza, perché il caro carburanti non può essere scaricato ancora una volta su famiglie, lavoratori e imprese. La Sicilia non può continuare a essere penalizzata anche sul costo della mobilità". -  conclude Tanasi

Casa Quasimodo

Casa Quasimodo

Completato l’iter di acquisizione da parte della Regione Siciliana della Casa Natale di Salvatore Quasimodo. Un obiettivo inseguito per anni e finalmente concretizzatosi grazie a un’apposita norma voluta dall’Onorevole Ignazio Abbate che dopo aver acquisito la Fornace Penna, ha permesso grazie ad uno stanziamento da 259 mila euro di inserire anche la casa natale del premio nobel nel patrimonio immobile della Regione. "Dopo anni di trattative con i privati, siamo riusciti a far quadrare il cerchio," dichiara l’On. Ignazio Abbate, Presidente della I Commissione Affari Istituzionali all’ARS. "L'acquisizione non riguarda solo l'abitazione attualmente adibita a museo, ma l'intera proprietà, incluso il piano terra, il caratteristico aggrottato e il giardino che si estende fino alla Torre dell’Orologio. Era un impegno che avevo assunto con i cittadini e con il mondo della cultura per preservare degnamente il luogo dove nacque il nostro Premio Nobel." Per garantire la massima stabilità e professionalità nella fruizione del sito, l’attuale gestione affidata alla Cooperativa Proserpina, che negli anni ha saputo valorizzare con dedizione il museo, rimarrà operativa fino al 31 dicembre 2027. "La loro esperienza è una garanzia per il mantenimento degli standard qualitativi che hanno reso Casa Quasimodo una tappa imprescindibile per i visitatori," sottolinea il parlamentare della DC. L’acquisizione è solo il primo passo di un progetto ambizioso che mira a trasformare l'intera area in un Parco Letterario. L'On. Abbate effettuerà a breve un nuovo sopralluogo tecnico per definire gli interventi necessari a collegare direttamente la Casa al Castello dei Conti. "L'idea è quella di creare un'offerta turistica unica e integrata," spiega l’Onorevole. "Chi acquisterà il biglietto per il Castello potrà accedere direttamente al giardino di Casa Quasimodo tramite un percorso panoramico, visitando l'abitazione e scendendo poi verso Corso Umberto attraverso i suggestivi vicoli del centro storico. Sarà un itinerario di ineguagliabile bellezza che unirà la storia medievale dei Conti alla poesia universale di Quasimodo." L’operazione si inserisce nel più ampio piano di recupero dei monumenti del territorio, che ha già visto l'On. Abbate impegnato in prima linea insieme al Direttore Generale dei Beni Culturali, Ing. Mario La Rocca, al Direttore del Parco Archeologico di Kamarina Giuseppe Morando e alla Sovrintendenza di Ragusa, per intervenire sulle criticità della cupola di San Giorgio, della Chiesa di San Pietro, della Fornace Penna e del Parco di Cava Ispica. "Restituire Casa Quasimodo al patrimonio pubblico significa assicurare un futuro a questo luogo simbolo e potenziare l'attrattività internazionale di Modica”.


Bandi destinati a sviluppo, imprese e innovazione,

Bandi destinati a sviluppo, imprese e innovazione,

Avviato dall'assessorato regionale delle Attività produttive il confronto con il territorio sui contenuti dei quattro nuovi bandi destinati a sviluppo, imprese e innovazione, a valere sul Pr Fesr Sicilia 2021-2027.
L'incontro si è tenuto oggi, nella sala Libero Grassi di via degli Emiri, a Palermo, con la partecipazione di associazioni di categoria, imprese, organizzazioni sindacali e distretti produttivi, per raccogliere osservazioni e proposte di modifica. È stata fissata in una settimana la timeline per l’invio dei contributi, prima della definizione degli avvisi.
«Mettiamo in campo strumenti concreti per sostenere chi fa impresa e per attrarre nuovi investimenti in Sicilia - ha dichiarato l'assessore regionale alle Attività produttive, Edy Tamajo - Non sono bandi isolati, ma parte di una strategia che punta a rafforzare il nostro sistema produttivo e a creare nuove opportunità di lavoro. Abbiamo scelto di aprire subito il confronto con il partenariato economico e sociale, perché vogliamo costruire misure realmente utili e accessibili. Questa settimana servirà proprio a migliorare i bandi, semplificarli e renderli più efficaci».
I quattro bandi presentati riguardano l'Azione 1.3.1 (territorializzata), dedicata alla nascita di nuove micro e piccole imprese nei territori siciliani, con una dotazione di oltre 40 milioni di euro e contributi a fondo perduto fino all’80% delle spese; l'Azione 1.3.1 (regionale), rivolta alla creazione e allo sviluppo di nuove imprese innovative su scala regionale, con circa 22,3 milioni di euro; l'Azione 1.3.2 (territorializzata), destinata a sostenere gli investimenti delle imprese esistenti nei territori, con programmi tra 500 mila e 3 milioni di euro per innovazione, ampliamento e riconversione produttiva; l'Azione 1.3.2 (regionale), misura da 21 milioni di euro per investimenti su scala regionale, con una quota riservata alle Zes e alle aree di crisi industriale complessa e strumenti che combinano contributi e finanza agevolata.
«L’obiettivo è trasformare le risorse europee in sviluppo reale - ha aggiunto l'assessore - più investimenti, più occupazione e maggiore competitività per le imprese siciliane. Vogliamo garantire tempi certi e procedure più snelle, dando risposte concrete al mondo produttivo».
Il percorso proseguirà nei prossimi giorni con la raccolta delle osservazioni e la successiva pubblicazione degli avvisi definitivi.

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