XVSUDEST: IL PROGETTO DIVENTA REALTÀ

XVSUDEST: IL PROGETTO DIVENTA REALTÀ

Da vecchio rugbista che ha fondato insieme ad altri amici il mitico Padua Ragusa Rugby, che dalla fine degli anni sessanta del secolo scorso è stato tra le migliori squadre del sud Italia, oggi apprendo con piacere che con l’ufficializzazione dell’iscrizione al Campionato Nazionale di Serie B 2026/2027, prende definitivamente forma il progetto XVSUDEST, che nasce dalla partnership tra il Ragusa Rugby Union e la Syrako Rugby Siracusa.
Dopo due stagioni ricche di risultati e soddisfazioni, che hanno confermato quanto di importante si possa costruire unendo forze, competenze e passione nel territorio del Sud Est siciliano, il progetto compie oggi un ulteriore passo in avanti.  Il XVSUDEST affronta la nuova stagione con una propria struttura societaria e con un nuovo Direttivo, accompagnato dai Presidenti delle due società fondatrici, Erman Dinatale per il Ragusa Rugby ed Enzo Bovi per il Syrako Rugby.
Ecco l'organigramma
Presidente: Dario Spriveri
Vicepresidente: Luca Tavernese
Consiglieri: Daniele Mazzone, Emanuele Minardi, Andrea Gulino e Fausto Cilio.
Una nuova organizzazione per dare continuità a un progetto nato sul campo e cresciuto attraverso la collaborazione tra due realtà che condividono obiettivi, valori e una stessa visione del rugby.
Ragusa e Siracusa. Due territori, un’unica squadra.
Nei prossimi giorni si presenterà anche lo staff tecnico e le figure che accompagneranno il XVSUDEST nella stagione 2026/2027.
nella foto da sinistra Erman Dinatale (presidente Ragusa Rugby), Luca Tavernese (VicePresidente XVSUDEST), Dario Spriveri (Presidente XVSUDEST), Enzo Bovi (Presidente Syrako Rugby)

Attonna!!!!Mischinu cu ci capitau.

Attonna!!!!Mischinu cu ci capitau.

Un mio amico, dopo aver sentito che per l'ennesima volta l'Etna si è messa a sputare cenere e lava, ha esclamato: Attoonna! Per i non sicliani diciamo che significa di nuovo, ancora una volta.  E allora viene voglia di dire : è  possibile che il primo aeroporto della Sicilia, che fa oltre 10 milioni di passeggeri, sia costretto, troppo spesso ormai, a chiudere la sua pista a causa di un evento naturale che non è programmabile, è verò, ma che sappiamo che si ripete ormai troppo spesso. Anche oggi, anzi da ieri, l'aeroporto di Catania è completamente chiuso. Con disagi incredibili in piena estate, con passeggeri come al solito buttati a terra nella grande hall, senza assistenza e informazioni, con trasferimenti a Palermo e a Comiso incerti, anzi  Comiso è più vicino, ma a causa della costruzione della dell'autostrada i tempi sono lunghissimi anche per il nostro scalo.  Insomma, è possibile che la Sicilia abbia questo limite? Qualcuno mi dirà: "E  che ci possiamo fare? Che possiamo tappare la bocca del vulcano?" Certamente no! Ma credo che  essendo a conoscenza di questa  realtà che ci blocca e che probabilmente nel futuro potrà anche essere più grave, sarebbe stato più intelligente, piuttosto che spendere migliaia di milioni, miliardi, per allungare una pista, che comunque sarà corta, per interrare la ferrovia, per cercare soluzioni con il terminal Morandi, sarebbe stato meglio pensare a costruire un nuovo aeroporto, come si fa nei posti intelligenti. L'aeroporto di Catania, troppo stretto fra le case e  il mare, troppo piccolo per pensare a 20 milioni di passeggeri, con una viabilità da terzo mondo, sarebbe stato giusto  metterlo in pensione e andare a realizzare un aeroporto più verso il centro della Sicilia, più facilmente raggiungibile da tutti, anche dai palermitani.. Ma è chiaro, ai catanesi non piace. Loro vogliono l'aeroporto dentro casa anche se sanno che crea tutta una serie di difficoltà soprattutto per il traffico. Quindi è davvero una follia privatizzare uno scalo praticamente ingestibile mentre sarebbe importante almeno iniziare una grande progettazione per un aeroporto intercontinentale, vero, al centro della Sicilia, o meglio fra Enna e Catania, raggiungibile con l'autostrada e collegabile con altre superstrade. Questa sarebbe stata l'idea. Intanto per ora Fontanarossa e chiuso. Mischinu cu ci capitau.


Questioni di look e decenza.

Questioni di look e decenza.

La notizia è abbastanza interessante, riguarda il loggiato della Cattedrale di San Giovanni Battista a Ragusa. Il progetto consiete nel recuperare l'immagine ripristinando gli antichi infissi che si affacciano sulla piazza. L'dea non è male visto che si tratta di un'operazione pensata per migliorare l' estetica di uno degli angoli più rappresentativi del centro storico di Ragusa. Al momento ci sono soprattutto delle brutte saracinesche e quindi si dovranno utilizzare materiali e finiture coerenti con il linguaggio architettonico dell'edificio. Tra l'altro, il recupero del loggiato si inserisce, dice l'assessore Gurrieri, in un percorso più ampio di valorizzazione degli spazi del centro storico avviato dall'amministrazione. L'obiettivo è migliorare l'integrazione dell'edificio con il contesto urbano di Piazza San Giovanni. L'idea, come dicevamo, è buona. La preoccupazione è che Piazza San Giovanni possa essere usata ancora di più come palcoscenico buono per ogni cosa come ad esempio inserire delle strane operazioni culturali che mi lasciano molto perplesso. Non ci dimentichiamo, infatti, del caso del muro di Ibla e lo paragoniamo al caso del pianoforte al contrario abbandonato per più mesi in Piazza San Giovanni. Dunque io faccio anche i complimenti all'assessore Gurrieri che si impegna a ripristinare l'antica immagine di una piazza che è anche, diciamolo senza paura, monumento UNESCO, essendo la parte esterna della facciata della cattedrale, e però poi bisogna starci attenti. Bisogna fare in modo che questa piazza non venga violentata, non venga utilizzata per qualunque manifestazione. Dal Caciocavallo alla pista di ghiaccio, alle casette con degustazione e magari qualche altro spettacolino fuori contesto, al monteggio di gazebi e tralicci. Lo stesso discorso vale, ripeto, per quello che sta accadendo a Ibla. E' inammissibile che il sindaco, dopo almeno 4-500 commenti assolutamente negativi, interventi di personaggi importanti come per esempio lo storico prof. Giansiracusa, non si sia ancora deciso di chiedere, gentilmente, all'architetto Mangarello di interrompere questa esperienza provvedendo a ripristinare la piazza Giambattista Odierna. Significa ridare luce alla facciata della chiesa, va bene che ora non è ora una chiesa ma un auditorium, che è eccellente compendio dei giardini iblei. Qualcuno ha dato colpa anche alla soprintendenza che non ha avuto il coraggio di dire no! Magari in altri momenti esagerano ma per il muro hanno taciuto.


La Ergon smentice

La Ergon smentice

Con grande piacere riceviamo e quindi pubblichiamo una comunicazione che ci è stata invaita dalla Ergon in merito ad un commento fatto, da chi vi scrive,  in merito alla possibile cessione da parte della importante azienda ragusana della maggioranza delle proprie quote ad una grossa società pugliese.
Eccola:
In relazione alle notizie diffuse nel corso della trasmissione “L’indice” di giorno 23 luglio
2026, secondo cui Ergon s.p.a. avrebbe ceduto una quota di maggioranza (indicata
genericamente nel 60% o nel 67%) a Despar Centro-Sud di Bari, con conseguente
trasferimento della dirigenza da Ragusa a Catania, Ergon S.p.A. smentisce categoricamente
quanto riportato. Si tratta di informazioni prive di qualsiasi fondamento, non supportate da alcun atto
societario o comunicazione ufficiale. Ergon s.p.a. si riserva pertanto di tutelare la propria
immagine e quella di tutti i dipendenti nelle sedi opportune.
Ergon s.p.a. ribadisce il radicamento sul territorio, la propria autonomia gestionale e il
quotidiano impegno nei confronti delle migliaia di famiglie e collaboratori che da anni fanno
parte della storia dell’azienda.
Questa dunque è la nota che come dicevamo pubblichiamo immediatamente anche perchè proprio in quella trasmissione avevo detto di essere pronto a fare una rettifica appena qualcuno mi avesse detto di aver sbagliato.
E' chiaro che prima di fare quella trasmissione ci eravamo comunque ben informati avendo avuto anche diverse conferme ma essendo passati diversi giorni magari sono cambiate alcune cose....
Ma la Ergon è una società seria e accettiamo le sue dichiarazioni senza discutere.
Inoltre  come dicevamo siamo contenti che questo importante pezzo di storia resti nella nostra città.
Attendiamo sviluppi...

 

 


Tutti dubbi sulla privatizzazione

Tutti dubbi sulla privatizzazione

Si è tenuta il 30 giugno in mattinata la conferenza stampa promossa dal Comitato a Difesa e Sviluppo dell’Aeroporto di Comiso, alla presenza di Antonio Prelati e Paolo Crocifisso,  e di Claudio Melchiorre, fondatore del Comitato “Vussia”,  L’incontro è stato  dedicato all’analisi del progetto di privatizzazione della società di gestione aeroportuale e all’illustrazione delle iniziative intraprese dal Comitato negli ultimi anni. Sono stati diversi, presunti,  profili di illegittimità e criticità contenuti nel bando di privatizzazione, nonché gli esposti già presentati alle competenti Autorità e le ulteriori iniziative che saranno depositate nelle prossime settimane. Secondo il Comitato, questa conferenza stampa rappresenta un importante momento di svolta nella richiesta di maggiore trasparenza su una delle operazioni economiche più rilevanti degli ultimi anni in Sicilia che si dovrebbe svolgere nella massima trasparenza, nel pieno rispetto delle regole e nell’interesse pubblico.” Il Comitato ha gia da tempo portato all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica numerose questioni che oggi risultano oggetto di interrogazioni parlamentari, iniziative di deputati e senatori e di ulteriori approfondimenti istituzionali.  Secondo i promotori dell’iniziativa, ciò confermerebbe la fondatezza delle richieste avanzate nel tempo affinché venissero effettuate verifiche approfondite sulla gestione della società aeroportuale e sulle procedure oggi in corso.  Presentato tra l'altro un dettagliato dossier contenente documentazione, atti pubblici e ricostruzioni riguardanti la gestione della SAC, le vicende che hanno interessato la governance societaria e gli elementi che, ad avviso del Comitato, meritano ulteriori verifiche da parte delle Autorità competenti.  Molti i dubbi poi sul valore complessivo della vendita delle quote che sembra sia stimato in circa 600 milioni di euro  che non può essere così definita senza che siano stati chiariti gli aspetti oggetto delle numerose segnalazioni già presentate agli organi competenti. In molti dicono, e il Comitato intende  confermare tale ipotesi  che la principale motivazione della privatizzazione consiste nella necessita di fare fronte ai debiti delle Camere di Commercio ipotesi questa che merita un approfondimento pubblico e istituzionale, anche alla luce delle possibili alternative e delle ricadute sul sistema aeroportuale siciliano.
Ma c'è anche il problema delle Cam Com. Più volte l'ex presidente Agen, presente alla conferenza stampa ha dichiarato illegittime tutte le operazioni che si stanno portando avanti per una specie di peccato originale cioè la volonta del Commisario Belcuore non procedere alla normalizzazione degli organismi della Cam Com del Sud Est


La Regione aveva chiesto di sospendere l’iter istitutivo;

La Regione aveva chiesto di sospendere l’iter istitutivo;

Ho spesso condiviso, soprattutto negli ultimi tempi,  le battaglie portate avanti dai circoli di Legambiente iblei ma questa volta mi permetto di dissentire soprattuto perchè alcune affermazioni non sono del tutto vere e vengono taciute le volontà espresse da moltissime associazioni e sindaci  che non sono favorevoli alla istituzione del Parco degli Iblei.
I circoli di Legambiente dopo aver ascoltato le dichiarazioni del senatore Sallemi, dell'on. Assenza e dei vertici CNA che esprimono preoccupazione riguardo all'istituzione del Parco Nazionale degli Iblei, parlando di "decisione calata dall'alto"   fanno presente che l'istituzione del Parco è stato un processo partecipativo fin dall'inizio, il cui comitato si è formato nel 2005 e ha svolto un lavoro di coinvolgimento dei territori in tutte le province interessate e tutti i 32 comuni. Una proposta di Parco dal basso che ha visto partecipi diversi comuni iblei, la città e la provincia di Siracusa con l’apporto della migliore politica, di conoscitori del territorio, società civile.
Purtroppo in questa dichiarazione non viene detto che, in tutti gli incontri svoltisi nelle province di Ragusa e Siracusa,  la maggioranza dei sindaci si sono dichiarati contrari a cominciare da quello di Buccheri il cui territorio è, in pratica, il fulcro del Parco coprendo per intero la cima di Monte Lauro.  Viene inoltre dimenticato di citare la RISOLUZIONE N. 6/IV  della V COMMISSIONE “AMBIENTE, TERRITORIO E MOBILITA’” della Regione,  convocata a giugno del 2024  per ‘Verifiche e valutazioni in merito all’iter procedurale finalizzato all'istituzione del Parco nazionale degli Iblei’ nella quale si legge testualmente: l'attuale salvaguardia ambientale dell'area in argomento è sufficientemente garantita dal vigente Piano paesaggistico, oltre che dalla presenza di zone SIC e ZPS, che meglio si conciliano con il carattere antropizzato dell'area, e che non rendono necessaria la stessa istituzione del Parco nazionale degli Iblei;
le aree protette presenti in Sicilia sono in totale 87, per un'estensione totale di oltre 360.000 ha,
così di seguito distribuite: 1 parco naturale nazionale; 4 parchi naturali regionali; 75 riserve naturali
regionali; 7 aree marine protette; l'attuale caratterizzazione del territorio regionale, con riferimento alla copiosa presenza delle predette aree, potrebbe essere, di per sé, motivo sufficiente per una revisione del progetto di
istituzione del Parco nazionale degli Iblei.
LA COMMISSIONE, DUNQUE, IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE a chiedere al Governo nazionale l’abrogazione della previsione di cui all’articolo 26, del decretolegge n. 159/2007, convertito con modificazioni in legge n. 222/2007, ai sensi della quale è prevista l’istituzione del Parco degli Iblei e, conseguente, a sospendere l’iter istitutivo; a interloquire con il Governo nazionale affinché si rivaluti la stessa opportunità dell'istituzione del
Parco nazionale degli Iblei, individuando alternative forme di tutela ambientale del territorio; o, in
alternativa, ad avviare un nuovo iter procedurale che, attraverso un effettivo coinvolgimento di tutti
i soggetti interessati, nel rispetto dell'art. 22 della legge 26 dicembre 1991, n. 394, garantisca alle
filiere produttive locali lo svolgimento delle proprie attività e, più in generale, una perimetrazione
del Parco coerente con l’antropizzazione del territorio nel quale ricade.
Sembra dunque che la Regione si sia espressa con chiarezza sull'utilità del parco e che probabilmente qualcuno non abbia voluto trasmettere tale risoluzione al governo centrale chiudendo così l'iter.
Si manifesta quindi una grave omissione da parte di qualche burocrate palermitano che è colpevole, fin da quel momento, di  non aver svolto il proprio compito. Siamo certi che le intenzioni di Legambiente siano più che sincere ma le espressioni di contrarietà sono numerose.  A conferma di quanto detto dalla Commissione Legambiente afferma che il parco è molto esteso, certamente troppo, poichè interessa circa 146 mila ettari, con la presenza di 16 Siti di Interesse Comunitario (SIC) molte delle quali trasformate in Zone Speciali di Conservazione (ZSC). Questi Siti, che si estendono per circa 27.847 ettari tra le province di Siracusa, Ragusa e Catania, tutelano un’incredibile biodiversità, come quella presente nelle cave del massiccio ibleo. E' anche vero che il  TARvuole fare applicare la normativa chiedendo di completare un processo già svolto ma che non ha avuto il placet della Regione, condizione questa essenziale per l'istituzione di un Parco.
Il futuro dell'area iblea conclude Legambiente deve essere basato su un modello di sviluppo sostenibile e in armonia con l'ambiente naturale unico in tutta Italia che abbiamo il privilegio di abitare, un modello che il Parco potrà
aiutare a realizzare e tutelare. Esattamente quello che si è fatto fino ad ora!!


Il Parco degli Iblei : lo scontro tra ambientalisti, burocrazia e il no del territorio

Il Parco degli Iblei : lo scontro tra ambientalisti, burocrazia e il no del territorio

Di fronte alla recente sentenza del TAR che impone di chiudere l'iter istitutivo, riesplode la protesta dei residenti e delle imprese al gridodi «Questo parco rischia di paralizzare lo sviluppo economico». Un braccio di ferro che dura da quasi vent'anni e che non può trovare una soluzione ragionata a trascina nelle aule di tribunale rischiando  di spaccare definitivamente il territorio.  Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Catania ha accolto il ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste (tra cui l'Ente Fauna Siciliana), intimando alla Regione Siciliana e ai ministeri competenti di concludere l'iter per l'istituzione del parco entro 180 giorni, pena il commissariamento. Se da una parte il mondo dell’ambientalismo esulta parlando di "vittoria storica" per la tutela della biodiversità, dall'altra riesplode il malumore della stragrande maggioranza dei cittadini, degli agricoltori e delle imprese dell'area iblea, un coro di no che corre veloce soprattutto sulle piattaforme social. Lo sanno bene gli stessi soci dell'ente Fauna che hanno visto il loro post subissato da critiche impietose e anche qualche politico non ha raccolto i consensi che sperava. La sentenza del TAR arriva dopo una fase di stallo politico che non era affatto casuale. Negli anni scorsi, interpretando i forti timori delle comunità locali, la Commissione Ambiente dell'Assemblea Regionale Siciliana aveva preso atto delle criticità, deliberando lo stop dell'iter per chiedere una profonda ridefinizione dei confini (la perimetrazione) o addirittura l'abolizione del progetto così come concepito. La preoccupazione dei residenti dei 32 comuni coinvolti (tra le province di Siracusa, Ragusa e Catania) non è legata al rifiuto della tutela ambientale, ma alla paura concreta della paralisi burocratica.  Lo si evince ancora dai post e nei commenti che affollano i social network in queste ore. Il timore è unanime: l'introduzione di vincoli rigidissimi in un'area già fortemente regolamentata rischia di dare il colpo di grazia all'economia locale. Forte anche la preoccupazione dello stallo che verrà fuori mentre la politica cerca di assegnare le poltrone al costituendo Ente parco.  Le critiche principali sollevate dal tessuto produttivo e dai cittadini si concentrano su punti precisi:  Agricoltura e Zootecnia al palo: Tutti sappiamo che negli Iblei  c'è davvero l'eccellenza agroalimentare e zootecnica  della Sicilia e nuovi vincoli e autorizzazioni finirebbero per appesantire il lavoro di aziende che combattono già con i costi di gestione e la burocrazia ordinaria.
Il blocco dell'edilizia e dell'artigianato come hanno denunciato con forza dalle associazioni datoriali (in prima linea la CNA), la perimetrazione calata dall'alto rischia di congelare i piccoli cantieri, le manutenzioni e lo sviluppo delle imprese artigiane nei centri storici e nelle aree rurali. Ma la protesta popolare cresce proprio perchè non si è dato ascolto alla proposte alternative subito ignorate infatti  le istituzioni centrali hanno ignorato soluzioni di compromesso, come la proposta di un "parco reticolare" avanzata dall'Unione Valle degli Iblei, pensata per tutelare i siti naturalistici di pregio senza strangolare le attività umane e i centri abitati. Il timore unanime, riportato da molti utenti su Facebook che riportano il pensiero di molti, è quello di venirci a trovare con un altro ente inutile che produce solo divieti, scartoffie e poltrone, mentre le nostre strade cadono a pezzi e l'agricoltura muore.
L'aut aut del TAR sposta la palla nel campo della politica regionale che in 180 giorni dovra o subire passivamente un'istituzione calata dall'alto che rischia di infiammare la protesta sociale, o tentare una corsa contro il tempo per riaprire i tavoli di contrattazione con i sindaci e i territori. Non è una buona pratica cercare di salvare il salvabile accettando una perimetrazione che i siciliani degli Iblei continuano a percepire come una minaccia al proprio futuro. Ma la prima cosa da fare è quella di opporsi a questa decisione del Tar che presenta diversi lati oscuri. La Regione con la sua avvocatura dovrà immediatmente ricorrere al CGA mentre si andrà a preparare una proposta più idonea alle esigenze del territoro. Il sindaco di Buccheri il cui territorio è tutto nell'area del parco ha fatto questa dichiarazione.


Per lasciare spazio a nuove strutture commerciali.

Per lasciare spazio a nuove strutture commerciali.

Crediamo che Ragusa sia una delle città siciliane che hanno più supermercati nella sua area abitativa. Forse poi non sarà davvero così ma l'impressione è quella. Ora si è aperto il dibattito per tutto quello spazio, definito ex Ancione, che si trova di contrada Tabuna, di fronte alle Masserie al di la della strada e del muro. Li c'era la fabbrica di asfalto, in corso di demolizione in questi giorni,  della famiglia Ancione, molto conosciuta in Sicilia ma non originaria degli iblei. Industriali di razza, senza dubbio, che erano riusciti a fare un piccolo impero nel settore dell'asfalto mantenendo una tradizione che a Ragusa era viva fin dall'inzio del secolo scorso. Poi tutto è finito. Gli uffici dell'azienda, nel centro della città, sono stati trasformati in grandi palazzi e l'area industriale vera e propria, in verità, era rimasta abbandonata e quasi  in degrado. Dicevamo della polemica. Il PD ha sposato la causa di chi chiede che quell'area resti a imperituto ricordo di quello che era. L'amministrazione invece guarda al commercio e potrebbe cedere alle lusinghe del businnes.
Il Pd non demorde ed ecco il comunicato del segretario cittadino avv. Schinina: Ci avevano detto che l’area dell’ex fabbrica Ancione sarebbe stata destinata a servizi per la città. Oggi scopriamo che, se le informazioni emerse saranno confermate, quei servizi coinciderebbero con l’ennesimo supermercato. Una prospettiva che rende ancora più grave la demolizione di un luogo simbolico della memoria industriale ragusana e la distruzione delle opere del progetto Bitume”.
“Non siamo di fronte a una vera riqualificazione – prosegue Schininà – ma a una trasformazione radicale dell’area. Dove sorgeva un sito legato alla storia produttiva della città, dove tra il 2016 e il 2020 artisti di rilievo internazionale avevano realizzato le oltre quaranta opere del progetto Bitume, rischiamo di ritrovarci l’ennesima struttura della grande distribuzione. Il punto politico sul quale la città dovrebbe interrogarsi è se l’amministrazione comunale abbia mai provato davvero a immaginare per quell’area una funzione diversa, coerente con la sua storia e con il valore culturale che quel progetto aveva restituito alla città. Secondo noi, le logiche del profitto privato hanno prevalso sull’interesse pubblico e su una visione complessiva della città”.
Alle parole di Schininà si aggiungono quelle del gruppo consiliare PD. “Il caso Ancione purtroppo non è isolato 
 dichiarano Peppe Calabrese, Giuseppe Podimani e Mario Chiavola . In pochi mesi Ragusa ha visto scomparire due luoghi della propria memoria industriale: l’ex Ancione e il Mulino Curiale, entrambi destinati a lasciare spazio a nuove strutture commerciali. Proprietà private, certo, ma sulle quali un’amministrazione attenta avrebbe dovuto tentare di orientare le scelte, avviare un confronto, interloquire con la Soprintendenza e con la città. Invece, quando, per difendersi, il sindaco scrive sui social ‘Cosa avrebbe potuto fare il Comune?’, non fa altro che ammettere l’assenza di una strategia pubblica. Il Comune avrebbe potuto e avrebbe dovuto aprire un dialogo non solo per tutelare il sito di archeologia industriale e il nuovo patrimonio culturale, ma anche per valutare strumenti urbanistici capaci di promuovere una visione alternativa. Invece, confermando un metodo già visto troppe volte, ha scelto di non scegliere”.
“Dopo otto anni di amministrazione Cassì – concludono dal PD Ragusa – resta una città che perde pezzi della propria storia e li sostituisce con funzioni commerciali tutte uguali. Una città mercato, un non-luogo che rischia di smarrire, pezzo dopo pezzo, memoria e identità”.


Fondi per i siti Unesco. Trascorsi 25 anni ma si poteva fare di più.

Fondi per i siti Unesco. Trascorsi 25 anni ma si poteva fare di più.

La città di Ragusa ha da tempo abdicato al  suo ruolo di capitale  reale del tardo barocco del Sud Est a causa del disinteresse mostrato,nel tempo, da sindaci ed amministratori, Eppure essendo inserita nella lista Unesco con tutto il centro storico e ben 18 monumenti rappresenta il vero punto di forza  del territorio. Basti pensare ad esempio che Modica ha solo due chiese nella lista, Scicli la sola Via Mormino e Catania solo la Via Crociferi. Purtroppo in quegli anni, prima del 2000 mila, nessuno,  in verità solo chi vi scrive,  alzò  la voce per contestare la  definizone di  citta del " Val di Noto" che faceva riferimento alla antica suddivisione  geo politica degli arabi prima dei Normanni.  Si parla di un inutile associazione del Sud Est che pur avendo avuto a disposizone dei capitali non ha saputo ne mettere in piedi il necessario "piano di gestione" e tanto meno metterlo in pratica. La presidenza di questo fantomatico distretto è passata tra le mani dei sindaci di Noto, come per volontà divina, e poi di Caltagirone. E dire che Ragusa ha versato somme importanti ma a causa della ritrosia dell'amministrazione siamo succubi del "Val di Noto" Non è campanilismo becero è  constatazione di una evidente incapacità a guidare le sorti dell'intero Barocco del Sud Est nonostamnte le diverse occasioni avute perutilizzare questo strumento che per ora non serve a nulla. La Regione  ne capisce ancora meno e si limita a suddvidere fondi non puntando alla bonta di un progetto ma solo in base, forse , alla popolazione. o ad altro parametro che non conosociamo. La consigliera comunale di Ragusa, Rossana Caruso, ha ora  presentato una mozione di indirizzo che impegna l’Amministrazione comunale a utilizzare queste risore in modo mirato e strategico.  Per Ragusa, la somma disponibile ammonta a 162.741 euro, destinata — come previsto dall’articolo 26 della legge regionale per l’esercizio finanziario 2026 — esclusivamente alla valorizzazione culturale e del patrimonio artistico e museale.

La mozione sottolinea come il centro storico e Ragusa Ibla rappresentino il cuore identitario della città, il luogo dove si concentra la maggior parte del patrimonio monumentale. Per questo, Caruso propone che le risorse siano destinate prioritariamente a un programma organico di valorizzazione culturale, capace di rafforzare la partecipazione dei cittadini, sostenere la vivibilità del centro storico e accrescere l’attrattività turistica.

«Dobbiamo investire in iniziative che rendano i nostri luoghi della cultura più accessibili e più vivi — prosegue Caruso —. Penso ad aperture straordinarie serali e festive, a visite guidate gratuite, a percorsi culturali che raccontino la storia e l’identità di Ragusa. Penso soprattutto ai giovani: è fondamentale coinvolgere le scuole, creare laboratori, attività educative, strumenti che permettano alle nuove generazioni di conoscere davvero il patrimonio che hanno ereditato». Tra gli impegni richiesti alla Giunta, anche la predisposizione di un programma pubblico e trasparente sull’utilizzo dei fondi, con l’indicazione degli interventi previsti, dei relativi costi e degli obiettivi culturali perseguiti, oltre a una relazione finale al Consiglio comunale sui risultati ottenuti. «Questa mozione — conclude Caruso — vuole essere uno stimolo e un atto di responsabilità. Ragusa possiede un patrimonio unico, riconosciuto nel mondo. Sta a noi valorizzarlo, renderlo vivo, farne un motore di crescita culturale e sociale. È un dovere verso la città e verso chi la abita». Noi siamo d'accordo ma ci farebbe piacere che questi fondi, seppur limitati, possano essere utilizzati per conquistare qule ruolo del quale abbiamo parlato in apertura. Noto guadagna molto in promozione solo per questa definizione di capitale del barocco che è legittima ma non certo esclusiva. Da quasi 10 anni il sindaco Cassì ha avuto la possibilità di far valere i suoi diritti ma è sempre stato defilato. Una grave colpa proprio ora che si andranno a celebrare i 25 anni del riconoscimento Unesco.  Per inciso la foto di copertina è del 2023 e ritrae i responsabili della gestione di siti. ma non abbìamo notizia dei progetto e dei  risultati.


Non tavoli ma azioni

Non tavoli ma azioni

La mia lunga esperienza sull'isola di Malta mi costringe ad essere molto attento nel giudicare le iniziative che possono coinvolgere la provincia e la cosidetta Isola dei Cavalieri. Lo dico perchè negli anni ho visto nascere, e naufragre in questo pezzo di mare, decine di iniziative private o pubbliche, di categoria o in solitario. Ho visto accordi tra i nostri governi e che miravano a costituire società nell'ambito del commercio, del turismo o del settore aereo ma tutto finisce sempre in mare. A noi manca quella tenacia che invece i Maltesi hanno per essere stati piccoli e coloniali ma oggi nazione importante con il Pil che cresce di più nella UE. Dunque sono sempre un po' scettico anche perchè nell'isola a poche miglia da noi sono agili nelle imprese, senza burocrazia e se c'è da fare una cosa la fanno e basta senza parlarsi addosso.  Ora c'è dunque  l'iniziativa di Gaetano Mauro, consigliere comunale e non operatore qundi,  che in un primo momento sembrava avversare la vendita del nostro porto ai Maltesi ora si è reso forse  conto che loro vanno avanti senza chiedere contributi e senza curarsi delle polemiche. L'idea dunque è quella di costituire un'associazione, ma ne abbiamo già tante, che faccia crescere il businnes  tra le due sponde del canale. Tutto buono e bendetto! Anche perchè questa volta loro hanno biosgno di noi!. Non lo dicono apertamente ma è chiaro che i centomila passeggeri trasportati?? ( forse troppi)  hanno bisogno di servizi di accoglienza, ricettivi, commerciali, ristorativi e cosi via e a darli possiamo essere solo noi all'arrivo a Marina. Inoltre gli orari per 5 giorni la settimana favoriscono il nostro incoming. Mauro, dunque, ha invitato a un incontro bilterale  operatori turistici, tour operator, albergatori, rappresentanti delle strutture ricettive, agenzie di viaggio, associazioni di categoria e possibili protagonisti della filiera dell’accoglienza, Ragusa e Malta.
Purtroppo sono assolutamente contrario alle cabine di regie e ai tavoli di concertazione dove si guarda all'obiettivo facendolo allontanare sempre di piu. Gli operatori privati devono creare le loro proposte da offrire ed il pubblico, se c'è, può aiutare nella promozione  e nel migliorare i servizi di accoglienza, i collegamenti della provincia, l'offerta dei prodotti a prezzi calmierati e favorire la ricettvità alberghiera che è quella che soffre di più.   Mauro ha dichiarato: Siamo riusciti a mettere attorno allo stesso tavolo il proprietario del Ragusa Express e i rappresentanti del nostro sistema turistico locale. È un segnale importante che dimostra quanto il territorio creda nella necessità di costruire alleanze strategiche e progetti condivisi”. Ma secondo noi l'offerta turistica è soggettiva e figlia della capacità imprenditoriale di ogni singola struttura ricettiva o agenzia di viaggi. Da noi non ci sono consorzi di albergatori e la concorrenza è spietata e competitiva. La notizia buona, inoltre, viene proprio dal Porto Turistico che presenta una situazione di overbooking che conferma la forte attrattività della destinazione. I maltesi hanno fatto importanti investimenti nel territorio. Ora è giusto che assieme agli operatori locali si cerchi di sviluppare un sistema d'accoglienza al top nel Mediteraneo. Mauro ha fatto un passo e l'amministrazione comunale?