MA CHE BEL CASTELLO

MA CHE BEL CASTELLO

Non abbiamo avuto il piacere di ricevere via mail il comunicato stampa, almeno credo si trattasse di questo, emesso dalla cordata Civita/Logos impegnata a fare da partner al comune di Ragusa per la gestione del Castello di Donnafugata. Un altro segnale di trasparenza! Non si mandano notizie a chi si permette di criticare. Comunque ho avuto modo di leggere su altri siti quanto da loro dichiarato. Mostrano sorpresa, ad esempio, per la tempistica: solo 3/4 giorni dicono loro, tra la firma del funzionario sulla delibera di stop alle trattative e la pubblicazione all'albo pretorio senza un ulteriore confronto o altro. Chi vi scrive non sa cosa possa essere successo ma sembra scontato che dei funzionari comunali, di lungo corso, si siano trovati di fronte a problematiche insormontabili soprattutto essendo a conoscenza di quanto si era impegnato il sindaco. Torno un attimo sulla tempistica e sulla trasparenza senza preoccuparmi di chi siano le società e quanto valgano nel settore. Si lamentano, dicevamo dei pochi giorni trascorsi tra delibera dirigenziale e la immediata pubblicazione. Non dovrebbero parlarne proprio. Pensate che a luglio scorso, del 2024, il funzionario incaricato aveva fatto una delibera nella quale dichiarava letta e valutata la proposta di partenariato addirittura 3 giorni prima che arrivasse al protocollo del comune. Più veloce della luce quindi! In seguito a questa approvazione sospetta veniva pubblicato un bando che chiedeva ad altre eventuali pretendenti di proporre un progetto migliore. Tutto nel giro di un mese, in piena estate, entro i primi di settembre. Impossibile naturalmente perchè si sa che in quel periodo c'è poca attenzione e poi, per studiare qualcosa di valido sul Castello, che fosse concorrenziale all'altro già presentato, ci vuole tempo, disponibilità del Comune, esperti, assessori, responsabili del bene, dirigenti compresi, come si evince dalle relazioni presenti agli atti. Era certamente un escamotage per far passare tutto sotto silenzio e poi, una bella mattina, il sindaco ci avrebbe detto che, essendoci una sola proposta di partenariato l'aveva scelta, "ob torto collo", e il castello passava ai privati. E sono state proprio queste le motivazioni che hanno suscitato le proteste dei ragusani ( qualcuno invece era d'accordo come ci ha tenuto a scrivere un lettore) compreso la Provincia ed anche il Prefetto che ha convocato il sindaco "pregandolo" di allungare i termini del bando. Certo dopo 18 mesi di lavori, di commissioni, di indagini di mercato, sembra strano che la vicenda sia andata a finire così. Leggendo le lunghe relazioni dei funzionari comunali, puntualissime nelle descrizioni dei passaggi compiuti, le loro precise richieste, non soddisfatte, penso che sia difficile rimettere in piedi il progetto neanche per vie legali. Ma è pur vero che il Castello ha bisogno di interventi precisi e dispendiosi ma non basta mettere del personale in più. Occorre cambiare del tutto il metodo della gestione e delle visite investendo anche in multimedialità per far comprendere meglio i personaggi e il loro periodo storico. Lo si fa in tantissimi castelli dove, con la realtà aumentata, si da vita ai personaggi che raccontano le loro vicende rivolgendosi direttamente ai visitatori Da noi, invece, molta gente fa la fila, paga, entra, fa un giro veloce nelle stanze, va nel parco, sale sulla terrazza ed esce senza riuscire a cogliere la vera essenza del palazzo. Nessuno spiega chi fosse il barone e neanche in quale contesto è vissuto. Eppure Donnafugata, non per niente è inserita tra le "case della memoria" ha tanto da raccontare di quel periodo tra le due Ragusa, l'unità d'Italia, la politica e il quieto vivere in campagna.
Ribadisco infine la mia idea relativa al "Mudeco" che considero fuori contesto non per il periodo storico ma per la mancanza, negli abiti esposti, di un qualunque collegamento con la famiglia che abitò Donnafugata. Liberando spazi vitali nel castello lo avrei spostato a Palazzo Zacco ampliando l'offerta culturale cittadina che al momento è davvero bassa. Concludo nella speranza che il comune pensi ad un grande progetto di restauro mettendo a bando la gestione con precise direttive per trasparenza e tempistica. Il progetto presentato da Civita e soci probabilmente è buono ma avranno tempo di riproporlo partecipando ad un bando vero.

Come se non fosse accaduto nulla.

Come se non fosse accaduto nulla.

Il sindaco di Ragusa è davvero un personaggio eccezionale. Riesce a girare la frittata come vuole ma sempre nella speranza che i suoi cittadini siano d'accordo. Nella vicenda del Castello, lo sanno tutti, non c'era un ragusano d'accordo alla cessione a privati della gestione a condizioni ultra favorevoli. Quando è scoppiata la grana, più di un anno fa,  si è difeso come una tigre accerchiata mettendosi contro tutti, prefettura e provincia tra l'altro, e insistendo, in modo direi anche esagitato, per spingere la sua idea che abbiamo dimostrato del tutto errata. E i tanti motivi sono stati evidenziati in decine di articoli ed interviste. Ma lui niente, non si è spostato di un millimetro come d'altronde è solito fare. Mai che possa accettare un consiglio, un suggerimento su questo argomento e non solo. Eppure nella sua veste, anche, di assessore al turismo, dalla quale abbiamo spesso chiesto le dimissioni, doveva partire proprio da Donnafugata per studiare un nuovo modo di offrire al turista la fruizione di tutto il territorio. Invece no!! Comunque la sua difesa, dopo che si è saputo della bocciatura da parte della dirigenza comunale del possibile accordo di partenariato con la Civita Italia ed altri, è a dir poco stupefacente. Abbiamo sbagliato noi giornalisti , in primis, e poi i cittadini,, dichiara in un comunicato stampa, ad avversare la soluzione da lui studiata ed ora ne piangeremo le conseguenze perchè il castello ha bisogno di aiuto.  Sempre in quel comunicato ci dice che la  procedura si è conclusa con una determinazione negativa degli uffici comunali. per la  la mancanza di presupposti per la prosecuzione della trattativa.
Eppure la società aveva avuto oltre 6 mesi di tempo per studiare e poi formular la proposta migliore, in tema di piano degli investimenti, manutenzioni programmate e rimodulazione del progetto economico finanziario.
E ora, dopo un anno, dopo che la commissione tecnica aveva osannato il progetto mostrandone le eccellenti possibilità di sviluppo, dopo una trattativa a quanto pare intensa e dettagliata..... va tutto in malora.
Il sindaco poi conclude alla grande: " Tutto ciò serve a smentire chi ha alimentato sospetti e illazioni, anche da questo epilogo emerge la correttezza  dell'amministrazione che ha fatto le pulci al progetto prima che andasse in consiglio. E meno male sennò chissà cosa ci saremmo dovuti aspettare.
Infine  viene inserito nella vicenda un nuovo termine che è quello della" collaborazione - e sottolinea collaborazione" di un soggetto privato nella gestione del Castello. Fino ad ora non ci sembra sia mai stato usato ma si sa da noi tutto è relativo. A conclusione mi permetto di aggiungere qualche considerazione personale. Il castello, al quale sono particolarmente affezionato, ha bisogno di interventi seri sia nella struttura che negli arredi che seppur restaurati 25 anni fa, ora sono in disfacimento. Siccome il Comune è bravissimo ad intercettare finanziamenti sarebbe il caso di fare dei progetti, reali e funzionali, dal punto di vista della manutenzione ordinaria e straordinaria e nello stesso tempo creare un organismo collegato che possa avere del personale che lavori nei vari settori, senza prebende di favore, per arrivare al salto di qualità auspicato.


Che ribassi!!!

Che ribassi!!!

Manco a farlo apposta, ma state pur certi che in questo caso non c'è nulla da ridire, ma sembra strano che su un lavoro corposo come quello della metroferrovia ci sia un ribasso del 25 per cento che  ovunque verrebbe considerato anomalo. Cero perchè uno sconto di un quarto sul costo dei lavori fa pensare. O il progettista non ha saputo fare bene i conti, e rischiava di creare un danno economico alla amministrazione appaltante, oppure la ditta aggiudicatrice, con i tempi che corrono, dovrà lavorare con molta attenzione per non finire sul lastrico visto che affronta un compito che costerà di più di quanto ha offerto. Ma già ad inizio di quest0 2025 sono stati aggiudicati i “Lavori Metroferrovia – Polo Ospedaliero – Cisternazzi – Opere di connessione al tessuto urbano”  ad un Consorzio con sede a Milano per il prezzo di  992.996 euro, compresi gli oneri di sicurezza non soggetti a ribasso, pari a euro 22.000, al netto del ribasso offerto addirittura del 31,620% su un importo a base  di gara di euro 1.442.000 comprensivo degli oneri di sicurezza. Come possono accadere queste cose?
Comunque ecco la notizia di oggi: Il Comune di Ragusa, Settore XI Appalti, Contratti, Patrimonio, ha formalizzato l'aggiudicazione efficace dei lavori relativi all'intervento di riqualificazione della periferia storica di Ragusa: ripristino accessibilità e connessione con la città moderna attraverso la ferrovia urbana – metroferrovia - fermata Carmine – Stralcio A. L'intervento include anche misure per la riduzione del rischio idrogeologico e opere di connessione al tessuto urbano. L'importo complessivo a base d'sta ammontava a € 12.000.000,00.
La procedura è stata finalizzata con la Determinazione Dirigenziale n° 2259 del 13/05/2024. I lavori sono stati aggiudicati all'operatore economico C.G.C. S.R.L., con sede in San Gregorio di Catania (CT) che ha praticato un ribasso pari al 25,123%. L'mporto contrattuale ammonta a € 7.575.485,38 (oltre I.V.A.).


Fermarsi è un atto di responsabilità

Fermarsi è un atto di responsabilità

Si è svolto ieri sera il Consiglio comunale aperto che il Partito Democratico di Ragusa ha fortemente voluto per discutere del nuovo bando per la gestione del servizio di raccolta dei rifiuti indetto dal Comune di Ragusa. Una gara da oltre 105 milioni di euro che impegnerà i bilanci della la città per i prossimi otto anni. Il PD cittadino aveva richiesto la seduta già il 1° ottobre, ma la convocazione è arrivata solo dopo 54 giorni, un ritardo giudicato “ingiustificabile e mortificante” dai consiglieri e dalla segreteria dem.

A intervenire in aula anche il segretario del circolo PD di Ragusa, Riccardo Schininà, che ha portato la discussione sul piano politico e istituzionale. Schininà ha evidenziato come l’esclusione del Consiglio da un confronto preliminare rappresenti una carenza di sensibilità democratica già emersa in altre vicende, dal Piano Regolatore Generale al caso Iblea Acque. "Il Consiglio comunale - ha detto - non può essere scavalcato su atti strategici da decine di milioni di euro: è una questione di rispetto delle istituzioni e della democrazia". Il segretario ha sottolineato che un passaggio in aula avrebbe consentito ai gruppi politici di proporre osservazioni utili a migliorare il servizio, dalla partecipazione delle imprese alle tutele dei lavoratori, fino alla definizione più rigorosa del sistema sanzionatorio.
Schininà, inoltre, ha ribadito la necessità di procedere con la massima cautela considerando che il 24 gennaio si terrà l’udienza del TAR sul ricorso presentato dal Partito Democratico. "Se il TAR dovesse darci ragione e nel frattempo la gara fosse stata già affidata, il danno per il Comune sarebbe enorme. Fermarsi è un atto di responsabilità", ha concluso.
Per questa ragione il Partito Democratico invita l'amministrazione a sospendere ogni procedura in attesa del pronunciamento del TAR, ribadendo che, comunque vada, continuerà a vigilare su ogni fase del procedimento, chiedendo trasparenza, confronto e pieno rispetto delle istituzioni.
Il capogruppo del PD Peppe Calabrese ha denunciato l’assenza di un vero confronto istituzionale su un atto che inciderà sulla vita amministrativa di tre diverse consiliature. "Un bando di questa portata non può essere blindato dall’Amministrazione e sottratto al Consiglio comunale", ha affermato, sottolineando come la città non sia stata adeguatamente informata del Consiglio aperto. Il capogruppo dem, inoltre, ha evidenziato un atteggiamento sempre più accentratore dell’Amministrazione, che dopo le dimissioni dell’assessore all’Ambiente continua a concentrare deleghe e responsabilità nelle mani di pochi, marginalizzando il resto della giunta. "Siamo di fronte a una gestione antidemocratica che priva l'Aula del proprio ruolo - ha aggiunto - mentre nelle passate amministrazioni atti di questa rilevanza venivano sempre discussi in Consiglio".
Il consigliere ha richiamato anche alcune criticità del capitolato, dalle garanzie insufficienti per i lavoratori stagionali alle disparità nella pulizia delle spiagge tra Marina di Ragusa e altre zone del territorio, passando per la partecipazione limitata a sole tre ditte, dato considerato anomalo per una gara di queste dimensioni. Calabrese ha ricordato che le tre proroghe degli ultimi anni hanno prodotto milioni di euro di extracosti per interventi fuori capitolato: "Se davvero l’obiettivo era migliorare il servizio, perché arrivare con anni di ritardo e con costi così elevati?", ha domandato.

Forte disappunto per il rinnovo della Sac

Forte disappunto per il rinnovo della Sac

Ecco finalmente un segnale di dissenso da parte delle associazioni di categoria per le nomine Sac. Un atto necessario nel tentativo di ripristinare il giusto rapporto all' interno della società digestione aeroportuale al momento sottoposta alle scelte di commissari.
Ecco il testo.
Le associazioni di categoria del territorio del Sud Est, in una nota congiunta, esprimono "forte disappunto per il rinnovo del Consiglio di amministrazione della Sac Spa, società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso e il cui principale azionista è la Camera di commercio, con una partecipazione superiore al 60%". Le associazioni ricordano che "avevano accolto positivamente le dichiarazioni del presidente Schifani che, lo scorso aprile, invitava il commissario della Camera di commercio del Sud Est, Antonio Belcuore, ad approvare con urgenza il bilancio dell'ente e ad astenersi da decisioni sulla governance della Sac, evidenziando che 'tale scelta spetta agli organi della Camera di Commercio, una volta ricostituiti, per assicurare una rappresentanza adeguata e il rispetto delle procedure', invitandolo, inoltre, ad avviare celermente le procedure di rinnovo". "È doveroso riconoscere - prosegue la nota - che le procedure sono state effettivamente avviate e che la prima fase si è conclusa, con la consegna della documentazione da parte delle associazioni di categoria lo scorso 10 novembre. Va inoltre evidenziato come, in questo percorso di rinnovo camerale, la grande maggioranza delle associazioni, dalle più rappresentative alle più piccole, abbia dimostrato un forte senso di responsabilità, condividendo una visione comune e una progettualità per il futuro della Camera di commercio del Sud Est. Le nomine del Cda della Sac deliberate dall'assemblea il 21 novembre, pur formalmente legittime, appaiono però discutibili dal punto di vista dell'opportunità e della forma". Le associazioni di categoria annunciano che "continueranno comunque a svolgere con determinazione la loro funzione di rappresentanza delle imprese" e che "intendono individuare proposte e progetti, nell'interesse di tutto il comparto economico". "Ci auguriamo - conclude la nota - che l'iter per il rinnovo camerale si concluda in tempi brevi, così da restituire alla Camera di commercio del Sud Est una governance pienamente legittimata, e che si possa aprire al più presto un dialogo costruttivo con le Istituzioni e le rappresentanze politiche, nel rispetto dei ruoli, per condividere le politiche di sviluppo del Sud Est siciliano".
Purtroppo,  pur non avendo nulla contro questo nuovo CDA, è evidente la spartizione partitica che lo ha fatto nascere. Inoltre non si notano elementi di discontinuità con il rischio, tangibile, di non volere cambiare nulla che riguarda Comiso. In una intervista ad un quotidiano catanese Torrisi riparla di futuro roseo facendo riferimento alla continuità territoriale e senza novità per i voli internazionali che sono essenziali. Molti commenti raccolti tra gli interessati al problema Comiso dicono però che l'intervento delle associazioni è tardivo facendo pensare addirittura di una sorta di sponda  offerta alla politica. Insomma, come sempre , qualcuno sta giocando con l'economia del nostro territorio sacrificandola alla politica.


Che succede nella giunta Cassì?

Che succede nella giunta Cassì?

Le voci circolavano da giorni, ma oggi sono diventate una notizia ufficiale che scuote la tranquillità apparente  di Palazzo dell'Aquila. L'Assessore Mario D'Asta ha rassegnato le proprie dimissioni, inviando una mail protocollata e, contestualmente, un messaggio al gruppo di maggioranza che ha fatto rapidamente diffondere la notizia. Un epilogo in verità atteso, ma non per questo meno dirompente, che mette in luce una frattura insanabile con il Sindaco Peppe Cassì.  Alla base del dissidio pare esserci stata la volontà del Sindaco di ridisegnare le deleghe  dopo le dimissioni di Massari . Le indiscrezioni parlavano di una decisione già presa da Cassì: togliere all'Assessore D'Asta le competenze sul Verde Pubblico e sui Servizi Cimiteriali per trasferirle al Consigliere comunale Giovanni Iacono, molto stimato dal sindaco. Secondo le ricostruzioni,  Cassì avrebbe auspicato una accettazione silenziosa e senza discussioni da parte di D'Asta. Tuttavia, l'Assessore non era affatto d'accordo con tale riorganizzazione e ha espresso la sua ferma contrarietà.  L'ultimo incontro tra i due non sembra aver portato a una conciliazione, nonostante il Sindaco avesse forse sperato di "mantenere le posizioni" e disinnescare la crisi. Tutti i tentativi successivi di mediazione sono risultati vani. Non ha sortito effetto neanche le telefonate del Vicesindaco Giuffrida, che avrebbe provato a far recedere D'Asta dalla sua ormai imminente decisione. La determinazione dell'Assessore era ormai chiara. E' anche probabile che tra le motivazioni ci sia anche quella che riguarda la nuova veste della giunta sempre più targata "Forza Italia" È troppo presto per capire a cosa può portare, politicamente parlando, questa mossa. Quel che è certo è che le dimissioni di D'Asta mostrano un malessere che non può essere nascosto. L'ex Assessore si pone ora, inevitabilmente, come segno tangibile del disaccordo che regna in giunta diventando  l'esempio lampante del dissenso interno. D'Asta ha dimostrato, al contrario di altri,  di  avere una dignità politica, cosa  molto rara nell'ambito del Consiglio Comunale, mostrando di voler arginare le "politiche sempre più spregiudicate di Cassì e del suo cerchio magico". Secondo noi  la politica ragusana entra in una fase di  incertezza che trova conferma nella crisi della maggioranza regionale. Se solo il sindaco avesse immaginato  quello che è accaduto in questo ultimo mese avrebbe continuato a fare "l'indiano" senza accettare le lusinghe dei partiti. .


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Il progetto politico “Governo di Liberazione

Il progetto politico “Governo di Liberazione

Nel corso della presentazione del progetto politico “Governo di Liberazione” a Ragusa, l’on. Cateno De Luca ha illustrato – anche attraverso una metafora calcistica – la visione che Sud Chiama Nord propone alla Sicilia per costruire una vera alternativa di governo. De Luca ha spiegato che in ogni squadra arriva un momento in cui, pur avendo un gruppo affiatato, serve qualcosa in più per vincere davvero il campionato: «Nel calcio – ha detto – capita che una squadra cresciuta insieme, che ha già vinto qualche partita, si renda conto che così non può vincere il campionato. Allora si va a cercare il fuoriclasse, il giocatore che in altri contesti ha dimostrato il suo valore, ma che lì non ha avuto le condizioni per far vincere il campionato. È un meccanismo normale: se vuoi arrivare in cima, devi investire sul fuoriclasse.»Ri collegandosi al dibattito politico siciliano, De Luca ha commentato:
«Il cosiddetto campo largo si considera una squadra affiatata. Nel 2022 dicevano di essere uniti, poi si sono divisi in due squadre appena arrivati in campo. Tre anni fa si sono massacrati, oggi fanno finta di essere compatti. Sono andati pure sotto il mantello di San Martino, ma non ci hanno voluto: non ci hanno invitato. E gli ostracismi non servono a nulla, perché non si cambia una terra con queste logiche.»  Il leader di Sud Chiama Nord ha poi rilanciato la metafora:
«Se una squadra vuole vincere il campionato, prende il fuoriclasse. Se invece vuole solo vincere qualche partita e restare nelle zone alte della classifica ma senza arrivare al titolo, allora fa altre scelte. Il punto ora è semplice: il centrosinistra deve decidere se vuole continuare a fare opposizione sterile o se vuole tentare di vincere il campionato.»
«Il campionato – ha aggiunto – si può vincere in un solo modo: prendendo chi fa la differenza. Piaccia o no, i sondaggi e i numeri dicono che in Sicilia i fuoriclasse siamo noi. Quindi se vogliono vincere le elezioni devono scegliere Cateno De Luca come candidato alla presidenza della Regione. Siamo riconosciuti dall’elettorato regionale. E lo siamo perché non abbiamo mai cercato di fare finta politica nazionale: siamo un movimento regionale che funziona e che ha costruito una credibilità reale nei territori.»
La tappa di Ragusa si inserisce nel tour di presentazione del Governo di Liberazione, che in queste settimane sta attraversando la Sicilia per incontrare stampa, cittadini e sostenitori. Nel corso della presentazione del progetto politico “Governo di Liberazione” a Ragusa, l’on. Cateno De Luca ha illustrato – anche attraverso una metafora calcistica – la visione che Sud Chiama Nord propone alla Sicilia per costruire una vera alternativa di governo.

De Luca ha spiegato che in ogni squadra arriva un momento in cui, pur avendo un gruppo affiatato, serve qualcosa in più per vincere davvero il campionato:
«Nel calcio – ha detto – capita che una squadra cresciuta insieme, che ha già vinto qualche partita, si renda conto che così non può vincere il campionato. Allora si va a cercare il fuoriclasse, il giocatore che in altri contesti ha dimostrato il suo valore, ma che lì non ha avuto le condizioni per far vincere il campionato. È un meccanismo normale: se vuoi arrivare in cima, devi investire sul fuoriclasse.»
Ricollegandosi al dibattito politico siciliano, De Luca ha commentato:
«Il cosiddetto campo largo si considera una squadra affiatata. Nel 2022 dicevano di essere uniti, poi si sono divisi in due squadre appena arrivati in campo. Tre anni fa si sono massacrati, oggi fanno finta di essere compatti. Sono andati pure sotto il mantello di San Martino, ma non ci hanno voluto: non ci hanno invitato. E gli ostracismi non servono a nulla, perché non si cambia una terra con queste logiche.»
Il leader di Sud Chiama Nord ha poi rilanciato la metafora:
«Se una squadra vuole vincere il campionato, prende il fuoriclasse. Se invece vuole solo vincere qualche partita e restare nelle zone alte della classifica ma senza arrivare al titolo, allora fa altre scelte. Il punto ora è semplice: il centrosinistra deve decidere se vuole continuare a fare opposizione sterile o se vuole tentare di vincere il campionato.»
«Il campionato – ha aggiunto – si può vincere in un solo modo: prendendo chi fa la differenza. Piaccia o no, i sondaggi e i numeri dicono che in Sicilia i fuoriclasse siamo noi. Quindi se vogliono vincere le elezioni devono scegliere Cateno De Luca come candidato alla presidenza della Regione. Siamo riconosciuti dall’elettorato regionale. E lo siamo perché non abbiamo mai cercato di fare finta politica nazionale: siamo un movimento regionale che funziona e che ha costruito una credibilità reale nei territori.»
La tappa di Ragusa si inserisce nel tour di presentazione del Governo di Liberazione, che in queste settimane sta attraversando la Sicilia per incontrare stampa, cittadini e sostenitori.


Nuovo CdA della Sac. La protesta del M5S

Nuovo CdA della Sac. La protesta del M5S

Alla Sac la società di gestione gli aeroporti Fontanarossa di Catania e Pio La Torre di Comiso, oggi è stato designato il nuovo Cda: Nico Torrisi è stato confermato amministratore delegato . Del nuovo consiglio di amministrazione fanno parte la commercialista Anna Quattrone (presidente del Cda) e i consiglieri Giuseppe Alfano, Salvo Panebianco e l'avvocato penalista Francesca Garigliano. Quindi in barba a tutte le promesse di Schifani abbiamo una nuova governance alla Sac.  Come era facile prevedere l'assemblea dei soci (  in massima parte rappresentata da commissari come ad esempio Antonio Belcuore che a nome della Camera di Commercio contava per cinque ottavi delle quote) ha riconfermato l'amministratore delegato uscente Nico Torrisi e ratificato le nomine dei nuovi componenti del Cda. Del nuovo consiglio di amministrazione fanno parte la commercialista Anna Quattrone (presidente del Cda) e i consiglieri Giuseppe Alfano (ex sindaco di Comiso), Salvo Panebianco (imprenditore, ex assessore provinciale ed ex vicesindaco di Paternò) e l'avvocato penalista Francesca Garigliano. Sulla notizia è subito intervenuta  l'on Campo del M5S.
Le nomine Sac sono un messaggio chiaro alla Sicilia, l’aeroporto di Catania, assieme a quello marginalizzato di Comiso, trattato come terreno di spartizione e non come infrastruttura strategica per l’Isola”.
“Da mesi – dice Campo - la SAC è ostaggio delle solite trattative di potere. Un CdA scaduto, assemblee rinviate, decisioni congelate: non per migliorare gli aeroporti di Catania e Comiso, ma per spartirsi le poltrone. Il 'rilancio' tanto sbandierato è solo facciata: l’assetto della società è scritto nelle segreterie dei partiti di centrodestra, con un manuale Cencelli aggiornato alle esigenze della coalizione. Schema 3-1-1: tre posti del CdA a Fratelli d’Italia, uno al Movimento per l’Autonomia e, innanzitutto, la conferma dell’amministratore delegato, Nino Torrisi, in quota Forza Italia, o forse addirittura in quota Schifani. A questo schema, a caselle già riempite, anche Totò Cuffaro aveva avanzato delle pretese di partito, peccato per lui, che le coincidenze giudiziarie, che lo hanno travolto, mandando in fumo questo ramo di spartizione partitocratica”.
“La conferma di Torrisi - continua Campo - non è una scelta tecnica, ma l’ingranaggio di un equilibrio tra FdI, MPA, FI e le loro correnti. Altro che merito: lottizzazione pura, la stessa che ha invaso sanità, partecipate e ogni angolo dell’amministrazione regionale. Il commissariamento della Camera di commercio — principale azionista — completa il cortocircuito: chi dovrebbe controllare è controllato. Intanto Comiso resta un aeroporto fantasma: poche rotte, voli occasionali, nessun piano credibile per attirare vettori o sviluppare il cargo. La propaganda parla di miracoli, la realtà di un territorio che non decolla”.
“Le nomine in SAC. continua Campo avrebbero richiesto trasparenza, competenze e selezioni pubbliche. Invece il governo Schifani dimostra ancora una volta di usare infrastrutture strategiche come uffici di collocamento politico. Un danno per la Sicilia orientale, per le imprese e per chi crede in istituzioni al servizio dei cittadini, non delle correnti”.
“Tutto questo – conclude la deputata - mentre la situazione dell’aeroporto di Comiso resta sospesa fra dichiarazioni trionfalistiche da una parte e scalo limitato a pochi voli al giorno dall’altra. Nessuno può negare che i voli agevolati siano una boccata d’ossigeno per i residenti, ma restano misure emergenziali, non una strategia. Non esiste un vero sistema di rotte coerente, non esiste un piano pluriennale credibile per attrarre vettori solidi. Le nuove tratte sono spesso stagionali, occasionali, rivolte a bacini limitati e con orari poco funzionali al turismo. Sul versante cargo, poi, si continua a raccontare un progetto che esiste sulla carta da oltre dieci anni, rilanciato ciclicamente a ogni conferenza stampa ma senza risposte alle domande fondamentali: quali operatori saranno coinvolti, quale ruolo avrà l’area industriale iblea, chi beneficerà davvero di questo presunto hub logistico?”

 


Ma quando piove.....

Ma quando piove.....

“Il forte temporale di venerdì 6 novembre ancora una volta ci mette davanti il fatto che continuiamo
a sottovalutare i nuovi scenari climatici e metereologici: piove tanto e in poco tempo. Sono piogge
tipiche di un meteo che non è impazzito ma che reagisce a una situazione climatica fortemente
modificata dal riscaldamento del pianeta dovuto alle emissioni di gas serra. A questo si aggiunge la
situazione di un terreno incapace di reagire a questi fenomeni, perché non assorbe più nulla. Se
piovesse, anche tanto, in un’area permeabile gli effetti ci sarebbero, ma risulterebbero comunque
decisamente inferiori e più lenti a generarsi rispetto alle aree impermeabilizzate. Al contrario, in
presenza di massiccia impermeabilizzazione, ovvero di cementificazione, l’infiltrazione di acqua nel
suolo è quasi nulla.
I fatti di questi giorni ci dimostrano che la soluzione tecnica della nuova rete di smaltimento delle
acque bianche” – commenta il presidente di Legambiente Ragusa, Angelo Rinollo – “tanto invocata
da tecnici e politici come soluzione non può funzionare e non ha funzionato. Quella che è stata
inaugurata lo scorso anno non è riuscita a reggere l’impatto dell’evento. Presumibilmente non sarà
in grado di farlo neppure nei prossimi anni.
Non basta un rimedio tecnico davanti a uno scenario urbanistico che continua pervicacemente a
non dare segnali di cambiamento. Sovradimensionare la rete scolante e nel frattempo non fermare
l’onda di impermeabilizzazione (ovvero di consumo di suolo) da un lato e non avviare un serio,
diffuso, esteso e cospicuo programma di depavimentazione dall’altro non fa che rendere vane
quelle opere. Non servono a nulla se nel frattempo non si smette di impermeabilizzare il territorio
a colpi di cemento e asfalto.
Nel corso dell’adozione del PRG” – continua ancora il presidente di Legambiente Ragusa, Angelo
Rinollo – “abbiamo proposto di vincolare le nuove impermeabilizzazioni del suolo alla
depavimentazione di una pari superficie da destinare alla piantumazione di nuovi alberi, ma il
Consiglio Comunale non ha accettato la proposta. E’ pur vero che l’Amministrazione Comunale di
Ragusa, meritoriamente, ha deciso di interrompere la folle corsa alla cementificazione, iniziata nel
2007, di 2.000.000 di mq di suolo agricolo, riducendo la superficie destinata a nuove edificazioni,
ma tale riduzione è comunque inferiore a quanto sarebbe stato necessario.
E’ importante convincersi che la crescita dell’urbanizzazione concorre a peggiorare gli effetti del
nuovo clima e a incrementare l’esposizione ai danni ovvero aumenta la spesa pubblica. Quel che
bisogna fare è semplice: riutilizzare ciò che già esiste prima di toccare anche un solo metro quadrato
di suolo, lavorare a un rigoroso stop al consumo di suolo, avviare una campagna di estesa
depavimentazione con conseguente rinaturazione delle aree depavimentate.
Si inizi dai progetti a titolarietà comunale” – conclude il presidente di Legambiente Ragusa, Angelo
Rinollo, – “sia quelli in corso di attuazione che quelli programmati, che riguardano la realizzazioni
di impianti sportivi e di costruzioni collegate nell’area tra via Berlinguer, via Psaumida e via
Cartia.”


Nuove regole per la Sanità Siciliana

Nuove regole per la Sanità Siciliana

Ieri il centrodestra ha preso una decisione storica sul fronte delle nomine nella sanità che da adesso in poi non potranno più essere lottizzate dai partiti. Verrà istituita un’Alta Commissione composta dal Presidente della Regione, da un componente espresso dell’Agenas e uno dalla Conferenza dei rettori. Questa proporrà (tra gli idonei) una terna di candidati sulla quale poi il governo deciderà. Sarà il sistema più trasparente tra tutte le regioni. “I nuovi direttori generali non saranno scelti soltanto dalla giunta ma prima saranno selezionati da una commissione composta da tre soggetti nominati, uno dal presidente della Regione, un altro da Agenas e il terzo dalla conferenza dei rettori”. Con queste parole, ieri sera, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha annunciato una modifica significativa al sistema di selezione dei manager della sanità, anticipando una riforma che punta a ridurre polemiche e opacità che negli ultimi anni avevano accompagnato le nomine. Nulla di realmente nuovo, in realtà. Il modello annunciato da governatore richiama da vicino lo schema già introdotto durante il governo Musumeci con l’allora assessore alla Salute Ruggero Razza. Fu infatti in quella stagione che, applicando il decreto Lorenzin, la selezione dei direttori generali venne affidata a una commissione terza composta da un rappresentante del Consiglio Superiore di Sanità, un delegato Agenas e un docente universitario nominato dal presidente della Regione.

La differenza proposta  da Schifani, e che il governo regionale sta valutando nelle sue applicazioni, è lo scorporo delle fasce, non più gruppi omogenei. Una selezione, quindi, distinta per ogni singola azienda, con la commissione chiamata a formulare terne specifiche. Un modello che restringe ulteriormente il campo, riduce, almeno sulla carta, i margini di discrezionalità politica e punta a consegnare ai governi regionali liste più mirate e meno manipolabili. Tuttavia,  quel sistema, pur più ordinato, non fu immune da polemiche. La novità proposta oggi dal governatore, invece, non ha suscitato contestazioni: in Fratelli d’Italia è stata accolta con entusiasmo.