Una sconfitta netta per il centrodestra siciliano
Così è titolato l’articolo dell’amico Piscitello direttore del giornale on line “La nazione siciliana” E Piscitello è un uomo di destra convinto e attivo. Ma questa sconfitta non gli va proprio giù perchè è figlia di un delirio di potere sognato, sperato ma non reale. Ad incominciare da Ispica, unico centro della provincia di Ragusa dove si è votato. Qui il centro destra presenta due candidati. Uno addirittura appoggiato dall’uscente Leontini di Forza Italia che era stato sfiduciato proprio da una mozione portata avanti dal candidato Galifi. A Ispica dunque vanno al ballottagio Pierenzo Muraglie. molto vicino ad Ignazio Abbate. e Serafino Arena espressione di una coalizione variegata con 5 stelle e Cotrocorrente. I dati ufficiali delle 14 sezioni scrutinate vedono in testa il candidato sostenuto da Libera e Forte, Lista Civica Pierenzo Muraglie Sindaco (lista più votata in assoluto con il 20,57%) e Pensiamo Ispica che si è attestato sul 35,59% con 2.971 voti di preferenza, a seguire Arena, sostenuto da Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e Controcorrente, con il 19,65% e 1.738 voti di preferenza. Terzo il candidato del Pd e Sud chiama Nord, Paolo Monaca, con il 17,34% e 1.534 voti. Ancora, a seguire, Tonino Cafisi, supportato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Cafisi Sindaco, con 14,81% e 1.310 voti e Angelo Galifi, sostenuto da Forza Italia, Grande Sicilia, Popolari e Autonomisti e dalla lista civica Ispica 2026 Angelo Galifi Sindaco che si è attestato sul 14,61% con 1.292 voti. I conti sono facili facili. Unito il centro destra avrebbe avuto quasi il 30% e la storia sarebbe stata diversa. Questi risultati devono far pensare. Non basta governare, magari male, per ottenere i consensi. Prima di tutto ci vogliono le persone che devono essere credibili e godere della fiducia della gente. Lo abbiamo visto tante volte. Imporre dei candidati di partito può portare alla catastrofe. A Ragusa si voterà, probabilmente fra un anno e questo lasso di tempo, piccolo o grande che si voglia, deve servire a costruire l’immagine del candidato. Cassi’ non ci sarà più con la sua copertura civica che poi si è persa nel tempo. Ci saranno candidati espressioni di partiti e coalizioni. Ma hanno la credibilità? Hanno la fiducia della gente? Ecco che in questo anno si deve lavorare, da subito, per scegliere e costruire i candidati. Ma torniamo alle elezioni e all’articolo di Piscitello: Una sconfitta cercata con determinazione, figlia soltanto dei propri errori e delle proprie divisioni. E soprattutto di sottovalutazioni dell’avversario. Il centrodestra governava 11 comuni (di cui 2 capoluoghi) sui 17 al voto con il sistema proporzionale e il centrosinistra 3. Adesso il centrodestra ne governerà solo 5, Milazzo, Augusta, Ribera, San Giovanni La Punta e Carini (senza capoluoghi). Una vera e propria debacle. La sinistra ne avrà invece 5, Marsala, Lentini, Enna, Floridia e Termini Imerese, in attesa della quasi inevitabile vittoria ad Agrigento.L’altro incredibile regalo fatto alla sinistra in Sicilia è avvenuto a Marsala dove il centrodestra ha fatto un gigantesco errore di valutazione non ricandidando il sindaco uscente Massimo Grillo che si è candidato ugualmente. Il centrodestra ha invece presentato la veterana Giulia Adamo. Con il risultato di un enorme voto disgiunto andato dalle liste di centrodestra al sindaco uscente. Questo ha consentito alla sinistra di vincere a Marsala, quinta città siciliana per popolazione con 80.000 abitanti. Come avevamo previsto, il voto ad Agrigento ha cambiato tutto. E al ballottaggio senza il traino delle liste, prevalere in un comune contro un candidato populista avvertito come simbolo del cambiamento sarà praticamente impossibile. Osserviamo il voto disgiunto: le liste di Sodano non arrivano al 20% mentre lui prende il 40% dei voti. Le liste del centrodestra sommate arrivano al 75% mentre la somma dei voti dei due candidati non raggiunge il 50%. Al ballottaggio sarà peggio. E La Vardera è diventato il probabile candidato della sinistra alla Presidenza della Regione. Nel capoluogo più alto d’Italia, è tornato Vladimiro Crisafulli, il barone rosso, che si è già dichiarato “sindaco comunista”. Ha vinto alla grande con il 64% dei voti. Il PD non gli aveva concesso il simbolo e lo stesso hanno fatto i 5 stelle. Lo hanno apertamente osteggiato sinistra e verdi di AVS e La Vardera. Lo hanno però appoggiato sottobanco parecchi democristiani e leghisti. La sua elezione con il pieno dei voti ha, di fatto, costituito un’umiliazione per l’area del segretario regionale Anthony Barbagallo e della segretaria nazionale Elly Schlein che da lui non si sentivano rappresentati. Le conclusioni dell’articolo di Piscitello che in parte abbiamo riportato però sono verso il suo centrodestra che in Sicilia sceglie di perdere ma fuori dalla Sicilia i risultati lo premiano. Vince largamente a Venezia, risultato assolutamente inatteso e conquista Reggio Calabria dopo 12 anni ininterrotti di governo della sinistra, con risultati buoni in tutto il resto d’Italia. Molto efficace la dichiarazione della Meloni a proposito dei pronostici sbagliati della sinistra: “E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra lo rimandiamo a domani”.

