Versalis a due velocità.
Mentre Priolo corre verso il 2028, Ragusa resta al palo della riconversione Eni-Versalis.il polo industriale di Priolo, infatti, inizia a intravedere la luce in fondo al tunnel della transizione energetica, al contrario il futuro dello stabilimento Versalis di Ragusa rimane avvolto da nebbie e ritardi. L’annunciata “rivoluzione verde” della chimica di base in Sicilia sta infatti procedendo con un passo pesantemente asimmetrico, mettendo a nudo le criticità della gestione strategica di Eni e della sua controllata chimica.A Priolo, la bioraffineria accelera, ma l’impianto Hoop frena. Per il sito industriale siracusano il piano di riconversione sembra aver imboccato una strada ben definita. Il completamento della nuova “bioraffineria”(in partnership tra Eni e Q8) è stato perfino anticipato a dicembre 2028, con il via libera ai cantieri di demolizione e prefabbricazione. Un investimento imponente destinato alla produzione di carburanti sostenibili (HVO-diesel e SAF per l’aviazione) che prova a dare risposte concrete in termini di occupazione e decarbonizzazione.Tuttavia, anche all’interno dello stesso polo siracusano emergono i primi distinguo operativi: per l’impianto Hoop, dedicato al riciclo chimico avanzato delle plastiche miste, i tempi si allungano verso il 2029. Un segnale che la “chimica circolare” di Versalis stenta a trovare il ritmo promesso, nonostante le ingenti risorse pubbliche e i patti d’area siglati con Ministero e Regione.Per Ragusa però siamo all’anno zero: annunci, hub e poca concretezza.Se Priolo viaggia pur tra qualche ostacolo verso il cantiere, per il sito Versalis di Ragusa la situazione appare decisamente più critica e incerta.Mentre lo stop ai tradizionali impianti di chimica di base è già realtà o all’orizzonte, la cosiddetta “fase due” per il polo ragusano sembra rimasta sulla carta.A fronte dei cantieri aperti nel Siracusano, su Ragusa ci si limita a parlare di “incontri preliminari” per la filiera agroenergetica e dell’insediamento di un centro sperimentale per il riciclo meccanico rimandato a un generico 2028. Veramente il nulla.Con l’aggravante che la lentezza nei processi autorizzativi e di riconversione rischia di creare un vuoto operativo insostenibile per i lavoratori diretti e soprattutto per l’indotto locale ragusano.È di tutta evidenza cone si sia di fronte a promesse non mantenute sbilanciate. L’impressione è che il piano di dismissione delle vecchie linee produttive viaggiasse a velocità doppia rispetto ai reali investimenti industriali destinati al territorio ibleo.Le responsabilità di Versalis per il territorio ibleo sono chiare e palesi e impattano con ricadute negative e con rischi per tutta la transizione siciliana.La vertenza Versalis in Sicilia mette in luce il limite di una transizione ecologica calata dall’alto, dove i costi sociali e le incertezze operative vengono scaricati sui territori più deboli.Non basta sventolare il cartello degli investimenti miliardari per la “chimica del futuro” se poi si creano ecomostri in attesa di riconversione e lavoratori congelati nelle misure a sostegno del reddito o nei trattamenti di integrazione salariale.Versalis e i vertici di Eni sono chiamati a fornire garanzie temporali stringenti anche e soprattutto per Ragusa.Si deve evitare ad ogni costo che l’area iblea diventi la “Cenerentola” dell’asse industriale della Sicilia orientale, sacrificata sull’altare di un piano di dismissione rapido a cui stenta a far seguito un’altrettanto rapida reindustrializzazione verde.

