La sfacciataggine del M5S, le cui facce non si contano più

La sfacciataggine del M5S, le cui facce non si contano più
A 24 ore dalla presentazione delle liste, l'ex consigliere pentastellato, Dipasquale continua a mettere drammaticamente il dito nella piaga del suo ex partito, e a ragione. Il M5S, nato pochi anni fa, presentatosi all'elettorato italiano come una forza nuova e rivoluzionaria, continua a svelare, al di là della retorica propagandistica che tanto lo contraddistingue, il suo vero volto. Un partito, e non un movimento, votato come gli altri e più degli altri alla liturgia dell'odiatissima vecchia politica, che incarna invece egregiamente in ogni suo aspetto più degenere, e ciò è vero sia a livello centrale che a livello locale.
Fra le tante cose che si possono rimproverare al partito della Casaleggio, una su tutte la fa da padrone: la loro impunita incoerenza. Una contraddizione oramai divenuta sistemica, a tal punto da esser l'unica cifra identificativa di questi pseudorivoluzionari. Non solo i programmi cambiano di settimana in settimana a colpi di bianchetto, ma sono le stesse regole che si sono autoimposti, e che nell'immaginario collettivo dovrebbero sancire la distanza siderale con gli altri partiti, ad essere eluse bellamente dal loro agire quotidiano. E proprio di questo tratta la nota inviata alla stampa da Dipasquale. Come mai - si chiede - se Grillo, Casaleggio, Di Maio e Dibba scrivono ed impongono ai famigerati attivisti un regolamento e uno statuto rigidissimo, i loro epigoni locali lo ignorano senza che nessuno gli dica qualcosa?
Prima di lasciarvi alla lettura del comunicato stampa di Dipasquale, non possiamo non tirare le orecchie allo stesso, che dimentica di annoverare tra i non candidabili Gabriele Piccitto, che partecipò alle amministrative del 2011 tra le fila di Sinistra ecologia è Libertà. Invece ci associamo all'invito che rivolge a Tringali (noi lo rivolgeremmo pure all'on. Campo e all'on. Cancelleri, ndr.) il quale ha l'obbligo, foss'anche solo per onestà intellettuale, di fare chiarezza, di dire come mai lui e il suo gruppo hanno deciso di ignorare le regole del Movimento.
"Nei giorni scorsi in piazza Cappuccini a Ragusa, il movimento cittadino ha aperto ufficialmente la campagna elettorale, con il suo candidato sindaco Antonio Tringali e 24 candidati consiglieri.
Nulla di strano, se non fosse che (come già ribadito), la modalità di scelta delle candidature alla “POLTRONA” di consigliere comunale appare sconosciuta alla cittadinanza e tipica della vecchia logica dei partiti tradizionali. A confermarlo, vi è anche un documento (in allegato a questo comunicato) scritto da un anonimo attivista che, con sgomento, rabbia e delusione riporta alcuni fatti che hanno contraddistinto tali modalità e che confermano la mancanza di trasparenza ed onestà intellettuale già dichiarata.
Non solo: ancora più grave è la scesa in campo – tra i 24 candidati consiglieri – di alcune persone attualmente non presentabili in quanto in contrasto con il regolamento nazionale per le elezioni amministrative.
A tal proposito infatti si evince che ciascun candidato:
· non dovrà aver concorso in liste che si sono candidate contro liste che si sono presentate sotto il simbolo “MoVimento 5 Stelle” nelle elezioni a vario livello che sono state svolte dal 2009 ad oggi;
Questa regola sembra non valere a Ragusa!
Basta fare una semplice ricerca per apprendere che nel 2013, quando il MoVimento 5 Stelle si presentò alla città vincendo al ballottaggio la competizione elettorale, i seguenti esponenti erano avversari dello stesso, disattendendo a tutti gli effetti il regolamento nazionale per le elezioni amministrative!
- Sebastiano Zagami: candidato con la lista “UDC – Unione Di Centro” per Giovanni Cosentini sindaco ed un totale di 204 voti ottenuti.
- Gurrieri Giovanni: candidato con la lista “Costruiamo il futuro” per Francesco Barone Sindaco ed un totale di 105 voti ottenuti.
A questi, bisognerebbe aggiungere altri esponenti che in passato hanno aderito a liste o partiti eticamente differenti dal movimento 5 stelle e che, per onestà intellettuale, sarebbe stato meglio non candidare.
La campagna elettorale intanto va avanti, “in barba” ai regolamenti ed alle logiche di trasparenza che contraddistinguono il nostro organo politico.
Queste domande sono necessarie, a tutela dei valori di democrazia partecipata:
- Quali criteri sono stati adottati per scegliere i candidati all’interno del Movimento 5 Stelle a Ragusa?
- Perché non si è data alcuna possibilità anche solo di ascolto e partecipazione alle decine di cittadini che democraticamente avrebbero voluto contribuire a questo progetto politico?
- Perché si è scelto di candidare esponenti non candidabili disattendendo il regolamento?"
Sono l'unica soluzione! Sarà, ma...

Sono l'unica soluzione! Sarà, ma...
Non credo che i 5 Stelle siano il male assoluto, come qualcuno vorrebbe farci credere. Non credo neanche, però, che siano l'unica possibilità di governo, come loro vogliono farci credere. Per loro, nessuno ne abbia a male, non vale neppure la formula senza infamia e senza lode, i 5 Stelle sono solo uno dei tanti governi possibili con qualche neo di troppo. Certo, a differenza degli sfaceli combinati dalle amministrazioni grilline un po' in tutta Italia, quella di Piccitto è la meno imbarazzante.
Qualcuno, riferendosi alla Giunta ragusana, disse che si sono limitati solo all'ordinaria amministrazione. Vero. Sono tanti infatti gli interventi messi in atto dagli amici pentastellati, tutti caratterizzati però dalla medesima cifra stilistica: non sono riusciti a risolvere un solo problema della città, nonostante li abbiano affrontati tutti o quasi. Per incapacità? No! Dopo cinque anni lo si può dire, ne abbiamo la conferma, il loro lavoro è semplicemente un inno alle macchie del mantello del leopardo.
Hanno asfaltato le strade, vero, ma solo una parte. Hanno sostituito i corpi illuminanti in nome dell'efficientamento energetico, vero, ma non tutti, solo una minima parte. Hanno rifatto la fognatura e l'acquedotto, vero, ma nessnuno se ne accorgerà. Anche in questo caso l'intervento è stato poco più che un maquillage. L'elenco potrebbe continuare, ma ci fermiamo qui.
In compenso. Sono riusciti a far cambiare marcia alla macchina municipale? Si sono liberati di quelle aziende, cooperative e associazioni tanto vituperate nella loro campagna elettorale di 5 anni fa? Ovviamente no. Tutto è rimasto invariato.
Su una cosa però hanno puntato tutte le loro risorse: la riforma della raccolta dei rifiuti a Ragusa. E sì, il progetto da loro ideato, che costerà ai ragusani circa 80 miloni di euro, non solo avrebbe rappresentato, qualora avesse funzionato, una vera e propria rivoluzione, un cambiamento epocale per la nostra piccola cittadina, ma, diciamolo pure, avrebbe promosso, anche se in calcio d'angolo, l'intera esperienza grillina a Ragusa. E invece? E' stato un clamoroso autogol.
Di sicuro qualcuno darà la colpa ai rettiliani o a qualche sfavorevole congiuntura astrale o più semplicemente all'ennesimo complotto ordito nelle segrete stanze di una qualche loggia massonica deviata. Noi, con altrettanta certezza possiamo, posso, affermare che nessuno autodenuncerà la propria inadeguatezza visto il caos di questi giorni. Sono occorsi la bellezza di ben 5 anni di governo per scrivere il bando, indire la gara d'appalto e affidare il servizio. Bene. Tralasciando le due false partenze, in fondo lo si sa, un periodo di rodaggio c'è in ogni cosa, qui il problema è un altro: il servizio così come è non va e Ragusa, o meglio la cittadinaza, è nel caos totale. I ragusani, fu detto chiaramente dall'assessore al ramo, sarebbero stati formati e informati adeguatamente sul nuovo servizio di raccolta dei rifiuti. Ovviamente nulla di ciò è stato fatto. Il Comune avrebbe dovuto "ingaggiare", "assoldare" e "addestrare" un "esercito" di bravi funzionari, armati di pazienza, che avrebbero girato casa per casa per illustarre le tante novità di questa millantata rivoluzione, anche questo fu detto dal nostro assessore al ramo, fatto sta che tutte queste buone intenzioni sono rimaste lettera morta. A non essere preparata però non è solo l'utenza. Basta farsi un giro per le strade di Ragusa per vedere ancora i vecchi cassonetti dell'immondizia al fianco dei nuovi.
Un'idea buona l'avevano avuta, quella di creare un'applicazione apposita. Uno strumento smart, come si direbbe oggi, grazie al quale chiunque, in qualsiasi momento, avrebbe potuto ricevere supporto e assistenza, in fondo stiamo parlando sempre di una rivoluzione di costumi e di mentalità. L'app l'abbiamo scarica e usata, e l'unico giudizio che possiamo esprimere (e non siamo i soli, basta andare a leggere i commenti alla stessa) è che è inutile. I fautori del 2.0, della rete salverà il mondo e le nostre coscienze, sono riusciti solamente a creare un'app con i contenuti - molti dei quali vecchi e inutilizzabili - già presenti nel volantino informativo e nel sito web. Nessuna interazione perciò tra l'utenza e il Comune o la ditta, nessuna informazione funzionale al servizio, ma solo uno spot buono da rivendere in campagna elettorale. In estrema sintesi, si sono fatti fregare i soldi, che sono sempre e solamente i nostri. A proposito del volantino, ma chi lo ha ideato? Anch'esso inutile, dispersivo e confusionario. I nostri più vivi complimenti.
Dobbiamo esser fiduciosi e come ci hanno insegnato i nostri genitori: la speranza è l'ultima a morire. Chissà magari, fra un paio di settimane, come per incanto, ci sveglieremo da questo brutto incubo e tutto funzionerà alla perfezione e in ottobre, anche questo fu detto chiaramente dall'assessore Zanotto, la raccolta differenziata a Ragusa farà un balzo dal 16 al 65% e tutti rimpiangeremo l'efficienza dell'Amministrazione Piccitto. Tutto può essere, ma dobbiamo veramente credere ai miracoli?
Triathlon Punta Secca, attacco dell’opposizione all’amministrazione

Triathlon Punta Secca, attacco dell’opposizione all’amministrazione
Continua a far parlare la cancellazione della gara di triathlon Trinacria Half, che lo scorso 29 aprile avrebbe dovuto dare grande visibilità alla frazione di Punta Secca ed al territorio Camarinense. Una visibilità che in fondo c’è stata tutta, ma non certo in positivo.
Entrata nella fase ciclistica, la competizione si è andata a schiantare letteralmente contro un’auto in corsa; l’incidente aveva così causato l’annullamento di un evento sportivo dai numeri importanti (si parlava di più di 300 atleti provenienti da ogni dove).
Oggi più che mai, a quattro giorni dal flop della gara di triathlon, le forze politiche di opposizione puntano il dito contro l’amministrazione comunale Santacrocese, rea di non aver garantito standard di sicurezza e relativo monitoraggio.
La nota, che raccoglie il malcontento dei gruppi Liberi di Scegliere, Laboratorio Politico Camarinense, Meetup 5 Stelle Santa Croce, Circolo Cento Passi e Circolo #ChiAMAsantacroce reca le seguenti considerazioni:
“Ancora una volta sicurezza, competenza e figure strategiche di riferimento, sono venute a mancare producendo, senza possibile ritorno, un’immagine non certo positiva della direzione di codesta Amministrazione per altro presentatasi alla cittadinanza con l’impegno che avrebbe fatto diventare il turismo la prima risorsa economica del territorio”.
La nota prosegue attaccando direttamente il Primo Cittadino di Santa Croce, che si sarebbe solamente “concentrato a tutelare la Sua di immagine e quella di chi Le sta vicino nel grossolano tentativo di deviare il problema su patetici vittimismi e macchine del fango immaginarie anziché assumersi le proprie responsabilità”.
Il comunicato conclude con lo stesso tono accusatorio: “questo è il momento di dare un forte segnale alla cittadinanza ancora in attesa delle risposte concrete di chi si autoproclamava il risolutore dei problemi della sicurezza e dello sviluppo economico. Appare evidente che continuare a nascondere e difendere l’inefficienza dei collaboratori che Lei ha designato La renderanno agli occhi dell’intera comunità complice e primo responsabile del loro operato”.
Basta con le teoria del complotto, il M5S ammetta che è solo politica

Basta con le teoria del complotto, il M5S ammetta che è solo politica
"Il lupo perde il pelo, ma non il vizio". Così recita l'antico detto e mai ci fu caso più calzante per interpretare le strategie dei pentastellati. Non importa se parliamo di Di Maio, della Raggi o delle cose di casa nostra, per i 5 Stelle la colpa è sempre e solamente degli altri. Si può parlare della loro incapacità, della loro inconsistenza, del loro sistema valoriale, che sempre più assomiglia a una banderuola, la loro risposta sarà sempre la stessa: Complotto!
Ordito da chi non si sa, ciò che è certo è che esiste e che ha un'unica vittima: gli esponenti dei 5 Stelle e il Movimento, di conseguenza impossibilitati a realizzare quella meravigliosa rivoluzione tante volte promessa.
"In questi giorni il M5S di Ragusa è stato preso d'assalto da delatori, spie, hacker, profili fake, infiltrati e chi più ne ha più ne metta! Anche la nostra piattaforma è stata presa d'assalto". Così l'on. Stefania Campo prova a spiegare quello che sta accadendo in questi giorni all'interno del Movimento. Forse folgorata dai recenti fatti di cronaca collegati a Cambridge Analytica, che tante ombre hanno gettato sulle elezioni statunitensi o sul referendum della Brexit, l'onorevole prova a nascondere così la polvere sotto il tappeto, dando la colpa di tutto a fantomatici hacker, servizi segreti e naturalmente ai soliti occulti delatori, tutti impegnati nella delegittimazione sistematica del M5S.
La vicenda è arcinota, qualcuno all'interno del del Movimento, magari di concerto con altri, ha deciso, nel pieno rispetto delle "regole democratiche", di epurare le voci dei dissidenti dalla piattaforma del meetup di Ragusa. Ma non c'è pace per il povero Movimento e così, pochi giorni fa, una testata locale pubblica una registrazione audio, dalla quale appare chiaro la divisione in due fazioni del Movimento, l'una legata a Piccitto e l'altra alla Campo. Un'indiscrezione che ha fatto imbestialire i ragazzi del meetup, che addirittura minacciano querele contro il giornale e il giornalista, rei di aver svolto solo il proprio lavoro. Peccato che, ancora una volta, i cinque stelle scivolano su una buccia di banana, che poi è sempre la stessa: l'ordinamento giuridico, che loro continuano a disconoscere. Se ne facciano una ragione, l'Italia è uno stato di diritto, regolato da leggi, che stabiliscono cosa si può fare e cosa no, al di là dei diktat di Grillo.
A questo punto due sono le ipotesi in campo. 1) I fantomatici poteri occulti lavorano alacremente per delegittimare il Movimento. 2) Qualcuno all'interno del Movimento ha deciso di fare un po' di pulizie. Dove sta la verità? Propendiamo per il rasoio di Occam (a parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire)?
Più di una volta abbiamo raccontato i tormenti dei cinque stelle ragusani. Un'insofferenza nata già all'indomani dell'elezioni di Piccitto. L'ingegnere, infatti, indifferente alle richieste della base, insensibile alle sacre regole del blog di Grillo, decise di lavorare a testa bassa e chiuso nella sua torre d'avorio, impermeabile a tutto e a tutti. Una refrattarietà che però a lungo andare ha logorato, più di qualsiasi spia o hacker, irrimediabilmente quella che iniziò come una splendida luna di miele. Così nacque il secondo meetup, alternativo a quello originario, poi scomparvero i meetup e infine fu ricostituito un meetup, che poi si suddivise a sua volta. Ma l'acme di tutto di certo lo si raggiunse con l'inspiegabile defenestrazione dell'allora assessore Campo, che di fatto creò una spaccatura insanabile tra l'amministrazione Piccitto e i sostenitori del Movimento. Dopo lo scorso 5 novembre, qualcuno ci confidò che era prossima una resa dei conti. Sarà vero?
Attenendoci ai fatti, appare evidente che la situazione politica è un po' più complessa di ciò che ci vogliono far credere e non solo per i recentissimi fatti di cronaca. E' innegabile che Casaleggio o Grillo o Di Maio o lo stesso Cancelleri hanno sonoramente bocciato questa Giunta, eppure Ragusa poteva essere un ottimo spot elettorale per le elezioni del 4 marzo. Lo stesso Iannucci, potentissimo braccio destro di Piccitto, fu indotto a ritirare la candidatura, nata da un'investitura da parte dello stesso sindaco. L'on. Campo ricordò che la carica a primo cittadino non è qualcosa che si può lasciare in eredità. Infine la spunta Tringali, la cui nomina non sarà stata una scelta facile. Nonostante il suo nome circolava da tempo, la sua ufficializzazione è avvenuta appena due giorni fa. Perché? Quali garanzia l'ex forzista ha dovuto dare a Cancelleri? Qual è stato il ruolo, in questa partita, dell'onorevole Campo? Se Tringali dovesse diventare sindaco, la Campo sarà il suo tutor, sarà il suo referente principale? Sarà lei la cinghia di trasmissione tra Ragusa e Palermo? Ma ancora. Abbiamo saputo che la squadra assessoriale non verrà scelta in base ai curricula, come fu nel 2013, ma verrà nominata come in qualsiasi altro partito, ma da chi? Dalla Campo? Da Cancelleri?
In politica, e questo Tringali lo può spiegare alla Campo, ha più esperienza in materia, le bugie hanno le gambe corte. Inoltre, l'esistenza delle correnti all'interno di un soggetto politico non è di per sé deplorevole, anzi spesso è indice della vivacità democratica dello stesso. Tutto ciò a patto che il Movimento inizi a spiegare ai suoi sostenitori che il racconto delle origini era solo una fiaba e che la politica è tutt'altra cosa. Fare politica infatti significa fare compromessi, che non per forza devono essere giustificati alla luce di complotti o a colpi di bianchetto. Adesso, ci chiediamo, se questa lezione è stata capita da Di Maio e Casaleggio, perché non la dovrebbero accettare pure gli attivisti ragusani?
Anche a Ragusa il M5S mostra il suo vero volto. Le perplessità di un puro come Dipasquale

Anche a Ragusa il M5S mostra il suo vero volto. Le perplessità di un puro come Dipasquale
"Volevo informarmi di un fatto assai delicato che scuote il Movimento 5 Stelle Ragusa in vista delle amministrative di giugno. Qualcuno è riuscito, non so come, ad ottenere le credenziali di Organizer del meetup storico del Movimento 5 Stelle Ragusa, la prima cosa che fa una volta avuto l’accesso, cancella alcuni membri del Movimento forse scomodi e poi, non contento, invia questo messaggio che vedete in allegato.
Adesso io non so cosa sta succedendo nel Meetup di Ragusa essendo all’estero, ma sono preoccupato per ciò che è accaduto. Mi chiedo perché questa persona crea tutto questo? Per distruggere o per proteggere qualcuno? A voi lascio ulteriori interpretazioni".

Questa nota proviene dall'ex consigliere pentastellato Salvatore Dipasquale. Dipasquale, come molti ricorderanno, è stato ed è un attivista della prima ora. Una persona che crede fermamente nei valori del Movimento e che sin da subito, però, entrò in conflitto con i metodi e le politiche della Giunta Piccitto, a suo modo di vedere lontana anni luce dal sogno grillino. A proposito dei valori del Movimento, non si può negare come vengono sistematicamente messi a dura prova dalle esigenze, un tempo si darebbe detto, di realpolitik. Una verità che inizia a fare breccia anche nelle candide anime dei cosiddetti attivisti. Il soggetto immaginato e creato da Grillo, neanche 10 anni fa, continua a mutare faccia, obiettivi, programmi e persino valori. Nonostante il pregevole impegno di Di Maio e Di Battista la realtà diventa evidente anche ai più sfegatati sostenitori, che iniziano a nutrire sempre più dubbi sulla filosia che un tempo sposarono ciecamente. Il M5S, in barba a statuti e regolamenti vari, è sempre più partito di palazzo e sempre meno movimento.
A.A.A. cercasi idee e candidati per le amministrative a Ragusa

A.A.A. cercasi idee e candidati per le amministrative a Ragusa
Mancano meno di due mesi alle elezioni amministrative, ma la campagna elettorale non decolla. Qualcuno ha fatto appiccire i suoi manifesti, Fb è pieno di post entusiasti, le immagini di profilo, di questo o quel sostenitore, riportano i colori "societari" di questo o quel movimento, ma il grande assente (non per tutti sia chiaro) in queste elezioni sono i programmi. Tutti contro l'attuale amministrazione, tutti alternativi ai 5 Stelle, peccato (fatte le dovute eccezioni) che nessuno sta riuscendo a proporre un'altra idea di città. E' come se questi benedetti candidati non avessero la minima idea di come e cosa vorrebbero cambiare a Ragusa. E' possibile? Eppure questi 5, 6 o 8 candidati vivono a Ragusa e perciò dovrebbero avere contezza delle problematiche di questa città, a meno che non vogliono fare i politici perché oggi va di moda. Oltre alle solite parole di circostanza: rinascita, riscatto, solidarietà, uguaglianza, centro storico, cultura (quanta cultura c'è a questo giro), il deserto assoluto o quasi. Sorvoliamo sui 5 stelle che ancora attendono il benestare di un qualche padre padrone, tutti sanno che il candidato è Tringali, ma l'unico a non saperlo sembra proprio lui, ma in fondo ancora c'è tanto, tanto tempo per sciogliere la riserva.
Questa idea che i nostri candidati non abbiano un'idea chiara di come vorrebbero amministrare la città dei tre ponti, diventa sempre più insistente e nessuno sta facendo nulla per smentirla. Non mi spiego altrimenti questo continuo rincorrersi (quasi uno scimmiottamento) nel chiedere al cittadino cosa dovrebbe fare il suo sindaco. Qui le cose sono due: o tutti copiano l'iniziativa fallimentare dei 5 Stelle del concorso di idee o effettivamente non sanno quale strada intraprendere per far rinascere Ragusa. Ora, la democrazia diretta è una bella cosa, un po' meno gli effetti visto che non abitiamo in una polis, ma a meno di due mesi dalle elezioni mi piacerebbe assistere ad un confronto serrato tra i candidati, piuttosto che vedere questa corsa a chi racimola più pizzini sui più disparati argomenti.
Con questo non vogliamo dire che i candidati sono tutti uguali. C'è chi si nasconde, come abbiamo detto. C'è chi preferisce tornare e ritornare sui due, tre, argomenti che tanta visibilità gli hanno dato in passato e a quelli è rimasto legato, a tal punto da non riuscire a proporre dell'altro. C'è poi chi continua a ricordarci quanti sostenitori ha, quanto fu fulgido il suo passato, non politico, ma evita inspiegabilmente di parlare di problemi e soluzioni. Non vogliamo dire che non abbia contenza di ciò che si dovrebbe fare, ma un fatto è un fatto: si trincera dietro un sacrale silenzio anche quando queste domande gli vengono fatte dai giornalisti. Meglio ricordare i bei tempi andati.
Mi viene il dubbio di esser rimasto indietro ed ancora legato all'importanza dei programmi, che forse sono passati di moda, forse non si usa più provare a convincere il cittadino con argomenti e idee, chissà. Forse, mio malgrado, sarò costretto a ravvedermi e ricordare queste elezioni per un unico motivo: la fiducia! Nel senso, tutti noi abbiamo un programma, ma tu votami sulla fiducia, in seguito, se sarò fortunato, lo scoprirai.
Se così si comportano i leader, ben altra storia va raccontata per i candidati al Consiglio. Ed è una storia trasversale ai colori di bandiera. E'come se ci fosse stato, questa è la mia impressione, un accordo segreto tra i tanti, tantissimi aspiranti politici, un accordo, però, al ribasso. Una sorta di nicitizzazione generale, così tanto per non farla sfigurare. Tutti infatti sono stranamente impegnati a fotografare aiuole, panchine arrugginite, rotatorie abbandonate a se stesse e i cigli delle strade conquistati da ciuffetti d'erba sempre più irriverenti. Adesso non voglio dire che il decoro di una città sia un tratto da trascurare, ma che diventi, specie a questo livello, l'unico argomento di discussione mi smebra un tantino squalificante, per noi elettori e per voi aspiranti politici.
Lo so, ho detto una marea di castronerie e a breve mi stupirete con i vostri programmi, con le vostre idee, con le vostre promesse, con dibattiti e confronti. Magari prenderete pure provvedimenti e irregimenterete i vosti epigoni indirizzandoli e guidandoli sulla strada maestra, che voi, leader, traccerete con invidiabile saggezza. E così si inizierà a parlare finalmente di turismo, di economia, di tasse e tariffe, di acqua pubblica e immondizia, insomma di tutto quello che interessa a noi cittadini, sino ad allora rimaremmo in attesa, certi che il bello deve ancora venire. Nella speranza teniate a mente la lezione di Buzzati: "Il tempo passa e la strada un giorno dovrà pur finire".
Amministrative Ragusa. La comunicazione ai tempi del colera

Amministrative Ragusa. La comunicazione ai tempi del colera
Poveri politici in balìa dei comunicatori. E' uno "spettacolo", specie nelle campagne elettorali per le amministrative, vedere questi candidati costretti a spersonalizzarsi sino al punto di diventare una sorta di manichini di plastica nelle mani di improbabili registi, web desiner e spin doctor vari. Folgorati da una qualche lezioncina appresa chissà dove, obbligano i nostri futuri amministratori a incunearsi in quello strano tunnel, senza via d'uscita, che qualcuno si ostina ancora a chiamare comunicazione.
A volte sembra che l'obiettivo finale non sia tanto quello di accrescere l'appeal del committente o di mostrare il suo, i suoi lati migliori, ma piuttosto il perfetto contrario. Insomma è come se i pubblicitari della CocaCola decidessero, un giorno, di mostrarci quanto male faccia la mitica bevanda al nostro stomaco o quanto poco sia rispettosa la sua produzione nei confronti dei lavoratori e dei loro diritti. Certo, può essere una strategia mostrarci un candidato impacciato, esaltarne i suoi malus e costringerlo a vestire panni troppo grandi o troppo piccoli per le sue spalle, può essere. Quanto questa strategia, però, paghi a livello elettorale è tutto da dimostrare, un fatto è certo: tutto ciò ha un costo e non indifferente.
E così vediamo nascere come funghi dei siti web assolutamente inutili e non solo perché nulla dicono e nulla pubblicizzano del candidato e del suo movimento, ma anche perché nessuno si prende la briga di aggiornarli, senza parlare delle difficoltà che si ha nel trovarli, tanto sono ben nascosti tra le pieghe di internet. Un vero e proprio monumento alle cattedrali nel deserto.
Qualcuno poi un giono avrà la bontà di spiegarmi questo profluvio di aquile e ponti che foriscono in ogni lista. Sì certo, il legame col territorio, con la propria terra, con la nostra storia, con le tradizioni, ma c'erano dubbi? Caro politico sei candidato a Ragusa e se andrà bene dovrai amministrare Ragusa, mica Bagheria! Un consiglio a questo punto lo voglio dare: perché non mettere una bella provola al fianco del logo della vostra lista? Anche quella è cultura e tradizione.
Mi sfugge, inoltre, il motivo per i cui i nostri grafici hanno deciso di metter su questo spettacolo a metà tra il dadaismo e il kitsch. Perché il risultato finale di questa immane produzione grafico-politica è proprio questo. Loghi pieni di parole, colori sgargianti e immagini prese e appiccicate lì senza un senso, ma con l'unico risultato di far venire un gran mal di testa al malcapitato ossevatore. Ma questo è nulla, tutto ciò impallideisce e scompare dinnanzi alla realizzazione dei video promozionali, divenuti ormai tristemente di moda. Farà pure fico, ma per forza bisogna calcare le orme del buon Rondolino che constrinse il povero D'Alema a mettersi ai fornelli?
Quando per sfortuna ci imbattiamo in questi video promozionali non si può che solidarizzare con questi committenti, che quasi fanno tenerezza.
Costretti, come se avessero un fucile puntato, a stare lì, davanti ad un obiettivo, che li pietrifica. Lo vedi nei loro occhi, che sono tristi, spenti, privi di qualsiasi espressione, ma capaci, questo sì, di tradire il caos di emozoni che li sta investendo. Un turbinio che gela e immobilizza i loro corpi, che sembrano poggiati lì, su un tavolo o su un divanetto, quasi fossero parte del tutto. E invece no, peché in fondo ci sono quei leggerissimi movimenti del capo che ci ricordano che quella è una persona viva e vegeta. No, non sono movimenti volontari, è il corpo stesso che di sua sponte si ribella all'inesorabile maledizione del crampo del novello attore, e così prova a reagire. Sorvoliamo sui contenuti degli stessi. In fondo chi non si appassionerebbe ai ricordi melliflui di questo o quel candidato o se preferiscono la pancetta al guianciale nella carbonara o ancora se amano trascorrere le vacanze al mare o in montagna, ma i contenuti lo si sa non dipendono dai comunicatori, ma questa è un'altra storia.
L'elenco di questi strafalcioni potrebbe continuare ed esser più dettagliato, ma non è né il luogo né il momento. Di certo non consigliamo a nessuno di cambiare lavoro né di abbassare le pretese, ma solo di riuscire a contestualizzare la lezione e di adattare al committente l'insegnamento del guru della comunicazione a cui vi ispirate. Il packing va sempre pensato e realizzato non perdendo mai di vista il contenuto che andrà ad incartare. Insomma, non è detto che un abito d'alta moda, in quanto tale, possa vestire tutti i corpi, a volte è preferibile un pantalone largo e una semplice camicia, così si evita il ridicolo. Ma un consiglio lo voglio dare pure agli amici politici. Dovete essere bravi a stoppare, quando è il caso, la "fantasia" creativa dei vostri comunicatori. Più siete veri e spontanei, più risulterete credibili. Non è carnevale, parliamo solo di elezioni.
Ancora minacce per Paolo Borrometi e anche questa volta sono tantissimi gli attestati di solidarietà

Ancora minacce per Paolo Borrometi e anche questa volta sono tantissimi gli attestati di solidarietà
Ancora minacce al giornalista Paolo Borrometi. Questa volta sono i mafiosi di Pachino, legati al clan dei Cappello di Catania, che, intercettati dalle microspie della Polizia, svelano il piano raccapricciante che stavano preparando contro il collaborate dell'Agenzia Agi.
"Scendono, scendono, scendono una decina... cinque, sei catanesi, macchine rubate, una casa in campagna", a Pozzallo. "Succederà l'inferno". "Picca n'avi". "Quindici giorni, via, mattanza per tutti e se ne vanno". E ancora: "Dobbiamo colpire a quello (Borrometi, ndr.). Bum, a terra. Devi colpire a questo, bum, a terra. E qua c'è un ioufocu (un fuoco d'artificio - ndr). Come era negli anni Novanta, in cui non si poteva camminare neanche a piedi". I boss di Pachino sono dei pericolosi nostalgici. "Così, si dovrebbe fare". E ancora: "Lo sai che ti dico? Ogni tanto un murticeddu vedi che serve... per dare una calmata a tutti. Un murticeddu, c'è bisogno, così si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli".
Dichiarazioni agghiaccianti, che ci riportano indietro nel tempo, un tempo che speravamo di aver relegato per sempre in un lontano passato. E invece no, ancora c'è qualcuno che vorrebbe rivivere e far rivivere il periodo stragista. Qualcosa però è cambiato. Forse la mafia stessa o lo Stato o la classe politica, forse tutte e tre e così oggi, Paolo Borrometi, sottoscorta da 4 anni, come tanti colleghi in tutta Italia, possono contare sulla vicinanza delle istituzioni, del mondo politico e culturale.
Sono tanti, tantissimi gli attestati di solidarietà che da stamane hanno raggiunto il collega Borrometi. Il Comune di Pachino, naturalmente, l'on. Faraone e Lumia del Pd, l'on. Minardo di Forza Italia, ma anche il sindaco di Vittoria Moscato o Lirio Abbate, vicedirettore de L'Espresso, solo per fare degli esempi. L'elenco è lunghissimo e naturalmente non possiamo riportarlo, un elenco a cui, però, anche noi della redazione, ci iscriviamo fieramente.
Venerdì 13 aprile un convegno dedicato ai giovani: “Io resto qui. Percorsi di vita che vincono il deserto”

Venerdì 13 aprile un convegno dedicato ai giovani: “Io resto qui. Percorsi di vita che vincono il deserto”
È possibile immaginare un futuro diverso per i nostri giovani? Ci sono altre prospettive rispetto al partire da questa terra per cercare lavoro altrove?
A queste domande proverà a rispondere il convegno sul tema “Io resto qui. Percorsi di vita che vincono il deserto” che si tiene venerdì 13 aprile a Ragusa, con inizio alle 18.30, nell’auditorium dell’Itis “Majorana” di via Pietro Nenni. L’iniziativa è promossa dalla Consulta delle Aggregazioni Laicali della diocesi di Ragusa e da Radio Kàris.
L’incontro, moderato da Simone Digrandi, direttore dell’ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi, presenterà esperienze di imprenditoria giovanile sorte nel territorio ibleo che, rifiutandosi di soccombere al lamento inerte e resistendo all’atavica rassegnazione a cercare sempre altrove il proprio futuro, costituiscono, qui ed ora, storie e fatti cui guardare con curiosità e speranza. Le esperienze presentate fanno parte di un lavoro di ricerca realizzato da Denise Arcieri, autrice e conduttrice di Radio Kàris, che ha incontrato tante nuove realtà imprenditoriali presenti sul territorio. Il suggerimento di metodo che queste storie possono offrire è certamente da non perdere.
Ogni anno circa 20.000 giovani lasciano, infatti, la Sicilia per studio o per lavoro. Un processo di erosione tutt’altro che lento del tessuto sociale, culturale e, perché no, morale, che priva questa terra delle risorse più fresche e capaci ancora di tensione ideale, la cui emorragia determina una desertificazione cui non si può più assistere inermi.
Si può resistere all’avanzare del deserto? È possibile scorgere dentro la realtà giovanile e lavorativa i germogli di una vita che si rinnova e che permette fondatamente di sperare nel futuro? L’alternativa che si pone non è scontata, o recriminare su ciò che dovrebbe essere oppure servire umilmente ciò che già c’è.
Alle esperienze condivise nella prima parte dell’incontro, si affiancherà il racconto del contributo che la Chiesa locale cerca di offrire a questa “vita che vince il deserto” attraverso alcune iniziative e strumenti operativi. Renato Meli, direttore dell’ufficio Problemi sociali e lavoro della Diocesi di Ragusa, avrà il compito di illustrare le esperienze di micro-credito d’impresa cui molti giovani hanno attinto per le fasi di start up delle loro imprese insieme alle recenti iniziative dello sportello Arca a Vittoria. Uno sforzo che si colloca nell’orizzonte più ampio delle recenti Settimane sociali di Cagliari della Cei, dal titolo “Il lavoro che vogliamo”.
Interverrà il vescovo di Ragusa monsignor Carmelo Cuttitta.

Arte, lo statunitense Frank Lupo per la prima volta in Sicilia con una mostra organizzata da Lo Magno Arte contemporanea

Arte, lo statunitense Frank Lupo per la prima volta in Sicilia con una mostra organizzata da Lo Magno Arte contemporanea
Grande varietà nell'opera dello statunitense di fama internazionale Frank Lupo: grattacieli, parchi urbani, navi cargo che solcano l’Oceano... ma anche angoli di giardino, paesaggi, ritratti in bianco e nero di marinai e di minatori di carbone. È l’America, raccontata nelle gouaches dell'artista di Buffalo. Le sue opere saranno esposte in esclusiva per la prima volta in Sicilia in un’intrigante mostra, organizzata da Lo Magno arte contemporanea (a cura di Giuseppe Lo Magno), negli spazi della galleria Soquadro, in via Napoleone Colajanni 9-11.
L'evento si svolgerà dal 21 aprile al 12 maggio (inaugurazione: sabato 21 aprile, ore 19); particolarmente atteso, poiché l’ultima esposizione di Lupo in Italia risale alla Biennale di Venezia del 1985: Ragusa scelta come portale per tornare nel Belpaese con le sue opere.
Frank Lupo vive e lavora a New York. Dipinge per lo più a gouache, una tecnica che rende i colori più luminosi attraverso l’aggiunta di un pigmento, e talvolta anche con colori a olio e ad acqua. Alcune sue opere fanno parte della collezione permanente del prestigioso Museum of Modern Art (MOMA) di New York. L’artista si ispira a fotografie, scattate in proprio, strappate dai giornale o semplicemente immaginate, cercando di catturare ciò che gli appare "ossessivo, commovente, provocatorio e vero". I suoi lavori, spiega lo stesso Lupo, "mirano all’ambiguità, al mistero, alla confusione di un attimo, a uno sguardo rivolto a qualcosa che si perde nel trascorrere della vita quotidiana. A volte il soggetto è astratto e immobile, a volte è fuso col suo movimento. Una fermata o un treno di passaggio, un edificio che implode, un appartamento mezzo vuoto. Qui e ora e poi via. Ogni opera è un tentativo di invenzione e la trasformazione di quel momento".
Nel testo critico intitolato “Second life” che accompagna la mostra, Andrea Guastella, storico e critico d’arte, rivela come la dedizione di Frank Lupo alla pittura risalga proprio a un soggiorno italiano. Così Guastella: "un luogo la cui bellezza invita alla sosta in cui cioè lo spazio si converte in tempo: quello spontaneo prolungamento delle persone e delle cose ottenuto da Frank ora aumentando (o rimpicciolendo) a dismisura le dimensioni del supporto, ora deformando irrealisticamente le figure, ora accendendo l’immagine di colori contrastanti".
La mostra potrà essere visitata dal martedì al sabato, dalle ore 10 alle 13 e dalle 17 alle 20, chiuso il lunedì mattina e la domenica.

