Rifondazione Comunista: le raffinerie di Priolo, Augusta, Milazzo e Gela....

Rifondazione Comunista: le raffinerie di Priolo, Augusta, Milazzo e Gela....

La Sicilia è, suo malgrado, una delle grandi piattaforme petrolifere ed energetiche d’Italia. Nei suoi porti arrivano enormi quantità di greggio, nei suoi impianti viene raffinata una quota gigantesca dei prodotti petroliferi destinati al mercato nazionale e internazionale, nei suoi territori sono concentrate infrastrutture industriali strategiche per l’intero Paese. Ma poco o quasi nulla di questa ricchezza rimane davvero in Sicilia, sebbene la retorica leghista e nordista abbia per anni inculcato nel senso comune un messaggio opposto.

Nel 2023 le raffinerie siciliane di Priolo, Augusta, Milazzo e Gela hanno realizzato complessivamente circa 29,9 milioni di tonnellate di lavorazioni, pari a circa il 41,3% delle lavorazioni complessive delle raffinerie italiane (secondo il quadro statistico UNEM). È una concentrazione industriale enorme. Significa che una parte decisiva della trasformazione del petrolio in carburanti e altri prodotti energetici avviene in Sicilia. Il valore economico della filiera è gigantesco con un volume di affari di decine di miliardi di euro, ma il sistema fiscale nazionale continua a trattare quel valore come se il luogo nel quale la ricchezza viene materialmente prodotta fosse un dettaglio irrilevante.

Le accise sui prodotti energetici sono entrate erariali. Non vengono automaticamente riconosciute alla Sicilia perché il carburante è stato raffinato nell’Isola. Ma questa, sebbene da sempre sottaciuta, è una delle grandi anomalie della specialità siciliana che invece lo prevede esplicitamente nello Statuto. Lo Stato incassa, mentre alla Regione restano competenze, problemi e una parte dei costi che quella stessa industria scarica sui territori.

L'accordo Stato-Regione del 2021 riconosceva esplicitamente che la partita delle accise era ancora «sin qui irrisolta» e prevedeva un percorso per affrontare la revisione complessiva delle norme finanziarie di attuazione dello Statuto. Nel maggio 2025 il governo regionale ha annunciato addirittura la riapertura del tavolo con il ministero dell'Economia per discutere nuovamente l'attuazione finanziaria degli articoli 36 e 37 dello Statuto.

Sono decenni che la Sicilia aspetta l’attuazione vera dello Statuto e, quindi, della Costituzione Repubblicana. E mentre aspetta, paga.

Paga il consumo dei territori. Paga il rischio industriale. Paga l'inquinamento e le bonifiche. Paga la crisi ambientale di aree come Priolo, Melilli, Augusta, Milazzo e Gela. Paga attraverso servizi pubblici insufficienti e infrastrutture inadeguate. Paga anche quando alla pompa il prezzo dei carburanti rimane tra i più alti d'Italia. Nel settembre 2026 il prezzo medio regionale è intorno a 2,19 euro al litro per il gasolio e 2,07 euro per la benzina, tra i livelli più elevati registrati nel Paese. Paradossalmente, la Sicilia ospita, a caro prezzo, una quota enorme della raffinazione italiana e in cambio subisce prezzi del carburante alle stelle.

Il grande assente dal dibattito politico, infatti, è la piena attuazione dello Statuto sebbene venga celebrato in ogni momento nei discorsi ufficiali, ma completamente disatteso nella sua sostanza finanziaria.

L'articolo 37 dello Statuto, che ha rango costituzionale, è ben lontano dalla sua piena attuazione che continua a essere rimandata, negoziata, riscritta, subordinata ai rapporti di forza tra Palermo e Roma. Lo Statuto contiene da decenni una disciplina speciale della fiscalità regionale e la sua concreta attuazione finanziaria, compresa la controversa questione delle accise e delle entrate erariali, continua a essere oggetto di negoziazione con lo Stato. La Sicilia viene continuamente invitata a essere “responsabile”, a contenere la spesa, a contribuire al risanamento della finanza pubblica. Ma quando si tratta di riconoscere fino in fondo le risorse che lo stesso ordinamento riconosce alla Regione, improvvisamente tutto diventa complicato.

Si tratta di una scelta politica e la retorica dell'autonomia differenziata è in realtà un’ipocrisia delle le Regioni del Nord, del centrosinistra e del centrodestra, che rivendicano maggiori competenze e una quota molto maggiore del gettito prodotto nei propri territori a scapito del Sud.

La Sicilia invece non deve chiedere l'elemosina a Roma, ma rivendicare ciò che le spetta, ovvero la piena e immediata attuazione degli articoli 36 e 37 dello Statuto. Riconoscimento delle prerogative fiscali della Regione sulle attività industriali realizzate nell'Isola. Una quota adeguata delle risorse fiscali generate dalla filiera energetica.

Un piano straordinario di bonifica e risanamento dei territori industriali. Investimenti pubblici nella transizione energetica. Difesa del lavoro e costruzione di nuova occupazione nelle aree della raffinazione e della petrolchimica. Naturalmente, non vogliamo semplicemente che una parte maggiore dei soldi resti a Palermo per essere distribuita secondo le vecchie logiche del potere regionale, clientelare e corrotto.

Vogliamo che la ricchezza prodotta in Sicilia venga trasformata in diritti, servizi, lavoro, bonifiche e ambiente. Non per difendere all'infinito il modello fossile, ma per impedire che il conto della transizione venga scaricato ancora una volta sui lavoratori e sulle popolazioni siciliane mentre i profitti e il gettito fiscale continuano a finire altrove.

La Sicilia ha ospitato per decenni una parte essenziale dell'apparato energetico italiano. Ha dato porti, territori, lavoro, infrastrutture e ambiente. Adesso deve pretendere qualcosa in cambio. Non più una Sicilia che raffina e paga mentre il potere statale incassa. Una Sicilia che pretende di decidere sulla ricchezza prodotta nel proprio territorio e di utilizzarla per cambiare il proprio modello di sviluppo. Questa non è una concessione. È una questione di giustizia sociale, di democrazia e di attuazione della Costituzione.


Due ambulatori mobili per effettuare visite mediche in esterno

Due ambulatori mobili per effettuare visite mediche in esterno

Sono stati consegnati questa mattina, nel piazzale antistante il P.O. “Giovanni Paolo II” di Ragusa, i due motorhome clinici acquistati nell’ambito del PNES, il Programma Nazionale Equità nella Salute 2021-2027.
L’investimento, pari a 490 mila euro, consentirà di portare direttamente sul territorio prestazioni sanitarie rivolte alle persone che, per ragioni economiche, sociali o culturali, incontrano maggiori difficoltà nell’accesso alle cure. Con l’arrivo dei due mezzi si completa la dotazione dei tre ambulatori mobili previsti dall’area progettuale “Contrastare la povertà sanitaria”: due clinici e uno odontoiatrico, quest’ultimo già consegnato nelle scorse settimane.
A bordo di ciascun motorhome opererà un’équipe multidisciplinare composta da medico, infermiere, operatore socio-sanitario, mediatore culturale e autista. Gli ambulatori mobili permetteranno di effettuare visite mediche, monitoraggio dei parametri vitali e della glicemia, elettrocardiogrammi, medicazioni e somministrazione di terapie intramuscolari o endovenose. Il medico assicurerà la presa in carico delle più comuni patologie acute e croniche, con il supporto dell’infermiere e dell’operatore socio-sanitario. Il mediatore culturale avrà il compito di agevolare la comunicazione tra operatori e utenti, non soltanto sul piano linguistico, ma anche nella comprensione delle informazioni sanitarie e delle indicazioni terapeutiche.
Il progetto, fin qui, ha già prodotto risultati significativi anche attraverso gli otto ambulatori clinici e i tre ambulatori odontoiatrici di prossimità attivati in provincia. Al 30 luglio sono stati registrati oltre 600 accessi complessivi, tra attività cliniche e odontoiatriche, per un totale di circa 1.600 prestazioni erogate. L’individuazione dei destinatari avviene anche con il coinvolgimento degli enti del Terzo settore, dei servizi sociali dei Comuni e delle associazioni di volontariato, che collaborano con l’ASP nei percorsi di presa in carico.
I nuovi mezzi possono portare l’assistenza nei luoghi in cui il bisogno di salute rischia più facilmente di rimanere senza risposta. La vulnerabilità economica, le difficoltà linguistiche o la distanza dai servizi non devono trasformarsi in ostacoli alla cura. I motorhome consentiranno di rafforzare la medicina di prossimità e di raggiungere persone che spesso restano ai margini dei tradizionali percorsi assistenziali

8 milioni per cambiare abitudini

8 milioni per cambiare abitudini

Otto milioni di euro per ridisegnare la mobilità urbana di Ragusa, potenziare il trasporto pubblico
locale e avviare una vera transizione verso sistemi più sostenibili e intelligenti. È il finanziamento
ottenuto dal Comune di Ragusa nell'ambito del Programma integrato di interventi sulla mobilità
urbana e metropolitana, misura nazionale finanziata dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza
Energetica, promossa in collaborazione con l’ANCI, in affiancamento ai Comuni italiani.
Un risultato di particolare rilievo anche per la sua dimensione nazionale: sono soltanto cinque i
Comuni siciliani finanziati attraverso questa misura. Ragusa entra dunque in un gruppo ristretto di
Amministrazioni chiamate a mettere in campo interventi strutturali per migliorare la mobilità e
contribuire alla riduzione dell'inquinamento atmosferico.
Il progetto presentato dal Comune in assoluta sinergia con l’ANCI, punta innanzitutto sul
potenziamento e sull'elettrificazione del trasporto pubblico urbano. È prevista l'acquisizione di
nuovi mezzi a trazione esclusivamente elettrica, destinati a sostituire progressivamente gli autobus
tradizionali, insieme alla realizzazione di un'area per il deposito dei veicoli e per le infrastrutture di
ricarica.
Una delle novità più importanti riguarda inoltre l'introduzione di nuove linee di trasporto a
chiamata, con cui estendere il servizio anche a quelle aree oggi meno servite dal trasporto pubblico.
Il progetto prevede poi un sistema di paline e pensiline info-telematiche. I dispositivi consentiranno
di fornire informazioni agli utenti, compresi gli orari e i tempi di attesa dei bus.
Le risorse saranno utilizzate anche per sostenere forme di mobilità condivisa, come car sharing e car
pooling e strumenti di monitoraggio della mobilità.
«Ragusa ha una caratteristica che rende la sfida della mobilità particolarmente complessa: siamo un
territorio esteso, con un tessuto urbano articolato e con frazioni e contrade che necessitano di
collegamenti efficienti – afferma il sindaco Peppe Cassì – Per questo gli 8 milioni ottenuti non sono
semplicemente una dotazione finanziaria, ma rappresentano una straordinaria opportunità per
trasformare il modo in cui cittadini e visitatori si muovono a Ragusa».
Un vero e proprio passaggio storico, perché permette di estendere il servizio e di proporlo con

tariffe più vantaggiose, come spiega l'assessore alla Mobilità Giovanni Gurrieri che tra l’altro
ringrazia il dipartimento mobilità e transizione energetica di Anci per il supporto fornito in fase di
progettazione all’ufficio mobilità comunale. «Proprio nei giorni scorsi abbiamo chiuso la gara per il
trasporto pubblico locale, un primo significativo tassello per il quale adesso si avvia l’iter
amministrativo sulla base della proposta del proponente, ma il secondo importantissimo tassello è
proprio questo nuovo finanziamento del Mase che ci permetterà di progettare il servizio a chiamata,
cioè la copertura di tutte quelle aree non ad oggi servite - spiega Gurrieri - L’obiettivo è estendere le
linee del trasporto pubblico locale attraverso servizi on demand, per raggiungere tutte quelle
contrade e zone che oggi sono scoperte: da San Giacomo a Conservatore, da Donnafugata a Marina
di Ragusa, fino a Cerasella, Castellana e alle altre aree del territorio. Ci saranno inoltre azioni per
incentivare l'utilizzo del trasporto pubblico, anche attraverso politiche e tariffe più accessibili».
Il finanziamento si inserisce in un percorso che l'Amministrazione comunale ha già avviato negli
ultimi anni con il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile e con gli interventi dedicati alla mobilità
dolce, alle ZTL, alle aree pedonali, alle piste ciclabili, alle infrastrutture di ricarica e ai parcheggi di
interscambio.
Il percorso sarà accompagnato anche da momenti di confronto con cittadini e operatori. Il 24
settembre è prevista la prima Giornata comunale della Mobilità, occasione nella quale
l'Amministrazione presenterà dati e numeri sulla mobilità cittadina e illustrerà le prossime tappe del
progetto.


"Scelta sbagliata" dice il PD.

"Scelta sbagliata" dice il PD.

Riapertura al traffico di Via Roma, PD Ragusa: “Cassì nel 2023 voleva mettere il pedone al centro, nel 2026 rimette al centro le automobili”

“Nel 2023 Peppe Cassì si ripresentava agli elettori indicando la sicurezza del pedone come una delle priorità del suo secondo mandato e spiegava che Ragusa avrebbe dovuto guardare alle città europee, passando dalla centralità dell’auto alla centralità del pedone. Tre anni dopo, la grande svolta è riaprire alle automobili un’area pedonale. Più che un cambio di viabilità, sembra un’inversione a U sui propri valori”.
Il Partito Democratico di Ragusa interviene sulla decisione annunciata dal sindaco di riaprire sperimentalmente al traffico il tratto di via Roma compreso tra corso Italia e via Sant’Anna.
“È una scelta che consideriamo sbagliata e profondamente anacronistica. Mentre tante città lavorano per aumentare gli spazi destinati alle persone, ridurre il traffico nei centri e recuperare spazio pubblico, a Ragusa accade il contrario: uno spazio conquistato dai pedoni viene riconsegnato alle automobili. E a farlo è proprio il sindaco che aveva costruito una parte della propria campagna elettorale sulla pedonabilità”.
Ma per il PD il punto politico più importante riguarda le ragioni che hanno portato a questa decisione.
“Il problema di via Roma non è mai stato che mancassero le automobili. Il problema è che in questi anni l’amministrazione Cassì non è riuscita a costruire attorno al centro storico una vera politica di rilancio. Servivano politiche per riportare residenti, attività economiche e servizi, incentivi per chi investe, una programmazione culturale continuativa e una strategia capace di rendere il centro vivo durante tutto l’anno. Oggi si prende atto del fallimento e si propone come soluzione il ritorno delle macchine”.
Un ragionamento che, sottolineano i democratici, contiene una contraddizione ammessa dallo stesso sindaco: “Cassì riconosce che altre strade da sempre aperte al traffico hanno subito una desertificazione persino peggiore. Dunque sa perfettamente che non sono le automobili a far vivere il commercio. E allora perché sacrificare un’area pedonale?.
Il sospetto è che, con le elezioni regionali ormai all’orizzonte, si preferisca assecondare una richiesta particolare nella speranza di raccogliere qualche consenso, anziché difendere una visione complessiva della città. Ma lo spazio pubblico non può diventare merce di scambio elettorale”.
“Del resto, le giravolte del sindaco Cassì ormai non dovrebbero sorprenderci. Si era presentato come il campione del civismo, arrivando a definire i partiti dei ‘gusci vuoti’, salvo poi aderire a Forza Italia. Nel 2023 chiedeva agli elettori un secondo mandato promettendo di mettere al centro il pedone e oggi restituisce alle automobili uno spazio pedonale. A questo punto”, concludono dal PD, “più che domandarci quale sia la posizione del sindaco, dovremmo chiedergli quanto tempo intenda mantenerla”.


"Si riapre Via Roma" dice il Sindaco

"Si riapre Via Roma" dice il Sindaco

È imminente la riapertura al traffico, in via sperimentale, di via Rapisardi, nel tratto compreso tra corso Vittorio Veneto e corso Italia. Il Prefetto, che ringrazio per la sensibilità, ha espresso parere favorevole alla revoca dell’ordinanza del 2017, dovuta a esigenze di sicurezza legate al contesto di quegli anni. Dopo un periodo di monitoraggio si valuterà se rendere permanente la decisione.
Non si tratta dell’unica novità per la circolazione in centro: sempre in via sperimentale, riapriamo al traffico anche via Roma, nel tratto interdetto tra corso Italia e via Sant’Anna. L’area sarà pedonalizzata solo in determinati orari del weekend e in occasione di eventi.
Quali sono le ragioni di una decisione così controversa? E perché solo ora, dopo anni di dibattito?
Resto convinto che i benefici dell’apertura del solo breve tratto di via Roma sarebbero nulli o quasi: da un punto di vista commerciale, ad esempio, altre strade da sempre trafficate hanno subito una desertificazione peggiore.
Adesso però siamo di fronte a un nuovo scenario.
Consentendo il transito da corso Italia verso piazza Libertà e da via Rapisardi verso corso Italia, viene ripristinata la circolarità dei flussi, con 2 interventi complementari che si rafforzano a vicenda.
La nuova circolazione restituirà centralità anche a tutta la parte bassa di corso Vittorio Veneto, da cui si potrà di nuovo svoltare verso destra su via Rapisardi e verso sinistra, su via Roma.
I lavori in corso su via Monelli, inoltre, renderanno la “strada del cimitero” di fatto la terza via di collegamento con Ibla, aumentando i flussi su via Roma.
Si rafforza così l’intero asse viario, migliorando la viabilità ma anche contrastando certi assembramenti molesti che hanno interessato via Roma.
L'apertura della Vallata S. Domenica da fine settembre, infine, rappresenterà sia un ulteriore attrattore e sia un nuovo e ampio spazio per i pedoni; un immenso Parco nel cuore della città.
È una scelta scaturita anche dal confronto con esercenti e residenti, ai quali va riconosciuta perseveranza, buon senso e comprensione.
Dopo un periodo di sperimentazione si valuterà se la decisione avrà raggiunto gli effetti desiderati.


Tariffa urbana a tempo.

Tariffa urbana a tempo.

Piccola ma importante novità per il trasporto pubblico urbano a Ragusa, che continua a essere sempre più utilizzato dai cittadini ma anche dai turisti, soprattutto nel trasferimento a Ibla, permettendo così  di attuare delle favorevoli politiche di prezzo.
Proprio in questo senso è stato apportato un miglioramento alla tariffa del biglietto singolo, che allo stesso costo (€1,20 app, sito web, biglietteria; €1,60 a bordo) non coprirà la singola corsa ma avrà validità per 60 minuti, all’interno dei quali si potranno prendere tutti i bus e le coincidenze necessarie. Insomma come nella grandi città. Forse secondo noi sarebbe stato meglio arrivare a 90 minuti visto che i tempi di percorrenza in citta e nelle periferie sono abbastanza lunghi e le coincidenze non hanno tante frequenze. Comuqnue l'idea è buona perchè ci porta a pensare coem nelle grandi città. Se abiti nella zona dell'opsedale e vai al comune con un solo biglietto e una coincidenza te la cavi spendendo poco. Andata e ritorno. Senza stress e risparmiando in posteggi e benzina. L'assessore Gurrieri in uncomunicato stampa ringrazia Etna Trasporti per questa importante miglioria, che si inserisce in un trend positivo di rinnovamento del nostro servizio urbano.”


Io farei un referendum... 

Io farei un referendum... 

Ogni tanto il ponte sullo stretto ritorna di attuialità. Ma nessuno parla della sua necessità invece il problema sono sempre i fondi. Per molti ci vogliono troppi miliardi che potrebbero essere spesi diversamente vista l'arretratezza delle infrastrutture siciliane.Altri ne cantano le lodi che però si infrangono difronte alle evidenze come per esempio la mancanza dell'alta velocità etc tec.  Sul sito Live Sicilia leggiamo questa notizia:
il Ponte sullo Stretto si farà ma occorre cercare le coperture. È quanto risulta dal Documento di economia e finanza recentemente varato dal governo nazionale. “Il costo dell’opera oggetto di concessione dagli aggiornamenti svolti risulta di 13,5 miliardi”, si legge nell’atto di programmazione economica mentre “le opere complementari e di ottimizzazione alle connessioni ferroviarie, lato Sicilia e lato Calabria, che dovranno essere oggetto del contratto di programma con Rfi, si stima avranno un costo di 1,1 miliardi”.   In ogni caso si precisa che “ad oggi non esistono coperture finanziarie disponibili a legislazione vigente; pertanto, queste dovranno essere individuate in sede di definizione del disegno di legge di bilancio”.  “Le opere di ottimizzazione e complementari alle connessioni stradali, invece, di minor impatto economico, verranno meglio definite e dettagliate nell’ambito dei prossimi contratti di programma con Anas”, si aggiunge nel Def. Al finanziamento dell’opera, puntualizza il documento, “si intende provvedere mediante: le risorse messe a disposizione dalle Regioni a valere, in particolare, sui Fondi per lo Sviluppo e la Coesione”. Ad appostare le coperture a carico del bilancio dello Stato, però provvederà la legge di bilancio 2024. Inoltre il Def spiega che “i finanziamenti all’uopo contratti sul mercato nazionale e internazionale: saranno a tal fine considerate prioritarie le interlocuzioni con finanziatori istituzionali quali la Banca europea degli investimenti e Cassa depositi e prestiti; l’accesso alle sovvenzioni di cui al programma Connecting Europe Facility – Cef (partecipazione al bando entro settembre 2023)”. Insomam serve a noi e in buona parte ce lo dobbiamo pagare. Ma sono d'accordo i siciliani. Io farei un referendum,...


La mala burocrazia della Regione. Lo dice Abbate

La mala burocrazia della Regione. Lo dice Abbate

“Attualmente ci sono ben 31 DDL abbandonati a se stessi in attesa di riscontro da parte del Governo
regionale. Alcuni di loro, fermi dal 2023, contengono norme di straordinaria importanza”. A
lanciare l’allarme è il Presidente della I Commissione Affari Istituzionali, On. Ignazio Abbate, che
interviene con decisione sull’argomento per evitare che continui a regnare il silenzio su questa
situazione. Nel dettaglio 9 DDL appartenenti alla I Commissione, 7 alla III commissione, 2 alla IV
commissione, 11 alla V Commissione, 2 al Presidente ARS. Non ci sono DDL fermi della II e della
VI : “Le riforme devono essere una priorità assoluta per questo governo, come gruppo parlamentare
abbiamo inserito emendamenti ai DEFR volte a impegnare il Governo a sostenere le riforme
parlamentari. È inaccettabile che ben 31 disegni di legge, già esitati e approvati in maniera
bipartisan dalle commissioni parlamentari di merito, rimangano fermi a causa dei ritardi nella
emanazione della relazione tecnica da parte degli assessorati di competenza o per questioni legate
alla copertura finanziaria. I 31 DDL in questione spaziano su temi cruciali per lo sviluppo e il
welfare della Regione: dalla polizia locale all'amministrazione condivisa dei beni comuni, dalla
valorizzazione dei cimiteri monumentali alla parità retributiva di genere, fino alle tutele ambientali,
al turismo, allo sport, alla formazione e all'assistenza ai disabili. Oggi, con le disponibilità
economiche raggiunte da questo Governo, non esiste alcun alibi legato alla mancanza di copertura
finanziaria - prosegue il deputato della DC - chiediamo a nome del gruppo parlamentare solo che
questi provvedimenti vengano messi nella piena disponibilità dell'Aula. Si dia al Parlamento la
possibilità di esprimersi e di decidere se approvarli o bocciarli. Ciò che è assurdo è che un lavoro
così importante e approfondito, portato avanti in modo condiviso da tutte le commissioni, rimanga
paralizzato in attesa delle relazioni economico-finanziarie da parte dei dipartimenti e degli
assessorati competenti. Rivolgo un appello formale al Presidente dell’ARS, Gaetano Galvagno,
affinché si faccia promotore di un tavolo di confronto urgente con i Presidenti delle Commissioni
parlamentari, con il Presidente della Regione Renato Schifani, l’Assessore al Bilancio, Alessandro
Dagnino e i capigruppo per constatare se ci sono le condizioni per lo sblocco di almeno una parte di
questi DDL. Il Parlamento ha lavorato sodo e con senso di responsabilità: questo lavoro non deve
essere mortificato visto che rischia di volatilizzarsi con la fine della legislatura tra un anno
bloccando l’ammodernamento della macchina amministrativa regionale”.


Che coincidenza!!!!

Che coincidenza!!!!

A pensar male............... ecetera eccetera. L'on Dipasquale mostra soddisfazione per l'aumento delle tratte e dei voli per lo scalo di Comiso ma fa una considerazione che lascia pensare.   “L’aumento dei collegamenti e le nuove destinazioni annunciate da SAC per la stagione invernale dell’aeroporto di Comiso sono certamente una buona notizia, dice l'onorevole,  vedere crescere nuovamente l’offerta dello scalo è ciò che abbiamo chiesto e per cui abbiamo lavorato per anni. C’è però un passaggio del comunicato di SAC che non posso condividere: il ringraziamento al presidente Schifani e al suo governo”.
Il  deputato regionale del Partito Democratico Nello Dipasquale infatti, commentando la nuova programmazione Winter 2026/2027 dell’aeroporto di Comiso, che prevede 32 voli settimanali e l’introduzione delle nuove rotte per Malta, Napoli e Venezia  ha dichiarato:  “Non è una questione di appartenenza politica e non mi disturba certo che SAC ringrazi il presidente della Regione”, aggiunge Dipasquale, “il punto è un altro: oggi questi nuovi collegamenti diventano possibili perché finalmente sono state stanziate risorse pubbliche per sostenere l’aeroporto. Ed è esattamente ciò che sosteniamo da dieci anni. Questa strada, infatti, era stata già individuata durante il governo Crocetta, quando l’allora assessore Anthony Barbagallo intervenne con risorse importanti, destinando lo stesso finanziamento agli aeroporti di Comiso e Trapani. Negli anni successivi, continua Dipasquale,  prima con il governo Musumeci e poi con quello Schifani, abbiamo continuato a chiedere che si tornasse a investire sullo scalo ibleo, presentando proposte ed emendamenti all’Ars. Per troppo tempo, invece, Comiso è stato lasciato senza gli strumenti necessari per competere e per attrarre vettori e collegamenti, fino ad arrivare praticamente a voli zero”. E a questo punto li deputato del PDI  fas una considerazione amara:  I voli tornano e l’offerta cresce. Dopo anni nei quali abbiamo visto Comiso progressivamente svuotarsi di voli, le risorse arrivano proprio a campagna elettorale in corso, non credo sia un caso”,!


Secondo giorno di protesta a Vittoria

Secondo giorno di protesta a Vittoria

Prosegue a Vittoria il secondo giorno della mobilitazione promossa
dall’Amministrazione comunale per la difesa di una sanità efficiente ed
efficace e a tutela della salute dei cittadini.
Questa mattina, in maniera simbolica, l’intera Giunta comunale ha portato la
protesta davanti alla Casa di Comunità di via dell’Acate, per richiamare
l’attenzione sulla necessità di rafforzare concretamente la sanità territoriale
e di rendere pienamente operativi i servizi destinati ai cittadini.
Alla manifestazione ha partecipato anche il deputato regionale Nello
Dipasquale, da sempre impegnato sulle problematiche della sanità del
territorio e che, anche in passato, ha promosso e sostenuto iniziative e
manifestazioni per chiedere il rafforzamento dei servizi sanitari e la tutela
del diritto alla salute. La sua presenza si inserisce dunque in un percorso di
attenzione e di impegno che prosegue anche in questa fase della
mobilitazione, a testimonianza della volontà di portare le istanze del
territorio all’attenzione della Regione e delle autorità sanitarie.
La protesta non è rivolta contro gli operatori sanitari, ma nasce dalla volontà
di difendere il diritto costituzionale alla salute e di chiedere che ai cittadini
vengano garantiti servizi sanitari efficienti, efficaci, accessibili e adeguati
alle esigenze del territorio.
Al centro della mobilitazione ci sono le lunghe liste d’attesa, la carenza di
personale medico e sanitario, le difficoltà dei servizi di emergenza e
urgenza, le criticità dell’assistenza territoriale e la necessità di rafforzare i
presìdi sanitari, affinché nessun cittadino sia costretto a rinunciare alle cure
o ad affrontare disagi eccessivi per ottenere una prestazione sanitaria.
Dopo l’iniziativa simbolica alla Casa di Comunità, la mobilitazione
prosegue con un presidio permanente davanti all’ospedale “Guzzardi” di
Vittoria, dove cittadini, amministratori, rappresentanti istituzionali e realtà
del territorio continueranno a tenere alta l’attenzione sulle problematiche
della sanità.
“Questa protesta nasce dalla necessità di dare voce a una comunità che
chiede semplicemente di poter essere curata e assistita adeguatamente –
dichiara il sindaco Francesco Aiello -. Siamo qui non contro qualcuno, ma a
difesa di un diritto fondamentale. Vogliamo una sanità che sia realmente
vicina ai cittadini, con servizi funzionanti, personale sufficiente e strutture in
grado di rispondere alle esigenze di un territorio vasto e complesso come il
nostro”.
“La presenza della Giunta comunale, dell’onorevole Dipasquale e dei
cittadini dimostra che questa non è una battaglia del solo Comune di
Vittoria, ma una questione che riguarda l’intera comunità – aggiunge Aiello
-. Continueremo a mantenere alta l’attenzione e a chiedere risposte concrete.
La salute non può essere rinviata, né può essere affidata all’attesa. I cittadini
hanno diritto a una sanità efficiente, efficace e accessibile”.
La mobilitazione proseguirà fino a domani sera, con il presidio permanente
davanti al Guzzardi, mantenendo al centro della protesta le esigenze dei
cittadini e la richiesta di un deciso rafforzamento della sanità ospedaliera e
territoriale.