La Blue Economy o Economia del Mare in Sicilia

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Presentato oggi a Ragusa il report “La Blue Economy o Economia del Mare in Sicilia”. La Blue Economy rappresenta il 6% del PIL siciliano con un valore complessivo di 17,4 miliardi di euro nel 2025; Il comparto marittimo garantisce occupazione a 102.000 lavoratori diretti. Un impatto economico complessivo di 17,4 miliardi di euro, pari al 6% del Prodotto Interno Lordo regionale, una rete di oltre 29.500 imprese attive e un bacino occupazionale di 102.000 lavoratori diretti. Questo è il quadro emerso nel corso della conferenza stampa tenutasi oggi a Ragusa, presso la Sede Centrale di Banca Agricola Popolare di Sicilia. L’incontro è stato dedicato alla presentazione del report settoriale “La Blue Economy o Economia del Mare in Sicilia”, curato dal Centro Studi Economici della Fondazione BAPR. I dati macroeconomici descrivono un comparto marittimo isolano che opera come motore anticiclico per il sistema produttivo regionale. La Sicilia, che detiene il 21% del patrimonio costiero italiano, esprime nell’economia del mare una linea di sviluppo trainata principalmente dai comparti del turismo, della ricettività e della logistica legata ai trasporti. Lo studio della Fondazione BAPR evidenzia un effetto moltiplicatore in base al quale ogni euro prodotto direttamente dalla filiera genera un indotto ulteriore di 1,9 euro all’interno del tessuto economico siciliano. Il trend risente anche delle misure connesse alla ZES Unica e degli investimenti orientati alla transizione ecologica e alla decarbonizzazione. Purtroppo la mancanza di infrastrutture di collegamento interno (come ferrovie, autostrade, idrovie e nodi logistici retroportuali) è uno dei principali colli di bottiglia per lo sviluppo della Blue Economy (l’economia legata al mare, alle coste e ai fondali). Bastoi pensare che se un porto è isolato dal suo entroterra (hinterland), l’intera catena del valore marittima perde efficacia. I porti moderni non competono più solo sulla capacità di accogliere grandi navi, ma sulla velocità con cui riescono a svuotare le banchine. Se i collegamenti ferroviari o stradali interni sono inefficienti, le merci rimangono bloccate nei terminal. Questo genera costi di sosta elevatissimi per gli armatori e ritardi nelle consegne.  I porti privi di connessioni “ultimo miglio” veloci (i binari che collegano direttamente la banchina alla rete ferroviaria nazionale) vengono saltati dalle grandi rotte commerciali a favore di hub meglio collegati. A questo proposito da parte nostra vorremmo ricordare che al porto di Pozzallo che oggi  è stato citato per essere tra i più attivi dista dalla ferrovia, la linea Caltanissetta Siracusa appena un KM eppure nessuno ha mai pensato a realizzare cquesta interconnessione. ,

di Redazione16 Giu 2026 23:06
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