Allerta meteo, attivato presidio di protezione civile

Allerta meteo, attivato presidio di protezione civile
Giorni all'insegna del maltempo sono previsti in provincia già a partire da questa sera. Il sindaco di Ragusa, su segnalazione della Protezione Civile regionale ha fatto attivare il presidio territoriale di Protezione Civile per far fronte a eventuali emergenze.
Su disposizione del sindaco Federico Piccitto, è stato attivato il Presidio Territoriale di Protezione Civile per l’allerta meteo comunicato in data odierna con bollettino SORIS (Sala Operativa della Protezione Civile Regionale) che indica precipitazioni diffuse e forti raffiche di vento in territorio ibleo.
Il Presidio Territoriale sarà attivo dalle 17 di oggi, 12 agosto, e fino a cessata emergenza, monitorando i punti critici individuati nel Piano Comunale di Protezione Civile.
La storiella dei dem iblei

La storiella dei dem iblei
Due democratici ragusani sono in vacanza a bordo di una barca a vela, ma durante la navigazione una terribile tempesta si abbatte sul tratto di mare nel quale si trovano. La barca cola a picco e i compagni sono costretti a nuotare a riva. La scoperta successiva è sconfortante: non sono arrivati a 'i Mazzareddi, ma su una piccola isola completamente deserta.
Non privi di ingegno né carenti di operosità, i dem iblei si danno da fare: accatastano della legna per poterla accendere e segnalare la propria presenza a eventuali navi di passaggio, individuano gli alberi da frutto per il cibo e si industriano per pescare. Passa il tempo e dai pezzi della nave che le onde talvolta portano a riva riescono a ricavare degli attrezzi e costruiscono pure una baracca. Insomma, provano a rendere la permanenza sull'isola più confortevole nell'attesa che arrivino i soccorsi.
Passano alcuni anni e, finalmente, scorgono una nave all'orizzonte. Si precipitano alla catasta e la incendiano. Poche ore più tardi, una scialuppa approda sulla spiaggia e ne scendono dei marinai con un ufficiale.
Subito i due accolgono i salvatori che, a loro volta, ascoltando il racconto di come sono riusciti a sopravvivere su quell'isola sconosciuta, rimangono stupiti da quelle parole e sono invitati a visitare l'isola. Vengono mostrati loro la baracca, le latrine, l'orto, l'ingegnoso sistema per raccogliere l'acqua e molto altro, comprese tre piccole costruzioni, identiche per dimensioni, ma ben distanziate tra loro.
“Cosa sono questi edifici?”, chiede l'ufficiale incuriosito.
“Sono circoli del PD, questo per esempio è il Circolo del Partito Democratico che frequento io!”, risponde uno dei due indicando una casetta.
“E questo, invece, è il Circolo del Pd dove vado io”, fa l'altro indicandone un'altra.
Sempre più incuriosito, l'ufficiale: “E quell'altra costruzione? Non capisco, voi siete solo in due…”.
E i dem in coro: “Quello è il circolo di Gianni Battaglia e noi non ci andremo mai”.
Abbiamo preso in prestito una vecchia barzelletta ebraica nella quale due naufraghi costruivano tre sinagoghe... Ci è sembrata calzante.
Lo scandalo dell'intercettazione, il riassuntone. Intanto Crocetta "valuta" querela.

Lo scandalo dell'intercettazione, il riassuntone. Intanto Crocetta "valuta" querela.
Il caso scoppiato giovedì con la pubblicazione sul portale online della testata "l'Espresso" - sul cartaceo l'indomani - della notizia relativa ad una intercettazione tra il presidente della Regione e il medico Matteo Tutino, nella quale si farebbe riferimento all'ex assessore Lucia Borsellino come una persona pericolosa, che andrebbe "fermata, fatta fuori. Come il padre", ha lasciato così tanti interrogativi che temo se ne parlerà ancora per diversi mesi.
Ripercorriamo i fatti: l'Espresso pubblica un articolo riportando quella frase, pronunciata da Tutino, medico e amico personale del presidente, arrestato a fine giugno per truffa nei confronti del sistema sanitario regionale (più capi di accusa, vicenda complessa), e ascoltata proprio da Crocetta che però sarebbe rimasto in silenzio. La quasi totalità del mondo politico regionale e nazionale, comprese le prime tre cariche dello Stato, esprime la propria indignazione chiedendo al governatore un passo indietro, le dimissioni.
Lui, il baluardo dell'antimafia siciliana, amico di Ingroia, di Beppe Lumia, quello contro "mangiugghia", piuttosto che esprimere indignazione, sfidare l'Espresso o far fioccare le querele, si difende dicendo "Non ho sentito quella frase", ma dopo poche ore, si "autosospende" da governatore. Strumento giuridico non previsto dallo Statuto Siciliano, ma neanche nel resto d'Italia (si pensi al caso Marrazzo o all'allora ministro Di Pietro che nel 2006 provò ad autosospendersi e Napolitano gli rispose picche). Raggiunto telefonicamente da qualche collega addirittura scoppia a piangere parlando di quanto stesse soffrendo.
La polemica nel frattempo non si placa e interviene la Procura di Palermo che, con una nota ufficiale dichiara di non avere agli atti, né tra le registrazioni effettuate dai NAS nell'ambito del procedimento che ha portato all'arresto di Tutino, intercettazioni di quel tenore. Allora l'Espresso replica che si tratta di un altro filone di indagini. E' il classico gioco al rimpiattino. In serata, però (siamo ancora a giovedì) i deputati regionali del Pd si riuniscono per capire come procedere, tutte le soluzioni sono aperte, ma la posizione della Procura è rassicurante: il segretario regionale del PD, Fausto Raciti, dichiarerà l'indomani (cioè oggi) in una conferenza stampa che non esistono motivi per staccare la spina al Governo. Anche se i siciliani ne avrebbero a iosa di motivi che con l'intercettazione non hanno nulla a che fare, ma lasciamo perdere.
La bufera è scemata di intensità, ma è ben lungi dall'essere scomparsa. Intercettazione bufala o meno, la Sicilia è stanca e in moltissimi continuano a invocare le dimissioni. Anche Renzi pare convinto che sia ora di andare a votare... Ma i deputati, si sa, sono restii a lasciare le poltrone e la decisione finale, a questo punto, spetta solo al Presidente.
Nel primo pomeriggio di oggi, il presidente è ancora autosospeso quando dalla Procura di Palermo arriva un'altra precisazione: intercettazioni di questo tipo non ne esistono e basta. Controreplica de l'Espresso: noi invece ce l'abbiamo, verificata e controllata. A questo punto la Procura apre un'inchiesta conoscitiva, senza reati o indagati. In pratica per capire che sta succedendo.
E' ancora il rimpiattino del giorno prima.
Insomma, qualcuno a Palermo sta mentendo: o la Procura per non inquinare altre indagini o l'Espresso per non perdere la faccia.
Nella serata di venerdì (poco fa), l'avvocato di Crocetta ha fatto sapere che "si stanno valutando le azioni legali da intraprendere per tutelare la onorabilità del presidente". "Stanno valutando".
Magari mentre "valutano" la telefonata salta fuori.
Cava dei Modicani, la discarica rimane aperta. Firmata ordinanza art. 191 di contingibilità e urgenza

Cava dei Modicani, la discarica rimane aperta. Firmata ordinanza art. 191 di contingibilità e urgenza
E' durata quasi cinque ore la conferenza di servizio convocata dal commissario straordinario dell'ex Provincia Regionale di Ragusa per discute dell'opportunità - così come suggerito informalmente dall'Assessorato regionale alle Politiche ambientali - di emanare l'ordinanza di contingibilità e urgenza ai sensi dell'art. 191 del Codice dell'Ambiente per prolungare la vita della discarica sita in c.da Cava dei Modicani.
Nonostante la lunga riunione, interrotta alle 17.30, la firma del dispositivo da parte del commissario è stata in bilico fino alle 19. Mentre l'Ufficio Stampa dell'Ente informava dell'avvenuta emanazione del provvedimento, infatti, nel gabinetto della presidenza a palazzo di viale del Fante si rimetteva tutto in discussione. Emergenza sanitaria o pericolo ambientale? Questo il dubbio da sciogliere in pochi minuti, mentre già i rappresentanti delle amministrazioni comunali e dei sindacati minacciavano, a voce bassa, di far comparire un autocompattatore davanti alla sede dell'ente, pronto a scaricare l'immondizia sulle scale.
Mentre l'Arpa esprimeva parere negativo per un eventuale rischio ambientale, categoricamente smentito dai vertici dell'Ato, l'Azienda Sanitaria Locale esprimeva preoccupazione per l'evidente rischio per la salute pubblica che sarebbe derivato dalla chiusura della discarica.
L'orientamento prevalente è stato quello di dare priorità allo scongiurare l'eventuale rischio sanitario per le città interessate ed alla fine Cartabellota ha deciso di emanare l'ordinanza.
"Non mi sono voluto sottrarre al mio ruolo di Commissario della Provincia – dice Cartabellotta – e all’assunzione delle responsabilità in una sinergica attività istituzionale di fronte all’emergenza rifiuti che il comprensorio di Ragusa avrebbe vissuto nei prossimi 6 mesi”.
Legislatura regionale agli sgoccioli, Crocetta autosospeso

Legislatura regionale agli sgoccioli, Crocetta autosospeso
Tutta colpa di quella frase intercettata durante le indagine sull'affare Tutino. Il medico, parlando dell'assessore Borsellino, disse al presidente: "Va fatta fuori. Come suo padre".
Lui rimase in silenzio, non un fiato per difendere quell'esponente del suo Governo.
"Quelle parole non le ho sentite", si è difeso Crocetta, ma tutto il mondo politico regionale e nazionale è indignato. Perfino i fedelissimi del governo hanno espresso quasi sentimenti di vergogna per l'accaduto.
Il neo capogruppo del Pd all'Assemblea Regionale Siciliana, l'on. Antonello Cracolici:
Le notizie di stamane ci spingono a prendere atto che, a questo punto, andare avanti è praticamente impossibile. E' il momento che, innanzitutto il presidente della Regione valuti l'opportunità di chiudere la legislatura.
Mentre il senatore Lumia, membro della Commissione Antimafia:
Sono disgustato della frase di Tutino. Sono parole inaudite. Penso anch'io che Tutino vada allontanato da qualunque servizio pubblico. Mi rifiuto di pensare che Crocetta lo abbia sentito e non abbia reagito con tutta la durezza di cui è capace. Il fatto, comunque, è così grave che non bisogna escludere nessuna decisione.
Il parere è unanime, da destra a sinistra chiedono le dimissioni di Crocetta che intanto ha continuato a balbettare scuse. Fino ad arrivare, intorno alle 14, alla scelta dell'autosospensione. Un istituto giuridico consentito solo in casi particolarissimi come quando le condizioni di salute del presidente sono in serio pericolo. Non ci sembra questo il caso, francamente.
Intanto si moltiplicano di minuto in minuto le richieste di dimissioni.
Immigrazione, 369 in arrivo a Pozzallo: tra loro casi di scabbia

Immigrazione, 369 in arrivo a Pozzallo: tra loro casi di scabbia
Arriva in banchina al porto di Pozzallo la nave della Guardia Costiera CP 906 con a bordo 369 immigrati. Operazioni di soccorso e accoglienza attivate dalla Prefettura di Ragusa. I profughi sono stati avvistati a nord di Lampedusa dove diverse unita' sono confluite per dare soccorso alla loro imbarcazione. I 369 prelevati alla CP 906 sono solo una parte dei passeggeri di quel natante sovraccarico. Gli altri sono stati imbarcati su due mezzi. Dalle prime informazioni, tra gli stranieri destinati a Pozzallo ci sarebbero quaranta casi di scabbia. Nel gruppo ci sono anche tre donne in gravidanza ed un bimbo con la febbre.
Passaggio a livello di via Paestum, l'intesa: tre mesi di tempo per progettare un sottopasso

Passaggio a livello di via Paestum, l'intesa: tre mesi di tempo per progettare un sottopasso
Nella mattinata odierna si è tenuta in Prefettura una riunione convocata dal Prefetto Annunziato Vardè – che l’ha coordinata - su richiesta del Sindaco del Comune di Ragusa, Ing. Federico Piccitto, presente insieme al Vice Sindaco ed all’Assessore all’Ambiente del Comune di Ragusa; sono intervenuti i vertici della Direzione Territoriale Produzione di Palermo della Società “Rete Ferroviaria Italiana”, con in testa il Direttore Regionale Ing. Andrea Cucinotta, nonché un esponente del Comitato “No Muro”, Sergio Firrincieli, per affrontare le problematiche connesse alla soppressione del passaggio a livello sito all’intersezione tra la Via Paestum e Via Colajanni del Capoluogo, in relazione alle necessità evidenziate da tempo da R.F.I. per ragioni di sicurezza pubblica.
Durante l’incontro si è proceduto ad un’approfondita disamina delle circostanze fattuali correlate alla determinazione di RFI relativa alla chiusura dell’anzidetto passaggio a livello, legata a scelte non di natura discrezionale bensì alla necessità di garantire la massima sicurezza dalla circolazione dei treni e, di conseguenza, dell’incolumità pubblica.
Nella circostanza è stato preso in esame anche il concreto disagio che ne deriverebbe in caso di chiusura dello stesso passaggio a livello per i residenti di un comprensorio cittadino largamente urbanizzato e per i fruitori di un’arteria essenziale ai fini della viabilità generale del Capoluogo, costretti a precorrere arterie stradali alternative con un elevato traffico veicolare.
Il qualificato confronto tra i vertici dei richiamati Enti pubblici è stata un’occasione utile per approfondire diverse problematiche riguardanti la controversa soppressione del citato passaggio a livello e per illustrare le politiche per la sicurezza degli attraversamenti ferroviari, anche rigorose ma improntate alla tutela dell’interesse generale secondo il principio del buon andamento, e per valutare la realizzazione di eventuali opere sostitutive, le quali non potranno che essere subordinate alle condizioni orografiche ed idrogeologiche, all’urbanizzazione ed agli eventuali vincoli del territorio, tenendo comunque presente le particolari esigenze dell’Amministrazione locale.
Dopo un’ampia discussione tra gli intervenuti, la mediazione del Prefetto Vardè ha condotto alla condivisa conclusione circa la necessità di individuare soluzioni alternative per la viabilità locale che possano da un lato evitare l’attraversamento dei binari e dall’altro ostacoli non sopportabili per gli spostamenti veicolari e pedonali in una zona altamente urbanizzata.
A tal riguardo si è concordato di effettuare una verifica, con la collaborazione tecnica ed economica della Rete Ferroviaria Italiana, in ordine all’effettiva sostenibilità di soluzioni alternative di natura tecnica, da individuare entro il prossimo mese di settembre, che prevedano la realizzazione di un sottopasso carrabile di dimensioni compatibili con le esigenze del contesto urbano di riferimento ed in raccordo con la viabilità esistente, che, oltre a salvaguardare le ragioni di sicurezza della sede ferroviaria, persegua l’obiettivo di mitigare il disagio per i residenti, garantendo nel contempo condizioni di piena fruibilità per la circolazione stradale nelle aree urbane interessate.
Il sen. Battaglia segretario cittadino del Pd di Ragusa. Barone: "Siamo la scialuppa di salvataggio del centro sinistra".

Il sen. Battaglia segretario cittadino del Pd di Ragusa. Barone: "Siamo la scialuppa di salvataggio del centro sinistra".
E' stato eletto all'unanimità, questo pomeriggio, come segretario dell'Unione comunale del Partito Democratico di Ragusa il sen. Gianni Battiglia.
L'elezione arriva dopo un lungo periodo di varie vicissitudini, proprio fino ad oggi.
Partiamo da lontano: dei tre circoli Pd presenti in città ("Pippo Tumino", il così detto "Secondo circolo" e "Rinascita democratica") solo due avevano le carte in regola per contribuire con i propri delegati all'elezione del segretario dell'Unione comunale. Il circolo Pippo Tumino, nonostante sia stato il primo a nascere in città, ha deliberato nel 2014 di non avviare le procedure per comunicare gli iscritti al Partito, precludendosi di conseguenza la possibilità di partecipare alla vita democratica interne al partito stesso.
A seguito dell'approvazione del regolamento dell'unione comunale di Ragusa da parte dell'Assemblea Provinciale, avvenuta all'unanimità da parte della stessa assemblea che ha eletto presidente Mario D'Asta, il 6 luglio è stato poi convocata per oggi, da parte del segretario provinciale, l'assemblea dell'unione comunale dopo che i due circoli avevano già eletto la platea dei delegati.
E qui la faccenda comincia a ingarbugliarsi. Per farla breve, venerdì 10 il circolo "Rinascita Democratica", in un comunicato, informa che a parer suo è ingiusto che all'assemblea dell'Unione non possano partecipare gli iscritti del circolo "Pippo Tumino" - che però risultano iscritti sì al circolo, ma non al Pd (?) - e, in pratica, chiedono unità. Nessuna risposta dal "Secondo Circolo" che, invece, chiede il rispetto delle regole statutarie e, nel frattempo, procede agli adempimenti burocratici necessari per arrivare all'assemblea odierna: convocazione dei delegati e indicazione di un candidato.
Accade, però, che domenica dal Circolo "Rinascita democratica" arriva una nota con la quale si informa che i propri delegati non avrebbero partecipato all'assemblea.
Nel primissimo pomeriggio di oggi, il segretario provinciale Denaro, con un'altra nota, chiede uno stop all'assemblea che si sarebbe riunita da lì a pochissime ore (meno di due) sulla base di una visione più unitaria. Tuttavia, il segretario del "Secondo Circolo", si è rifiutato di obbedire all'indicazione del segretario provinciale sottoponendo la questione ai delegati che all'unanimità dei presenti hanno deciso di proseguire con l'assemblea e con l'elezione.
"Il sen. Gianni Battaglia è il segretario dell'Unione Comunale del Partito Democratico di Ragusa - dice il segretario del "Secondo Circolo" Mimmo Barone - e sono convinto che la nota del segretario Denaro, a giudicare dagli indirizzi cui era inviata, tra i quali era presente anche quello dell'on. Dipasquale, sia scaturita proprio dalle pressioni di questo deputato regionale che però non aveva titoli per essere coinvolto nella questione poiché erano interessati solo i segretari dei circoli. Dipasquale, a mio avviso, è entrato a gamba tesa nella partecipazione democratica del nostro partito. Non può pretendere di poter fare del Pd il proprio comitato elettorale, visto che si vocifera che andremo presto ad elezioni regionali. Faranno ricorsi e ci diranno che siamo illegittimi, lo facciano pure. Ma noi siamo la scialuppa di salvataggio del partito del centro sinistra nella città di Ragusa e forse nell'intera provincia. Qualcuno pensa di poter trasformare il Pd in un comitato elettorale addirittura di centrodestra. Io questo partito l'ho fondato - conclude Barone - non consentirò a nessuno che questo possa diventare il comitato elettorale di un deputato che viene da Forza Italia".
In seguito a queste vicende, intanto, il vice segretario provinciale del partito, Angela Barone, ha deciso di dimettersi dal suo incarico.
Martorana: "Non mi vogliono? Ci mettano la faccia". Dall'aula: "Trascorra un'estate serena".

Martorana: "Non mi vogliono? Ci mettano la faccia". Dall'aula: "Trascorra un'estate serena".
A margine delle conferenza stampa di martedì per illustrare il Bilancio Consuntivo 2014 del Comune di Ragusa, l'assessore Stefano Martorana, ha risposto anche alle domande rivoltegli in merito alle insistenti voci sull'imminente revoca del suo incarico.
"So che c'è qualche pettegolezzo sull'argomento - ha dichiarato - ma non comprendo come mai. Sono pronto a scommettere che rimarrò in Giunta fino alla fine".
Peccato che nei corridoi di Palazzo dell'Aquila il "caso Martorana" è ben più di una semplice voce o un pettegolezzo da bar. L'insofferenza nei confronti dell'assessore proviene, inaspettatamente, proprio da alcuni consiglieri di maggioranza e, addirittura, da qualche altro assessore. E' la maledizione che colpisce chi tiene i cordoni della borsa, stretti in questo caso. Ruolo di prestigio, certo, ma scomodo, soprattutto quando spesso si è costretti a rispondere "no" a determinate richieste, generando una inevitabile antipatia. Non solo, alcuni consiglieri di maggioranza insistono su un'altra posizione: "Di sindaco ce ne basta uno solo".
Fatta presente la situazione all'assessore, spiegandogli che come operatori dell'informazione non abbiamo né la voglia né, tanto meno, l'attitudine alle scommesse, ci siamo visti costretti a rielaborare la domanda: "Cosa risponde a quei consiglieri di maggioranza e a quegli assessori che vorrebbero le venisse ritirata la delega assessoriale?".
"Ci mettano la faccia! - ha risposto - Abbiano il coraggio di sollevare pubblicamente un confronto, spiegare le ragione e avanzare una nuova proposta, un nuovo nome. Io non temo le critiche".
Intanto, le voci dal Consiglio Comunale non si fermano: "Molto dipenderà dalla qualità del bilancio di previsione, ma non c'è un termine entro il quale si vorrà avviare un confronto con l'assessore Stefano Martorana, per ora può trascorrere serenamente l'estate".
Parroco della Cattedrale: "Un solo patrono". Replicano da Ibla: "Menzogne!"

Parroco della Cattedrale: "Un solo patrono". Replicano da Ibla: "Menzogne!"
Il casus belli s'è verificato martedì durante la conferenza stampa di presentazione del programma dei festeggiamenti per San Giovanni (27-29 agosto) quando a un collega di un quotidiano è venuto in mente di chiedere dei chiarimenti, ponendo la domanda che, per una sorte di antico pudore, nessuno faceva più da molto tempo: "Ma insomma, il patrono di Ragusa è San Giovanni o San Giorgio?".
Questione interessante, da parte nostra, visto che ogni volta che qualcuno si è avventurato ad attribuire il titolo di "patrono" all'uno o all'altro si è puntualmente scatenata la polemica. Usare il termine "compatrono", poi, vuol dire mettere i due Santi sullo stesso piano, il che, per i alcuni devoti, è del tutto inaccettabile, quasi un'offesa da pulire nel sangue. Quello dei devoti altrui, naturalmente.
Ma il parroco della Cattedrale, don Gino Alessi, forse senza immaginare neanche lontanamente a cosa stesse andando incontro, ha risposto alla domanda con una sicumera insospettata, rompendo il tabù: "Nel momento in cui Ragusa è stata fatta diocesi è stato anche deciso che San Giovanni fosse il patrono. D'altra parte è stata Ragusa ibla ad accorparsi a Ragusa superiore". Apriti cielo!
Giusto il tempo di fare arrivare il quotidiano nelle edicole il giorno dopo e subito il "Comitato dei festeggiamenti di San Giorgio martire" corre a rispondere al parroco con una nota che, anche se assai lunga per i nostri standard, pubblichiamo per intero:
Finalmente! I Sangiovannari, quelli fanatici, "habent papam". Hanno aspettato più di tre secoli, ma la profezia annunciata nel Settecento ("verrà un tempo che si faranno un papa a modo loro") sembra essersi realizzata proprio ora. Come se fosse il Papa - si riferiscono a don Alessi, ndr - con atto autoritario, tono categorico e infallibile, che ci lascia stupiti, amareggiati e offesi, abbiamo subito una proclamazione priva di fondamento. Non capiamo il perché.
Il detto siciliano dice: “Scupa nova scruscio fa”. Ma non si può spiegare diversamente: l'intento è di accattivarsi il consenso dei fanatici che puntualmente, come lupi vestiti di agnelli e pieni di livore e di invidia, dopo ogni festa di San Giorgio, scrivono sui giornali denigrando e attaccando la stessa. O forse è semplicemente un modo per riscattarsi, vista la diffusa ondata di protesta e di scontento suscitata dalla sua erezione a parroco della Cattedrale (vedasi commenti su Facebook)? Ma un sospetto ci viene spontaneo: forse quella del parroco di San Giovanni è una "rivincita" contro i Sangiorgiari con i quali ha avuto un passato alquanto burrascoso durante la sua permanenza come cappellano della Chiesa Madre di San Giorgio, chiesa dove lui è stato ordinato diacono e sacerdote e, a quanto pare, dove aspirava a diventare parroco?
Si noti il diverso stile di parroci: quello di S. Giorgio che, nonostante le nostre forti resistenze contrarie, ha voluto, per motivi di pace e di cortesia, che il simulacro di San Giorgio entrasse, giorno 29 maggio, nella chiesa di San Giovanni Battista, e l'attuale parroco della Cattedrale che, non solo ne ha strumentalizzato l'evento per i suoi fini, ma che, dopo l'accoglienza farsa del santo cavaliere, estrae armi da guerra, ormai da lungo tempo sotterrate, capaci di far scoppiare lotte e odi che non si addicono ad un buon ministro di Dio.
Il nostro non vuole essere un intervento polemico, lo facciamo solo perché una menzogna non passi per verità.
Se è vero quello che dice il parroco della cattedrale che il patronato di San Giovanni fu deciso con l'istituzione della Diocesi, cioè nel 1950, se la matematica non è un'opinione, bisogna dedurre che San Giovanni è patrono della città da sessantacinque (65) anni. Evidentemente, egli - il parroco, ndr - che non sappiamo da quale spirito sia ispirato e condotto, non sa, o fa finta di non sapere, che il Battista fu scelto solo ad essere il Patrono della Diocesi. Comunque, sarebbe anche interessante che la Curia esca il documento, se esiste, con cui Sa Giovanni Battista è stato eletto a Patrono della Diocesi. Né si può dire che la scelta a Cattedrale della chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista automaticamente elevi il suo titolare a Patrono. Così non è. Difatti, ad esempio, la Cattedrale di Noto è dedicata a San Nicola, mentre la Patrona è Maria Santissima Della Scala e San Corrado è Patrono della Città, così a Caltagirone, Messina etc. etc.
Ricordiamo, poi, al parroco (ma lui, da quanto si evince, che cosa ne sa di storia civica ragusana?) che quella che veniva chiamata Ragusa Ibla non fu "accorpata" a Ragusa Superiore, ma i due Centri furono riunificati nel 1926, dopo la separazione avvenuta un sessantennio prima, nel 1865, per ritornare ad essere l'unica città. Un precedente analogo, dopo una divisione amministrativa di sette anni, era già avvenuto nel 1703, anno in cui San Giorgio ritornò ad essere l'unico Patrono Principale della Città riunificata insieme a San Gaudenzia compatrona. Inoltre il parroco della cattedrale deve sapere che l'evento della Riunificazione della Città, fu celebrato in modo solenne nel 1997, per il suo 70°, e tanto il sindaco che il vescovo di allora vollero che San Giorgio e San Giovanni, insieme, fossero portati in processione. Per quella occasione, scriveva il vescovo Rizzo sul suo diario, pubblicato nel Bollettino ecclesiastico n. 2 del 1997: "[...]il taglio delle celebrazioni ecclesiali ha avuto come scopo l'accrescimento e il consolidamento del clima di comunione che deve regnare nell'unica città attraverso l'esempio e l'intercessione dei due Comuni Santi Patroni”. Anche il vicariato foraneo redasse il programma della commemorazione e il titolo, con la benedizione del vescovo, così recitava: "Due Patroni, un'unica fede e un'unica Città". Il vescovo Rizzo ritornò a dire la stessa cosa, in occasione del 300° anniversario del terremoto, prima della processione congiunta dei simulacri di San Giorgio e San Giovanni (cfr . "Come eravamo" 667 su Tele Nova). Non saremmo a questo punto se chi di dovere avesse paternamente e imparzialmente fatto chiarezza.
Per quanto riguarda l'organizzazione delle feste, ognuno ha il diritto di organizzarle come meglio crede. Il parroco vuole che il simulacro di San Giovanni vada da un capo all'altro della città, per confermare con questo giro quello che lui asserisce (forse per paura che così non è), lo faccia pure. A noi non interessa. Però non tolleriamo che qualcuno ci dica che cosa sia cultura e che cosa non lo sia o che la nostra festa sia priva di progetti per l'avvenire. La festa è per tutti e non solo per uno sparuto numero di persone che ne ricava profitto, siano giovani o vecchi. Se è Festa, dobbiamo fare Festa, trascorrendo momenti che allietano il corpo, l'anima e lo spirito. Ne abbiamo anche abbastanza degli ipocriti che ci condannano ma che poi fanno le stesse cose che facciamo noi, addirittura copiandoci.
Dal parroco di S. Giovanni, ce l'aspettavamo, ma quello che più ci rammarica è stata la dichiarazione - se è così come riportata dai giornali - dell'assessore alla cultura, sembrando di parte. Consigliamo all'assessore che, invece di associarsi a chi sciorina menzogne abilmente architettate, si faccia promotrice di verità e faccia conoscere a tutti la vera storia di Ragusa.
Potremmo reclamare il diritto del Patronato di solo S. Giorgio per tutta la Città, e avremmo tutte le carte in regola e i documenti per farlo, ma non vogliamo per non fomentare sterili, inutili e futili campanilismi. Ma la verità storica non si può nascondere: San Giorgio, ab immemorabili, è Patrono di Ragusa, insieme a San Giovanni che lo è dal 1896.
E meno male che non volevano fare polemica!

