Avevano rubato un’auto a Comiso. Fermati a Ragusa

Avevano rubato un’auto a Comiso. Fermati a Ragusa

Si è conclusa a Ragusa quella che senz’altro non può essere definita una semplice bravata, da parte di due ragazzi (uno italiano, l’altro di origine marocchina), rei di aver rubato un’auto a Comiso.
I due si erano impadroniti del veicolo presso la Villa Comunale di Comiso, e con loro recavano anche una pistola scacciacani: non sono ancora chiare le intenzioni dei ragazzi (l’italiano di 16 anni, il marocchino di 18). Quali che fossero, ad ogni modo la loro corsa si è conclusa a Ragusa per merito dell’intervento dei Carabinieri.
Rimane il dubbio che i due si stessero organizzando per una rapina in uno dei negozi in zona Viale delle Americhe (dove sono stati individuati). In ogni caso, il sedicenne è stato trasferito al Centro di Accoglienza per minori di Catania, mentre il diciottenne è stato denunciato per guida senza patente e possesso di una pistola scacciacani modificata.


Una brutta pagina per la danza, per la cultura, per la nostra città

Una brutta pagina per la danza, per la cultura, per la nostra città

Il prossimo 5 marzo si terrà, presso il Teatro Tenda di Ragusa, la X edizione di "Un contest per la ricerca". Una kermesse di danza organizzata dal Csen, dal Coni e da Akademi arte, danza e movimento. Ma veniamo ai fatti.
Due giorni fa Saveria Tumino, di Progetto Danza, denuncia, in un lungo post su Facebook, quello che non possiamo che definire come un veto del Csen alla scuola suddetta, a Saveria Tumino, ad Andrea Pannuzzo e soprattutto ai loro allievi.
"Visto che una mia allieva ha vinto la partecipazione con una borsa di studio al 100%, avevamo deciso, dopo anni, di partecipare al concorso, presentando un totale di 10 brani divisi tra solisti e gruppi - scrive nel post la Tumino, che prosegue - quindi telefono ad una delle organizzatrici, che si nega attraverso la sua segretaria e mi indirizza al suo socio, nonché presidente provinciale Csen.
Lo chiamo e dall'altro lato trovo una persona altezzosa che mi nega la partecipazione al concorso e mi dà queste due inaudite motivazioni:
1- per la partecipazione devo essere affiliata Csen (ma non è scritto da nessuna parte, anzi nel regolamento è specificato solo che i soci csen usufruiscono di uno sconto del 10%.)
2- ci sono già tanti partecipanti e non c'è posto per la mia scuola (ma nel regolamento le iscrizioni comunque saranno raccolte fino al 25 di questo mese e non è specificato da nessuna parte che al raggiungimento del numero saranno chiuse) chiedo ulteriori spiegazioni, ma, disorientato il presidente mi fa capire chiaramente che non ci vuole al concorso né a noi come scuola, né alla solista in borsa di studio..."
Ossia? Il Csen, per chi non lo sapesse, è un ente nazionale che, come si legge sul loro sito, "Persegue uno scopo promozionale e di propaganda sportiva di alto valore sociale", "Contribuisce allo sviluppo della pratica sportiva ed alla realizzazione dell'obiettivo di uno sport per tutti e di tutti", "Crea le condizioni di un più largo sviluppo della educazione fisica, dello sport e della salute", "Collabora con il C.O.N.I. e le Federazioni Sportive, con la Scuola, con le Regioni e gli Enti Locali, con le forze sociali e politiche e con le libere associazioni di altri Paesi", "Stimola la crescita delle Società Sportive" e infine "Opera su tutto il territorio nazionale senza fine di lucro". Queste le finalità del Csen nazionali, finalità che nella nostra provincia sembrano essere altre. Perché? Come mai? Chi gestisce il Csen nella nostra provincia?
Più che uno spettacolo di danza, l'intera vicenda assomiglia sempre di più alla messa in scena del teatro dell'assurdo.
Comunque, il presidente, tale Sergio Cassisi, si sente chiamato in causa e risponde, con un commento al post della Tumino, cercando di giustificare e spiegare la sua scelta.
E' vero e lo ammette candidamente: "La Scuola Progetto Danza di Ragusa NON era gradita al nostro concorso".
Pare infatti che in passato sia volata qualche parola di troppo, tra lo stesso Cassisi e la Tumino. Insomma uno screzio, un diverbio, di cui non possiamo averne prova e del quale ci interessa veramente poco. Chi abbia la colpa, chi abbia cominciato e cosa avrebbe detto non lo sapremo mai, queste, se ci sono state, sono solo beghe che riguardano i loro rapporti personali, nei quali non vogliamo entrare. Ciò che invece ci interessa è sapere se un'associazione nazionale, con dei precisi fini, possa esser piegata agli umori di questo o quel presidente ed ancora, qualora la Tumino avesse sbagliato - e qui bisognerebbe capire l'entità dello sbaglio - cosa c'entrano gli allievi della scuola Progetto Danza? Qual è l'insegnamento che questa triste vicenda trasmette a questi giovani sportivi, che si sono visti preclusi l'ingresso a un concorso per un antico dissapore? Ed infine, il Csen, che collabora con il Coni, beneficia di finanziamenti pubblici o meglio un "Un contest per la ricerca" gode di finanziamenti pubblici? E se sì, a quale titolo - quello di presidente provinciale a nostro modo di vedere non basta - si arroga il diritto di chiudere le porte ad una scuola e ai suoi allievi?
Speriamo che la vicenda si risolva quanto prima e soprattutto nel miglior modo possibile, perché, come abbiamo detto, questa è una triste pagina per la danza, per la cultura e per la nostra città.
csen


L'innovazione, la modernità e quella paura di aprirsi a nuovi orizzonti

L'innovazione, la modernità e quella paura di aprirsi a nuovi orizzonti

Nostro malgrado, torniamo a parlare di via Roma e dei problemi che l'affliggono in ambito commerciale. Altri quattro negozi, infatti, hanno chiuso per sempre. Ciò che tristemente dobbiamo constatare è che niente è stato fatto per contrastare questo lento declino che, senza adeguate contromisure, sarà inesorabile.
Non ci risulta, per esempio, che sia stato istituito alcun tavolo tecnico e qualora lo fosse stato non produrrebbe nessun risultato dato che nessuno sta lavorando a una nuova politica degli affitti né a un piano commerciale degno di questo nome: latitano le proposte politiche, sia di maggioranza che di opposizione, come d'altra parte registriamo un colpevole silenzio dai parte dei commercianti e delle loro stesse organizzazioni, queste ultime condizionate per lo più da equilibri che si stenta a comprendere.
Naturalmente, come più volte abbiamo ripetuto, la questione è estremamente complessa e non ci sono ricette magiche. Bisogna studiare, ragionare, confrontarsi e, perché no, spendere e sperimentare. Tuttavia è necessaria una certa dose di coraggio. In fondo, il commercio, la libera iniziativa, è o non è il frutto di un azzardo ragionato?
L'impressione che si ha da più parti è sempre la stessa: una certa pigrizia intellettuale pesa drammaticamente su quella realtà. Troppe volte abbiamo sentito gli attori coinvolti, direttamente o indirettamente, nelle vicende di via Roma lamentarsi o tutt'al più ricordare i bei tempi andati. Un atteggiamento piuttosto comune tra commercianti, politici e perfino qualche commentatore, ma a noi questo non va!
Per noi via Roma è, e deve essere ancora, una risorsa. Certo ha una storia a cui tutti siamo legati, una storia che deve avere un futuro, forte delle sue tradizioni, ma anche di un progetto nuovo e innovativo.
La nostra redazione aveva avviato un percorso, invitando al dibattito professionisti, politici e i diretti interessati, in quell’occasione sono state avanzate una serie di proposte. Alcune, come quella che aveva suggerito Simone Digrandi, riguardavano l’approccio dinamico alla vendita anche attraverso il web, coniugando il virtuale con gli sconti nei punti vendita o per esempio, la creazione di un marchio comune capace di unire le attività dei commercianti del centro storico. Idee che qualcuno, almeno in parte, ha deciso di applicare, altri, invece, sono rimasti fatalisticamente legati a un atteggiamento vecchio e poco proficuo.
Ci sorge il sospetto, neanche tanto peregrino, che vi sia una sorta di chiusura mentale nei confronti del “nuovo”, peggio ancora del “giovane”. Come se le idee snocciolate a un tavolo, comunque autorevole, fossero meno buone perché esposte da chi dell’essere giovane ha fatto un punto di forza.
Un atteggiamento che ritroviamo in ogni ambito della società, come, di recente, hanno dimostrato i colleghi (Emanuele Lauria e Giorgio Ruta) di Repubblica in un reportage sui giovani in politica nell'isola. Il quadro che sono riusviti a delineare  è pressoché desolante. Scopriamo, infatti, che un terzo dei primi cittadini nell'isola è ultra sessantenne, ma ancora, che su 390 sindaci solo uno ha meno di 30 e sono 19 gli under 35.
Perch? I giovani non si interessano più di politica? Falso, anzi, ma nessuno li vuole!
Sono gli stessi partiti, infatti, a non dare spazio, credito, ai loro giovanili. Solo per fare degli esempi: i ragazzi di Forza Italia, a Palermo, si riuniscono in piazza perché il partito gli ha chiuso la sede. Quelli del Pd, per fortuna la sede ce l'hanno, ma, come dichiarano nelle interviste, sono soli. Nessuno esponente di spicco, nessun politico di peso dei Democratici si è mai premurato di fargli visita, di partecipa ad una delle loro riunioni.
Parliamo di politica, parliamo di strategie commerciali, parliamo di innovazione, l'equazione sembra la medesima, sei giovane? Non puoi avere voce in capitolo, non sei all'altezza.
Eppure qualcuno, nonostante tutto, nonostante le enormi difficoltà, non demorde. Ci crede, ci prova e per questo si spende. Tra i pochi esempi positivi in Sicilia, c'è pure Ragusa e di questo non possiamo che andarne fieri. Parliamo di Youpolis e del suo presidente Simone Digrandi, che è stato intervistao dai giornalistii di Repubblica e al quale abbiamo voluto rivolgergli un paio di domande.

1) Intervistato da Repubblica, lei ha contrapposto la vacuità dei discorsi dei vari politici o soggetti politici in genere, alla vostra fattività e a tal proposito ricorda l'iniziativa di "corso liberato”, l’istituzionalizzazione delle celebrazioni sul terremoto del 1693 e le tante campagne che organizzate sui social. Non crede sia un tantito mortificate ridurre così la politica e l'attività politica? Forse la politica è qualcosina di più complesso...
Assolutamente sì, difatti Youpolis è tanto altro. Quando si pensa a Youpolis bisognerebbe pensare prima di tutto al fatto alla formazione, che è una delle nostre attività principali, meno eclatanti, meno appariscenti, certo, ma di sicuro l'attività che ci caratterizza. "Corso Liberato", ad esempio, è un'iniziativa di cui andiamo fieri naturalmente, ma è un'attività collaterale, che ha avuto risvolti sociali ed economici. Nel 2015 siamo stati gli unici a dare vita a un’attività di formazione politico-amministrativa nella zona, facendoci promotori del "Week end del buon governo", una due giorni di seminari tenuti da professori universitari e rivolta a tantissimi ragazzi provenienti da ogni dove. Quest’anno abbiamo preso parte al primo seminario regionale sulle politiche giovanili, tenutosi a Campofelice di Roccella (PA) a Ottobre, dove ci siamo confrontati con giovani amministratori di tutta la regione, da Palermo a Pantelleria, da Pietraperzia ai comuni madoniti. Perché la formazione è importante, la preparazione è importante, la preparazione è formazione e noi, che teniamo quotidianamente corsi di formazione, di certo siamo i primi a continuare la nostra crescita. Youpolis per tutti noi è una palestra che poi ci porta ad un approccio fattivo verso le politiche pubbliche. Un nostro esponente, è giusto ricordarlo, l'ingegnere Zago, insieme agli architetti Gulino e Occhipinti, sta lavorando ad un progetto in merito alla metropolitana di superfice, per gli scolari e gli studenti. Come vede in Youpolis c'è tanto.
2) Non date un po' troppo credito ai social e al loro potere?
Facebook, i social in genere, è solo uno strumento e per tale deve essere considerato. Uno strumento utilissimo per veicolare dei messaggi. Fb ha bisogno di una massa critica, che utilizza per diffondere qualsiasi tipo di messaggio, politico, sociale, economico. Come amo dire sempre: Fb non è l'agorà, è solo un mondo virtuale, atto a pubblicizzare, far conoscere l'agorà reale.
3) Noi ci incontrammo durante la trasmissione andata in onda su Teleiblea Salastampa, durante la quale affrontammo, insieme ad altri professionisti, le problematiche della via Roma e in quell'occasione lei parlò di social.
Sì. Parlammo di marketing, della necessità di diventare competitivi e di aprirsi al mondo virtuale, che come ho detto poc'anzi serve solo, in questo caso, ad ampliare la platea di riferimento. A tal proposito è da un po' che stiamo lavorando ad un piano marketing e di comunicazione per il centro storico, che quanto prima presenteremo alla città. Del centro storico noi ci occupiamo dal 2013, quando organizzammo il “Primo forum del Centro Storico” all’interno del quale presentammo vari dati sulla percezione dei ragusani e su ciò che chiedevano. Vogliamo continuare a dare il nostro contributo. Su via Roma va fatto anche un altro discorso. Molti infatti parlano delle difficoltà dei commercianti di quella via, correlando questo fenomeno al fatto che dopo le otto di sera quella zona si spopola. Non è sbagliato farlo, ma non per forza dobbiamo mettere in relazione le due cose. Si può pensare, infatti, ad una via dello shopping e/o della ristorazione di giorno, che di sera e di notte si popola grazie ad un'altra tipologia di esercizi, ma nulla vieta che quella specifica parte della città sia vissuta solo nelle ore diurne. Non dimentichiamo che, la cosiddetta movida ragusana, si è sposta in piazza San Giovanni e  in via Mariannina Coffa ossia qualche metro più in giù. Bisogna solo decidere: cosa vogliamo diventi via Roma?


Santa Croce, arrestati quattro rumeni per furti nelle serre

Santa Croce, arrestati quattro rumeni per furti nelle serre

12 casse, per un totale di circa 300 kg: questo il bottino maturato da quattro ladri di origine rumena che i Carabinieri sono riusciti a fermare in tempo (prima che potessero mandare a segno un colpo da almeno 700 euro). È successo tutto ieri, nel tardo pomeriggio, nelle campagne camarinensi.
Verso l’ora del tramonto, i Carabinieri hanno notato un’auto stationwagon con a bordo un uomo ed una donna che viaggiava lentamente e si infilava in una serra. La circostanza è apparsa strana in quanto lì dentro non erano presenti abitazioni e l’orario non era propriamente l’orario di lavoro nelle serre.
A bordo 4 persone: oltre all’autista ed al passeggero donna (per altro incinta) altri due uomini erano chiusi nel portabagagli di quell’auto che era stata riempita di 12 casse di pomodori cuore di bue, circa 300kg di bottino. I ladri hanno tutti un'età compresa tra i 19 ed i 35 anni.
La refurtiva è stata restituita ai proprietari delle serre che non si erano ancora accorti del furto ma sono stati avvisati dai militari operanti.


Startup, Minardo: “favorire rapporto con le Università”

Startup, Minardo: “favorire rapporto con le Università”

Favorire lo sviluppo di start-up in relazione alle Università: questa la proposta di legge presentata dal deputato nazionale Nino Minardo. Una misura atta ad ottenere “un contributo importante per evitare la fuga dall’Italia dei ‘nostri cervelli’ che quotidianamente emigrano all’estero per avere maggiori opportunità”.
Così Minardo motiva la sua nuova iniziativa politica in merito alle startup e le Università, le quali darebbero vita ad un “importante collegamento pubblico-privato per sviluppare piccole imprese inedite nei settori della tecnologia avanzata che può diventare uno dei settori trainanti della nostra economia. I nostri ricercatori che sono apprezzati in tutto il mondo molte volte vanno a svolgere la loro attività all’estero confermando la loro preparazione spogliando così il nostro Paese di risorse importanti e prestigiose”.
In sostanza, la proposta sulle startup preverrebbe l’istituzione di un fondo economico presso il Ministero dell’Istruzione, il quale premierebbe ed andrebbe a finanziare i progetti più innovativi nati in seno alle Università: “è necessario che anche nel nostro Paese avvenga un collegamento tra università (settore ricerca) ed i giovani laureati che vogliano intraprendere una libera attività privata apportando le loro conoscenze e le loro attitudini in piccole aziende all’avanguardia in settori come quelli delle conoscenze scientifiche e tecnologiche.  Questa proposta di legge vuole quindi offrire un contributo al dibattito sulla ricerca del nostro Paese che difetta non per la qualità del ‘materiale umano’, ma per la quantità delle risorse che le vengono assegnate”.


Depositate le motivazioni della condanna della Panarello. "E' un'assassina glaciale, senza pietà"

Depositate le motivazioni della condanna della Panarello. "E' un'assassina glaciale, senza pietà"

"Si tratta di uno dei più gravi figlicidi di questi ultimi anni commesso con spietata furia omicidiaria e con una determinazione ed un disprezzo davvero glaciali. La donna non ha avuto alcun ritegno e rispetto neanche quando ha scaraventato il cadavere di Loris da quasi 3 metri di altezza procurandogli fratture alla teca cranica", così scrive nelle motivazioni il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Ragusa, Andrea Reale, a quasi 4 mesi dalla condanna a 30 anni di carcere di Veronica Panarello.
Ben 190 pagine in cui è racchiusa la storia processuale della donna. Ventinove capitoli che analizzano i capisaldi del processo: dalla sua genesi alle indagini, dalle prime dichiarazioni della donna, alle perizie, compresa quella psichiatrica. Il giudizio è netto: "La condotta processuale della donna è stata deplorevole, reiteratamente menzognera, calunniosa, manipolatrice. Va assolutamente confermata e fatta propria in questa sede la definizione laconica del giudice del riesame nella persona dell'imputata: 'Lucidissima assassina'".
"Assassina glaciale", "Capace di intendere e di volere", "Un'assassina senza pietà", ma anche una manipolatrice, questo ha sentenziato il giudice in merito al tentativo ordito dalla donna di coinvolgere il suocero, Andrea Stival, in questo orribile delitto. Una correità impossibile, spiega il giudice, visto che tutte le prove acclarano un unico fatto: al momento dell'omicidio Loris si trovava solo in casa con la madre. Il tentativo di chiamare in causa il nonno del piccolo viene definita: "Un espediente perfido e malvagio, capace di distruggere tutti gli ultimi baluardi affettivi della famiglia Stival". Secondo il Gup la donna avrebbe riversato sul proprio bimbo tutte le sue frustrazioni patite nella sua famiglia d'origine, un sistema malato che ha dato vita a un "crescendo di inesorabile forza distruttiva, simbolo di oppressione e di morte, di distruzione di parte di sé, del proprio sangue, e, in conclusione, si sé stessa e del suo ruolo di madre e di moglie". Per queste ragioni il giudice non ha ritenuto di dovere appplicare alcuna delle attenuanti generiche, anche perché le perizie mediche ne hanno accertato l'assoluta assenza di disturbi mentali. Nessuna amnesia nessun ricordo che affiora dopo tempo, anzi, il giudice riferisce di un falso alibi, delle diverse versioni fornite, "le plurime contraddizioni delle quali sono infarcite, i tentativi di accusare altre persone, la condotta processuale spregiudicata e calunniosa ribadita, in forma glaciale e senza tentennamenti anche davanti ai giudice il 26 settembre 2016" proprio per sconfessare una "amnesia dissociativa retrograda" e ritiene che la sua strategia autodifensiva sia frutto di "adattamenti ondivaghi" allo "sviluppo delle indagini" da cui si desume un "maldestro tentativo di manipolare i dati processuali" in una condotta processuale che viene definita sciagurata ed improvvida".
Veronica, come ipotizza il giudice Reale, potrebbe avere ucciso proprio per la sindrome di Medea. Quel bimbo "andava" annientato perché da figlio stava o era diventato una sorta di rivale che accentrava su di sé gli affetti e gli interessi degli altri componenti della famiglia. Affetti e attenzioni che, se non ci fosse stato lui, ne avrebbe goduto a pieno lei.
Se questo è il tragico quadro delineato dal giudice nelle 190 pagine deposiate in Tribunale, tutt'altra è la posizione del legale della madre, Francesco Villardita, che dichiara: ""Restiamo fermi nella nostre posizioni. Presenteremo impugnazione dopo avere studiato con attenzione le 190 pagine, che a una prima lettura non ci convincono sul piano della crimino-dinamica, dell'assenza di movente e dell'elemento soggettivo".


Radio Taxi, specchietto per le allodole o semplicemente una bufala?

Radio Taxi, specchietto per le allodole o semplicemente una bufala?

A quasi tre anni dall'istituzione entusiasta di questo servizio, tranquillamente possiamo affermare che è un "totale" fallimento.
E' imbarazzante e sconcertante dover spiegare ai turisti, che a Ragusa, la sera, di taxi non ce n'è. Non ci volevamo credere e non perché i trasporti a Ragusa sono all'avaguardia, secondo qualcuno, ma per un semplice motivo: durante questi tre anni, le associazioni di categoria, i nostri amminisratori e chi più ne ha più ne metta, hanno sempre detto che sì, esistono delle criticità, ma nulla di insuperabile. Il fatto è, e vi invito a provare, che il centralino (disperso non si sa in quale parte d'Italia) che dovrebbe smistare la richiesta del malcapitato al tassista di turno, candidamente ammette: a Ragusa, la sera, i tassisti non rispondo al telefono. Insomma a Ragusa abbiamo inaugurato una nuova forma di turismo, che potremmo battezzare con la sigla h12 ossia dalle 8 del mattino alle 20 della sera. Dopo di che, il turista è una presenza sgradita. Certo, non per i ristoratori o i proprietari di locali, che, bontà loro, suppliscono, anche a loro rischio e pericolo, a questa carenza.
E' questo il turismo che abbiamo in mente? Speriamo proprio di no. In teoria il turista andrebbe coccolato, così come fanno in quelle città che si dicono a vocazione turistica. Sia ben inteso: non lo si coccola solo con le scacce, un po' di barocco e Montalbano. L'attenzione al turista la si vede nei servizi e nella qualità dei servi offerti. Se questo, però, è impossibile prendiamone atto e moderiamo la comunicazione.
Due sole sono le strade da seguire.
La prima, un po' fantascientifica: si obbligano i tassisti, ovviamente tramite una turnazione, a rendersi reperibili. Il loro è un servizio pubblico, è un servizio ai turisti, è, in ultima analisi, un servizio di cui ne gode l'intera città.
Due. La domanda è così bassa, che è evidente l'assurdità di chiedere/obbligare un'intera categoria alla reperibilità. Bene, allora lo si dica chiaramente, a Ragusa non può essere effettuato, quanto meno ad oggi, un servizio taxi h24.
Effettivamnete ci sarebbe pure un'altra opzione, certo bisognerebbe essere bravi e soprattutto crederci per poterla praticare. La associazioni di categoria coinvolte, quindi i tassisti, ristoratori e soprattutto albergatori, dovrebbero tenersi sistematicamente in contatto, comunicandosi le presenze, così da soddisfare le necessità dei turisti, che naturalmente la sera voglio uscire, magari fare tardi.
Certamente così non può andare, qualcosa bisognerà pure fare e pure in tempo rapidi.


Tre incontri pubblici per discutere la revisione del PRG

Tre incontri pubblici per discutere la revisione del PRG

Tre incontri in vista della revisione del Piano Regolatore Generale del territorio comunale. Le assemblee si terranno presso il Centro Polifunzionale Interculturale di via Colajanni 69 (previa preiscrizione online, da far pervenire entro il 15/02/2017, e disponibile qui). Tre incontri pubblici a cui sono invitati a partecipare cittadini, rappresentanti delle organizzazioni  sindacali, imprenditoriali e produttive e della società civile operanti nel territorio comunale.
Tali attività  promossa dall'Amministrazione comunale è stata  fortemente condivisa dalla conferenza dei capigruppo che nei mesi scorsi si era già espressa sulla necessità di creare un momento di condivisione con i diversi  portatori di interesse.
Il calendario degli incontri sul tema del PRG. Il primo si terrà venerdì 17 febbraio, alle ore 15, con le organizzazioni della società civile (volontariato organizzato, associazioni di promozione sociale, fondazioni, cooperative e imprese sociali). Gli altri due incontri, programmati invece sabato 18 febbraio, interesseranno, alle ore 9,30, le associazioni di categoria, professionali  e le attività imprenditoriali  ed alle 15,30, i sindacati, movimenti, organizzazioni politiche e cittadinanza attiva.
 


Modica, sanzione da 40 mila euro per un ambulante. Vendeva attrezzi senza certificazione

Modica, sanzione da 40 mila euro per un ambulante. Vendeva attrezzi senza certificazione

Utensili da cucina, motoseghe e coltelli: questa la mercanzia di un venditore ambulante di origine marocchina, E.H.M. (40 anni) residente a Licata, ma pizzicato a Modica, e più precisamente in Corso Umberto.
Infatti la merce veniva venduta in assenza delle certificazioni previste e delle etichettature relative alla provenienza e alla composizione merceologica (tutte informazioni contemplate nel codice del consumo, e quindi ritenute essenziali per la tutela della sicurezza e la salute del consumatore). Ovviamente l’ispezione si è conclusa con il sequestro della merce. Nello specifico: una motosega di design tedesco, tre confezioni di coltelli (per 21 lame, complessivamente), e tre "raschia patate”.
Il comandante della Municipale, Rosario Cannizzaro, spiega che “la commercializzazione di questi articoli è molto diffusa nelle zone rurali. Il prezzo con cui venivano venduti era molto conveniente, basti pensare che la motosega veniva proposta a poco meno di 60 euro. L’attività svolta della polizia locale di Modica nel settore della sicurezza dei prodotti, oltre a perseguire il fine di prevenire la vendita di articoli pericolosi, si pone anche l’obiettivo di evitare che il mercato sia condizionato e alterato da forme illegali di concorrenza".
Il venditore ambulante è stato sanzionato con 40.000 euro di multa, per un reato che prevede sanzioni da 20.000 euro al milione.


“Museo del Costume”, incarico per l’architetto Iacono

“Museo del Costume”, incarico per l’architetto Iacono

Fervono i lavori a Donnafugata; dopo le due mostre “Tra Pizzi e Merletti” e “Biblioteca Svelata”, il Castello si appresta ad ospitare la nuova struttura museale in cui saranno esposti alcuni pezzi pregiati (costituiti da abiti antichi ed accessori di moda) confluenti nel “Museo del Costume”, ed appartenuti a Gabriele Arezzo di Trifiletti ed oggi acquisiti al patrimonio del Comune di Ragusa.
Comune che dal canto suo si è affidato totalmente alla direzione dell’architetto Giuseppe Iacono, già curatore delle sopracitate mostre, e che ora si vede conferito un nuovo incarico (vista l’ormai prossima apertura del Museo del Costume). A Iacono, che percepirà un compenso di 7000 euro, è affidato il ruolo di consulente per l'avvio dell'attività del Museo del Costume e della musealizzazione del parco (garantendo nel contempo il livello qualitativo delle attività espositive tutt'ora in corso).
Il sindaco Federico Piccitto sul conferimento dell’incarico a Iacono: “è un professionista in grado di seguire con grande competenza le attività collegate all’ apertura del ‘Museo del Costume’, un evento che così come già è stato possibile verificare con le prime due attività promosse, contribuirà ad incrementare ulteriormente l'interesse a visitare l'antico maniero di contrada Donnafugata”.