Il PD ha due circoli
Il PD ha due circoli
Ufficializzata oggi la nascita del secondo circolo cittadino del PD. Lo si è fatto nel corso di una affollata conferenza stampa svoltasi nella nuova sede del circolo in via Cairoli. Evidenziata l'esigenza di riunire in una nuova aggregazione politica nell'ambito del PD, le forze che negli ultimi tempi non avevano trovato il giusto riscontro di idee e azioni all'interno del circolo "Pippo Tumino" guidato da Peppe Calabrese. Nessuna, quindi, fronda politica ma solo un modo per allargare il dialogo coinvolgendo altre persone che via via si erano allontanate dal partito. Ai giornalisti che hanno chiesto come si configura la nascita del nuovo circolo in relazione allo statuto e agli inviti pervenuti da parte della segreteria regionale a non spaccare l'unità del PD ragusano, l'avv Mimmo Barone, che ha condotto la conferenza, ha voluto precisare che non esiste nessuna violazione delle norme statutarie ne, tanto meno, risulta che la segreteria regionale abbia mai affrontato questo tema in una riunione ad hoc. Dunque solo motivazioni speciose miranti a rallentare un evidente processo democratico che si sta verificando nella città capoluogo. La spaccatura, ormai ratificata da questo incontro, si era accentuata proprio dopo le primarie che avevano sancito la scelta della senatrice Padua come candidata ragusana. Scelta appoggiata dal segretario cittadino dopo che lo stesso aveva tentato inutilmente di trovare degli accordi tra le varie anime del partito ibleo. Importante anche quello che è stato detto in conferenza stampa relativamente alle prossime amministrative cittadine. Il nuovo circolo intende affrontare seriamente l'argomento aprendo a tutti coloro che sono interessati al buon governo della città. Bisogna individuare i problemi e quindi formare una squadra e a quel punto si potrà fare il nome del candidato. Bella prospettiva ma a nostro avviso i tempi sono molto ristretti in confronto ad un progetto così partecipato.
Progetto “Streets”
Progetto “Streets”
Giovedì 7 marzo, si è svolta a Palermo la presentazione del progetto “Streets”, che è cofinanziato dall'Unione europea e vede come partner, accanto al comune di Vittoria, l'Autorità portuale di Catania, il Dipartimento regionale Infrastrutture e l'Università di Malta. Obiettivo del progetto, il cui budget supera i 2,4 milioni di euro, sono lo studio e il miglioramento della catena del trasporto in Sicilia e in Europa.
“È una grossa opportunità - afferma il sindaco, Giuseppe Nicosia - per lo sviluppo del territorio. Economia agricola e turismo sono due settori che necessitano di soluzioni e di interventi in materia di trasporti e di collegamenti multimodali. Vittoria si è proposta ed è stata scelta come partner proprio in virtù della sua realtà agricola, e in particolare per il mercato ortofrutticolo, la cui produzione implica un massiccio trasporto su gomma e richiede lo sviluppo di nuovi sistemi e corridoi di collegamento. A fine maggio, in città sarà organizzato un convegno di presentazione delle strategie e delle iniziative a supporto del trasporto sostenibile in Sicilia. Coinvolgeremo tutte le associazioni di categorie, tutti gli operatori e gli imprenditori interessati per tracciare una mappatura della rete dei trasporti, per definire le esigenze e per individuare soluzioni trans-frontaliere in grado di dare risposte al territorio e alla fortissima domanda di nuove soluzioni in materia di logistica e trasporto di merce e persone”.
Autorità di vigilanza sui contratti pubblici
Autorità di vigilanza sui contratti pubblici
Palermo, 8 marzo 2013 – Vi sono decine di imprese edili siciliane che, pur partecipando ad una media di dieci gare d’appalto al mese, da tre anni non ne vincono una. Il risultato è che, avendo comunque versato la tassa di partecipazione ad ogni gara, finalizzata a coprire una parte dei costi di funzionamento dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, hanno speso in media 30 mila euro l’anno senza potere produrre nulla.
Adesso si pensa di aumentare questa tassa (che oggi in media è fra 140 e 500 euro in base all’importo a base d’asta) per coprire i maggiori costi dell’Authority, ma le condizioni di crisi e di mercato non sono cambiate. In atto ciò si traduce solo in un costo a vuoto per le imprese siciliane senza una nuova prospettiva di lavoro.
Eppure, basterebbe che l’Authority producesse un solo atto atteso da anni, ossia la pubblicazione dei bandi-tipo (mettendo a sua volta la Regione siciliana nelle condizioni di emettere i propri), per far sì che non vi siano più ricorsi e per abbattere in un colpo solo i costi dell’Authority di quasi 900 mila euro.
Infatti, se tutte le stazioni appaltanti pubblicassero bandi con un unico testo-tipo (coerente con la norma, corretto, esente da discriminazioni, discrezionalità e problemi interpretativi), verrebbe meno per le imprese partecipanti o escluse l’odierna necessità di sopportare ulteriori spese per presentare ricorsi.
Ciò, di conseguenza, ridurrebbe anche i costi dell’Autorità di vigilanza che, secondo il Sole 24 Ore, spenderà quest’anno 200 mila euro per attività legali (+150% rispetto al 2012), 250 mila euro per cancelleria, 100 mila euro per acquisto libri, 286 mila euro per spese telefoniche e 73 mila euro per formazione (totale 909 mila euro).
Ma i bandi-tipo abbatterebbero anche il carico di lavoro della giustizia civile e amministrativa. In proposito, va tenuto conto del fatto che oggi persino presentare ricorso è diventato un lusso, dato che a partire da questo mese il solo contributo unificato di iscrizione a ruolo è stato aumentato a 1.466 euro, mentre è salito a 300 euro il contributo al Tar per ciascuna azione (accesso agli atti, avverso il silenzio, esecuzione della sentenza) e a 6.000 euro quello per i ricorsi avverso le stazioni appaltanti.
Il bilancio totale per un’azienda che partecipa a dieci gare al mese e che, senza vincerne una sola, presenta almeno due ricorsi al mese, è di 223.584 euro l’anno: 30 mila euro per il contributo fisso all’Authority, 35.184 euro per il contributo unificato e 158.400 per i contributi fissi al Tar.
Aiuto! Arrivano i Forconi
Aiuto! Arrivano i Forconi
Incontro oggi in prefettura a Ragusa tra i rappresentanti dei "Forconi" ed il Prefetto Vardè. Come sappiamo la nuova manifestazione di protesta scatterà a partire dalla mezzanotte di domenica prossima, e si prevedono grossi disagi. Ma le associazioni degli autotrasportatori Aitras, Assiotrat, Assotrasport e Trasportounito hanno annunciato che non parteciperanno al fermo, anche se rimarranno comunque in stato di agitazione. Preoccupato per gli effetti della manifestazione si dicono i responsabili di vari settori economici che sollecitano l’intervento di Prefettura e forze dell’ordine: «Per evitare il ripetersi o l’aggravarsi dei danni già provocati lo scorso gennaio – spiega - chiediamo di fermare la manifestazione dei Forconi prevista per l’11 marzo». Secondo gli osservatori «Tre giorni di blocco sarebbero deleteri per l’economia siciliana già in ginocchio e, in particolare, per il settore ortofrutticolo che pagherebbe i costi più alti a causa della deperibilità dei prodotti agricoli . Seppur legittima qualunque protesta, risultato del crescente malcontento nel Paese, riteniamo assurdo bloccare una Regione e il suo settore produttivo per manifestare le proprie idee. Lanciamo dunque un appello ai Forconi chiedendo di fare un passo indietro e alle autorità competenti di intervenire». L’esigenza di bloccare i tir nasce dalla grave crisi economica che ha investito tutta l’Italia, per ribadire la stanchezza delle imprese e dei lavoratori attraverso un segnale forte. Fanno sapere dal Movimento dei Forconi, che però non vogliono sentirne di appelli e stop a proteste, anzi rilanciano. Sia Mariano Ferro che Franco Crupi, entrambi ai vertici del Movimento dei Forconi, confermano che dalla mezzanotte di domenica scatteranno i presidi autostradali in prossimità di punti strategici dell’isola.
PROTESTA AD OLTRANZA - Questa volta tuttavia non intendono fermarsi finché il Governo regionale non prenderà seri provvedimenti. La protesta annunciano «proseguirà ad oltranza», da qui anche l’appello del direttore Confesercenti preoccupato che ad un economia già in ginocchio venga dato il colpo di grazia definitivo con un fermo prolungato. Se tornerà la protesta, è evidente, si presenterà anche quella terribile sensazione di vivere in città fantasma, con file chilometriche ai distributori di carburante e scaffali dei supermercati vuoti.
Ancora troppi punti interrogativi sulle province.
Ancora troppi punti interrogativi sulle province.
“ Sarebbe opportuno che questa Maggioranza PD, UdC e 5 Stelle, prima di pensare di approvare l’emendamento – stralcio che abolisce le Province e istituisce i Liberi Consorzi dei Comuni, articolasse qualche riflessione sotto il profilo costituzionale oltre che di ricadute finanziarie “. Così, ritornando sul tema Province, si è espresso il Vicecapogruppo del PdL, On. Marco Falcone, che ha aggiunto: “Il PdL, seppur ritiene che si debba superare l’attuale forma di governo intermedio, crede opportuno, per ora, non ipotecare alcuna forma di governo territoriale prestabilita, rinviandola al momento del completamento della riforma”.
“Se Crocetta – ha concluso Falcone -, poi, pensa di poter ‘militarizzare’ con propri commissari le nove Province di Sicilia, sbaglia ! Noi insisteremo affinché il momento della transizione venga gestito da nove Prefetti che diano garanzie di competenza, di terzietà e di oculata gestione”.
Leggiamo da Siciliainformazioni
La seduta catanese della commissione Affari istituzionali dell’Assemblea regionale, che doveva esaminare il disegno di legge sull’abolizione delle Province, è stata annullata.Doveva svolgersi oggi, ma l’impegno preso dal governatore Crocetta in conferenza dei capigruppo non è stato rispettato, e fino a ieri il testo non era ancora stato depositato a Palazzo dei Normanni. : Oggi, alla fine, è sbarcato in prima Commissione: solo due articoli (per ora) che sanciscono l’istituzione dei liberi Consorzi entro sei mesi dall’eventuale approvazione in Aula e il rinvio per lo stesso arco di tempo delle amministrative che erano state fissate per il 26 e 27 maggio.
Ma i lavori della commissione, a questo punto, sono rimandati alla prossima settimana, nonostante i tempi siano molto stretti. Martedì, infatti, il ddl dovrebbe essere già a Sala D’Ercole per essere discusso, e i dubbi, ancora, restano tanti.
A cominciare da quelli del Cantiere Popolare, che tramite il capogruppo Toto Cordaro si è dichiarato“estraneo ad ogni accordo che non preveda l’approvazione della legge entro il prossimo 31 dicembre”. “Questo – ha detto Cordaro – era quanto stabilito in conferenza dei capigruppo, e continuo a pensare che le Province non vadano abolite, ma riformate”.
Altro punto critico, che vede in forte disaccordo tutta l’opposizione, a cominciare dal Pdl, è il secondo articolo della possibile futura legge, che prevede, sino alla data di entrata in vigore, il commissariamento degli Enti scaduti o in scadenza.
Le nomine di questi commissari sarebbero governative, cosa che a quanto pare non convincerebbe nemmeno molti membri della maggioranza crocettiana.
Sempre Cordaro, ad esempio, ha sottolineato come la legge Finanziaria nazionale (“che ha valore sovraordinato”), in merito alla riforma delle Province, abbia stabilito che il ruolo di commissario fosse rivestito dagli stessi presidenti uscenti. “Così si va incontro all’impugnativa del commissario dello Stato”, ha detto il capogruppo del Pid considerando l’ipotesi di un’approvazione della legge così com’è. Ma per il presidente della Regione un’impugnativa sarebbe “un’usurpazione di potere”, in quanto “normare in materia di Enti Locali spetta alla Regione”.
Potrebbe aprirsi, insomma, il solito braccio di ferro istituzionale al quale i siciliani sono abituati già da tempo, ma da un lato c’è chi assicura che il testo, così com’è adesso, non arriverà mai in Aula, dall’altro c’è chi sospetta che da parte della maggioranza dell’Ars ci sia la volontà, facendo impugnare il ddl, di andare a votare con la legge attuale.
“So che l’Udc – ha detto Cordaro – vuole andare a votare a fine maggio. Non sarà che lo scudocrociato e il Pd, sotto le sue varie forme, stiano prendendo in giro il presidente Crocetta?”.
Intitolato a zio Pietro
Intitolato a zio Pietro
E'’ ufficiale. Sarà intitolato a Pietro Scollo, storico massaggiatore del Modica, deceduto sabato 2 marzo u.s. a Misterbianco, il Polisportivo di C.da Caitina.
Il Sindaco ha, stamani, formalizzato l’atto firmandolo. La decisione della intitolazione era,come si dice, nelle cose.
Il Sindaco, Buscema e l’assessore allo Sport, Tato Cavallino, stanno adesso organizzando la cerimonia di intitolazione, di concerto con la società rossoblù, che avverrà, con molta probabilità, domenica 7 aprile p.v. al polisportivo, prima della disputa della gara interna dei rossoblù impegnati nel derby ibleo con il Vittoria.
Sarà scoperta in quella occasione la targa di intitolazione ad un personaggio unico e il più amato nella storia del calcio modicano.
Crocetta (non sa quello che fa) contro i Salesiani. ..
Crocetta (non sa quello che fa) contro i Salesiani. ..
Ci sono tante grane nella formazione e lo sappiamo tutti. Crocetta con la sua azione "moralizzatrice" vuole fare piazza pulita ma cos' facendo si va a cercare i nemici in ogni angolo di strada. Ora ne ha trovati un bel gruppetto che vi assicuriamo sono particolarmente tosti. Lo diciamo nel pieno rispetto dei ruoli e delle persone e nella convinzione che quella dei salesiani sia un'azione assolutamente meritoria. Oggi l'organizzazione dei salesiani è partita alla riscossa con una lettera al presidente piena di complimenti ma anche di precise indicazioni e forse anche qualche velata minaccia. Ecco il testo.
Noi Salesiani e Salesiane di Sicilia, lusingati dal giudizio del Presidente sulle nostre manifestate e riconosciute capacità nel fare sana e proficua formazione, poiché questo a suo dire non giustifica la spesa per il bene dei giovani, non possiamo tacere di fronte ad alcune affermazioni estemporanee che sono state proclamate durante la conferenza stampa del 5 marzo u.s. Intendiamo pertanto affermare con forza e determinazione quanto segue. La politica siciliana ed il suo braccio amministrativo ad oggi, è l'unico soggetto che dequalifica l’impegno professionale profuso dalla missione educativa salesiana ed inficia la qualità dei risultati che si potrebbero raggiungere con un regolare sistema che garantisca formazione e qualità di servizio ai ragazzi e ai giovani che ne hanno diritto. I costi della formazione in obbligo di istruzione non sono quelli dichiarati dal presidente. La politica di questa Regione non permette ai minori di questa terra, di programmare loro un futuro, avviandosi al mondo del lavoro. Le affermazioni del Presidente del 5 marzo u.s. disconoscono il diritto differenziato di cui godono i minori, grazie ad una legge dello Stato, a finanziamenti ministeriali e del Fondo Sociale Europeo. La politica siciliana, con i suoi ritardi ed inefficienze è protagonista di dispersione, rischio e foraggia in tal modo la delinquenza organizzata. La politica di questa Regione non riconosce un diritto, dettato dalla nostra costituzione e declinato da una normativa non più sperimentale ma ordinamentale (Legge 28 marzo 2003, n. 53; Accordo in Conferenza Stato Regioni del 15 gennaio 2004; Decreto Legislativo 17 ottobre 2005, n. 226 e successive integrazioni). Interesse dei Salesiani, ben noto al nostro Presidente, per l'esperienza fatta e dallo stesso riconosciuta a Gela e nelle altre province in cui CNOS/FAP e CIOFS-FP sono presenti, èdifendere i minori e di questi i più poveri, in senso lato, per tirarli fuori dal quel ghetto nel quale, a suo dire, sono stati precipitati. Lo invitiamo pertanto, a denunciare e fare i nomi di coloro che hanno sciupato risorse e distrutto il futuro dei ragazzi, e avrà il nostro plauso! In riferimento a ciò che i Salesiani devono fare o non fare, se formazione o altro, la preghiamo di lasciarlo alla decisione di chi per vocazione, e non per ideologia o interessi di parte, ha dedicato la vita ai minori di questa terra. Negando loro un diritto sancito, lei dimostra di non considerarli, di non voler loro bene e soprattutto di negar loro la possibilità di un concreto sbocco lavorativo. Renderà conto del suo operato al Dio giusto che protegge l’orfano e la vedova e che ha sempre lottato contro i Faraoni di ogni epoca. Desideriamo ricordarle quanto diceva don Bosco che, nonostante le forti divergenze ideologiche con i governanti del tempo, ha sempre goduto dello loro stima e del loro rispetto proprio per l’impatto educativo e sociale della sua missione: “Siamo in tempi in cui bisogna operare. Il mondo è divenuto materiale perciò bisogna lavorare e far conoscere il bene che si fa” .
Venerina ricambia.
Venerina ricambia.
Dicono che ci sia un "caso Ragusa" all'interno del PD. Il motivo dovrebbe ricercarsi nell'intenzione di un gruppetto di ex del PD ibleo di andar via, armi e bagagli, dal circolo Pippo Tumino. Nulla di strano se si pensa cosa è accaduto a Palermo, alla regione, dove il PD ha mantenuto in piedi una delle più tragiche avventure politiche( leggi governo Lombardo) degli ultimi anni proprio grazie alle spaccature all'interno del partito. Secondo alcuni "fini pensatori" è legittimo che un gruppo possa pensarla in un altro modo e quindi possa decidere di aprire, restando sempre nel partito, una nuova esperienza. Ma il nemico è alle porte. L'esercito degli internauti occupa già importanti posizioni dentro la regione e la nazione e bisogna difendere le mura della città. Questa diventa la scusa più plausibile e dalle segreterie palermitane arrivano ordini perentori. "Non facciamo le primarie perchè, appunto, il nemico è alle porte ma nello stesso tempo non dividiamo gli eserciti del PD per non dare segnali di debolezza. Ma sono imposizioni difficili da digerire soprattutto per chi non è un neofita della politica ed ha alle spalle più di una "battaglia". Legittimo dunque il suo scalpitare. Ma ecco che arriva la Venerina Padua a tentare di dirimere la questione con qualche buona parola da parlamentare eletta in questa provincia ed in questa regione “I percorsi democratici portano a soluzioni e a scelte che possono anche non piacere. Ma la democrazia ha delle regole tra cui il rispetto di una maggioranza da parte delle minoranze e del ruolo delle minoranze da parte della maggioranza. Principi che vanno rispettati se si vuole, come nel caso di specie, mantenere la dizione di Partito Democratico”. " Nel capoluogo – prosegue Venera Padua – c'è una segreteria democraticamente eletta, c'è un segretario, un direttivo, un circolo. Le scelte, sia elettive che decisionali, sono state addotte consentendo a ciascuno di esprimere liberamente il proprio pensiero ed il proprio voto. Chi non condivide le scelte operate democraticamente svolge, come in qualunque organo che si vuole qualificare democratico, un ruolo di opposizione cui far esprimere le nobilissime idee che non hanno incontrato il favore della maggioranza. Queste, comunque, hanno la possibilità di ritornare ad essere esplicitate e valutate anche ai fini del rinnovo degli organismi rappresentativi già nel prossimo congresso, che è in programma. Ritengo, come ribadito dagli organismi nazionali e regionali del partito, che non è il momento di costituire nuovi circoli per molteplici motivi ma soprattutto perché potrebbero creare confusione e disaffezione da parte degli elettori e delle elettrici, che hanno ritenuto di aderire ad un Partito Democratico, tale non solo nella dizione ma anche nei fatti. Particolarmente, qualunque scelta di separazione e divisione, in un momento in cui ancora non si rinnovano gli organi rappresentativi e decisionali, risulterebbe incomprensibile ed inspiegabile per tutti coloro che, con fiducia e speranza, hanno ritenuto anche con il voto affidare al Pd la guida del Paese in questo delicato momento della vita nazionale e locale. Parole sante. Ma ci sono quelli che vedono in queste dichiarazioni una specie di "cortesia" ricambiata per il segretario Calabrese il quale, senza nessuna remora, aveva fatto votare alle primarie, a Ragusa, proprio la Venerina. E crediamo che questa scelta del segretario, parliamo delle primarie, abbia poi causato la insanabile spaccatura che viene contemplata nel cosiddetto " caso Ragusa". con
Più acqua per tutti ma è meglio non berla
Più acqua per tutti ma è meglio non berla
Riunione in prefettura oggi per la questione acqua. La situazione va via via migliorando ma resta la necessità di procedere con molta discrezione e senza creare comunque degli allarmismi inutili. Infatti, a quanto pare, si sarebbe deciso di reimmettere nella rete idrica l'acqua proveniente dal pozzo B, quello che aveva mostrato fin dall'inizio tracce di ammoniaca, e di conseguenza era stato chiuso. Con questa operazione la dotazione idrica della città ritroverebbe una certa consistenza ma occorre prendere delle precauzioni infatti il commissario è pronto ad emettere un'ordinanza che autorizza l'uso dell'acqua dal rubinetto ma non per uso potabile. Questo solo a livello precauzionale perchè non c'è nessun pericolo visto che l'acqua del pozzo è ritornata ad essere buona ma proprio per eliminare ogni residua preoccupazione la popolazione è invitata a non bere l'acqua che fuori esce dai rubinetti. Conviene anche fare a meno di utilizzarla per lavare i denti o la verdura. In questo modo si cerca di ritornare alla normalità per quanto riguarda l'approvvigionamento ma c'è la restrizione sulla potabilità dell'acqua. Ripetiamo che questa dovrebbe essere la soluzione che la riunione della prefettura avrebbe deciso di adottare. Nessun allarmismo, dicevamo in apertura, anzi un graduale ritorno alla normalità seppure con qualche precauzione in più.
Che casino!! Voglio restare da solo!
Che casino!! Voglio restare da solo!
Crocetta gongola e non riesce a capire il guaio che sta facendo affrontando la questione delle province come una presa di posizione o quasi come una ripicca dopo le promesse fatte in TV. Sarebbe bello se il presidente smettesse di fare televendite televisive e si dedicasse con più attenzione alle questioni regionali. Diciamo questo perchè ci è capitato tra le mani un comunicato stampa del Partito dei Siciliani Mpa che ha depositato presso gli uffici dell’ARS la propria proposta per il decentramento di funzioni regionali e la riforma dei liberi consorzi comunali. Il testo, a quanto dichiarato da loro, ricalca il ddl già varato nel 2010 dalla Giunta regionale allora presieduta da Raffaele Lombardo per l’abolizione delle Province e la loro trasformazione in liberi consorzi di Comuni. Tutti dunque sembrano favorevoli al decentramento che snellisce la Regione, responsabilizza i comuni e i liberi consorzi perché sotto il controllo dei cittadini le cose funzionano meglio. Nel futuro con la delega dei poteri ai Comuni, alcune delle competenze di respiro sovracomunale verranno governate nell’ambito del consorzio dei Comuni che sostituiranno le Province. Ma vediamo cosa ci preoccupa e perchè abbiamo deciso di dare questo titolo, abbastanza forte all'articolo. leggiamo uno ad uno gli articoli del DDL dell'MPA e cerchiamo di capire cosa potrebbe accadere se si utilizzassero queste direttive. L’articolo 3 sottolinea il principio di sussidiarietà, mentre l'articolo 4, definisce le competenze trasferite dalla Regione ai comuni ed ai liberi consorzi comunali su attività produttive, commercio e artigianato, famiglia e politiche sociali, formazione professionale, lavori pubblici ed infrastrutture, beni culturali e ambiente, trasporti, turismo, sport e spettacolo, gestione integrata dei rifiuti e gestione integrata del servizio idrico nell’ottica del miglioramento della qualità dei servizi pubblici e del contenimento dei costi per i cittadini. Facciamo dunque mente locale. Ad un consorzio che viene istituito con grandi difficoltà politiche ed anche economiche trasferiamo tutte le magagne che la regione con enormi fondi a disposizione non è mai riuscita a risolvere. Pensate solo ai trasporti e ai rifiuti e poi al turismo del quale la regione ha fatto scempio sperperando miliardi di euro. Se alla Regione viene riconosciuta solo la funzione di programmazione e definizione delle strategie, sottolineando anche il principio di efficienza e di economicità, osa diranno a Battiato? I liberi consorzi faranno gli spettacoli? Non di certo! Soldi non ne verranno girati ai consorzi che dovranno cuocersi con il loro brodo di rape. L'articolo 5, nell’ottica della gestione ottimale, introduce tra l’altro il divieto ai comuni di procedere ad assunzioni di personale per convertire la spesa pubblica in investimenti. Dovranno inglobare quelle migliaia di esodati dalle province , dagli Iacp, dalle Asi etc e non verrà mai fatto un concorso per i giovani che resteranno per sempre in attesa. L'articolo 6 individua la natura ed i compiti dei liberi consorzi comunali, sulla base dell’autodeterminazione, prescrivendo altresì, per la nuova istituzione, un numero di comuni non inferiore a dieci. Il numero dei comuni è troppo basso e non si parla di estensione del territorio. La riforma Monti obbligava ad un certo numero di comuni e di abitanti in modo da scoraggiare le aggregazioni. Qui invece fermandosi a 10 comuni ed un centinaia di migliaia di abitanti i consorzi saranno almeno 25 se non 30. Si legittimeranno le aspettative delle famose città insoddisfatte ma nessuno spiega come si farà con gli enti provinciali di emanazioni da uffici centrali. Dalle Cam Com alle agenzie delle entrate etc etc. Ma andiamo avanti : gli articoli 7 e 8 assegnano ai liberi consorzi comunali competenze in materia di pianificazione territoriale, servizi sociali e culturali, sviluppo economico ed organizzazione del territorio e tutela dell'ambiente. Ognuno per se naturalmente con sindaci di diversa estrazione plitica e di pensiero ad esempio sulle lottizzazioni. L'articolo 11 disciplina il procedimento di modifica degli ambiti territoriali dei liberi consorzi comunali. Nelle proposte che verranno portate all' ARS speriamo che ci sia qualcosa che blocchi le ripicche e le vendette. L'MPA aveva pensato al divieto se non per l'iniziativa di uno o più liberi consorzi comunali, prima dei tre anni dall'adesione al libero consorzio comunale di cambiare casacca. Vogliamo dire se ad un comune non piace la compagnia oppure, cambia il sindaco e non gli va più bene restare in quel consorzio cosa accadrebbe? Ma vietarlo è comunque una contraddizione visto che parliamo di liberi consorzi e quindi tutti devono essere liberi di andare e venire quando vogliono. Ecco che tutto diventa un gran casino! A questo punto vorremmo sapere cosa accade se un comune non vuole aggregarsi a nessun altro. Se per esempio Ragusa che, a memoria di Giovanni Mauro doveva diventare una città stato, decidesse di fare tutto da sola. Cosa accadrebbe? Sarebbe possibile. Perchè se fosse possibile a questo punto suggerirei ai candidati a sindaco di valutare questa prospettiva nell'ottica che chi fa da se fa per tre vista la situazione di chi ci sta vicino. L'ultima esperienza è quella dell decreto ingiuntivo per l'Ato ambiente. Mi chiedo anche come verrà gestita la sanità. Gli ospedali saranno di chi? Insomma, personalmente e mi prendo al responsabilità da solo, non coinvolgendo quindi la redazione, questa mi sembra la più grande str....zata che stanno facendo alla regione per punire qualche politico, favorire qualche territorio ed accontentare quella parte dell'ARS che ragiona con il cuore dentro facebook

