L'appello di Cosentini
L'appello di Cosentini
Il momento richiede una partecipazione completa della gente iblea ai progetti di rinascita. E Giovanni Cosentini, uno dei candidati a sindaco di Ragusa, appoggiato dal movimento Territorio e da altre liste civiche, lancia un primo messaggio sulla necessita di collaborazione “Sento il dovere, non formale ma con sincera gratitudine, di ringraziare tutti coloro che, dopo l’ufficializzazione della mia candidatura a sindaco di Ragusa, stanno collaborando per la migliore riuscita di un progetto che, pur partendo dalla continuità amministrativa, metterà in campo importanti elementi di novità". Ma è necessario guardare al futuro con senso di responsabilità e il candidato rivolge un accorato appello non solo alle forze politiche ma anche ai rappresentanti della società civile, del mondo culturale e imprenditoriale, delle associazioni di volontariato, affinché, assieme, si possa costruire un progetto che parta dal basso, raccogliendo le istanze della cittadinanza, facendo tesoro dei passi positivi compiuti negli ultimi sei anni. " Un progetto che vuole partire dal completamento delle numerose opere pubbliche già avviate ma che deve, soprattutto, tendere ad interpretare i nuovi bisogni e le nuove emergenze della città, dichiara Giovanni Cosentini, sappiamo che non è un percorso facile quello che ci attende. Ma le sfide non ci spaventano. Insomma un appello abbastanza generico che forse doveva essere più diretto. Oggi in molti hanno un quadro della situazione molto critico e le amministrazioni, tutte vengono ritenute colpevoli di queste difficoltà. Prima di tutto bisogna guardare alla parte economica e dare fiducia ai settore che hanno nel passato sostenuto il peso di tutta la comunità. Ad incominciare dalla industria ragusana, ormai senza obiettivi e senza coraggio, dalla agricoltura oberata dalle tasse e dalle responsabilità per finire all'artigianato che langue anche per mancanza di liquidità e di pagamenti. Questo deve essere messo in campo e individuare le formule migliori. Poche parole e molti fatti.
Province: non addio ma arrivederci.
Province: non addio ma arrivederci.
Ha prevalso il buon senso: piuttosto che buttare tutto dalla finestra, anche quello che di buono c'è nelle istituzioni delle province siciliane, la conferenza dei capigruppo ha preferito soprassedere su uno dei punti dello "tsunami Crocetta" facendolo diventare un caldo venticello di primavera. E così per la quarta volta, in poche ore, il presidente ha cambiato linea d'azione. E' stato infatti deciso di approvare solo una norma transitoria che rinvii il tutto ad un esame più attento e ragionato della questione. Così dice l'on Falcone “Abbiamo evitato che il governo, soltanto per un’esigenza propagandistica, portasse in Aula un ddl di istituzione dei liberi consorzi dei Comuni, in luogo delle attuali Province, il quale avrebbe creato confusione istituzionale e aumenti dei costi della Cosa pubblica” lo dice il vicepresidente del gruppo Pdl,Marco Falcone, dopo la conferenza dei capigruppo durante la quale si è deciso soltanto su una norma transitoria, in attesa, come sottolinea Falcone “di un attento esame delle sfaccettate problematiche che la riforma della Province comporta”. “Siamo consapevoli – riprende l'on Falcone – che occorra superare l’attuale sistema ma che dobbiamo creare un ente intermedio nel cui corpus vengano convogliate le competenze di numerosi altri organismi, quali Iacp, Consorzi di bonifica, Ato idrici e rifiuti, ormai praticamente bolliti. Un nuovo ente, dunque, che sia più vicino ai cittadini e che, fra le conseguenze dirette, sia foriero di una reale riduzione dei costi”
Catania piange per le occasioni perse del suo aeroporto
Catania piange per le occasioni perse del suo aeroporto
L'ing Mancini oggi è stato chiamato alla Provincia di Catania, in Consiglio, per parlare sulla questione dell'aeroporto di Catania. L'AD della Sac ha cos'' potuto sfogare il suo disappunto per una decisione presa dal ministero dello Sviluppo Economico di non inserire lo scalo nel progetto di crescita europea attraverso gli investimenti nelle infrastrutture. La provincia è particolarmente preoccupata perchè è evidente un disimpegno nazionale nei confronti di questa parte della Sicilia probabilmente per una serie di errate valutazioni. Ecco la sintesi delle sue dichiarazioni «Con la proposta della Commissione europea, non vi è stato tanto il declassamento del nostro aeroporto, quanto di tutte le infrastrutture di Catania, che non è inserita tra le città che costituiscono i nodi della rete “core”, quella destinataria dei 37 miliardi di finanziamento comunitario. Purtroppo questo principio è stato poi assunto dal Ministero delle Infrastrutture con le linee di indirizzo del Piano aeroportuale nazionale. Il piano è fermo in Commissione Stato-Regioni per l’opposizione del governo regionale. È bene che su questa opposizione si coagulino tutte le istituzioni locali indipendentemente dal colore politico: gli aeroporti, visto lo stato infrastrutturale, sono per la Sicilia un bene prezioso. Mancini chiede dunque l'intervento delle istituzioni locali. Ora che cosa accadrà alle istituzioni locali attesa la legge dei consorzi di comuni? Intanto Mancini ha anche affrontato la questione delle notizie che si sono susseguite in queste settimane in merito alla privatizzazione dello scalo. "E' bene dire che il management Sac non ha mai ricevuto alcun impulso in tal senso da parte della proprietà. Del resto, ciascuno di noi pensa alla vendita dei propri beni solo quando il mercato riconosce appieno il loro valore e ciò non può che valere ancor di più quando chi vende ha la natura pubblica come i soci della Sac. Non credo sia questo il momento viste le difficoltà attuali del mercato. Si continua quindi ad andare avanti nelle attività finalizzate a rendere ancor più produttiva e redditizia la società, attività che hanno già permesso di chiudere il bilancio 2012 con lusinghieri risultati. Solo la capacità di stare sul mercato con efficacia può consentire di fare gli investimenti e di assicurare la piena occupazione che giustamente chiede il sindacato». Naturalmente Mancini,come è sua abitudine, quanto mai deprecabile, non riesce a pronunciare la parola Comiso quando si deve affrontare il problema dello sviluppo. Poteva dire alla Provincia di Catania che nella stessa barca c'è anche l'aeroporto ibleo. Anzi considerato che Comiso non è neanche citato in quel piano il nostro aeroporto non è sulla barca ma completamente a mollo. Comunque forse i consiglieri della provincia etnea non sanno che più di 20 mln di euro sono stati spesi per la gestione dello scalo ragusano che fino ad ora non solo non è funzionante ma non merita neanche un rigo nelle relazioni di Mancini.
In attesa del Commissario la Camera di Commercio è provinciale o consortile
In attesa del Commissario la Camera di Commercio è provinciale o consortile
L'on. Giorgio Assenza, ha scritto al Presidente dell'ARS, on. Giovanni Ardizzone, e al Presidente della Commissione Affari Istituzionali, on. Marco Forzese, chiedendo di inserire nella riunione odierna della suddetta Commissione Legislativa, il punto riguardante la nomina del Commissario straordinario per la Camera di Commercio di Ragusa. Il grave ritardo con il quale si sta procedendo, paralizza l'attività dell'Ente camerale ragusano, con pesanti ricadute negative sull'area iblea, già peraltro gravemente colpita dalla crisi che scuote i suoi settori produttivi e commerciali. Fa bene Assenza ad intervenire perchè la Camera di Commercio di Ragusa senza vertice governativo non è solo un problema tecnico locale ma dimostra come spesso delle nostre cose, diciamo di quella che era la provincia di Ragusa, non frega niente a nessuno. Ci chiediamo ora cosa succederà, in questa Isola dei sogni, quando si aboliranno le province per accontentare alcuni territori che hanno dato i natali ad importanti personaggi politici, senza tener conto delle conseguenze. Istituiremo più camere di commercio che non saranno più a base provinciale ma consortile. pagheremo più dipendenti ma quelli saranno a carico delle aziende e a Crocetta non gli frega niente. Lui ha risparmiato 10 miliardi, pardon dieci milioni di euro. Scusate se ironizziamo sul lapsus del presidente che quando viene incalzato, peggio se da belle donne, perde la ragione. Dieci milioni in Sicilia sono bazzecole se poi si fa il conto che metà delle amministrazioni provinciali sono già commissariate forse il risparmio è dimezzato. E allora dove sta il risparmio? E mi chiedo ancora il genio civile, l'agenzie delle entrate, la serit, l'Utif e decine ancora di uffici provinciali verranno aperti nelle sedi dei nuovi consorzi? Ed infine perchè crocetta lo eleggiamo ed il presidente del consorzio se lo devono scegliere loro. Non credo che si stia facendo un bel lavoro. Intanto Assenza stamani ha presentato un'altra interrogazione rivolta al Presidente della Regione e altresì all'Assessore per l'economia e all'Assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica, per chiedere se non ritengano opportuno mettere urgentemente in atto ogni iniziativa utile a trasferire l'ultima tranche dell'importo, previsto per l'anno 2012, del Fondo destinato ai comuni. Considerata la crisi di liquidità in cui versano gli Enti locali in Sicilia, dovuta sia ai tagli operati in questi ultimi anni al Fondo per i Comuni, sia alla soppressione dell’addizionale all’accise sull’energia elettrica che priva gli enti di un'importante dotazione finanziaria, si ritiene urgente trasferire ai Comuni quanto loro dovuto al fine di poter far fronte alle esigenze di cassa per assicurare ai cittadini servizi e pagamenti pregressi.
Ma Assenza sarà il deputato scelto nella provincia di Ragusa o del consorzio che ne verrà fuori. E se per caso nel consorzio non ci sarà Comiso attratto da un altra area come ad esempio quella calatina o vittoriese che potrebbe riunire la parte ipparina e della produzione di uva una specie di consorzio del vino, Assenza a chi dovrà fare riferimento. Spero che in assemblea qualcuno abbia la testa per confutare chi vuole solo la distruzione della Sicilia anche se siamo convinti che lo sta facendo in buona fede.
C'è anche Giovanni Iacono
C'è anche Giovanni Iacono
C'è anche Giovanni Iacono tra i candidati alla sindacatura di Ragusa. In rappresentanza dell'IDV già consigliere comunale e provinciale Iacono ha accolto l'invito del partito a partecipare a questa competizione elettorale nella convinzione che la città di Ragusa abbia bisogno di un nuovo modo di essere amministrata. Nel segno dunque della discontinuità ma senza pensare ad alleanze e accordi perchè il dialogo con le altre forze della sinistra da tempo è particolarmente difficile. Iacono conosce i problemi della città da politico ed imprenditore e si scommette per far capire agli elettori che ci sono le soluzioni senza buttare via tutto quanto di buono è comunque stato fatto. Ritornando al tema delle alleanze, ribadendo che non sembra possibile metterne in pratica alcuna prima delle elezioni, giudica il primo turno come una vera primaria. Infatti, con molta probabilità, dopo il 27 maggio si capirà veramente cosa desiderano gli elettori di Ragusa e nel caso si potrà procedere a delle alleanze basate sui programmi.
Lettera ai compagni ragusani !
Lettera ai compagni ragusani !
“Prendendo atto dalle disposizioni dettate da una lettera inviata da Palermo a firma di Enzo Napoli responsabile dell'esecutivo regionale del Pd, d'accordo con il livello nazionale e con il segretario provinciale Salvo Zago, Peppe Calabrese in qualità di segretario cittadino di Ragusa, ha comunicato che, nel rispetto dei livelli superiori del partito, sono da ritenersi sospese le scadenze che democraticamente il coordinamento locale del circolo del capoluogo aveva fissato per le primarie aperte di coalizione, senza abdicare al ruolo che i territori possiedono nella individuazione di percorsi politici locali”. La lettera a cui fa riferimento il segretario Calabrese mi fa ricordare Don Camillo, il mitico personaggio dei romanzi di Guareschi, dopo aver scovato da qualche parte la carta intestata delle federazione del PC, scriveva a Peppone dandogli delle fregature pazzesche. Come quella volta che attraverso una comunicazione farlocca, ma con tanto di falce e martello nel logo, invitava il sindaco comunista a trasferirsi a Mosca. Poi Don Camillo fu richiamato dall'alto e annullò lo scherzo. Ora non vogliamo dire che questo è uno scherzo ma sembra che sotto sotto c'è qualcosa di losco. Intanto ecco la missiva incriminata
Carissimi,
considerata la delicata fase post-elettorale e viste le diverse iniziative già avviate in preparazione delle elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale e l’elezione del Sindaco della città di Ragusa, d’accordo con la Segreteria Nazionale del Partito, vi invitiamo caldamente a soprassedere ad ogni attività in tal senso, in attesa che la Direzione Regionale definisca compiutamente il percorso che porterà il partito ad affrontare il prossimo turno elettorale. L’indizione delle primarie o la costituzione di nuovi circoli (che, peraltro non ci risulta deliberata secondo quanto previsto dallo Statuto), costituirebbero, infatti, passaggi politici che potrebbero non coincidere, pur nel rispetto del principio di sussidiarietà, con quanto i livelli regionale e nazionale (considerato che si tratta di un comune capoluogo), riterranno utile e, soprattutto, potrebbero alimentare divisioni e contrapposizioni che, in questa fase, non possiamo assolutamente permetterci. Ovviamente, vi invitiamo, analogamente a quanto sopra richiestovi per la città di Ragusa, ad adottare lo stesso principio per altri comuni della provincia, in cui dovessero essersi già determinate situazioni simili.
Dunque il tono della lettera non ammette repliche: Stop alle primarie vista la situazione difficile. Ma siccome Calabrese si potrebbe arrabbiare ecco fornito il contentino. Stop anche ai secondi circoli che non sono regolamentari. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Ma le primarie sono una cosa seria e a bloccarle si rischia di fare guai. “Lunedì a Palermo – dichiara il segretario Calabrese – si terrà una direzione regionale in cui si parlerà anche del caso Ragusa e delle possibili alleanze che si potrebbero prospettare per arrivare al governo della città. Subito dopo mi impegno a convocare nuovamente il coordinamento per decidere percorsi, candidature e coalizioni. Auspico, da segretario, che anche altri dirigenti ripensino e rinuncino a scelte votate alla divisione che potrebbero solo far male al Pd. Dalla lettera ricevuta, si evidenzia come tale pericolo sia stato percepito ed evidenziato perfino dal partito regionale e nazionale. Calabrese la interpreta nel modo giusto: a Palermo ci dicano cosa vogliono fare e mi impegno a riportare il tutto a Ragusa. Ma a nostro avviso le cose potrebbero stare diversamente. La politica che viaggia in alto può aver fatto le sue scelte e ai ragusani non resta che abbozzare. Calabrese avrà la sua piccola soddisfazione ma i giochi li stanno facendo altrove. Questa è solo una ipotesi ma l'appello accorato di Calabrese affinché si lavori per unire le nostre forze sembra quasi una dichiarazione di guerra. Il PD ibleo non accetterà nessuna imposizione che non abbia un significato e una forte motivazione. Intanto stop alle primarie e alle velleità dell'altro PD ragusano.
Voglio fare il capoluogo!
Voglio fare il capoluogo!
Alla fine ci sono riusciti. Per risparmiare qualche centinaia di migliaia di euro il mitico Crocetta, messo alle corde in una trasmissione televisiva nazionale si è dato da fare per cancellare una istituzione della regione siciliana che invece andava salvata e nello stesso tempo riorganizzata. Ora il DDL, del quale però non conosciamo bene i dettagli darà il via alla più spietata lotta tra comuni siciliani abbacinati dalla prospettiva di comando. Chi frenerà le giuste rivendicazioni di città importanti storicamente ed economicamente per superare i propri attuali capoluoghi. Sarà la volta di Gela, Caltagirone, Marsala, Alcamo, Canicattì, Caltagirone, Modica, Noto e cosi via. Se non verrà fatta subito una regolamentazione in questo senso accadrà quello che da sempre è prerogativa dei siciliani: il caos. E dovremo ringraziare chi purtroppo non capisce che cancellare con un colpo di spugna istituzioni centenarie non è assolutamente facile ma addirittura è costoso ed disorganizzante. Le province non esisteranno più e tutto dovrà essere riportato ai consorzi di comuni che vista la malaparata generale cadranno in ginocchio di fronte alla impossibilità economica e di coinvolgimento. Pensate ora a quello che accadrà alla nostra provincia se non si interverrà con una legge ben precisa. Da questa mattina stessa è iniziata una gara che mira ad un inglobamento consortile. Ritorneranno vecchie logiche campanilistiche che appena qualche mese fa furono evidenziate da dichiarazioni dei primi cittadini. Ricordiamo ad esempio che il sindaco di Modica disse in una intervista che era favorevole al vecchio sogno della contea con uno sguardo verso i confini siracusani e manderà segnali a Rosolini e Pachino se non forse anche a Noto. Ma perchè dovrebbe essere Modica il nuovo punto di riferimento di questa aggregazione di comuni e non Noto che già di per se, per il nome e ad esempio la diocesi, vanterebbe punteggi maggiori. Ed ecco le prime dispute. E dall'altra parte c'è Gela in pool position. La città di Crocetta da tempo lamenta le difficoltà in cui si trova nella provincia nissena troppo grande con la sindrome del decentramento già all'apice della sopportazione. A Gela le emittenti TV già trasmettono spot per aggregare i comuni limitrofi. Per non parlare di Marsala città di circa 100 mila abitanti che soffre da tempo l'oscuramento trapanese e poi Caltagirone ma anche come dicevamo Vittoria. Questi sono solo alcuni dei problemi campanilistici e rivendicativi ai quali dovremo dare riscontro. Subito dopo ci saranno i veri problemi. Dove metteremo le migliaia di dipendenti delle province? nei comuni che già non pagano i propri dipendenti. E cosa faranno in quegli uffici. Facile si occuperanno di case popolari o di ato idrico. Una barzelletta bella e buona se si pensa che un libero consorzio di comuni pensi all'acqua per tutti con un sindaco eletto tra i sindaci. I lavoratori delle province se avessero una spina dorsale dovrebbero scendere subito in piazza. Basterebbe organizzarsi attraverso i sindacati gridando che non si cancellano in due minuti decenni di esperienza e di competenze. Ci sono stati degli errori ma ora forse il rimedio è peggio della malattia. Infine c'è il problema della rappresentanza. Da molti anni siamo abituati a scegliere i nostri governanti, presdienti di regione, di province o sindaci. Oggi questa possibilità non c'è più. grazie ad accordi tra una ventina di primi cittadini se ne sceglierà uno per tutti. Magari si farà a turno come se fosse possibile demandare i problemi di anno in anno. Comunque è bene attendere questo DDL per poter fare delle critiche reali. Queste speriamo sono solo delle congetture.
Ci penso io!!!
Ci penso io!!!
Così dice il neo eletto senatore Giovanni Mauro che a quanto sembra ha deciso di prendere in mano le sorti della nutrita pattuglia del centro destra ibleo indecisa sul da farsi dopo il risultato elettorale nazionale. Mauro, da unico parlamentare della città capoluogo, sta portando avanti un progetto di riunificazione generale. "Tutti coloro che non stanno a sinistra si devono riconoscere in questa grande coalizione che intendo far nascere e crescere". E così il senatore, con molta umiltà, considerando anche il periodo di difficoltà per le compagini politiche, sta andando di segreteria in segreteria, da candidato a candidato, cercando di trovare un punto d'incontro. Tutti, dice l'ex presidente della provincia, da Barone ad Occhipinti a Mallia a Sonia Migliore. A sentire quest'ultimo nome sorge spontanea una domanda. Ma la Sonia è di destra o di sinistra? E il senatore insiste. "Fino a quando non sarà ufficialmente in una coalizione di sinistra, chiunque e quindi anche la Migliore potrà aggregarsi a questa nuova area di centro destra che nasce proprio per sfidare sul campo ogni tipo di avversario. Compreso naturalmente il movimento 5 stelle." L'iniziativa di Mauro ci sembra determinante in questa fase della politica locale. E' vero che esiste un sentimento di rifiuto del cosiddetto apparato ma alla lunga si dovrà per forza ridare forza a chi intende amministrare invece che distruggere tutto. La città di Ragusa sta attraversando una momento di grande difficoltà che, se ci pensate bene, equivale a quello che potrebbe accadere affidandone il governo ad un commissario unico anche se scaturito dalle urne. La pretesa di non colloquiare con nessuno, in fin dei conti, è anti democratica e cavalcare la protesta e la difficoltà della gente è una specie di "forconismo " in rete. Bene quindi l'idea di un dibattito serrato ed acceso tra alcune linee di pensiero che vadano a individuare problemi e se è possibile a risolverli.
Il PD a quota mille. Ritornano i vecchi amori.
Il PD a quota mille. Ritornano i vecchi amori.
Il PD mostra i muscoli e arriva a quota mille. Questo il numero degli iscritti al partito nel circolo ragusano. Un risultato davvero esaltante se si considera che, in questi tempi, la cosa più politica che si possa immaginare è di iscriversi ad un social network. E in queste condizioni fa piacere notare il ritorno di alcuni ex di razza. Forse il pericolo alle porte, la voglia di fare comunque politica parlata, e non in 70 caratteri, è servita a far ritrovare la" via" anche ai delusi di qualche anno fa. C'è anche da discutere sul nuovo circolo che in questi giorni dovrebbe nascere ufficialmente. Ecco comunque il comunicato: Il Partito Democratico di Ragusa, circolo “Pippo Tumino”, ha chiuso il tesseramento 2012 tagliando il traguardo, per numero di adesioni, di primo circolo dell’area iblea. Quasi 1.000 i tesserati compresi i Giovani Democratici che stanno completando le ultime fasi legate alla propria specifica attività. A differenza del 2011, sono circa 180 i nuovi iscritti, soltanto una ventina le tessere non rinnovate. Si registrano, inoltre, diversi rientri eccellenti tra cui anche ex amministratori ed ex consiglieri. Tra questi: Salvatore Battaglia, ex consigliere provinciale ed ex candidato a sindaco di Ragusa; Rosario Cavallo, presidente provinciale delle Acli; Gianni Carfì, già assessore delle Giunte Chessari e Solarino ed ex consigliere comunale; Massimo Tidona, ex presidente del Consiglio circoscrizionale di Ragusa Ovest ed ex segretario della Sinistra giovanile.
Questi e numerosi altri cittadini, tra rinnovi e iscrizioni ex novo, hanno scelto di tesserarsi, entrando attivamente a fare parte del circolo “Pippo Tumino” dove, numeri alla mano, gli spazi democratici e le adesioni rappresentano la testimonianza diretta della salute del Pd e del lavoro svolto dall’intero gruppo dirigente. Forti di questo risultato e consapevoli del fatto che il ruolo del segretario e della segreteria sono quelli di occuparsi dei problemi dei cittadini e di accrescere gli iscritti e i consensi, il partito si appresta ad affrontare la nuova campagna elettorale per le amministrative cittadine con la consapevolezza che il Pd rappresenta il punto di riferimento di ampie fette di popolazione e, con proposte chiare e nette, si candida a rappresentare un numero sempre maggiore di cittadini fino alla vittoria elettorale che porterà i democratici alla guida di Ragusa per renderla più “vivibile” e più “giusta”, senza dimenticare le fasce sociali più deboli.
Il Cisl...indro di Bernava
Il Cisl...indro di Bernava
Lo scontro sulla questione delle Province fa traballare le alleanze all'Ars. Crocetta, che è stato amministratore locale, sa quanto le stesse, con le dovute modifiche, possano essere importanti per la Sicilia. Altri, ormai colpiti dalla sindrome del "cancellare" o del cancellieri ,vogliono fare piazza pulita di tutto anche di quel po' di buono che innegabilmente c'è. E questo tira e molla rischia di creare fratture che in breve possono diventare insanabili. Va bene i per i Grillini che nel loro Dna è fortemente alimentata la componente "del tutti a casa" ma non riusciamo a capire cosa stia facendo il segretario della Cisl Bernava. Ogni giorno tira fuori dal suo "Cisl..indro" un pensiero che mira all'abbattimento dell'ente provincia ma lo fa senza dare un minimo di spiegazione e soprattutto senza indicare come si potranno superare tutti i problemi che ne deriveranno. "Tagliare i costi della politica è diventato un dovere morale, oltre che economico e sociale. Non è una invocazione di principio, né un semplice appello, ma un imperativo categorico, molto concreto.~Significa abolire le province, anzitutto. Cosi dice il segretario però non accenna a come affrontare il dopo province. Facciamo anche un piccolo riferimento al sentimento campanilistico che, devo dire, per noi siciliani e in particolar modo per noi del sud est, spesso dimenticati e limitrofi, è stato motivo di rivalsa e di crescita. Non per nulla eravamo l'Isola nell'Isola e il famoso modello Ragusa era un orgoglio tutto nostro. Pur piccoli e irraggiungibili , senza ferrovie, strade, porti e quant'altro, abbiamo tracciato una strada poi copiata, e spesso inquinata, da altri. Grazie all'economia agricola, la zootecnia all'avanguardia, anche un industria estrattiva e di produzione, un artigianato fra i migliori d'Italia, la provincia di Ragusa ha saputo crescere mentre tutti la volevano ridimensionare. Anche il turismo e è stato importante con il barocco, l'Unesco, Montalbano ed i ristoranti stellati. Purtroppo però, secondo Barnava e i criteri di Monti che il segretario invoca, probabilmente eravamo troppo piccoli per restare in piedi e subito la voglia di accorparci con qualcuno. Meglio Catania o Siracusa e la Cisl parte in quarta: facciamo un tutt'uno tra SR e RG facciamo SG. Una mossa forse avventata dal punto di vista della politica amministrativa ma valida per le finanze del sindacato che va a risparmiare i costi di una sede, del personale e forse anche di un segretario provinciale. Ma questo non basta per buttare tutto a mare. Ma andiamo per ordine lo statuto siciliano tanto auspicato ed agognato all'art. 15 recita :
1. Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell'ambito della Regione siciliana.
2. L'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui
liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria.
3. Nel quadro di tali principi generali spetta alla Regione la legislazione esclusiva e l'esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali.
Dunque le province non ci sono più. Bernava non lo può ricordare ma quando questa variazione allo statuto originario entrò in vigore si presentò il problema di chi avrebbe potuto guidare l'esercito dei comuni pronti a nuove esperienze. Caltagirone voleva......Gela invece...... E Marsala, Alcamo, Modica, Vittoria, Taormina e via via fino a Rosolini o addirittura Frigintini che vantavano giuste rivendicazioni. Si decise allora di lasciare gli ambiti dove prima c'erano le province. E fu un gran bene. Ora bisogna aggiustare il tiro e Bernava deve puntare l'attenzione su questo. Le province hanno comunque una organizzazione, personale, uffici, mezzi, polizia provinciale, forestale, sanità, manutenzione etc etc. Allora serve solo migliorare la strategia. Basterebbe togliere qualche giocattolo alla regione. A che servono le ASI se sono provinciali, gli ato che lavorano in ambito provinciale e gli IACP, i consorzi universitari ed almeno altre 10 o 15 organizzazioni inutili che fanno riferimento alla provincia. Quando furono cancellate le AAPIT , con grande giubilo da parte del governo regionale di allora, si pensò a nuove formule di governance turistica che ancora oggi dopo 8 anni stentano ad essere riconosciute. Giusta invece la richiesta di diminuire i costi della politica provinciale riducendo gli eletti e gli amministratori. Qui basta indovinare la formula ed andare avanti. Bernava saprà bene come districarsi in questi meandri politici e dare qualche buon suggerimento.
