Mons. Cutitta si è dimesso da vescovo di Ragusa per motivi di salute

Mons. Cutitta si è dimesso da vescovo di Ragusa per motivi di salute
Il vescovo di Ragusa, mons. Carmelo Cuttitta, ha rassegnato le proprie dimissioni dal governo pastorale della diocesi di Ragusa per motivi di salute. Lo ha annunciato questa mattina, in diretta streaming dalla Cattedrale di San Giovanni Battista, leggendo la lettera pervenutagli dalla Nunziatura Apostolica, nella quale si informava lo stesso vescovo che Papa Francesco ha accettato le dimissioni. La gestione della diocesi è stata affidata momentaneamente a mons. Sebastiano Asta.
Ecco il testo della lettera:
“Eccellenza, con la pregiata lettera del 27 novembre, l’Eccellenza Vostra, in conformità al canone 401 paragrafo 2 del Codice di Diritto Canonico ha voluto rimettere nelle mani del Santo Padre le dimissioni dal governo pastorale della Diocesi di Ragusa. Il Santo Padre esprime tutta la sua vicinanza nonché l’apprezzamento per il senso di responsabilità manifestato in un frangente così delicato per la Sua persona e mi ha incaricato di comunicarle che la accompagna con la Sua preghiera e la Sua apostolica benedizione. Allo stesso modo il Dicastero dei Vescovi, come anche questa Nunziatura Apostolica, le esprimono viva gratitudine per il suo fedele servizio episcopale.
Eccellenza, la sua rinuncia è stata accolta con la formula “simpliciter” e il governo della diocesi sarà affidato a mons. Sebastiano Asta, al presente vicario generale, in qualità di amministratore apostolico con facoltà di a amministratore diocesano. Pertanto Le confermo che la data concordata con Lei per la pubblicazione sarà lunedì 28 dicembre.Mentre raccomando di osservare il segreto Pontificio fino alla data di pubblicazione, le assicuro la mia fraterna vicinanza nella preghiera e con i sensi di distinto ossequio mi confermo dell'eccellenza vostra devotissimo Nunzio Apostolico.
Eccellenza, sono lieto di confermarle per iscritto le sue dimissioni dal governo pastorale della diocesi di Ragusa. Saranno rese pubbliche alle ore 12 di lunedì 28 dicembre 2020. Come è noto la notizia deve rimanere sub segreto pontificio fino a tale data. Mi valgo volentieri della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio dell'eccellenza vostra devotissimo
Emil Paul Tscherrig
Nunzio Apostolico”
Queste, invece, le parole piene di commozione di mons. Cuttitta:
“Carissimi fratelli e figli di questa Santa Chiesa che è in Ragusa, come espresso dalla lettera del Santo Padre appena letta, ho rassegnato le dimissioni da pastore di questa Diocesi perché le mie condizioni di salute non mi consentono di poter assolvere un incarico tanto impegnativo e gravoso. L’ho fatto per il bene di questa Chiesa che merita di avere un vescovo efficiente anche per avere l’opportunità di dedicarmi alle opportune cure della mia precaria salute.
In questi cinque anni di servizio in questa Chiesa, ho cercato di dare il meglio di me stesso e ringrazio il Signore per le tante persone incontrate e conosciute. Ringrazio tutti i cari sacerdoti, con i quali ho cercato di intraprendere un rapporto fraterno, i tanti laici, il popolo Santo di Dio così legato alla Fede e alle sue tradizioni religiose. Ringrazio in modo particolare con i miei collaboratori che mi sono stati vicini e mi hanno aiutato a portare il carico pastorale il peso del governo della Diocesi. Chiedo perdono se ho omesso qualcosa o non sono stato all’altezza delle vostre aspettative. Non è stata certamente malafede, ma inevitabile nei limiti della condizione umana.
Vi porterò nelle mie preghiere e nel mio cuore là dove il Signore vorrà che continui a svolgere quel servizio alla Santa Chiesa che sarà consentito alle mie condizioni di salute.
Che il Signore benedica questa Chiesa e tutti noi e ci confermi nel nostro servizio al Vangelo.
Un abbraccio fraterno a tutti voi.
Non abbiamo più nulla da aggiungere a quello che bisognava fare a quello che bisognava dire.
Vorrei solo scusarmi se non ho saputo e non ho potuto fare quello che volevo”.
[VIDEO] Rimozione forzata a Ragusa Ibla, l’assessore Barone risponde alle lamentele di un turista
[VIDEO] Rimozione forzata a Ragusa Ibla, l’assessore Barone risponde alle lamentele di un turista
Ci siamo occupati in un altro articolo delle lamentele di un turista nisseno che qualche giorno fa si trovava in gita a Ragusa Ibla e che, dopo aver cenato, ha scoperto che la sua auto era stata rimossa da dove l'aveva lasciata perché messa in un'area di sosta vietata con rimozione forzata. Il turista, ammettendo le proprie responsabilità sul fatto di aver parcheggiato in divieto di sosta, ha però sollevato dei quesiti interessanti: ha raccontato di aver avuto difficoltà nel contattare i Vigili Urbani e poi l’operaio del carro attrezzi, di aver contattato un tassista già informato della sua chiamata, di aver trovato il proprio mezzo danneggiato, di aver pagato una tariffa diversa e maggiore di quella riportata dal regolamento del Comune di Ragusa, che l’addetto al carro attrezzi in servizio era in compagnia di un proprio parente e che, dalla dinamica degli eventi, aveva avuto il sospetto d’essere incappato in un “sistema organizzato per spellare il pollo di turno”. Abbiamo intervistato l'assessore alla Polizia Municipale di Ragusa, Francesco Barone, al quale abbiamo chiesto notizie anche in merito al progetto del parcheggio interrato nel quartiere barocco e, più in generale, sulla viabilità nel centro storico di Ibla.
Risposta caustica del sindaco Cassì alle lamentele di un turista: una caduta di stile.

Risposta caustica del sindaco Cassì alle lamentele di un turista: una caduta di stile.
Durante i cinque anni di amministrazione grillina a Ragusa ci si è lamentati, più volte e da più parti, dell’esigua quantità di comunicazione proveniente da Palazzo dell’Aquila e rivolta ai cittadini, soprattutto tramite i canali ufficiali. La sensazione, diffusa, era quella di un’amministrazione ripiegata su se stessa (altro che palazzo di vetro!) soprattutto per l’atteggiamento del primo cittadino che appariva ai più come chiuso in una torre eburnea, lontano dalle strade, dalla gente, e una comunicazione istituzionale ridotta all’osso quando non impegnata a rispondere per le rime alle opposizioni. Sembrava, addirittura, come se l’amministrazione quasi provasse una sorta di pudore nel comunicare i risultati ottenuti, tanto da far sospettare che di risultati veri e propri forse non ce ne fossero. Probabilmente anche questo ha inciso sul risultato finale delle passate elezioni amministrative.
Da due anni a questa parte, però, il passo è cambiato: da quando c’è Peppe Cassì a ricoprire il ruolo di sindaco è tutto un pullulare di informazioni, purtroppo privilegiando eccessivamente i social network, accentrando su di sé il più possibile anche per argomenti che ricoprono un’importanza marginale e rischiando di commettere se non proprio qualche errore, sicuramente delle cadute di stile.
Emblematico, secondo chi scrive, il caso del turista nisseno che qualche giorno fa, nel centro storico di Ibla, ha parcheggiato l’auto in divieto di sosta per andare a cenare e, al suo ritorno, ha scoperto che il mezzo era stato rimosso su disposizione della Polizia Municipale. Il malcapitato ha scritto una lettera a un quotidiano raccontando la propria esperienza e, ammettendo di essere nel torto, ha sollevato una serie di interrogativi non scontati ai quali sarebbe stato utile per tutti avere delle risposte.
Per farla breve, il turista ha raccontato di aver avuto difficoltà nel contattare i Vigili Urbani e poi l’operaio del carro attrezzi, di aver contattato un tassista già informato della sua chiamata, di aver trovato il proprio mezzo danneggiato, di aver pagato una tariffa diversa e maggiore di quella riportata dal regolamento del Comune di Ragusa, che l’addetto al carro attrezzi in servizio era in compagnia di un proprio parente e che, dalla dinamica degli eventi, aveva avuto il sospetto d’essere incappato in un “sistema organizzato per spellare il pollo di turno”. Insomma, una segnalazione contenente dichiarazioni di una certa gravità.
Il sindaco Cassì cosa decide di fare? Risponde su Facebook con una breve dichiarazione nella quale si ignorano completamente le questioni sollevate e ci si concentra sul sommario di due righe pubblicato sulla pagina di giornale, frutto non della penna del turista, ma della testata giornalistica, che recita: “L’emergenza dei parcheggi a Ragusa Ibla causa della disavventura del turista di Caltanissetta”. “E io che pensavo che la causa fosse l’aver parcheggiato in divieto. Se questo è il livello del dibattito, diventa poi faticoso far rispettare le norme”, dichiara causticamente il primo cittadino nel suo post.

Il sindaco, però, ha sbagliato tema perché le “accuse” del forestiero, che comunque ammetteva d’aver commesso un’infrazione al Codice della Strada, riguardavano tutt’altro. E dal sindaco Peppe Cassì, francamente, ci saremmo aspettati una risposta dal registro decisamente diverso, più consono ai suoi modi composti, ma risoluti. Qualcosa del tipo: “Mi dispiace molto per la sua esperienza negativa. Senza dubbio l’auto andava rimossa per via dell’infrazione, ma mi impegno a verificare le criticità che ha segnalato”. Semplice, pulito, educato. “Educato”, sì, perché il sarcasmo non è proprio il massimo del galateo. Oppure, in questa circostanza, non avrebbe guastato un chiarimento da parte dell’assessore competente in materia, Francesco Barone che, guarda caso, oltre ad avere la delega alla Polizia Municipale ha anche quelle al Turismo e al Centro Storico. Chi meglio di lui avrebbe potuto chiarire ogni dubbio allo sfortunato turista in gita nella nostra Ibla?
Tuttavia, capiamo il nervosismo: il sommario all’articolo ha sollevato un altro aspetto della vicenda e cioè la storica “fame” di parcheggi a Ragusa Ibla, facendo chiacchierare qualcuno. “A proposito, che fine ha fatto il progetto del parcheggio interrato?” si legge qua e là per la rete. Ecco, su questo il sindaco dovrebbe intervenire dando notizie, concentrandosi su questioni più serie, puntando sempre di più sui progetti per il futuro della città, delegando agli assessori il compito di rispondere alle lamentele di questo tipo - se fondate.
A calciare ogni sasso che si incontra per la via si rimane senza suola delle scarpe e questa forma di comunicazione bulimica per la quale si deve intervenire per forza su tutto, a ogni costo, non fa ottenere altro risultato che dare lo stesso livello d’importanza a tutti gli argomenti, sminuendo quelli più seri.
In ogni modo, per avere dei chiarimenti alle domande del turista abbiamo interpellato l’assessore Francesco Barone in un’intervista che pubblicheremo a parte.
[VIDEO] Comitato ordine e sicurezza Ragusa, parlano il Prefetto e il sindaco di Pozzallo
[VIDEO] Comitato ordine e sicurezza Ragusa, parlano il Prefetto e il sindaco di Pozzallo
Si è tenuto oggi pomeriggio, presso la sede del Palazzo di Governo di Ragusa, un incontro del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduto dal Prefetto Filippina Cocuzza. Diversi gli argomenti all’attenzione del comitato che si è concentrato soprattutto sulla gestione della serata di Ferragosto con particolare riferimento al rispetto delle direttive per limitare la diffusione del Covid-19 e sui servizi di vigilanza presso i centri di accoglienza dei migranti.
Abbiamo intervistato il Prefetto e il sindaco di Pozzallo.
Dalla pagina Facebook del sindaco di Ragusa, intanto, si informa che:
"SPIAGGE APERTE ANCHE A FERRAGOSTO, CON DELLE NOVITA’
Confermo che gli arenili ragusani saranno accessibili nella notte di Ferragosto così come accaduto a San Lorenzo. Allargare gli spazi a disposizione all'aria aperta riduce, almeno in teoria, le occasioni di assembramento di ragazzi che comunque trascorreranno la notte in compagnia.
Sarà ovviamente vietato montare tende e accendere falò, e saranno ulteriormente incrementati i controlli di Polizia Municipale e Protezione civile, con l’ausilio di personale volontario: 22 squadre presidieranno gli accessi alle spiagge già da diverse ore prima di sera, e forniranno mascherine a chi ne fosse sprovvisto.
Nei punti di ingresso saranno inoltre collocati dispenser con soluzione idroalcoliche per la anificazione della mani.
Per contrastare il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti, infine, sarà potenziato il sistema di raccolta aggiungendo 10 postazioni per vetro, plastica e indifferenziato, oltre ai cestini comunque già disponibili su spiagge e lungomare".
[VIDEO] Covid-19, l’appello di Aliquò (ASP Ragusa) a rispettare le regole: “Situazione grave, ogni positivo ne genera due e mezzo”.

[VIDEO] Covid-19, l’appello di Aliquò (ASP Ragusa) a rispettare le regole: “Situazione grave, ogni positivo ne genera due e mezzo”.
“Ho visto personale dell’ASP incontrare, abbracciare e baciare propri conoscenti, un comportamento irresponsabile in un momento come questo”. Lo ha dichiarato oggi il direttore generale dell’ASP di Ragusa, arch. Angelo Aliquò, che questa mattina ha convocato gli organi di informazione per diffondere il proprio appello alla cautela e informare della situazione “abbastanza grave” in cui ci troviamo, anche a Ragusa: “Abbiamo un indice di trasmissione molto alto - ha detto - cioè, negli ultimi giorni, ogni persona positiva al virus ne genera due e mezzo. Se si continua con questo ritmo, tra una settimana, avremo almeno 20 positivi al giorno. Dobbiamo richiamare tutti al rispetto delle regole. La cosa che mi stupisce maggiormente è che ho visto personale dell’ASP, dei medici e degli infermieri, mettere in atto comportamenti irresponsabili e che non posso più tollerare. Seguire le regole è facile: bisogna lavare o disinfettare le mani spesso, rispettare il distanziamento, ove non è possibile indossare correttamente la mascherina, evitare il contatto fisico, scaricare le app SiciliaSiCura e Immuni. In questi giorni ci sono moltissimi giovani tra i 18 e i 20 anni risultati positivi, ma anche alcuni anziani, probabilmente loro contatti. Ma se è vero che per i giovani il rischio è minore e sono paucisintomatici o asintomatici, non è così per gli anziani che rischiano anche di morire. Mi rivolgo soprattutto al personale dell’ASP, medici e infermieri (che sanno cosa si rischia) siano di esempio con i loro comportamenti”.
“Al di là della questione puramente sanitaria - ha concluso - c'è anche il rischio di tornare a un nuovo blocco delle attività e con un nuovo lockdown molte attività non si riprenderebbero più”.
“Movida” senza controllo? Oltre il Covid-19, si abbia il coraggio di decidere sul futuro di Marina di Ragusa

“Movida” senza controllo? Oltre il Covid-19, si abbia il coraggio di decidere sul futuro di Marina di Ragusa
Da settimane si denuncia che a Marina di Ragusa la situazione sulle spiagge di giorno e quanto accade per la cosiddetta “movida” di sera sarebbero ingestibili: norme di distanziamento completamente ignorate, caos e maleducazione nelle stradine del centro e sul lungomare Mediterraneo, risse, sporcizia, schiamazzi. Dimentichiamoci per un attimo dell’emergenza Covid-19, quale sarebbe la differenza rispetto agli anni passati? Nessuna. Ogni amministrazione chiamata a governare la città di Ragusa si è dovuta confrontare con la gestione estiva del quartiere sul mare - quella invernale mai pervenuta da parte di nessuno - nel tentativo utopico di “salvare capra e cavoli” e cioè lasciare che il centro di Marina di Ragusa sia località destinata al turismo e centro d’aggregazione e divertimento di migliaia di giovani mentre, contemporaneamente, dalle verande e dai balconi delle abitazioni in affitto anche a 2500 euro al mese, danarosi proprietari/affittuari sono costretti a telefonare alla municipale perché vogliono godersi il meritato riposo. Ah, in alcuni casi quelli che denunciano sono gli stessi che incassano i soldi delle locazioni da parte degli imprenditori i quali, poi, vengono multati perché dai loro locali (da pochi metri quadri) la musica è ancora alta un minuto dopo il limite fissato dalle ordinanze sindacali predisposte per l’estate. Le premesse non sono le migliori e, anzi, tendono a favorire una situazione rispetto all’altra.
La verità è che “salvare capra e cavoli” non è possibile: nel caso di Marina di Ragusa vale il proverbio secondo il quale non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. C’è, nel mondo, una qualsiasi località turistica e di svago dove non capiti che ogni tanto scoppi una rissa o qualcuno faccia i bisogni per strada? No ed è una realtà con la quale ci si scontra ogni stagione, anno dopo anno. Le amministrazioni si affannano nel tentativo di fare tutti contenti o, nella migliore delle ipotesi, scontentare tutti allo stesso modo. La vera rivoluzione, invece, sarebbe quella di decidere, una volta per tutte, cosa deve essere Marina di Ragusa: centro per il turismo e la “movida” o residence estivo per quei ragusani e non in vacanza che cercano pace e tranquillità. Una scelta coraggiosa e definitiva che consentirebbe al quartiere di trovare “pace”, proiettandosi in un futuro diverso, ma ben definito che, finalmente, metterebbe un punto al puntuale pluridecennale dibattito.
Sappiamo che la cosa più facile è non decidere per non sbagliare, sappiamo che l’ideale sarebbe mettere tutti d’accordo, ma sappiamo anche che sarebbe molto più apprezzata una scelta di campo risolutiva che gioverebbe a tutti, sia che si favoriscano le aspirazioni turistiche (e festaiole) della città sia che si propenda per la placida località vocata al relax e alla serenità. È davvero assurdo che ci si scandalizzi perché qualche ubriaco si libera lo stomaco in pieno centro o che scoppi qualche tafferuglio, fingendo di dimenticare che le stesse cose accadono, anche in forme peggiori, a poche decine di chilometri di distanza in qualche discoteca o chalet isolati, dai quali poi i giovani si mettono alla guida per tornare a casa.
Dimentichiamoci del Covid e della gestione dei flussi - questioni che oggi hanno bisogno di interventi d’altro tipo per la tutela della salute pubblica - per concentrarci da subito e a mente serena sulla stagione estiva 2021. L’amministrazione Cassì rifletta bene su quale futuro dare a Marina di Ragusa e al coraggio che serve per farlo.
Non è altro che un'espressione geografica.

Non è altro che un'espressione geografica.
Da qualche settimana il sindaco di Noto Corrado Bonfanti, nella qualità di presidente del Distretto turistico del Sud-Est, è impegnato in una serie di incontri istituzionali, superando i confini del proprio Comune, per far visita ad alcuni primi cittadini nelle provincie di Catania e Ragusa, tra le quali Caltagirone, Modica, Scicli, Ragusa e, nei giorni scorsi, Ispica, portando in dono la bandiera raffigurante il logo scelto dal consorzio stesso per la candidatura del Val di Noto a non si sa bene a quale competizione tra città.
Una bandiera “simbolo” che Bonfanti ha voluto offrire ai propri omologhi per quella che si potrebbe definire un’azione diplomatica e cioè riavviare e ravvivare il dialogo sulla partecipazione al distretto turistico in previsione della scadenza della sua vita sociale, programmata da statuto al 31 dicembre 2020. Lo scopo, quindi, è quello di mantenere in vita l’associazione cercando nuovi soci (come potrebbe esserlo il Comune di Ispica) oppure rinsaldando - o recuperando - i rapporti con i soci fondatori. Si parla di un ente che, negli anni, ha visto qualche defezione, come quella del Comune di Ragusa, e il contemporaneo tentativo della governance netina di essere guida dell’intero Sud-Est ponendo proprio Noto come capoluogo ideale del “Vallo” omonimo. Prova fallita, ad esempio, con la stessa candidatura del Val di Noto a Capitale Italiana della Cultura, rivelatasi un flop visto che il regolamento non permetteva candidature di squadra, tanto è vero che in ultimo - ma probabilmente era questo il fine reale - il dossier se l’era intestato la sola Noto, quale capofila, ma senza riuscire a rientrare neanche nella rosa delle città tra le quali il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo designò, poi, Parma.
In ogni modo, fatta eccezione per questo episodio definito “troppo innovativo” anche per i suoi fautori, dalla data della sua nascita (2012) il Distretto non ha brillato. Basta dare un’occhiata al suo sito Internet - http://www.distrettoturisticosudest.com - per rendersene conto: sembra essere “congelato” a uno stato embrionale e, a oggi, permette di visionare lo statuto del 2012, una sola determina risalente al 2016, il vecchio piano di gestione delle Città Tardo Barocche del Val di Noto (viene citato Fabio Granata come assessore regionale ai Beni Culturali, 2004?) e i più recenti (2015) bandi per alcuni progetti a valere sui fondi europei PO FESR Sicilia 2007/2013 dei quali però non è dato sapere, almeno nel portale citato poco sopra, come siano andati.
Se l’attività del Distretto, dunque, sembra se non proprio cristallizzata quantomeno esigua, non lo è, invece, il fervore con il quale se ne parla: è sempre tra i primi pensieri del sindaco Bonfanti che, giustamente, utilizza l’associazione per consolidare la posizione egemonica del proprio Comune tra le Città tardo barocche del Val di Noto, sfruttando un equivoco ormai quasi ventennale secondo il quale il Comune di Noto sarebbe “capofila” delle otto città alle quali l’UNESCO ha conferito l’iscrizione tra i Patrimoni dell’Umanità.
Come abbiamo avuto modo di dire in altre occasioni, l’UNESCO in tutti i documenti relativi alla iscrizione delle “Città tardo barocche del Val di Noto” parla di “serial nomination” per intendere che si tratta di un unico provvedimento per molteplici siti ricadenti nella stessa area geografica, il Val di Noto appunto, e accomunati dalle stesse caratteristiche architettoniche e cioè la ricostruzione in stile tardo barocco dei centri abitati distrutti dal terremoto dell’11 gennaio 1693. Ma il Val di Noto non esiste, o meglio, non esiste più e con questa espressione si fa riferimento a un’antica suddivisione amministrativa della Sicilia, in vigore fino a due secoli fa, e nella quale la città di Noto non fu mai capitale del Vallo, ma lo fu Siracusa certamente e forse Modica come città più popolose e importanti, così come per il Vallo di Mazara la capitale non era Mazara, ma Palermo e per il Val Demone non era l’antichissima e altrettanto sconosciuta Demenna, ma Messina. Dunque, anche se l’UNESCO ha proceduto con un unico atto a iscrivere otto città nella World Heritage List, unico non è il territorio né la prescrizione diretta ai Comuni di dotarsi di piani di gestione ed uffici. Anzi, ogni Ente è caldamente invitato a istituire i propri.
L’equivoco, comunque, è comprensibile e, giustamente, è stato alimentato negli anni perché è servito a Noto per far parlare di sé. Serve adesso, però, cambiare passo ridiscutendo la governance del Distretto con una chiave di lettura e di azione diversa.
Si sente la carenza di un organismo in grado di coordinare la programmazione turistica dei territori, che sia collegiale e di comune intento. Lo facevano le Aziende Provinciali per il Turismo prima che Fabio Granata da assessore regionale al Turismo sotto Totò Cuffaro le “uccidesse” per far nascere i Distretti e lo potrebbe fare oggi il Distretto turistico del Sud-Est a patto che si lavori davvero nell’interesse collettivo e non per quello di una sola città.
Per questo ai sindaci delle città Patrimonio dell’Umanità presenti in provincia di Ragusa chiediamo di fare attenzione ai rapporti che si intendono portare avanti nei prossimi mesi, alla scadenza dell’associazione e in occasione del rinnovo. Il Comune di Ragusa, in particolare, deve prendere una decisione importantissima. Quattro anni fa, il 21 aprile del 2016 per l’esattezza, il Consiglio comunale di Ragusa infatti, con una propria determinazione, ha deciso di recedere dalla qualità di socio del Distretto. Per questo Bonfanti è passato anche da Palazzo dell’Aquila. Ma per Ragusa si aprono due strade possibili: guidare un’operazione di restaurazione del Distretto, ripensandone scopi e modalità, puntando soprattutto alla condivisione degli obiettivi e al coordinamento delle strategie di promozione e programmazione turistica impedendo ad altri di godere da soli del patrimonio di tutti. Oppure abbandonare completamente la via del Distretto turistico del Sud-Est, dove la componente siracusana è molto forte, e pensare ai propri affari con maggiore e migliore impegno di quanto fatto nel passato.
Alla luce di quanto successo in questi otto anni sembrerebbe molto più conveniente per il Comune concentrarsi nella pianificazione di strategie turistiche autonome, al limite concorrere a quelle provinciali, perché non sempre “l’unione fa la forza”, non è vero che promuovere l’intero territorio (in questo caso il cosiddetto “Val di Noto”) voglia dire portare più turisti nelle nostre strutture. Anzi, è molto probabile che pur dietro il dichiarato intento comune di promuovere l’intera area si celi la volontà di continuare a campare di rendita, come abbiamo visto, ai danni della comunità iblea. Virgilio, nell’Eneide, fa dire a Laocoonte “Timeo Danaos et dona ferentes” e cioè “Temo i Greci anche se portano doni” riferendosi al famigerato Cavallo lasciato sulla spiaggia difronte la città di Troia. Ora, vero è che Bonfanti ha portato in dono un’innocua bandiera, ma il sindaco Cassì stia in guardia, rifletta bene sul futuro, anche economico, della nostra città.
5G vietato a Ragusa, perché l’amministrazione Cassì ostacola il progresso?

5G vietato a Ragusa, perché l’amministrazione Cassì ostacola il progresso?

L’odierna decisione del primo cittadino di Ragusa di vietare, con una propria ordinanza, la “sperimentazione o la installazione del 5G” nel territorio comunale è uno schiaffo al progresso.
Il sindaco, come han fatto anche altri suoi colleghi, senza nessuna evidenza scientifica sulla pericolosità dell’aggiornamento della tecnologia di comunicazione che tutti usiamo costantemente con i nostri cellulari, ha deciso di cavalcare l’onda emotiva della massa ignorante e complottista che vede nel 5G un nuovo male.
Sembra d’essere piombati indietro nel tempo, all'incirca nel 1890, quando l’installazione delle linee di corrente elettrica nelle città generò la nascita di movimenti anti-elettricità che raccoglievano le paure dei cittadini - certune motivate - senza dare risposte sull’utilizzo sicuro dell’energia elettrica, ma, anzi, alimentando il terrore puntando i riflettori sugli incidenti che avevano causato la morte di alcune persone. Ora la situazione è analoga: c’è una certa parte di cittadinanza che, senza evidenze scientifiche, teme che la tecnologia 5G possa avere effetti negativi sulla salute delle persone e quindi, piuttosto che progredire, preferisce ostacolare l’evoluzione tecnologica per paura, semplicemente perché il 5G “potrebbe, forse, chissà” essere nocivo. Ma cosa sarebbe accaduto se nel 1890 avessero “vinto” i no-elettricità? Potete facilmente immaginarlo.
Ci chiediamo: perché allora, applicando lo stesso principio, il sindaco non vieta l’uso delle auto sul territorio comunale? E' sicuro che possono causare la morte. Perché non vietare l’uso degli scooter, delle moto, delle biciclette, dei pattini, della stessa elettricità, dei farmaci che nei bugiardini segnalano “morte” tra gli effetti collaterali gravi? Perché non vietare il tutto il cibo? Qualcuno ci si potrebbe strozzare.
Il sindaco Cassì smetterà di usare il cellulare? Di andare in scooter? Di fare il bagno a mare? Oh, dovrebbe vietarlo, è pericoloso: sapete quante persone annegano ogni anno?
La verità, purtroppo, è molto banale e non ha realmente a che fare con la salute dei cittadini: i complottisti, che non sono pochi, godono di diritti civili come il voto e farli contenti ostacolando il progresso potrebbe assicurare una fetta d’elettorato al sindaco e ai suoi colleghi che hanno compiuto la stessa scelta. C’è da ricordare a questi “illuminati” primi cittadini che, però, alle urne ci va anche chi il progresso tecnologico lo sostiene. Chissà se il gioco vale la candela.
Ah: le candele, per rinfrescare la memoria a tutti, sono quelle bacchette di cera con lo stoppino che oggi, se avessero vinto i no-elettricità, ancora saremmo costretti a usare come fonti luminose per schiarire le tenebre dalle quali certe innovazioni ci hanno tirato fuori e nelle quali qualcuno vorrebbe che tornassimo.
Distretto Orticolo Sud-Est Sicilia, on. Dipasquale (PD): “Esposte all’assessore le incongruenze sul mancato riconoscimento del distretto”

Distretto Orticolo Sud-Est Sicilia, on. Dipasquale (PD): “Esposte all’assessore le incongruenze sul mancato riconoscimento del distretto”
Si è svolta oggi, in V Commissione all’Assemblea Regionale Siciliana, l’audizione richiesta dall’on. Nello Dipasquale (PD) dell’assessore regionale alle Attività Produttive in merito al procedimento di archiviazione della richiesta di riconoscimento del Distretto Orticolo del Sud-Est Sicilia. “Ho chiesto lo scorso 21 ottobre lo svolgimento dell’audizione odierna parallelamente ad una mia interrogazione - commenta Dipasquale - per fare chiarezza su un procedimento il cui iter è molto complesso e riguarda diversi decreti assessoriali, norme transitorie e comunicazioni, in alcuni casi in contraddizione tra loro, che hanno creato, a mio avviso, una via preferenziale per alcuni distretti a scapito di altri. Per farla breve e non tediare con sigle di decreti e sequenze di date, l’Assessorato Attività Produttive ha negato il riconoscimento del Distretto Orticolo del Sud-Est Sicilia motivando la decisione con il presunto mancato rispetto della scadenza entro la quale si potevano inoltrare le domande. Tuttavia risulta che altri distretti abbiano visto accolta le proprie richieste pur avendole presentate oltre la presunta scadenza. Si tratta di una evidente disparità di trattamento che fa emergere incongruenze e difformità nella procedura e che danneggia il Distretto Orticolo del Sud-Est e l’intera provincia di Ragusa”. “Per questa ragione - continua - ho riferito all’assessore che non esistono motivi per escludere il riconoscimento di questo Distretto produttivo e che - conclude - se non dovesse essere accolta la richiesta, sono pronto a partecipare alle spese legali per un eventuale ricorso”.
[VIDEO] Giro di Sicilia, Barone: "Eccome come sarà la viabilità". Sindaco dispone fine anticipata delle lezioni nelle scuole

[VIDEO] Giro di Sicilia, Barone: "Eccome come sarà la viabilità". Sindaco dispone fine anticipata delle lezioni nelle scuole
L'assessore alla Polizia Municipale, Francesco Barone, spiega in questa intervista come sarà regolata la viabilità il 5 di aprile in occasione della terza tappa del “Giro di Sicilia” Caltanissetta-Ragusa, con arrivo nel capoluogo ibleo nel pomeriggio della stessa giornata.
Inoltre, il sindaco Peppe Cassi, con apposita ordinanza, ha disposto per venerdì la fine anticipata delle lezioni alle ore 11 in tutti gli istituti scolastici superiori della città. Ciò al fine di agevolare gli spostamenti dei numerosi studenti pendolari.
Per quanto riguarda invece tutte le altre scuole della città vengono sospese, sempre il 5 aprile, tutte le attività pomeridiane.
