Le cause che determinano la violenza sulle donne
Le cause che determinano la violenza sulle donne
Una riflessione di Giovanna Cannizzaro
Nel 2013 l' Italia, compie un passo storico nel contrasto della violenza di genere, con la legge 27 giugno 2013 n.77 approvando la ratifica della Convenzione di Istanbul, redatta nel maggio del 2011. Il 15 ottobre 2013 e' stata approvata la legge 119/ 2013 in vigore dal 16 ottobre dello stesso anno, ( conversione in legge con modificazioni del decreto - legge. 14 agosto 2013 ). Un passo avanti, si, ma solo sulla carta a quanto pare, perche' nella realta ' il percorso e' ancora lungo, c' e' tanta strada da fare e la violenza sulle donne continua inevitabilmente ad esistere. Lo dimostrano le cronache nere di questi giorni , che sono diventate ancora piu" " nere" poiche' sono entrate nel cuore di ognuno di noi , ed hanno per protagonisti donne , fidanzate o compagne ..e uomini: le prime : vittime, i secondi : assassini. In Italia dall' inizio dell' anno sono 106 le donne che hanno perso la vita per femminicidio. Un dato allarmante: una donna su tre subisce ancora violenza fisica , sessuale e altre forme piu' gravi di abusi , come stupro o tentato stupro. E' legittima la risonanza di questi fatti? E' irrefrenabile e apocalittica questa violenza sulle donne? Ci poniamo ripetutamente queste domande, poiche' abbiamo avuto da quasi subito l' impressione che un minimo di discrezione e di silenzio, senza ridurre la partecipazione e il dolore collettivi, avrebbero evitato almeno la sinistra infatuazione che finisce per ammorbare le nostre coscienze. Ma in effetti cosa e' cambiato nella nostra societa' negli' ultimi decenni che ha fatto registrare una forte crescita della violenza di genere? Ovviamente ci troviamo fra due civilta' : una che sta morendo e una che sta nascendo, della quale non si sono ancora definiti i caratteri. Praticamente abbiamo assistito alla demolizione dei valori sanzionati dalla prima, ma non abbiamo assistito ne' al loro recupero , ne' alla loro sostituzione nella seconda. In questa fase di transizione, quando i principi tradizionali vengono eclissati ed oscurati, e' ovvio che si risvegliano i principi, anzi gli istinti primordiali, fra i quali ha un ruolo prioritario la violenza. Il piu' delle volte abbiamo l' impressione di una isteria collettiva a senso unico, quando invece dovremmo concentrarci su fenomeni assai piu' rilevanti e piu' perniciosi per la nostra societa' Sono tante le cause che determinano la violenza sulle donne: basso livello di istruzione, aver subito violenza da bambino, disparita' di genere , abuso di Internet e abuso di alcol . Internet, per esempio puo' aggredire la persona rendendola piu' violenta, mentre l' alcol puo' provocare una vera e propria ecatombe. Comunque l' azione negativa , ovviamente , riguarda sempre la personalita' " predisposta"., , teniamo presente che i casi di efferata violenza sono sempre frutto di devianze patologiche. Ma allora cosa fare per eliminare la violenza sulle donne? Intanto bisognerebbe iniziare con l' inasprimento delle pene, e poi potrebbe essere ' efficace anche un supplemento d' amore, educare l' uomo all' affettivita' , alla riconquista della sua identita' e soprattutto al rispetto reciproco , sfidando cosi' definitivamente la cultura dello stupro.
Urlare “No”, indignarsi, no non basta.
Urlare “No”, indignarsi, no non basta.
Articolo di Teresa Guarnuccio
Non sono bastati quasi tremila anni di semi schiavitù, per tutte quelle donne che non avevano alcun diritto di poter scegliere della propria vita, di votare per il proprio paese, di contribuire con la loro “intellighenzia” allo sviluppo e al progresso della loro terra ma costrette a rinunciare ai loro sogni e progetti, proprio perché donne, per tutte quelle donne che dovevano rimanere a casa come “angeli del focolare”, buone solo a far figli e a crescerli, a mandare avanti la famiglia, a lavorare i campi, a rispettare e onorare il marito, a prendere le botte e star zitte, a esser ammazzate per legge (ricordiamo il delitto d’onore), che non hanno avuto mai voce perché imbavagliate e rese mute dagli uomini a cui avevano donato tutte se stesse. Donne, madri, figlie, mogli, sorelle, compagne, torturate, violate, abusate, annientate, cancellate, ..prese a calci e buttate via come fossero rifiuti, perché? Donne che avevano osato e che osano alzare il capo e ribellarsi, che osano emanciparsi, che osano essere migliori degli uomini, che osano scegliere la propria vita, donne che osano vestirsi in maniera provocante, donne, che, se poi vengono stuprate, se la sono cercata. Donne viste come oggetti da possedere e non come persone, donne come niente..; gli individui di sesso maschile, agiscono facendosi scudo ed abusando della parola amore e dietro l’egida di questa, compiono atti di violenza efferata, inconcepibile, ma chi sono questi uomini? Sono padri, mariti, figli, le persone di cui ci si fida e ci si affida completamente, da cui ci si aspetta, amore incondizionato, protezione, affetto, comprensione. Non è così, anche se non si può generalizzare, ed allora cosa fare? Dire basta non basta, sbattere i pugni per fare rumore, urlare “No”, indignarsi, no non basta. Ripartire dai giovani, anzi dai bambini, dalla famiglia, dalla scuola, dalle norme stringenti, dalla giustizia e dalla certezza della pena. Rieducare e rieducarci, riscoprire i valori del rispetto della persona in quanto tale, ascoltarsi, guardarsi, accettarsi, accogliersi. Le scuole si sono mosse ogni 25 Novembre, Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, per sensibilizzare, per urlare a gran voce, uniti tutti: “No!”, fra queste l’istituto Comprensivo Vann’Antò ha preso parte a questi incontri dibattito, attività di formazione all’educazione all’affettività, Dirigente, docenti, Ata e centinaia di ragazzi coinvolti e pronti ad imparare, ad apprendere, a riscoprire un valore che ci appartiene, che è umano, il rispetto dell’altro, in quanto Persona, ed allora i cancelli si dipingono di rosso, si indossano occhiali rossi e scarpe rosse, ma non solo, si discute, si legge, ci si racconta, ci si confronta, si riflette, perché se apparteniamo al genere umano e se umani vogliamo essere fino in fondo, non vogliamo, non dobbiamo, non possiamo che ancora una volta, un’altra donna venga uccisa in nome di un amore che amore non è.
Urlare “No”, indignarsi, no non basta.
Urlare “No”, indignarsi, no non basta.
Non sono bastati quasi tremila anni di semi schiavitù, per tutte quelle donne che non avevano alcun diritto di poter scegliere della propria vita, di votare per il proprio paese, di contribuire con la loro “intellighenzia” allo sviluppo e al progresso della loro terra ma costrette a rinunciare ai loro sogni e progetti, proprio perché donne, per tutte quelle donne che dovevano rimanere a casa come “angeli del focolare”, buone solo a far figli e a crescerli, a mandare avanti la famiglia, a lavorare i campi, a rispettare e onorare il marito, a prendere le botte e star zitte, a esser ammazzate per legge (ricordiamo il delitto d’onore), che non hanno avuto mai voce perché imbavagliate e rese mute dagli uomini a cui avevano donato tutte se stesse. Donne, madri, figlie, mogli, sorelle, compagne, torturate, violate, abusate, annientate, cancellate, ..prese a calci e buttate via come fossero rifiuti, perché? Donne che avevano osato e che osano alzare il capo e ribellarsi, che osano emanciparsi, che osano essere migliori degli uomini, che osano scegliere la propria vita, donne che osano vestirsi in maniera provocante, donne, che, se poi vengono stuprate, se la sono cercata. Donne viste come oggetti da possedere e non come persone, donne come niente..; gli individui di sesso maschile, agiscono facendosi scudo ed abusando della parola amore e dietro l’egida di questa, compiono atti di violenza efferata, inconcepibile, ma chi sono questi uomini? Sono padri, mariti, figli, le persone di cui ci si fida e ci si affida completamente, da cui ci si aspetta, amore incondizionato, protezione, affetto, comprensione. Non è così, anche se non si può generalizzare, ed allora cosa fare? Dire basta non basta, sbattere i pugni per fare rumore, urlare “No”, indignarsi, no non basta. Ripartire dai giovani, anzi dai bambini, dalla famiglia, dalla scuola, dalle norme stringenti, dalla giustizia e dalla certezza della pena. Rieducare e rieducarci, riscoprire i valori del rispetto della persona in quanto tale, ascoltarsi, guardarsi, accettarsi, accogliersi. Le scuole si sono mosse ogni 25 Novembre, Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, per sensibilizzare, per urlare a gran voce, uniti tutti: “No!”, fra queste l’istituto Comprensivo Vann’Antò ha preso parte a questi incontri dibattito, attività di formazione all’educazione all’affettività, Dirigente, docenti, Ata e centinaia di ragazzi coinvolti e pronti ad imparare, ad apprendere, a riscoprire un valore che ci appartiene, che è umano, il rispetto dell’altro, in quanto Persona, ed allora i cancelli si dipingono di rosso, si indossano occhiali rossi e scarpe rosse, ma non solo, si discute, si legge, ci si racconta, ci si confronta, si riflette, perché se apparteniamo al genere umano e se umani vogliamo essere fino in fondo, non vogliamo, non dobbiamo, non possiamo che ancora una volta, un’altra donna venga uccisa in nome di un amore che amore non è.
I medici devono imparare a difendersi
I medici devono imparare a difendersi
E' davvero incredibile. I medici che hanno il compito di curare le persone e salvare loro la vita in certe occasioni, oggi, hanno bisogno di imparare a difendersi. Siamo davvero arrivati alla frutta. Negli ospedali oltre alla tante difficoltà come la la mancanza del personale c'è pure il problema della sicurezza. E' vero che se si riuscisse a migliorare i servizi con più medici ed infermieri ci sarebbero meno problemi ad esempio per le lunghe attese e forse, ripetiamo forse, non ci sarebbe neanche motivo, per gli utenti, di andare in escandescenze. Ma questa non può essere in nessun modo una giustificazione. Allora la notizia è che l’Amministrazione comunale di Ragusa, su espresso atto di indirizzo dell'assessore alla sanità Giovanni Iacono, con deliberazione di Giunta n.443 del 20 novembre 2023, nell'ambito delle politiche tese allo sviluppo di comunità, intende promuovere, in collaborazione con l'Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri della provincia di Ragusa, un’iniziativa tesa a prevenire e gestire episodi di violenza e di criticità nei confronti del personale sanitario attraverso un corso di autodifesa, considerato che tali professioni, oggi, espongono molti operatori sanitari al rischio di aggressioni fisiche soprattutto per coloro che espletano la professione in “prima linea”, in particolar modo nei pronto soccorso, nelle guardie mediche, nei servizi di psichiatria, e in altri ambiti a contatto con il pubblico.
Il provvedimento, maturato nell'ambito dell’Assessorato alla Sanità, Politiche della salute e Sviluppo di comunità, rientra nell’attività dell’Amministrazione volta a reprimere la violenza in tutte le sue forme, in particolare sulle donne e sulle persone
esposte. Sono infatti numerose le iniziative poste in essere per svolgere una capillare attività di sensibilizzazione e di promozione della cultura della non violenza.
Secondo i dati dell’Inail, gli infortuni codificati dall’Istituto come violenze e minacce subite dal personale sanitario dal 2016 al 2020, sono stati oltre 12.000 e a tutt’oggi sono in netto aumento.
La Legge n.113/2020 prevede che, al fine di prevenire episodi di aggressione e di violenza, le strutture presso cui opera il personale sanitario prevedano nei propri piani per la sicurezza, misure volte ad inserire specifici protocolli operativi con le forze di
polizia per garantire interventi tempestivi.
L’iniziativa dell’assessore Giovanni Iacono è tesa ad avviare un corso di difesa personale, in modo particolare per le donne, attraverso il quale verranno insegnate tecniche di difesa da una ipotetica aggressione.
Per ogni bambino un pasto completo e di prima qualità
Per ogni bambino un pasto completo e di prima qualità
Sull’aumento dei costi per pasto della refezione scolastica del comune di Ragusa il sindaco Peppe Cassì ha dichiarato quanto segue:
“A partire dall’anno scolastico 2024-2025 il costo per pasto della refezione scolastica aumenterà di un importo compreso tra 0.50 € a 1,20 € in base alla fascia di reddito. Proviamo a spiegarne le ragioni.
Il costo effettivo di ciascun pasto è lievitato da 3.80 € nel 2018 a 5.46 € nel 2023 (+43%).
La tariffa attuale a carico delle famiglie è ampiamente inferiore alla media nazionale e va, in base al reddito, da 0,50 € a 3 €.
Ciò vuol dire che, ad un prezzo ben al di sotto della media nazionale, i nostri bambini hanno un pasto completo che negli anni è migliorato per qualità (pensiamo ad esempio all’utilizzo di prodotti a km0) e servizio (prevedendo modalità come lo scodellamento in loco).
Nel 2019 hanno beneficiato del servizio di mensa in 1.100, nel 2023 in 1.580 (+56%). Quasi 500 famiglie in più hanno usufruito di un servizio prezioso, specie per quei genitori che lavorano. Un dato che quest’anno aumenterà di ulteriori 100 unità,
e destinato ulteriormente a crescere se si considera che presto avremo la nuova mensa della scuola Palazzello.
Le tariffe a carico delle famiglie, malgrado l'aumento dei costi, sono rimaste invariate, e ciò ha comportato un maggiore esborso per il Comune, passato da 492.000 € del 2019 a oltre 800.000 € quest’anno.
La percentuale di copertura del costo complessivo del servizio da parte dell'Ente è passata da circa il 60% al 73%. Un investimento che abbiamo ritenuto doveroso, nell';interesse di centinaia di nuovi utenti. Abbiamo scelto di dare priorità, con i fondi
del bilancio comunale, al miglioramento ed alla estensione di un servizio che può liberare tanti genitori dalla scelta tra il lavoro e la famiglia”. Sull’argomento interviene anche l’assessora alla Pubblica Istruzione Catia Pasta la quale sottolinea che “Con l’aumento previsto, le nostre tariffe rimarranno comunque al di sotto della media nazionale, con una spesa minima di 1 € per le famiglie della
fascia più bassa e massima di 4,20 € per quelle con reddito più alto. Sarà inoltre prevista una riduzione del 15% per le famiglie con più figli beneficiari.In questo caso la tariffa più bassa sarà di 0.85 € per un pasto completo. Al prezzo di un caffè, simbolicamente alla portata di tutti, a Ragusa ogni bambino avrà sempre diritto a un pasto completo e di prima qualità”.
Tg del 24 novembre
Tg del 24 novembre
Nell'Indice: La plastica sulla spiaggia? La storia dell'autostrada. La We Build azienda che ha molti appalti in Sicilia. Consumo suolo zero. Intervista arch. Bazzocchi. La green Expo di Vittoria. Intervista. Mal Comune con Cesare Pluchino. Iniziative per il 25 novembre.
Alla prossima edizione....
Alla prossima edizione....
Si conclude oggi a Vittoria nello spazio Emaia una intensa tre giorni, che dal 22 al 24 novembre 2023 è stata dedicata dedicata a un pubblico professionale, e aperta a tutti i portatori d’interesse: un vero momento di incontro tra aziende di produzione e commercializzazione, consorzi di tutela, associazioni di categoria e istituzioni.
E' stato di sicuro raggiunto, almeno in buona parte, l'obiettivo di ridare alla Sicilia e a Vittoria il primato nel panorama ortofrutticolo europeo. Presenti oltre 100 espositori e tanti momenti di confronto, convegni e show cooking.
Prevista anche una mostra pomologica dedicata alle produzioni rappresentative nel settore agricolo del territorio. Una comunità territoriale che deve imparare a comunicarsi correttamente a livello internazionale, se si vogliono raggiungere i mercati esteri con i prodotti che lo esprimono. Al New Green Expò si è pensato soprattutto all’innovazione tecnologica per fornire risposte anche agli imprenditori del settore che investono sul territorio e chiedono di essere informati e aggiornati sulle nuove frontiere della ricerca e i cambiamenti climatici.
Le nuove sfide si giocano anche sulle TEA, le cosiddette tecniche di evoluzione assistita, e facendo ricorso alla genetica in generale. Un processo di innovazione cui non sarà possibile sottrarsi, né areali come quelli della Sicilia sudorientali potranno ignorarlo. Insomma, se Vittoria, con New Green Expò, vuol darsi una nuova chance, e tornare ad essere protagonista, deve partire da una fitta interlocuzione con la ricerca scientifica. Nella foto il programma di oggi.
Tg del 23 novembre
Tg del 23 novembre
Nell'Indice: Le luci di natale, l'autostrada e la data di apertura. Lombardo parla di autonomia. La sanatoria della vergogna. Convegno su consumo del suolo zero. intervista a Claudio Conti. Green Expo a Vittoria. Interviste. Manifestazione Ail, servizio. L'appuntamento della ProLoco. Tonino Solarino rubrica. Giovanna Licitra Arcigay in studio
Invito al territorio: “Mobilitiamoci!
Invito al territorio: “Mobilitiamoci!
Ritorniamo su un articolo apparso su un quotidiano on line di Siracusa sul tratto autostradale che va da Ispica a Modica per cercare di spiegare la situazione paradossale che stiamo vivendo su questo pezzetto di strada . A quanto pare slitterà l’inaugurazione e quindi monta la polemica, tanto da condurre il vicesindaco di Siracusa, Edy Bandiera ad annunciare una manifestazione di protesta contro il governo regionale e soprattutto nei confronti del presidente Renato Schifani.
Secondo indiscrezioni nelle scorse ore dopo che Bandiera ha annunciato l’inaugurazione degli 11 km da Ispica a Modica, inizialmente prevista per il 7 dicembre prossimo, da Palermo sarebbe arrivato uno “stop”. La cerimonia avrà luogo in altra data, che sarà successivamente comunicata hanno comunicato. Si parla addirittura del 31 marzo. Cioè quattro mesi di "punizione vera e propria" visto che le notizie di qualche giorno fa assicuravano che tutto era pronto. Qualcuno ipotizza che Schifani possa essersi risentito, che avrebbe voluto annunciare l’inaugurazione senza essere anticipato. Sarebbe da vergognarsi non solo lui ma tutto il governo siciliano dovrebbe chiedere scusa a questo territorio. Altro che treni ad alta velocita! Speriamo che siano solo voci di corridoio, ma già sono bastate per far scattare una reazione eclatante. Siamo d'accordo a proclamare la mobilitazione generale se non ci saranno novità nell'ora prevista per l’inizio della cerimonia inaugurale, ci dicono che si svolgerà, invece, la “manifestazione di forte protesta”, con un invito che Bandiera lancia al territorio. Da parte nostra metteremo in piazza questi politicanti irresponsabili.
La Pro Loco di Ragusa e le fortificazioni della antica città.
La Pro Loco di Ragusa e le fortificazioni della antica città.
Ragusa vanta origini antiche, la collina di Ibla fu infatti abitata fin dal XIV sec. A. C. dai Siculi.
Di questi antichi abitanti abbiamo delle significative tracce nelle necropoli attorno a Ragusa. Una necropoli greca del VI sec. A. C. nella collina Rito testimonia la presenza di un gruppo di Greci di Camarina in quel luogo dove intrapresero i rapporti commerciali con i Siculi di Hybla. I bizantini pensarono di fortificare Ragusa e vi costruirono anche un castello. Nel 848 Ragusa fu conquistata dagli Arabi che vi introdussero, come in tutta la Sicilia, nuove e importanti colture. Nel 1081 i Normanni iniziano la conquista della Sicilia e nel 1091 anche Ragusa viene conquistata. Ruggero d’Altavilla tiene per sè Modica, Scicli, Ispica e Giarratana e concede al figlio Goffredo, Ragusa col titolo di Contea.
E proprio di questa interessantissima storia ci parleranno Giovanni Distefano, archeologo di chiara fama ed Enzo Piazzese presidente dell'archeo club ibleo in un appuntamento da non perdere. Giorno 26 alle ore 10 da Piazza Repubblica prenderà il via questa prima passeggiata archeologica lungo le mura di Ibla organizzata dalla Pro Loco di Ragusa con la consulenza artistica di Ciccio Barone. Il tempo dovrebbe essere bello e vi consigliamo di non perdere questa occasione di conoscere la nostra storia, di persona, toccando praticamente con mano quello che è ancora visibile ma anche quello che si può solo immaginare. La partecipazione è gratuita. Suggeriamo di venire con l'abbigliamento e le scarpe adeguate. Il tour guidato da Distefano e Piazzese ci porterà, tra scale e vicoli, per almeno un paio di ore lungo le antiche mura della città. La Pro Loco di Ragusa ha già in cantiere altre iniziative interessanti. Il 20 di dicembre alle ore 17 al Museo archeologico di Ragusa in via Natalelli è prevista una conversazione dal titolo "praesepium" per illustrare un eccezionale reperto conservato nel museo. Sarà la volta di un capodanno innovativo con degustazioni, concerti e balli che non mancherà di richiamare migliaia di persone a Marina di Ragusa.








