Trivelle: Dipasquale chiede l’intervento di Musumeci

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La moratoria che avrebbe dovuto impedire alle multinazionali degli idrocarburi di tornare a perforare il fondale dei mari siciliani è scaduta il 30 settembre e non è  stata rinnovata. Come in un film di spionaggio il piano per regolare i permessi è stato trasmesso solo ieri, quando scadeva il termine per approvarlo, dal ministero della Transizione ecologica alla Conferenza Stato-Regioni.   Così le compagnie petrolifere come  Eni ed Edison si preparano a ripartire anche se  il ministro Roberto Cingolani garantisce che nessun nuovo permesso sarà concesso. C’è u allarme lanciato dai versi in merito: “Da oggi riprendono efficacia i permessi di ricerca per il petrolio che erano stasi sospesi con la moratoria decisa nel 2019.  Appunto come in un film quello che doveva essere l’arma segreta dei NoTriv cioè Cingolani ha invece, con una strategia scientifica, fatto scadere il termine di legge, previsto per il 30 settembre, entro il quale doveva essere approvato lo strumento di pianificazione generale delle estrazioni di idrocarburi, il Pitesai”.

Il  citato ministro, naturalmente, rigetta l’accusa  e si giustifica. Non è però escluso che queste decisioni, così drastiche e che coinvolgono interesse miliardari,  per essere prese devono prevedere molti incontri e tante deroghe. E’ sbagliato dire basta con il “fossile” senza avere una soluzione di riserva, vera e utilizzabile in quantità.  I permessi sospesi erano diversi, nel Canale di Sicilia. Nel golfo fra Ragusa e Gela, un po’ più a nord ovest, di fronte alla costa fra Agrigento e Licata e fra Pantelleria e Favignana. In attesa ce ne sono altri 9.  Il Pitesai che era uno dei pilastri della politica ambientale del governo Conte non è stato trattato con priorità assoluta e ancora oggi è avvolto nel mistero. Sulla questione delle trivellazioni a mare, per le quali è scaduta giovedì la moratoria che le sospendeva e, quindi, si rischia presto che siano riproposte è intervenuto l’on Dipasquale  chiedendo al presidente della Regione Siciliana di esprimere la propria contrarietà nelle sedi opportune e, in particolare, presso la Conferenza permanente Stato-Regioni”. “La Sicilia non ha bisogno delle perforazioni a mare – aggiunge Dipasquale – e lo sostengo da anni: sono pericolose e dannose per le nostre coste e per l’ecosistema marino. Nei prossimi giorni, alla Conferenza permanente Stato-Regioni si discuterà, tra altre cose, del “Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee”, il PITESAI, che verrà analizzato per essere approvato e il ministro Cingolani ha già annunciato che, nel frattempo, il competente ministero non autorizzerà nuove attività estrattive e di ricerca. Ma è indispensabile, per il futuro, che la Sicilia dica la propria con forza e determinazione – conclude il parlamentare ibleo – sbattendo i pugni sul tavolo se sarà necessario, esprimendo proprio parere contrario alle trivellazioni nel mare della nostra isola”.

di Direttore02 Ott 2021 22:10