Scuola, nasce la “Rete Iblea”: il fronte del No contro la riforma dei Tecnici.
Mentre il mondo della scuola incrocia le braccia per lo sciopero nazionale, in provincia di Ragusa la protesta assume una forma strutturata e permanente. Ieri, 7 maggio 2026, è stata ufficialmente costituita la “Rete Iblea degli istituti tecnici”, un coordinamento di docenti nato per fare argine contro quella che viene definita una deriva “anti-democratica” dell’istruzione pubblica.
L’iniziativa vede protagonisti gli insegnanti del “Galileo Ferraris”e del “Fabio Besta” di Ragusa, insieme ai colleghi dell’ “Archimede”di Modica. Al loro fianco, in un’assemblea autoconvocata, anche una delegazione di studenti, a testimonianza di un malessere che attraversa trasversalmente i corridoi degli istituti. Al centro della protesta la Legge 79/2025
Il casus belli è il DL 45/2025 (convertito nella Legge 79/2025), che ridisegna l’assetto degli istituti tecnici a partire dal prossimo anno scolastico 2026/2027. Secondo i docenti della Rete, la riforma — già duramente criticata dal CSPI (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione) — rappresenterebbe un drastico impoverimento culturale.
Le criticità sollevate sono numerose e toccano i pilastri del sistema educativo e vanno dai tagli alle materie base, alla riduzione delle ore dedicate alle discipline umanistiche e scientifiche e al “Lavoro precoce” che prevede l’anticipo della formazione scuola-lavoro a soli 15 anni.
A tutto cio si aggiunge anche la nuova figura degli “Esperti in cattedra” figure aziendali per la “didattica per competenze”, soggetti privi di specifica formazione pedagogica.
La riforma prevede , inoltre, lo smantellamento del biennio comune, che rende i titoli di studio non più comparabili tra istituti dello stesso indirizzo.
I docenti criticano altresi il metodo con cui si è attivato tutto l’iter .
Il Decreto in questione è arrivato a iscrizioni già concluse.
> “Le studentesse e gli studenti si ritroveranno a frequentare una scuola che non hanno scelto”, denunciano i docenti, evidenziando il paradosso di un cambiamento radicale imposto “dall’alto” e a giochi fatti.
La Rete Iblea non agirà in isolamento: il coordinamento ha già annunciato l’adesione alla “Rete Nazionale Istituti Tecnici” e la mobilitazione si preannuncia vasta e articolata sul tutto il territorio nazionale.
L’assemblea dei docenti si è sciolta con un impegno che va oltre la rivendicazione sindacale. Per i promotori della Rete, difendere l’istruzione tecnica significa difendere un “diritto costituzionale”.
La scuola pubblica, al pari della sanità e della giustizia, è un bene irrinunciabile di tutta la comunità nazionale. Lo sciopero di ieri è stato solo il “punto di partenza”: la battaglia per un’istruzione democratica e di qualità nel territorio ragusano è appena iniziata.

