Quel -3% che Cassì legge in positivo, ma attenzione…

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Il sindaco di Ragusa Peppe Cassì alla fine non ha saputo resistere alla tentazione e s’è lanciato anch’egli, come già avevano fatto gli esponenti del M5S ibleo e quelli della Lega, nella disciplina “commento delle percentuali” provando, però, a volgere a proprio vantaggio un risultato negativo.
A giocare con i numeri, in fondo, si può fare di tutto, pure ingannare la percezione di chi li legge, come in un gioco di prestigio nel quale – da manuale – si attira l’attenzione su una parte della scena mentre il trucco avviene altrove.
Ed è così che su Facebook il sindaco Cassì (o chi per lui) scrive:

“Dato che anche oggi Lega e M5S mostrano particolare interesse per l’ultima classifica di gradimento dei sindaci pubblicata su “Il sole 24ore”, evidenzio di seguito, in ordine decrescente, la variazione del consenso dei 9 Sindaci dei Comuni capoluogo in Sicilia rispetto alla data delle relative elezioni:
Sindaco di Catania: -22,3%;
Sindaco di Trapani: -14,7%;
Sindaco di Caltanissetta: -9,9%;
Sindaco di Messina: -8,8%;
Sindaco di Palermo: -7,3%;
Sindaco di Agrigento: -4,4%;
Sindaco di Siracusa: -4%;
Sindaco di Enna: -3,3%;
Sindaco di Ragusa: -3,1%.
Non ho commentato le positive classifiche degli anni passati e non lo faccio quest’anno, solo ritengo giusto mettere in evidenza un dato che nelle inevitabili speculazioni politiche non ho trovato.
La pandemia e la crisi economica non hanno favorito, specie al sud, il consenso verso gli amministratori locali.
Oppure siamo diventati tutti dei brocchi…”

In buona sostanza Cassì dice che è vero, sì, ha perso il 3,1% dei consensi, ma è un dato fisiologico causato dalla pandemia e dalla conseguente crisi e comunque è il miglior dato di Sicilia rispetto a sindaci, come quello di Catania, che hanno perso anche più del 22%.
Certo, tutto giusto, considerazione più che legittima, ma stia attento il primo cittadino a giocare con i numeri, dando letture “al contrario”, perché potrebbero farlo anche gli altri. Qualcuno, per esempio, potrebbe ricordare a lui e alla città che nel 2018 l’accesso al turno di ballottaggio è avvenuto solo perché al primo turno ha ottenuto il poco meno del 21% dei voti il che vuol dire che circa il 79% degli elettori non lo ha votato. E nessuno può sapere, in tutta coscienza, se al secondo turno avrebbe potuto conquistare il 53% del consenso se il suo avversario non fosse stato l’esponente del M5S. Cioè, quel 53% di consenso è spiegato soprattutto dalla volontà espressa dalla maggioranza degli elettori di non ripetere l’esperienza grillina all’amministrazione della città. Quel 3,1%, quindi, è considerato in meno rispetto al risultato del ballottaggio, ma un politico prudente dovrebbe sottrarlo al proprio patrimonio elettorale di partenza, cioè il 20,83% che diventerebbe quindi il 17,7.
Ma facciamo un altro gioco con i numeri: cosa ne sarebbe stato del candidato sindaco Cassì se i candidati di centrodestra e centrosinistra avessero corso rispettivamente con i propri schieramenti compatti? Calabrese e Massari uniti, avrebbero conquistato circa il 29%; Migliore e Tumino (e Fratelli d’Italia) il 28,cocci. Il ballottaggio Tringali-Cassì non ci sarebbe stato e, forse, lo stesso Cassì non avrebbe intravisto lo spazio per presentarsi.
Rispetto a questo quadro, dunque, il primo cittadino in carica dovrebbe fare le valutazioni del caso. Per fare un semplice esempio: a questo sindaco uscente, sostenuto finora da movimenti civici e un partito di destra come Fratelli d’Italia, lo stesso partito che i sondaggi nazionali più recenti eleggono a primo d’Italia col 20,5%, quanto conviene perdere l’appoggio di questa forza politica in vista della prossima campagna elettorale? Chissà.
Una cosa è certa: dire “non commento la classifica, ma faccio notare che…” è un errore di logica e anche lo stile lascia un po’ a desiderare.

di Leandro Papa08 Lug 2021 19:07