La CGIL pensa ora a centri storici

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L’argomento è dibattuto da anni. E in tante città è stato affrontato in vari modi senza mai riuscire a trovare soluzioni idonee a far superare la condizone di  abbandono che via via si sta imponendo nelle nostre realtà. Non è facile e, secondo noi, non basta mettersi intorno ad un tavolo e discutere per ore. Il declino è collegato alle mutate esigenze abitative, al miglioramento delle condizioni economiche di buona parte della popolazione e dagli interessi dei costruttori che sono andati alla ricerca di ogni centimetro di suolo edificabile, spesso con la complicità delle amministrazioni, molte volte non dotate di strumenti urbanistici o comunque pronte a chiudere un occhio. E poi ci sono le aree commerciali che costringono i negozi di prossimità a chiudere. Insomma chi vive al centro ha troppi problemi. Non ha il posteggio, deve fare chilometri anche per comprare un chilo di pane, non ha una moderna scuola per i figli e così via. Anche il turismo ha le sue colpe. In barba ad ogni politica di crescita del settore, invece di favorire gli investimenti in strutture alberghiere che portano lavoro,  abbiamo abdicato alla politica dei BB. Tanti, troppi e niente che possa guardare ad un turismo organizzato, ai gruppi, ai tour dei grandi operatori.  Quindi, ora, mettersi intorno ad un tavolo non può portare a  soluzioni ne immediate ne a lungo termine. La buona volontà della CGIL può essere riconosciuta ma nient’altro.  Ecco comunque il comunicato stampa.
Spopolamento dei centri storici: serve una strategia strutturale e condivisa per il futuro dei territori.
Il dibattito sviluppatosi negli ultimi giorni sul caso dello spopolamento del centro storico di Modica impone una riflessione ampia e non più rinviabile su un tema che va ben oltre i confini comunali. Si tratta infatti di una questione che interessa l’intera provincia di Ragusa e, più in generale, tutta la Sicilia e il Paese.
I casi emblematici dei centri storici di Ragusa, segnati da un progressivo abbandono, così come le criticità sociali presenti in realtà come Vittoria, evidenziano una tendenza diffusa che riguarda anche i comuni montani e le aree interne, sempre più marginalizzate rispetto ai servizi essenziali. Lo spopolamento dei borghi e dei centri storici è quindi parte di una più ampia questione territoriale, che chiama in causa equità, accesso ai servizi e qualità della vita.
Come CGIL e SUNIA, da anni denunciamo questa situazione e lanciamo un allarme che troppo spesso è stato ignorato. Non si può continuare ad affrontare il problema solo quando diventa emergenza: è necessario anticipare i fenomeni, pianificare e intervenire con visione.
Tra le principali cause dello svuotamento dei centri storici vi è la progressiva riduzione dei servizi: la razionalizzazione delle aziende sanitarie, la chiusura o il ridimensionamento degli uffici postali, l’accorpamento delle caserme a causa della riduzione degli organici. A questi fattori si aggiungono i profondi cambiamenti nelle abitudini abitative dei cittadini: oggi si richiedono spazi diversi, più funzionali, spesso con aree esterne, difficilmente compatibili con il patrimonio edilizio dei centri storici, caratterizzato da piccole metrature e strutture su più livelli.
“ Le città devono tornare a mettere il cittadino al centro delle politiche urbanistiche e delle scelte amministrative – dichiara Salvuccio Ciranna Segretario Provinciale SUNIA Ragusa -, progettando spazi che rispondano concretamente ai bisogni delle persone e delle famiglie. In questa prospettiva, i centri storici devono essere rigenerati e resi nuovamente vivibili, adattando il patrimonio edilizio esistente alle nuove esigenze abitative, sociali e di accessibilità “.
In molti casi, inoltre, regolamenti e vincoli urbanistici impediscono l’adeguamento degli immobili alle nuove esigenze, bloccando processi di accorpamento e ristrutturazione che potrebbero rendere nuovamente attrattivi questi luoghi.
Non è più sostenibile immaginare i centri storici come spazi destinati esclusivamente a un turismo mordi e fuggi, con la proliferazione di B&B e case vacanza. È necessario riportare i residenti, restituire vitalità e funzione sociale a questi contesti urbani.
Serve una strategia di rigenerazione urbana che guardi al futuro, ma che sia avviata subito. Se interventi strutturali fossero stati messi in campo vent’anni fa, oggi la situazione sarebbe profondamente diversa.
Preoccupa, in questo scenario, l’assenza della politica, soprattutto a livello nazionale e regionale. Problemi di questa portata non possono essere affrontati senza un impegno concreto in termini di risorse e programmazione. Senza investimenti reali, il rischio è quello di rimanere confinati in un dibattito sterile, privo di ricadute operative.
Accogliamo positivamente la proposta emersa dal Consiglio comunale di Modica relativa all’istituzione di una consulta sul centro storico, quale strumento utile a favorire partecipazione, confronto e progettualità condivisa. Riteniamo che iniziative di questo tipo possano rappresentare un primo passo concreto per costruire percorsi strutturati di rigenerazione.
Allo stesso tempo, è fondamentale ribadire che i centri storici non possono essere concepiti come realtà isolate o separate: devono armonizzarsi con il resto della città, integrarsi nei servizi, nelle dinamiche sociali ed economiche, evitando il rischio di essere relegati a una sorta di “città nella città”, priva di connessioni reali con il tessuto urbano complessivo.
“ Per questo riteniamo fondamentale spostare il confronto su un piano provinciale – dichiara Giuseppe Roccuzzo Segretario Generale Cgil Ragusa-  coinvolgendo tutte le forze sociali, politiche e tecniche del territorio. È necessario avviare un dibattito strutturato che porti, ad esempio, all’estensione di strumenti normativi efficaci – come la legge speciale per Ragusa Ibla – a tutti i comuni della provincia”.
Ma non basta replicare modelli esistenti: occorre fare un passo in avanti e costruire insieme progetti innovativi di rigenerazione urbana, capaci di rispondere alle esigenze contemporanee e di restituire centralità ai centri storici.
Il futuro dei nostri territori passa dalla capacità di affrontare oggi queste sfide con responsabilità, visione e concretezza.
di Redazione18 Apr 2026 17:04
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