I trabocchetti beffardi di una certa cronaca

I continui sbarchi di questa estate, le tante, troppe, morti dei migranti, dei disperati, dei clandestini, chiamateli come volete, che ogni giorno provano ad entrare in occidente e non ultimo un’Europa “sconvolta” da questo flusso continuo e per ora inarrestabile di persone, che sta interessando nazioni, che sino ad ieri mai avrebbero immaginato di dover affrontare una tale emergenza, sta, e non poteva essere altrimenti, fornendo argomenti succosissimi ai vari commentatori, opinionisti e politici, che come sempre non si fanno cogliere impreparati.

A cavallo tra agosto e settembre la cronaca nera, nostro malgrado, ha fornito più di uno spunto di riflessione, peccato che questa tragica sequenza di eventi è servita solo ad alimentare la bagarre tra i soliti noti, subito pronti a rovistare nella miseria altrui al solo scopo di trovare una qualche giustificazione alle proprio posizioni.

In modo asettico ossia senza provare a spiegare e a scandagliare le possibili motivazioni che hanno potuto spingere a compiere questo o quell’altro gesto, elencheremo quattro episodi di cronaca, avvenuti in un brevissimo arco temporale.

Il 27 agosto scorso nel catanese, Vincenzina Ingrassia, ha ucciso, con un ceppo, il marito.

Il 29 agosto scorso, Anatolij Korol, un ucraino di 38 anni, rimane ucciso, mentre stava facendo la spesa con la figlioletta di due anni, perché ha provato a sventare una rapina.

Il 30 agosto scorso, Mercedes Ibanez, ivoriano, ospite del Cara di Mineo, massacra a Palagonia una coppia di anziani.

Ieri, primo settembre, due migranti originari del Gambia, ospiti del Cara di Mineo, sono stati aggrediti e rapinati, pare da due italiani, mentre camminavano su una strada.

Prima di alzare barricate in difesa di questa o quella posizione, in favore di questo o quel pensiero, forse, sarebbe opportuno non appioppare con troppa facilità etichette e giudizi, forse sarebbe pure il caso di non sciorinare soluzioni definitive e poco meditate, perché il delitto non è e non può essere figlio esclusivo di una nazione, di una cultura, di un’etnia, di una religione.

di Rosario Distefano02 Set 2015 15:09