Modica. Dichiarazione di Colombo sui lavori pubblici senza i cartelli di cantiere

Se un impresario edile, un commerciante, un cittadino qualunque, domattina si azzardasse ad aprire un cantiere per fare dei lavori senza attenersi scrupolosamente a tutte le norme che riguardano tanto i lavori privati quanto gli appalti pubblici, i Vigili Urbani sarebbero i primi ad essergli subito addosso. E farebbero bene: è il loro dovere e la legge è, o almeno dovrebbe essere, uguale per tutti.
L’unico a sentirsi al di sopra di essa continua a essere il sindaco di Modica Ignazio Abbate, che peraltro non perde occasione per dimostrarlo.

Dopo la trivella che qualche settimana fa operava in modo indisturbato ma anonimo, nel bel mezzo di viale Medaglie d’Oro (in merito alla quale continuiamo a non avere chiarimenti), da qualche giorno un cantiere pubblico è stato aperto in modo altrettanto indisturbato e anonimo nei pressi della zona artigianale.
Giacché, a quanto ci risulta, non viviamo in un regime, non esiste (ancora) un Ministero della cultura popolare e in quanto cittadini non siamo tenuti a istruirci seguendo ogni giorno gli organi di propaganda del sindaco Abbate, potremmo anche non sapere che si tratta – almeno è probabile che sia così – del cantiere per la costruzione dell’area di ammassamento per la Protezione Civile.
Come dimostrano le foto di ieri, sull’unico cartello presente non c’è traccia di tutte quelle basilari informazioni che la legge prevede siano ben visibili, specialmente quando il committente è un ente pubblico.

Solo per scrupolo, sarà bene ricordare all’Amministrazione, agli uffici, all’impresa, che il d.P.R. 380/2001, all’art. 27, comma 4 prescrive l’obbligo di esposizione del cartello di cantiere con i dati sui lavori da eseguire e le relative autorizzazioni, che deve necessariamente contenere le informazioni sul tipo e l’importo delle opere da realizzare, le modalità di realizzazione, la stazione appaltante e le imprese esecutrici, i nomi dei progettisti e dei direttori dei lavori, il responsabile del procedimento.
Al sindaco Abbate in particolare ricordiamo che tutto ciò sarebbe valido anche se la città – come lui presume, comportandosi di conseguenza – fosse una specie di sua gigantesca proprietà privata, dove è convinto che gli sia consentito fare e disfare le cose a piacimento.

E se a qualcuno la questione potrà apparire di scarso rilievo, sarà bene ricordare anche a lui che il rispetto della legalità e la trasparenza di una pubblica amministrazione non si trattano con due pesi e due misure: e anche dalle piccole cose è bene evidente quale peso e quale misura vi attribuisce il nostro sindaco.

di Redazione14 Mar 2015 15:03