I deputati iblei su Comiso
I deputati iblei su Comiso
Da più parti politiche leggiamo della richiesta di dimissioni dell’Ad di SAC. Noi, dice Stefani Campo, lo abbiamo chiesto in tempi non sospetti e abbiamo denunciato più volte le criticità di una gestione a nostro avviso fallimentare. Non auspicavamo di certo un disastro di queste proporzioni, con un danno economico e d’immagine causato dall’improvvisazione a gestire un incendio per far emergere l’inadeguatezza a fronteggiare situazioni critiche. Da sempre chiediamo di potenziare l’aeroporto di Comiso per renderlo il terzo scalo siciliano dell’intero sud-est e sempre da anni proponiamo un coordinamento unico e pubblico degli scali aeroportuali siciliani, pur mantenendo un’autonomia gestionale, serve una visione che ponga fine alla miopia di chi mette continuamente in competizione i nostri aeroporti”. Durante un sopralluogo abbiamo constatato con i nostri occhi che il personale sta facendo il possibile per offrire un servizio adeguato ai passeggeri nonostante i tanti disagi, è chiaro a tutti che passare da 6 voli giornalieri a 60 ha un impatto di flussi molto importante per un piccolo aeroporto e siamo consapevoli che questo non sarà la normalità e che piano piano si ritornerà con un regime di passeggeri ridotto però questo aeroporto fino ad oggi è stato sottoutilizzato. Chiediamo pertanto con forza che il presidente Schifani prima di pensare al cargo, comprenda che non possiamo più rimandare l’investimento dell’area passeggeri su Comiso. Interviene anche Dipasquale che dichiara: Ogni volta che si registra un problema ai voli sulla Sicilia orientale arriva lo spot ad orologeria del governo Schifani sui voli cargo a Comiso mentre lo scalo ragusano, che è il più vicino a Catania, viene usato poco per i voli passeggeri". Assistiamo all'ennesima dichiarazione del governatore Schifani sull'area cargo del 'Pio La Torre'. Parole che hanno il sapore della beffa, perché i problemi sul trasporto dei passeggeri nella Sicilia Sud-orientale non sono stati minimamente affrontati. In una delle aree con maggiore afflusso turistico, in piena stagione estiva, non ci sono voli".
Vademecum per quei lavoratori che esercitano attività all'esterno
Vademecum per quei lavoratori che esercitano attività all'esterno
Stiamo vivendo un'estate di calura intensa e tutto lascia presagire che anche le prossime settimane saranno così. Per questo occorre che il singolo cittadino ma anche tutte le associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro sappiano adottare e rispettare le linee di indirizzo per la protezione da tali rischi. È importante che ci si attenga rigorosamente alle indicazioni fornite perché, oltre alle patologie che possono essere causate dalle alte temperature, c'è anche il rischio del calo di attenzione che può portare a più infortuni. Un documento è stato redatto e approvato dal Comitato regionale di coordinamento in materia di salute e sicurezza sul lavoro che fa capo al dipartimento per le Attività sanitarie e osservatorio epidemiologico. «Il benessere fisico dei lavoratori di ogni livello deve essere oggetto di attenzione privilegiata in qualsiasi ambiente di lavoro non solo per rimanere aderenti alle disposizioni del Testo unico sulla sicurezza, ma anche e soprattutto per prevenire disturbi che giornate di caldo anomalo possono provocare soprattutto a chi è predisposto o esposto a fattori di rischio o patologie cronico- degenerative. Questo documento che in partica è un vademecum è rivolto, in particolare, a quei lavoratori che esercitano la loro attività all'esterno: agricoltori, pescatori, muratori, addetti dell'elettricità, del gas, dei trasporti, operai delle industrie all'aperto. Contiene precise indicazioni per i datori di lavoro come, tra le altre, l'opportunità di ridurre l'attività di lavoro nelle ore più calde (dalle 13 alle 16), di rinviare i lavori più faticosi nei momenti più freschi della giornata, di effettuare turnazioni che possano limitare l'esposizione al calore, di utilizzare dispositivi di protezione idonei per la stagione estiva. Raccomandazioni sono rivolte anche ai lavoratori che, ad esempio, sono invitati a bere almeno un litro di acqua all'ora, a fare pause frequenti, a rinfrescarsi e lavorare in gruppo per tenere sotto controllo eventuali malesseri dovuti al caldo. Non mancano, inoltre, suggerimenti per il primo intervento, in caso di necessità.
Il telegiornale di Teleiblea del 20 luglio 2023
Il telegiornale di Teleiblea del 20 luglio 2023
Nell'Indice: Meteo impazzito. Lo strano caso di Zacki. Condanna e grazia in meno di 24 ore. Servizio. Ancora il caos per i viaggiatori in aereo. Comiso non regge alla pressione. Chi pagherà per tutti questi danni. Il vussia offre la propria consulenza per la richiesta di danni. Protocollo per le truffe cibernetiche in questura. Interviste. la Ztl a Ibla e i problemi di Marina. Mare amico per i disabili. Interviste.In studio lo storico Andrea Ottaviano con documenti inediti su Bernardo Cabrera
In difesa dei sistemi informatici
In difesa dei sistemi informatici
Può capitare a tutti di essere vittima di truffe on line o di hackeraggio cioè un attacco informatico ai sistemi delle aziende con la richiesta di riscatto. Infatti questo tipo di reato è in forte crescita mentre diminuiscono quelli più comuni come furti o rapine. Ma se si vuole combattere adeguatamente il fenomeno occorre agire con grande tempestività rivolgendosi soprattutto alla Polizia postale. Per ottenere il massimo dei risultati è stato siglato oggi il protocollo d’intesa tra Polizia di Stato e l’Associazione Sicindustria delegazione di Ragusa per la prevenzione ed il contrasto dei crimini informatici che hanno per oggetto, nella loro complessità, i sistemi informativi “critici” di Sicindustria delegazione di Ragusa e delle Imprese ad essa associate.
Alla presenza del Sig. Questore di Ragusa, dr. Vincenzo Trombadore, la convenzione è stata firmata dal Dirigente del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica – Polizia Postale - Sicilia Orientale, dr. Marcello La Bella, e dal Presidente di Sicindustria di Ragusa, Ing. Leonardo Licitra.
Con questo accordo le parti si impegnano ad adottare procedure di intervento e di scambio di informazioni utili a contrastare più efficacemente i crimini informatici, frodi informatiche, accessi abusivi ai sistemi informatici o telematici, spionaggio o violazione dell’identità digitale, con finalità di interruzione dei servizi di pubblica utilità, indebita sottrazione di informazioni o di qualsiasi ulteriore attività illecita.
I crimini informatici rappresentano, subito dopo gli eventi di calamità naturale, uno dei
principali pericoli del pianeta in termini di impatto. Il mondo dell’Imprese si trova ad
affrontare l’evoluzione normativa per il corretto sviluppo economico e sociale del Paese
in cui operano e l'adozione di misure di sicurezza adeguate per i propri sistemi
informativi per prevenire i reati commessi attraverso la rete. In tale ambito, la
convenzione firmata oggi si ispira al principio di sicurezza partecipata, al fine di
assicurare in via sinergica ed efficiente le risorse del Sistema Paese a vantaggio
dell’intera collettività.
La Polizia di Stato svolge già da tempo, in via esclusiva, tramite il C.N.A.I.P.I.C., Centro
Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche del
Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma, una rilevante attività di
prevenzione e repressione dei crimini informatici, di matrice comune, organizzata o
terroristica, che hanno per obiettivo le infrastrutture informatizzate di natura critica e di
rilevanza nazionale.
Il caso controverso di Nello Dell'Agli
Il caso controverso di Nello Dell'Agli
Questa mattina è pervenuta il redazione una nota del Vescovo LaPlaca che con una grande amarezza nel cuore, comunicava che il Dicastero per il Clero ha inflitto la pena della dimissione dallo stato clericale al sac. Sebastiano Dell’Agli”. Il vescovo stesso ha provveduto a notificare il Decreto a Nello dell'Agli , assicurandogli la preghiera e la vicinanza di tutti noi in questo doloroso momento per la sua vita e per quella della nostra Chiesa locale”. Da ricordare inoltre che nel 2021 era già stata soppressa l’associazione privata di fedeli denominata “Fraternità di Nazaret”, della quale Sebastiano Dell’Agli era il responsabile.
La notizia era attesa e temuta perchè quello di Nello è davvero un caso strano. L'amico Tonino Solarino dichiara che mai si poteva immaginare tanta ingiustizia nella chiesa di Papa Bergoglio e cosi' ci ha inoltrato una lunga lettera su quanto Nello ha condiviso dopo tre anni di emarginazione e di silenzio, obbediente alla Chiesa che lui ama e che per lui si è rivelata matrigna.
Noi crediamo di fare cosa giusta pubblicando questa lettera lasciando i commenti a chi legge.
Ai cari presbiteri e diaconi, alle sorelle e ai fratelli della Chiesa che è in Ragusa, a tutte quelle
persone, credenti e non credenti, che hanno guardato a me con fiducia.
Dopo un lungo periodo (quasi tre anni), vissuto nel silenzio su suggerimento del Vescovo
Giuseppe, finalmente posso condividere la mia sofferenza.
Nel 2017 e poi nel 2018 ho ricevuto due precise richieste di testimonianza: una dall’autorità
vaticana riguardo a una nomina episcopale, l’altra dalla procura di Roma in un processo intentato da
una suora, contro lo stesso ex candidato all’episcopato. Dopo tali mie testimonianze, la fraternità di
Nazareth è stata prima commissariata e poi sciolta e io sono stato sottoposto a un processo
ecclesiastico, condotto non dal giudice naturale, ma da un tribunale ecclesiastico di primo livello,
predisposto ad hoc.
La sentenza, oltre ad essere contraddittoria con le sue stesse premesse, assurda ed iniqua, è
immotivata: i giudici non dànno alcuna spiegazione della condanna, fatto giuridicamente gravissimo.
Si tratta di una sentenza che avrebbe dovuto essere dichiarata nulla.
1) Sono stato accusato di disobbedienza all’ordinario (al Vescovo).Mons. Urso ha
testimoniato che ho sempre obbedito: «Posso dire che Sebastiano, finchè sono stato
Vescovo a Ragusa, ha seguito le indicazioni che io gli avevo dato». Eppure sono stato
condannato.
2) Sono stato accusato di violazione degli obblighi di una pena (in verità un provvedimento
preso dal Vescovo Urso): dal 2015 farmi seguire, insieme a tutta la fraternità di Nazaret,
dal Vescovo Calogero Peri come supervisore e accompagnatore. Il Vescovo Peri ha
testimoniato che io e tutta la fraternità ci siamo fatti seguire da lui: «posso dire che
all’indicazione che avevano ricevuto di farsi guidare da me tutti i membri della comunità
sono rimasti sempre fedeli. Infatti, sempre con cadenza regolare sono venuti da me per
confrontarsi con me». Eppure sono stato condannato.
3) Sono stato accusato di abuso della potestà ecclesiastica per avere avviato la fraternità di
Nazareth. Mi sarei spacciato per un religioso. In verità, in tutto ho seguito le indicazioni
datemi dal Vescovo mons. Urso, che ha eretto la fraternità di Nazaret come associazione
privata di fedeli e che ne ha approvato la regola (compresa la possibilità di portare un abito
monastico). Eppure sono stato condannato.
4) Sono stato accusato di attività affaristica e commerciale. Il capo di accusa prevede
esercizi commerciali quali l’ufficio di export-import, la costituzione di società
immobiliari, di società finanziarie o assicurative ... Anche questo capo di accusa è stato
costruito sul nulla: non ho mai fatto nulla di tutto questo. Eppure sono stato condannato.
Nella sentenza arriviamo a leggere questo incredibile assurdo del promotore di giustizia
(l’equivalente del pubblico ministero): “non vi sono riscontri di movimenti di contanti che
sicuramente ci saranno stati”. Misteriosamente, qualcosa su cui non vi sono riscontri è
diventato sicuro.
5) Sono stato accusato di calunnia in merito a una mancata ordinazione episcopale. In verità,
ho solo risposto a una ben precisa richiesta vaticana dopo che un’ex suora aveva scritto al
Papa denunziando una lunga relazione sessuale con il candidato (dallo stesso poi
confermata presso il tribunale penale di Roma). Successivamente un’altra donna, una
suora, ha denunziato lo stesso ex candidato al tribunale penale di Roma per abuso sessuale
in terapia e l’accusato è stato prosciolto per denunzia tardiva (io sono stato chiamato a
testimoniare).
6) Sono stato accusato di gravi e reiterati atti sessuali. Qui siamo al super assurdo. Vi può
essere condanna solo se vi è pedofilia, violenza, ricatto o persistenza scandalosa in rapporti
sessuali completi in caso di concubinato (questo perché la chiesa distingue, chiaramente,
tra peccato e reato). Nessuno mi ha accusato di questo. Eppure sono stato condannato.
Non solo. Nessuno mi ha mai accusato nemmeno di rapporti sessuali. E nessuno mi ha
mai accusato nemmeno di proposte sessuali. Solo una donna mi ha accusato di baci e
toccamenti, da vestiti. Senza prove. Da me e da altri testimoni, anche dell’accusa, smentita.
In ogni caso si tratta di un’accusa non riconducibile al capo di imputazione, in quanto,
ripeto, questo prevede pedofilia, ricatto, violenza, o persistenza scandalosa in rapporti
sessuali completi in caso di concubinato. Riporto la testimonianza di mons. Urso: «Gli
abusi che mi erano stati denunciati consistevano essenzialmente in abbracci. (…) Nelle
accuse che ricevetti ebbi l’impressione che c’era in chi accusava un tentativo di vendetta.
A me sembrava che ci fosse qualcuno che voleva far pagare a Sebastiano qualcosa».
7) Sono stato accusato anche di assoluzione del complice nel peccato turpe e di violazione
del sigillo sacramentale. Il tribunale di primo livello aveva chiesto la scomunica latae
sententiae. Ma su tali delicta graviora non ha avuto competenza di emettere sentenza. Così,
di questi due capi di accusa si è occupata la Congregazione per la dottrina della fede
concludendo che non vi sono gli elementi minimi per avviare un processo. Per cui sono
stato prosciolto. Quindi: il tribunale di primo livello (quello costruito ad hoc) che mi ha
condannato per gli altri capi di accusa ha chiesto la scomunica, mentre la Congregazione
per la dottrina della fede (il tribunale superiore per i delitti più gravi) mi ha prosciolto
perché non vi sono gli elementi minimi per avviare un processo. Non fa riflettere la cosa?
Non ho potuto presentare appello per nessuno dei capi di accusa su cui il tribunale di primo
livello mi ha condannato, perché il Papa, consigliato da qualche suo collaboratore, ha posto la firma
sulla sentenza per l’approvazione specifica. Così sono stato privato del diritto umano e universale
all’appello.
Come mai degli uomini di chiesa hanno suggerito al Santo Padre di firmare la sentenza che
mi riguarda? Possono degli uomini di chiesa aver paura del naturale corso della giustizia? Incredibile:
un tribunale predisposto ad hoc all’inizio e l’appello negato alla fine. La mia condanna è stata
iniquamente voluta e perseguita. Un atto di inaudita violenza contro di me, perpetrato in nome di Dio.
Ho dovuto subire in silenzio calunnie, chiacchiericcio, accuse assurde pubblicate su dei
giornali: avrei tenuto corsi di reiki, avrei fatto morire di fame alcune persone, avrei sottratto soldi,
etc. Da questo momento in poi, anche se contrariamente al mio carattere, sarò costretto a sporgere
querela contro chiunque contribuisca a diffamarmi.
NAi cari presbiteri e diaconi, alle sorelle e ai fratelli della Chiesa che è in Ragusa, a tutte quelle
persone, credenti e non credenti, che hanno guardato a me con fiducia.
Dopo un lungo periodo (quasi tre anni), vissuto nel silenzio su suggerimento del Vescovo
Giuseppe, finalmente posso condividere la mia sofferenza.
Nel 2017 e poi nel 2018 ho ricevuto due precise richieste di testimonianza: una dall’autorità
vaticana riguardo a una nomina episcopale, l’altra dalla procura di Roma in un processo intentato da
una suora, contro lo stesso ex candidato all’episcopato. Dopo tali mie testimonianze, la fraternità di
Nazareth è stata prima commissariata e poi sciolta e io sono stato sottoposto a un processo
ecclesiastico, condotto non dal giudice naturale, ma da un tribunale ecclesiastico di primo livello,
predisposto ad hoc.
La sentenza, oltre ad essere contraddittoria con le sue stesse premesse, assurda ed iniqua, è
immotivata: i giudici non dànno alcuna spiegazione della condanna, fatto giuridicamente gravissimo.
Si tratta di una sentenza che avrebbe dovuto essere dichiarata nulla.
1) Sono stato accusato di disobbedienza all’ordinario (al Vescovo).Mons. Urso ha
testimoniato che ho sempre obbedito: «Posso dire che Sebastiano, finchè sono stato
Vescovo a Ragusa, ha seguito le indicazioni che io gli avevo dato». Eppure sono stato
condannato.
2) Sono stato accusato di violazione degli obblighi di una pena (in verità un provvedimento
preso dal Vescovo Urso): dal 2015 farmi seguire, insieme a tutta la fraternità di Nazaret,
dal Vescovo Calogero Peri come supervisore e accompagnatore. Il Vescovo Peri ha
testimoniato che io e tutta la fraternità ci siamo fatti seguire da lui: «posso dire che
all’indicazione che avevano ricevuto di farsi guidare da me tutti i membri della comunità
sono rimasti sempre fedeli. Infatti, sempre con cadenza regolare sono venuti da me per
confrontarsi con me». Eppure sono stato condannato.
3) Sono stato accusato di abuso della potestà ecclesiastica per avere avviato la fraternità di
Nazareth. Mi sarei spacciato per un religioso. In verità, in tutto ho seguito le indicazioni
datemi dal Vescovo mons. Urso, che ha eretto la fraternità di Nazaret come associazione
privata di fedeli e che ne ha approvato la regola (compresa la possibilità di portare un abito
monastico). Eppure sono stato condannato.
4) Sono stato accusato di attività affaristica e commerciale. Il capo di accusa prevede
esercizi commerciali quali l’ufficio di export-import, la costituzione di società
immobiliari, di società finanziarie o assicurative ... Anche questo capo di accusa è stato
costruito sul nulla: non ho mai fatto nulla di tutto questo. Eppure sono stato condannato.
Nella sentenza arriviamo a leggere questo incredibile assurdo del promotore di giustizia
(l’equivalente del pubblico ministero): “non vi sono riscontri di movimenti di contanti che
sicuramente ci saranno stati”. Misteriosamente, qualcosa su cui non vi sono riscontri è
diventato sicuro.
5) Sono stato accusato di calunnia in merito a una mancata ordinazione episcopale. In verità,
ho solo risposto a una ben precisa richiesta vaticana dopo che un’ex suora aveva scritto al
Papa denunziando una lunga relazione sessuale con il candidato (dallo stesso poi
confermata presso il tribunale penale di Roma). Successivamente un’altra donna, una
suora, ha denunziato lo stesso ex candidato al tribunale penale di Roma per abuso sessuale
in terapia e l’accusato è stato prosciolto per denunzia tardiva (io sono stato chiamato a
testimoniare).
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6) Sono stato accusato di gravi e reiterati atti sessuali. Qui siamo al super assurdo. Vi può
essere condanna solo se vi è pedofilia, violenza, ricatto o persistenza scandalosa in rapporti
sessuali completi in caso di concubinato (questo perché la chiesa distingue, chiaramente,
tra peccato e reato). Nessuno mi ha accusato di questo. Eppure sono stato condannato.
Non solo. Nessuno mi ha mai accusato nemmeno di rapporti sessuali. E nessuno mi ha
mai accusato nemmeno di proposte sessuali. Solo una donna mi ha accusato di baci e
toccamenti, da vestiti. Senza prove. Da me e da altri testimoni, anche dell’accusa, smentita.
In ogni caso si tratta di un’accusa non riconducibile al capo di imputazione, in quanto,
ripeto, questo prevede pedofilia, ricatto, violenza, o persistenza scandalosa in rapporti
sessuali completi in caso di concubinato. Riporto la testimonianza di mons. Urso: «Gli
abusi che mi erano stati denunciati consistevano essenzialmente in abbracci. (…) Nelle
accuse che ricevetti ebbi l’impressione che c’era in chi accusava un tentativo di vendetta.
A me sembrava che ci fosse qualcuno che voleva far pagare a Sebastiano qualcosa».
7) Sono stato accusato anche di assoluzione del complice nel peccato turpe e di violazione
del sigillo sacramentale. Il tribunale di primo livello aveva chiesto la scomunica latae
sententiae. Ma su tali delicta graviora non ha avuto competenza di emettere sentenza. Così,
di questi due capi di accusa si è occupata la Congregazione per la dottrina della fede
concludendo che non vi sono gli elementi minimi per avviare un processo. Per cui sono
stato prosciolto. Quindi: il tribunale di primo livello (quello costruito ad hoc) che mi ha
condannato per gli altri capi di accusa ha chiesto la scomunica, mentre la Congregazione
per la dottrina della fede (il tribunale superiore per i delitti più gravi) mi ha prosciolto
perché non vi sono gli elementi minimi per avviare un processo. Non fa riflettere la cosa?
Non ho potuto presentare appello per nessuno dei capi di accusa su cui il tribunale di primo
livello mi ha condannato, perché il Papa, consigliato da qualche suo collaboratore, ha posto la firma
sulla sentenza per l’approvazione specifica. Così sono stato privato del diritto umano e universale
all’appello.
Come mai degli uomini di chiesa hanno suggerito al Santo Padre di firmare la sentenza che
mi riguarda? Possono degli uomini di chiesa aver paura del naturale corso della giustizia? Incredibile:
un tribunale predisposto ad hoc all’inizio e l’appello negato alla fine. La mia condanna è stata
iniquamente voluta e perseguita. Un atto di inaudita violenza contro di me, perpetrato in nome di Dio.
Ho dovuto subire in silenzio calunnie, chiacchiericcio, accuse assurde pubblicate su dei
giornali: avrei tenuto corsi di reiki, avrei fatto morire di fame alcune persone, avrei sottratto soldi,
etc. Da questo momento in poi, anche se contrariamente al mio carattere, sarò costretto a sporgere
querela contro chiunque contribuisca a diffamarmi.
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Il telegiornale di Teleiblea del 19 luglio 2023
Il telegiornale di Teleiblea del 19 luglio 2023
Nell'Indice: L'anniversario della strage di via d'Amelio. L'incendio di Catania e il caos di Comiso dove non funziona nulla. Dichiarazione del direttore stesso. Quanto sta costando l'incendio in soldi e immagine. Di nuovo il porto di Marina. Articolo sul Times di Malta. Intervista a Gaetano Mauro. Consiglio comunale, intervento di Angelo Laporta. L'assessore D'Asta e i servizi per l'ambiente. Il caso di Nello Dell'Agli. La fine dei Social.
Non ci si può credere!
Non ci si può credere!
Si sono preoccupati!!
Si sono preoccupati!!
Parliamo degli amici maltesi che si sono premurati di rispondere, sul più autorevole quotidiano dell'isola, alla interrogazione presentata dal neo consigliere Mauro sul passato, presente e futuro del Porto di Marina di Ragusa. Come abbiamo detto, in un intervista a Teleiblea, l'avv. Mauro ha chiesto al primo cittadino di avere delle risposte su alcune questioni importanti. La prima riguarda l'aspetto giuridico del passaggio della proprietà, o meglio della concessione, dalla Tecnis ai maltesi. Poi si chiede di sapere se l'amministrazione è a conoscenza di alcune manovre che mirerebbero ad estromettere gli imprenditori italiani dai locali commerciali del porto stesso. Infine Mauro mostra qualche dubbio sull'entrata in servizio di un nuovo catamarano che dovrebbe collegare Valletta con Marina di Ragusa Niente di aggressivo ma solo un desiderio di conoscere meglio alcuni aspetti di questo passaggio, favorito e controllato da alcuni ragusani che hanno fatto da testa di ponte. E sempre questi ragusani, avendo fiutato il business, stanno drenando il territorio per offrire terreni, imprese, case ed altro ai neo ricchi della vicina isola dei Cavalieri che cercano investimenti oltre il loro piccolo spazio. Il Times, quindi, quasi come una difesa d'ufficio tira in ballo Gauci fondatore e principale azionista di PG Group, che gestisce i supermercati PAVI e PAMA e il marchio Zara a Malta che respingendo quanto detto nei vari giornali on line ha affermato che la società che gestisce il porto turistico ha investito interamente nel porto e "non cerca ulteriori investimenti nelle sue periferie". Quando gli è stato chiesto se il Ragusa Xpress (catamarano) avrebbe iniziato le operazioni gia in estate, Gauci ha risposto che la società "stava ancora aspettando il rilascio dei permessi necessari" e il servizio sarebbe iniziato in seguito. Il porto turistico di Ragusa è noto, conclude il Times, per attrarre regolarmente armatori maltesi, tra cui Prime Ministro Robert Abela, ed è stato costruito tra il 2007 e il 2009 a un costo dichiarato di circa 75 milioni di euro. Insomma sembra quasi quasi che Mauro li abbia colti con le dita nella marmellata e quindi si sforzano di mostrare solo il lato appetibile del loro progetto. Non è infatti un mistero che, ormai da diversi anni, grazie sicuramente all'intensificarsi dei collegamenti con l'altro catamarano, gli amici maltesi hanno cominciato ad espandersi nella nostra provincia facendo acquisti di terreni e ville in campagna. Hanno anche preso qualche fregatura, risolta con gli avvocati, ma hanno capito che da noi c'è una grande disponibilità verso chi viene con il portafoglio gonfio. Comunque si tratta di cittadini della Comunità Europea che hanno tutto il diritto di acquisire imprese e lotti di terreno. Bene ha fatto Gaetano Mauro, però, a lanciare un piccolo segnale d'allarme che il sindaco, con il suo consiglio comunale deve recepire
Comiso nel caos. Deluca scende in campo...
Comiso nel caos. Deluca scende in campo...
Sull'incidente dell'aeroporto di Catania è in corso una manovra avvolgente per cercare di mettere tutto a tacere. Scompaiono i post pubblicati da chi ha vissuto i momenti dell'incendio ( non tutti naturalmente) mentre l'amministratore delegato si affanna a dire che i sistemi hanno funzionato alla perfezione. Incredibile! Come si può cambiare così la realtà? Per fortuna alle voci di semplici giornalisti, come me, o di comitati come il codacons e il Vussia, oggi si aggiunge la voce di Cateno Deluca. Il suo intervento è preciso e determinato e la richiesta delle dimissioni dell'intero CdA è la logica conseguenza di una serie di errori fatti fino ad oggi. Cateno guadagna sempre più consensi affrontando queste battaglie contro colossi che fatturano milioni e milioni e tengono di poco conto i poveri viaggiatori. A Comiso stamattina si sono registrate scene da quarto e quinto mondo. Una disorganizzazione assoluta che non dovrebbe essere registrata in uno scalo aeroportuale facente parte integrante del " sistema" SAC / Catania. Passeggeri a terra e addirittura una persona che per protesta è entrata in pista per non far partire gli aerei. E Comiso era un bell'aeroporto. Chi ha la colpa? facile!! Intanto ecco la nota di Deluca
Il silenzio che si sta registrando in merito alla chiusura dell’aeroporto di Catania da parte dei vertici della Sac e da parte della politica regionale e nazionale è inaccettabile. Ad oggi, a distanza di quattro giorni dall’incendio divampato nell’area «Arrivi» la tarda serata di domenica 16, non si hanno notizie certe sulla riapertura dell’importante scalo siciliano. A parte che qualcuno dovrebbe spiegare come può un semplice cortocircuito provocare un incendio senza che scattino le necessarie misure per arginare in tempo le fiamme e limitare i danni. La società che gestisce l’aeroporto immagino sia dotata di un piano di emergenza proprio per gestire situazioni del genere. Voglio dare una notizia sconvolgente alla presidente della Sac Giovanna Candura e al Cda con in testa l’amministratore Delegato Domenico Torrisi: i piani di emergenza vengo redatti non per dare incarichi agli amici, ma per mettere in atto nel momento del bisogno un piano di reazione di fronte all’imponderabile che consenta di ovviare a possibili disservizi. In questo caso invece non ha funzionato niente. E da una parte non stupisce considerando che all’aeroporto di Catania l'approccio politico mafioso è la regola. Lo abbiamo denunciato in passato e torniamo a ribadirlo. L’aeroporto di Catania è sempre stato terra di conquista e l’emergenza odierna ha messo in luce le enormi lacune gestionali presenti. Oggi non si ha certezza dei tempi di ripristino dello scalo e non si riesce a dare comunicazioni puntuali ai passeggeri che si ritrovano dirottati tra Comiso, Palermo e Trapani senza avere neanche la possibilità per tempo di valutare soluzione alternative. Per un aeroporto costantemente a rischio chiusura a causa delle ceneri dell'Etna (che fino ad oggi ha obbligato a chiusure di poche ore) serve un piano che immediatamente proponga soluzioni alternative. Cosa succederebbe in caso di eruzione prolungata dell'Etna come avvenne qualche anno fa in Islanda? Il presidente della Regione Schifani dov’è? Non abbiamo sentito neanche la sua reazione su questa vicenda. Tutto tace. E il ministro Salvini? È troppo impegnato a simulare la costruzione del ponte con la confezione di Lego che gli ho fatto recapitare per occuparsi della riapertura immediata dell’aeroporto internazionale di Catania? Sud chiama Nord e Sicilia Vera stanno predisponendo un’interrogazione parlamentare urgente per chiedere che venga fatta luce sulle cause dell’incendio e sulla mancata attuazione di un piano di emergenza che potesse garantire una gestione responsabile di quanto accaduto, contemporaneamente anche i nostri rappresentanti alla Camera l’on. Francesco Gallo e al Senato Dafne Musolino stanno predisponendo un interrogazione urgente per chiedere al Governo risposte e garanzie sulla piena funzionalità dello scalo di Catania in tempi ragionevoli.”
Lo afferma il sindaco di Taormina e leader di Sud chiama Nord Cateno De Luca
Il Codacons presenta esposto alla Procura
Il Codacons presenta esposto alla Procura
Il Codacons ha deciso di presentare alla Procura un esposto in merito all'incendio divampato la notte tra domenica e lunedì scorsi nel terminal A dell'aeroporto internazionale Vincenzo Bellini di Catania e di costituirsi parte civile come persona offesa. Lo rende noto la stessa associazione. "I fatti - dice il presidente regionale del Codacons Giovanni Petrone - impongono di accertarne le cause. Un intenso fumo prodotto dalle fiamme ha invaso la parte inferiore dell'aeroporto, costringendo l'immediato sgombero.
E se quanto dichiarato dal sindacato della polizia aeroportuale risulterà accertato, l'evacuazione di tutti i presenti, avvolti da una nube di fumo intenso, sarebbe avvenuta senza un ben preciso piano di evacuazione".
"Allora - prosegue il Codacons - posto che la sicurezza è fondamentale, la magistratura dovrà verificare se sono stati predisposti tutti i sistemi previsti per la prevenzione degli incendi, se sussiste un piano dettagliato di evacuazione dell'aeroporto, se i sistemi di allarme funzionano regolarmente e infine se qualcosa non ha funzionato correttamente. I danni cagionati dal rogo non sono solo quelli nei confronti di passeggeri e compagnie aeree ma anche quelli sull'economia dell'intero territorio, ha avuto gravi riflessi anche sul turismo e non possiamo permetterci, soprattutto in estate, di perdere una fetta di visitatori dell'isola".










