E' soprattutto una questione di stile.

E' soprattutto una questione di stile.

L'altra sera, al Consiglio comunale di Ragusa, si è tenuto uno spettacolo che definire sconveniente è riduttivo. Ma non è quel singolo caso a spingere sulla necessità della riflessione che intendiamo fare. E' un insieme di episodi, alcuni anche "antichi" e distanti su un piano di memoria politica, che impone di commentare - con buona pace di chi vorrebbe il silenzio di noi osservatori - che la civiltà è sempre più privilegio di pochi.

Una volta, rappresentare nelle istituzioni la cittadinanza, essere mandati tramite il voto a sedere nelle aule di governo, partecipare ai processi decisionali che incidono sul quotidiano di una comunità, era qualcosa che il politico (ma anche chi di "politico" non aveva proprio nulla) sentiva come impegno abbastanza "alto" da comportarsi, almeno in quelle occasioni, con un livello di educazione ben lontano da quello cui siamo ormai abituati.

E' legge della fisica, ma la si applica naturalmente ai rapporti umani, che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. A meno che non ci si trovi in Consiglio comunale o in una qualsiasi altra assemblea pubblica ripresa dalle telecamere. In quei luoghi è possibile assistere ad un attacco di natura politica nei confronti dell'esponente di un partito che, a sua volta, si difende provocando quindi la replica dell'avversario in un ciclo più o meno infinito fino a quando a qualcuno non saltano i nervi e si esagera. Oppure, altro caso che fa storcere il naso, nella foga di un intervento, magari per festeggiare un successo, si strafa!

Ve lo ricordate Nino Strano? Quel senatore che a fine gennaio 2008, per festeggiare la caduta dell'allora Governo Prodi, stappò una bottiglia di spumante mangiando mortadella nell'aula di Palazzo Madama proprio mentre il presidente Marini stava svolgendo un suo intervento? Ecco, è l'episodio che ci è venuto in mente quando giovedì sera il consigliere Zaara Federico (M5S) urlava durante l'intervento del consigliere Giuseppe Lo Destro (lista Ragusa Domani) a tal punto da costringere il presidente del Consiglio a sospendere i lavori.

Ve lo abbiamo raccontato qui: i due hanno litigato perché il consigliere di opposizione nel ragionamento che stava portando avanti ha tirato in ballo il marito del consigliere pentastellato. Citazione più che legittima considerando che si tratta di un personaggio pubblico della nostra città che più volte è intervenuto nei dibattiti su temi importanti, svolgendo un ruolo di peso per una influente associazione di categoria.

Che bisogno c'era, ci siamo chiesti in redazione, di reagire in quella maniera? Non sarebbe stato più proficuo, oltre che decisamente più educato, attendere che il primo finisse l'intervento per poi rispondere per le rime se fosse stato il caso? Sta nell'ordine del confronto politico, soprattutto nelle occasioni di scontro nelle aule elettive, e definisce l'abilità di chi vi partecipa riuscire o meno a toccare i nervi scoperti dell'avversario oppure saper mantenere la calma in attesa di poter dire la propria.

Certo i due casi, quello veramente incivile del sen. Strano e quello di cui vi abbiamo già raccontato, hanno poco di simile però siamo convinti che esista un comune denominatore: saranno forse le telecamere e la voglia di apparire oppure semplicemente la forza del branco che spinse uno a mangiare la mortadella e l'altra ad alzare la voce. Ma di una cosa siamo veramente certi: non si fa.

Vale per quell'episodio del 2008 al Senato come per le botte tra consiglieri (vere o presunte) in un Municipio della capitale qualche mese fa, per le urla dell'altro ieri al Consiglio comunale di Ragusa o qualunque caso anche vagamente analogo a questo.

Non solo per il rispetto che si deve portare all'aula ed al ruolo che lì si ricopre, ma per l'obbligo morale nei confronti dei cittadini che hanno eletto i propri rappresentanti. Anzi, per l'idea di "elezione" in generale. Secondo noi si dovrebbe ricominciare da lì.

Capiamo, comunque, che nell'era dei "vaffa" in piazza, della voce grossa, del consenso sui social e chi più ne ha più ne metta, l'inesperienza possa far inciampare qualcuno.
Suggeriamo un po' a tutti di seguire il famoso consiglio del contare fino a dieci prima di reagire. Perché è anche una questione di stile.


Consiglio comunale, faccia a faccia Lo Destro - Federico

Consiglio comunale, faccia a faccia Lo Destro - Federico

Consiglio comunale dai toni accesi quello di ieri durante il quale si discuteva di un ordine del giorno presentato dalla Cna di Ragusa a contrasto delle modalità di riscossione tributi utilizzate dalla Riscossione Sicilia, ex Serit.

Toni accesi, dicevamo, non sull'odg della Cna che poi è stato approvato all'unanimità, ma si è alzata la voce quando, nel momento dedicato alle comunicazioni, è iniziato tra i consiglieri un dibattito sulla Legge per Ibla. Di seguito i fatti.

A sollevare la questione è stata il consigliere Zaara Federico (M5S) che, nel tempo a sua disposizione, ha criticato il deputato regionale di Megafono Nello Dipasquale paragonandolo al proverbiale "lupo che perde il pelo ma non il vizio". Si riferiva alle ormai note "pause" che l'onorevole si ritaglia - accadeva anche quando era sindaco della città ben prima che arrivassero i pentastellati - rendendosi assente e irreperibile anche in momenti cruciali della politica regionale. Gli appuntamenti importanti, secondo il consigliere di maggioranza, erano quelli per la votazione sulla riduzione delle royalties sulle multinazionali del petrolio e il voto all'Assemblea Regionale Siciliana della legge finanziaria, all'interno della quale è inserito il rifinanziamento della legge 61/81 su Ibla.

La replica dai banchi dell'opposizione non è tardata ad arrivare ed è stato il consigliere Giuseppe Lo Destro ad intervenire a difesa del suo referente politico regionale. Il consigliere della lista Ragusa Domani, proprio sulla legge per Ibla, ha ricordato, invece, come sia stato proprio l'attuale sindaco a farsi sottrarre 500 mila euro da quei fondi perché fossero destinati ad altre finalità e a consentire che il rifinanziamento scendesse da cinque a quattro milioni di euro. Non solo, ha voluto ricordare in che modo l'ex sindaco Dipasquale ha difeso in passato la legge sul centro storico di Ragusa guidando all'Ars una delegazione di importanti esponenti delle categorie produttive ragusane, tra i quali il direttore dell'Ance di Ragusa Giuseppe Guglielmino.

E' seguita, quindi, una vera esplosione di rabbia da parte del consigliere Zaara Federico che, si dà il caso, è la moglie del direttore Guglielmino. Secondo lei il consigliere Lo Destro non avrebbe dovuto tirare in ballo il marito, che però, sostiene a sua volta Lo Destro, è un personaggio pubblico della nostra città.
Insomma, a quel punto i toni si sono davvero accesi e alla fine il consigliere Zaara Federico ha lasciato l'aula per un po'.

In seguito il presidente Giovanni Iacono ha sospeso per qualche minuto i lavori anche per tranquillizzare gli animi in una riunione dei capigruppo convocata sul momento.  In quel breve lasso di tempo pare che Iacono abbia approfittato per "richiamare all'ordine" i due consiglieri.  Al ritorno da quella breve pausa, primo ad intervenire è stato proprio Lo Destro che ha preso la parola anche per porgere le proprie scuse al consigliere del Movimento 5 Stelle e tornare poi alla discussione sull'ordine del giorno.


La morte del contraddittorio.

La morte del contraddittorio.

Quanto sta accadendo nelle ultime settimane, non solo in provincia di Ragusa, è assai strano. Lo è, soprattutto, se si considera che i maggiori responsabili di quel che succede sono proprio coloro i quali si sarebbe tentati di considerare completamente estranei ai fatti. Ah, già, i fatti... Brevemente: hanno ucciso il contraddittorio. Giace esanime, ricoperto da un lenzuolo di comunicato stampa, ai piedi di certi articoli redatti da alcune redazioni della stampa locale. Tralasciando chi li ha scritti o quali erano gli argomenti trattati, bisogna sapere che sono state chieste delle rettifiche corredate da minacce di querela.
Ora, nulla di nuovo, per carità. E' naturale che i diretti interessati possano leggere qualcosa di poco esatto sul piano della pura informazione e sentirsi “offesi”. Ed anche noi possiamo sbagliare nel riportare quel che a nostro avviso è “notiziabile”. Tuttavia non è quello che si è verificato nei casi di cui siamo stati sbigottiti testimoni o debitamente informati. Infatti, non è stato chiesto di rettificare delle notizie errate, ma le opinioni a loro commento. Vale a dire ciò che viene sancito dall'art. 21 della nostra Costituzione, il diritto di critica. Riassumiamo velocissimamente i fatti con un esempio. Facciamo finta che in un articolo sia stato detto:
- Quella vernice è blu. Ma secondo noi il colore blu non s'addice alla parete. Perché è stato scelto proprio il blu?.
I documenti ricevuti contenevano qualcosa del tipo:
- Vi chiediamo di rettificare perché la vernice, che non è blu, è bellissima. Stiamo valutando con l'ufficio legale della parete la possibilità di sporgere querela.
A questo punto verrebbe da rispondere loro:
- Ok, dài, magari non è blu, ma si può sapere almeno di che diavolo di colore si tratta? Perché, sapete, a noi sembra proprio blu. E continuiamo ad essere convinti che, qualsiasi esso sia, non è un bel colore.
Ci rendiamo conto, però, che così sembrerebbe di prendere in giro i nostri interlocutori e certamente non è quello che vogliamo fare. Ci piacerebbe solo che chi di dovere rispondesse alle nostre domande, magari mostrandoci un bel campionario di vernici per dimostrarci effettivamente come stanno le cose. Ma niente. Si è arrivati alla brutta pratica del “non è come dici tu perché te lo dico io”. Quindi torniamo alla nostra “denuncia di delitto”. Hanno ucciso il contraddittorio, il salutare confronto tra opinioni diverse e non tanto sulla veridicità dei fatti.
Le norme che definiscono l'ordinamento della professione giornalistica, tra legislazione e codici deontologici, obbligano chi scrive le notizie a rettificarle (nel caso siano errate o offensive) in seguito a formale richiesta. Tuttavia, la semplice richiesta non è sufficiente. Insomma, continuando nell'esempio: dire semplicemente che la vernice succitata non è blu non basta, serve che venga detto qual è il vero colore, e chiedere di correggere la personalissima opinione estetica è qualcosa del tutto fuori dal mondo. A meno che non ci si voglia avvalere del diritto di replica, che è altra cosa. In più non sarebbe nemmeno dignitoso, da parte di chi svolge questa professione, “aggiustare” con una negazione quanto scritto in precedenza. Aggiungere poi, in calce alla richiesta, una minaccia di querela o l'avvertimento che si stia riflettendo sulla eventuale opportunità di querelare l'autore dell'articolo è, a nostro avviso, una palese violazione delle più elementari regole di etichetta istituzionale. Per meglio dire, e su questo punto anche la Cassazione ci sembra che la pensi così, o quereli o chiedi la rettifica, visto che l'adempimento a questo obbligo può portare all'annullamento dell'eventuale domanda di risarcimento danni per diffamazione (sempre ammesso che diffamazione ci sia stata) come forma di tutela dell'attività giornalistica, posto che l'obbligo in questione interviene non appena il giornalista è a conoscenza che la notizia diffusa non è corretta.
Dobbiamo dire che non solo in campo giornalistico sta scomparendo la nobile arte del contraddittorio, ma anche in politica. Come se anni ed anni di ricorrere continuamente alle vie legali per risolvere i contrasti di opinione abbiano del tutto estinto la capacità di confronto tra le parti. Si tratta di una situazione avvilente che si aggrava nel nostro giudizio se si tiene in considerazione che in certi casi le anomale richieste di rettifica corredate dalle fastidiose, seppur blande, minacce giungono dagli uffici stampa di enti o istituzioni. Firmate quindi da colleghi giornalisti che, in linea teorica e pratica, sono perfettamente a conoscenza delle norme – scritte e non – che regolano i rapporti tra notizie, giornalisti, lettori e persone direttamente interessate. Non ce l'abbiamo con i colleghi, che in molti casi si trovano ad essere esecutori di volontà altrui e che siamo convinti si stupiscano almeno quanto noi, ma temiamo che chi commissiona i loro interventi abbia cominciato a credere che il diritto di critica sia identico al reato di lesa maestà. Ma oltre a spiegare ogni volta che così non è, cosa possiamo fare di più?


Consorzio Universitario: Commissario, ma chi gliel'ha fatto fare?

Consorzio Universitario: Commissario, ma chi gliel'ha fatto fare?

conf stampa ScarsoC'è andato giù duramente il sen. Giovanni Mauro nel criticare l'operato del Commissario Scarso sulla questione Consorzio Universitario. Ma al di là dello stabilire chi abbia ragione o torto - pare tra l'altro che l'avv. Scarso abbia fatto alcuni passi indietro - c'è un aspetto sollevato nella nota del senatore che è da valutare con attenzione. Un presidente della Provincia, legittimamente eletto, dovendo assumere una decisione sull'argomento, come avrebbe agito?
Lo sosteniamo da mesi, anzi, esattamente da 19 mesi: la gestione commissariale di un ente qualsiasi, privato del tutto dei suoi organi politici (naturalmente nel caso in cui sia concepito a monte come rappresentanza politica) costituisce un danno per il territorio in cui opera. E questo è il motivo per il quale, normalmente, i commissariamenti sono di altra natura, dovrebbero essere temporanei, con una scadenza conosciuta. Per dire: se un sindaco si dimette, arriva un commissario straordinario a gestire il Comune in attesa che vengano indette le elezioni. Evento più o meno programmabile in un certo lasso di tempo.
Quanto accade (ed accadrà ancora per un po') alla Provincia Regionale di Ragusa, non solo è anomalo, ma è il tipico esempio di prevaricazione di poteri.
In un commissariamento ordinario, tornando all'esempio del sindaco che si dimette, l'attività del commissario, nominato dall'Assessorato agli Enti Locali, è monitorata dal Consiglio comunale e quindi la valenza dell'indicazione politica espressa con dalle elezioni non viene meno perché, in ogni caso, la maggioranza consiliare suggerisce o "agisce" sulle decisioni del temporaneo governo tecnico della città.
Alla Provincia Regionale di Ragusa, dove il presidente ed il Consiglio provinciale sono decaduti non solo perché in scadenza naturale (non è esattamente così, è una semplificazione), ma soprattutto per effetto di una legge regionale.
Sì certo, sappiamo che i lettori più attenti sono perfettamente a conoscenza di quanto accaduto, tuttavia rispolverare brevemente il susseguirsi dei fatti è utile alla costruzione di un determinato ragionamento. Dicevamo: questa legge regionale, la 7/2013, che istituiva i Liberi Consorzi di Comuni in sostituzione delle Province, imponeva che la gestione delle stesse, in attesa della riorganizzazione istituzionale, venisse tenuta da commissari.
Ebbene, i commissari in questione, privati dell'opera di controllo abitualmente svolta dal Consiglio provinciale, si sono trovati "soli al comando", se non per i consigli dei dirigenti - fu lo stesso avv. Scarso a dichiarare che i suoi assessori sarebbero stati i dirigenti - che però hanno il difetto di essere dei burocrati. Intendiamoci, massima stima per il ruolo ricoperto da costoro, tuttavia nulla a che vedere con chi viene eletto. Il discrimine è l'interesse pubblico che l'eletto è chiamato a difendere o promuovere sulla base di un programma elettorale valutato dal cittadino che poi ha scelto con il suo voto a fronte dell'interesse dell'Ente stesso, regolato e tutelato dalla burocrazia che mai, però, viene sottoposta alla prova dell'elettorato.
A questo punto la domanda è la seguente: un commissario è un burocrate o un politico?
Abbiamo l'impressione, almeno a Ragusa, che il Commissario abbia agito molto più da burocrate, con le ovvie conseguenze del caso. Le carte, i documenti, i moduli, le delibere, i protocolli non hanno cuore. I conti, i numeri, i bilanci non ragionano, rispondono solo sulla base di opportunità di risultato, se è più o meno vantaggioso a livello economico ed in quel preciso momento seguire una decisione piuttosto che un'altra.
Eppure sappiamo che l'avv. Scarso un cuore ce l'ha eccome. Insomma, sulla questione del servizio di trasporto per i disabili avrebbe potuto barricarsi dietro la forza delle norme invece che scendere in strada ad incontrare le mamme di quei ragazzi impossibilitati per una carenza pubblica a frequentare le scuole.
Quindi ci chiediamo: ma chi gliel'ha fatto fare di occuparsi del Consorzio Universitario? Di avvicinarsi all'idea di dover intervenire su una questione così delicata come la presenza societaria dell'ente Provincia in quella che, di fatto, è una partecipata? Forse la necessità di dover risparmiare a tutti i costi. Ma, anche in questo caso, ci sembra una ragione un po' tirata per i capelli. E' una patata bollente che avrebbe potuto lasciare tranquillamente a chi nel futuro avrebbe dovuto occuparsi della Provincia, sia nel caso rimanesse tale che nella forma di Libero Consorzio di Comuni.
Sospettiamo, invece, che la maggior pressione nei suoi confronti sia giunta proprio da chi, dietro le carte ed i numeri, abbia pensato innanzitutto all'immediato, al benessere economico di chi lavora proprio all'interno dell'Ente.
E' vero, in un'azienda, volendo osservare la Provincia come se lo fosse, si dovrebbe pensare prima ai propri dipendenti ed è un ragionamento legittimo e comprensibile. Però un'azienda deve saper anche investire. Ancora meglio, secondo noi, prima di prendere decisioni di una certa portata, sarebbe il caso di consultarsi bene non solo con chi guarda ai numeri, ma anche con chi ascolta la gente. In questo modo si fanno meno errori e difficilmente verrà da chiedersi "Ma chi gliel'ha fatto fare?".


Il "Natale Barocco", per alcuni "Tarocco" e il funerale al Duemilatredici

Il "Natale Barocco", per alcuni "Tarocco" e il funerale al Duemilatredici

Il veglione di Capodanno (in piazza San Giovanni a partire dalle 23.30) con il concerto dei "Baciamolemani" è stato pubblicizzato sul web con un simpatico filmato, realizzato dalla stessa band, nel quale si fa il funerale all'anno Duemilatredici.
Il movimento Territorio, congiuntamente a "Megafono" ed alla lista civica "Ragusa Domani", ne ha preso spunto per tornare a criticare l'operato dell'amministrazione Piccito ed in particolare la serie di manifestazioni organizzate per queste feste:
"A guardare i risultati del 'Natale Barocco' - scrivono in una nota - e soprattutto a sentire i commercianti di via Roma, quest’anno è andata davvero male e un funerale sintetizza perfettamente quest’ultimo periodo. Tra gli aumenti delle tasse disposti dall'Amministrazione Piccitto (per fortuna dopo le proteste hanno fatto dietrofront almeno sulle tariffe dei parcheggi a strisce blu) e la carenza di intrattenimenti di qualità (perfino il concerto di sabato scorso in piazza San Giovanni è stato l’ennesimo fallimento natalizio) la gente ha disertato il centro storico con grave danno per i nostri commercianti".
"I risultati negativi - aggiungono - sono sotto gli occhi di tutti mentre le famiglie ragusane sono in ginocchio a causa della forte pressione fiscale dovendo pagare entro il 31 dicembre la Tares alle stelle. Altro che festa in piazza. C’è davvero ben poco da festeggiare".
"L’Ascom Confcommercio parla di un programma natalizio deludente, la Confesercenti lamenta il mancato coinvolgimento dei commercianti. Perfino per il classico concerto di giorno 1 al teatro tenda c’è da pagare un ticket di 10 euro. Insomma - denunciano - un "Natale Barocco" che alla fine sa più di "Natale Tarocco" e che ha visto una spesa di circa 90 mila euro tra feste, festini e luminarie".
E come il filmato promozionale del concerto si conclude con il divertente parto del 2014, anche i rappresentanti politici di una parte dell'opposizione in Consiglio comunale chiudono la loro nota più morbidamente:
"L'augurio che da opposizione porgiamo al sindaco Piccitto e ai componenti della sua Amministrazione è che non continuino a chiudersi in se stessi come hanno finora fatto, sbarrando le porte pure ai loro alleati. Piuttosto ascoltino la città. Amministrare non è facile e soprattutto non si fa dietro al computer. Ascoltino di più la gente ed evitino di tartassarla come hanno fatto nel 2013".


Morto l'uomo scomparso ieri a Ragusa, ritrovato il cadavere

Morto l'uomo scomparso ieri a Ragusa, ritrovato il cadavere

ponte vigili del fuocoE' stato ritrovato morto l'uomo la cui scomparsa era stata denunciata dai famigliari già ieri sera. Nel primo pomeriggio di oggi, intorno alle 14.30, la polizia di Stato, insieme al personale dei Vigili del Fuoco, ha scoperto il cadavere. L'assenza da casa dell'uomo, G.C. le sue iniziali, aveva fatto preoccupare la famiglia per via delle condizioni psicologiche in cui si trovava. Pare, infatti, che fosse affetto da una forte depressione acuitasi durante questi giorni di fine anno. Immediatamente gli agenti di polizia, coordinati dal commissario capo Nino Ciavola, hanno avviato l'indagine che, purtroppo, hanno portato al ponte San Vito, da tempo meta finale di tanta disperazione.
(Foto nel riquadro piccolo di Daniela Raniolo)


Abolizione Province: la bufala dell'unico "fatto" di Crocetta.

Abolizione Province: la bufala dell'unico "fatto" di Crocetta.

Con la legge n. 7/2013 il Governo Crocetta ha di fatto abolito le Province Regionali per sostituirle con i Liberi Consorzi dei Comuni, a patto che, entro martedì prossimo, venisse scritta un'altra norma utile al riordino amministrativo dei territori.
E' l'unico atto del quale il presidente Crocetta ed i suoi sostenitori si siano potuti vantare in questi mesi.
Eppure il 2013 si sta esaurendo insieme alla maggioranza che fino ad oggi ha sostenuto Crocetta. Un emendamento presentato dal leader dell'opposizione e votato favorevolmente da 33 deputati (32 i contrari) ha stoppato il ddl con il quale il Governo chiedeva tempo fino al 28 febbraio per scrivere la nuova legge.
Ed ecco che l'unico "fatto", fino ad oggi pomeriggio congelato in attesa di comprendere come procedere, si è tramutato in una sorta di paradosso giuridico - amministrativo: non è possibile prorogare i commissariamenti in corso che, tuttavia, sono automaticamente prorogati per la legge sugli Enti locali di 45 giorni. Ne consegue che il Governo regionale ha un mese e mezzo per provvedere alla stesura di una nuova legge, che deve passare per l'apposita Commissione parlamentare e poi in Sala d'Ercole. Superato questo limite di tempo non si potrà fare altro che indire i comizi elettorale e richiamare i cittadini alle urne per scegliere i nuovi nove presidenti delle Province Siciliane. Operazione che necessita di altri 45 giorni, durante i quali dovranno essere nominati altri commissari.
Ma cosa accadrà dall'1 gennaio? Se è vero che le Province erano di fatto abolite, quale potrà essere la capacità di spesa di questi Enti per i prossimi mesi. Con quali fondi verranno assicurati i numerosi servizi che le Province sono chiamate a svolgere? Come saranno gestiti gli istituti scolastici provinciali, la manutenzione delle strade, le società partecipate (prendiamo ad Esempio il Consorzio Unversitario di Ragusa). Abbiamo già assistito alle proteste per i tagli al servizio di trasporto dei disabili. Dovremmo prepararci ai cortei e agli scioperi nei primi mesi del 2014? Temiamo di sì.
C'è di buono che in questo modo la Regione non può più giocare sull'argomento e ogni deputato regionale sarà chiamato a prendere una decisione chiara fin da subito: resuscitare le Province o dare vita ai Liberi Consorzi. Non potranno più temporeggiare e 'sta volta, memori di quanto velocemente siano trascorsi questi nove mesi dalla legge 7/2013, dovrebbero sapere già che 45 giorni passano veramente in fretta tra le aule del potere.


Ragusa, nulla di fatto per l'elezione del vicepresidente del Consiglio Comunale

Ragusa, nulla di fatto per l'elezione del vicepresidente del Consiglio Comunale

Giovanni Iacono Consiglio ComunaleNulla di fatto in Consiglio Comunale a Ragusa, questo pomeriggio, quando si è proceduto, come previsto dalla Conferenza dei Capigruppo, alla votazione per eleggere il vicepresidente del Consiglio. 24 schede bianche e sei nulle l'esito delle operazioni di voto. Un risultato anomalo, inconsueto, ma per certi versi prevedibile. La maggioranza, infatti, aveva offerto alle opposizione la carica per dimostrare la volontà di un'apertura politica alla collaborazione. Gesto, però, è stato recepito come una "gentile concessione" da parte di chi, con la forza dei numeri in Consiglio, potrebbe fare il bello ed il cattivo tempo. Non si è tenuto conto, però, che l'altra fetta di Consiglio Comunale che non fa parte della maggioranza, è composta da anime diversissime, spesso in contrasto tra loro oltre a essere state tutte rivali in campagna elettorale. Come potrebbero "le opposizioni" trovare la quadra nella scelta di un nome cui affidare una carica di servizio più che di effettiva utilità?
Toccherà, secondo noi, ai 18 consiglieri di maggioranza togliere le castagne dal fuoco alle "opposizioni" per la elezione del vicepresidente. Considerando anche che proprio i pentastellati dicono di "non volere attendere che si concludano logiche di spartizione" sulla carica di vicepresidente del Consiglio Comunale.


Movimento Civico Ibleo per il ballottaggio, Antoci: "Né Cosentini né Piccitto".

Movimento Civico Ibleo per il ballottaggio, Antoci: "Né Cosentini né Piccitto".

Movimento Civico IbleoConferenza stampa stamane dell'on. Franco Antoci per illustrare le decisioni emerse dal recente incontro del Movimento Civico Ibleo in vista del ballottaggio della prossima settimana.
"Nessun apparentamento - ha spiegato Antoci - né con Cosentini né con Piccitto. Da candidato della coalizione di centro destra, coerenza vuole che la lista che ho promosso e che mi ha sostenuto non possa appoggiare il candidato sindaco del centrosinistra. Inoltre la base ha espresso la volontà di non sostenere Cosentini, avendo approntato tutta una campagna elettorale all'insegna della discontinuità. D'altra parte - ha continuato Antoci - non avendo avuto confronti con il candidato del M5S e sapendo già che il loro programma per la città è totalmente discordante dal nostro, non c'è ragione per la quale si dovrebbe appoggiare quella proposta politica".
Quindi nessun accordo politico o tecnico per Antoci che però rivolge un invito ai cittadini: "Voglio chiedere loro di recarsi comunque alle urne per esprimere un voto. Astenersi vuol dire delegare ad altri le decisioni e ritengo, invece, che sia giusto che i ragusani decidano e lo facciano secondo la loro intelligenza e le loro idee".


Per il ballottaggio a Ragusa apparentamento Barone - Cosentini

Per il ballottaggio a Ragusa apparentamento Barone - Cosentini

Cosentini BaroneSi svolgerà domattina, presso la sede del comitato elettorale del candidato sindaco Giovanni Cosentini, una conferenza stampa durante la quale lo stesso candidato illustrerà le decisioni prese per il turno del ballottaggio e le motivazioni che le hanno determinate.
Intanto, in una nota, Ciccio Barone, candidato a sindaco, arrivato però quinto nella competizione elettorale, ha già informato delle decisioni prese:
“Non si può stare alla finestra, puntare il dito contro ciò che non corrisponde alle nostre aspettative e valutazioni, ed avere un atteggiamento passivo. In tanti hanno detto, in questa campagna elettorale, che chi non esprime un parere o un voto, non ha poi motivo di lamentarsi quando sono stati gli altri a scegliere anche per te. Seguendo questo filone e soddisfatto del risultato ottenuto, la compagine di Idee per Ragusa e Costruiamo il Futuro ha accolto l’invito ad un dialogo con il candidato sindaco Giovanni Cosentini e con la coalizione che lo sostiene. Nell’incontro che si è svolto oggi, in un clima assolutamente informale, si è avviato un confronto sul piano programmatico, verificando quali punti tematici contenuti nel nostro programma potrebbero essere valutati come propri dal candidato sindaco Cosentini. E in modo contestuale quali punti del loro programma elettorale, possono trovare convergenza nel nostro modo di fare, agire e pensare. Ciò di cui si è discusso stamani è stato oggetto di una riunione straordinaria con tutto l’entourage delle liste civiche Idee per Ragusa e Costruiamo il Futuro. In quella sede, in un clima di assoluta collegialità come sinora compiuto in ciascuna occasione, si è discusso in termini progettuali della raggiunta intesa programmatica e politica con il candidato sindaco Cosentini e con la sua coalizione che ci consentirà di procedere accanto al turno di ballottaggio, sin d'ora garantendo pieno sostegno alla sua elezione”.