Lo stop ai voli e la politica.
Continua la fase eruttiva dell’Etna che paralizza i voli nella Sicilia orientale. L’aeroporto internazionale di Catania ha disposto la chiusura degli spazi aerei interessati dalla nuvola di cenere vulcanica – nello specifico il settore a sud-ovest (C1) -, bloccando tutti i voli in arrivo fino alle ore 19:00 locali. La Sac, società di gestione dello scalo etneo, ha tuttavia confermato che le partenze rimangono al momento consentite, operando dalla pista 08. Ieri sera intorno alle 21:30, si è aperta un’ulteriore bocca eruttiva all’interno della Valle del Bove, a una quota di circa 1.900 metri nei pressi di Monte Simone. La densa nube di cenere generata dall’eruzione si sta attualmente disperdendo in direzione sud-sud-est. Per evitare disagi e affollamenti nei terminal consigliamo di non mettersi in viaggio verso lo scalo senza aver prima verificato lo stato e l’operatività del proprio volo direttamente con la compagnia aerea di riferimento. Nelle prossime ore si potrà capire se le limitazioni ai voli verranno prolungate o se la situazione meteorologica e vulcanica permetterà un graduale ritorno alla normalità. La politica siciliana guarda alla situazione di crisi con un occhi molto critico. L’on Campo di fronte all’ennesima chiusura di Fontanarossa, ai disagi di tanti passeggeri e al nostro comparto turistico e commerciale che brucia milioni di euro per ogni giorno di chiusura insiste nell’accusare il centrodestra ricordando che certi disastri ambientali non arrivano all’improvviso ma a causa dell’improvvisazione di una classe politica che non riesce a governare gli eventi”.
Stefania Campo insiste nel dire che non c’è un piano di emergenza che sia collaudato e costante e non si capisce perché ci sono stati tanti incontri sull’aeroporto che di tutto hanno parlato tranne che di un piano per la gestione di un’emergenza chiara visto che Catania è una delle poche città al mondo ad avere un aeroporto a ridosso di un vulcano attivo. La tematica della vendita delle quote di Sac ha sempre la priorità rispetto ai bisogni dei siciliani, fare cassa velocemente e in modo poco trasparente e antieconomico per coprire chissà quale bisogno finanziario. Adesso la scusa è che l’Ars ha chiuso i battenti per le ferie estive, ma noi chiediamo ugualmente un tavolo di confronto immediato affinché come assoluta priorità per il futuro ci sia un piano preciso di gestione emergenze, che naturalmente comprenda anche l’aeroporto di Comiso, tra l’altro della stessa società di gestione, non bloccando di fatto un’intera Sicilia orientale con un aeroporto situato a un centinaio di chilometri. La soluzione passa necessariamente anche da Comiso, aeroporto che non può continuare a essere considerato una struttura accessoria o una riserva da utilizzare in modo improvvisato soltanto quando Catania va in crisi.

