Legambiente: “Il settore rifiuti è fermo, la città è più sporca ed il bando è illegittimo”

Da due mesi il comune di Ragusa è senza assessore all’ambiente, e si vede.
L’Amministrazione Comunale di Ragusa alla fine dello scorso anno, aderendo al piano nazionale riduzione rifiuti del Ministero dell’Ambiente dell’8/10/2013, aveva avviato interventi di riduzione, per abbassare i costi di smaltimento, far durare di più la discarica e riutilizzare beni a favore delle fasce della popolazione più svantaggiate. Erano stati firmati dei protocolli d’intesa con la Grande Distribuzione Organizzata e con alcune aziende agricole per il recupero degli alimenti commestibili ma non più commercializzabili, così raccogliendo e distribuendo quasi cento tonnellate di ortaggi biologici. Era stato organizzato il mercato del riuso, insieme a Vo.Cri. e Legambiente, all’interno della settimana europea di riduzione dei rifiuti, evento molto partecipato. Per quest’ultima iniziativa, era in previsione la sua istituzionalizzazione con periodicità bimestrale ed inizio il 9 maggio. Ma Il 9 maggio è passato da un bel po’ ed il mercato del riuso non si è svolto, così come sembra essere stato abbandonato il recupero degli alimenti. La strategia di riduzione dei rifiuti, entrata nel progetto PIMPAS del Ministero, si è così persa per strada.

Eppure con il cambio dell’assessore ci si sarebbe aspettata, a detta del Sindaco, una migliore e più veloce gestione dei rifiuti e una maggiore pulizia della città, visto che il problema era la lentezza dell’ex Assessore Conti. A guardarsi intorno non si vede né l’una né l’altra, anzi la città è più sporca: il diserbo viene effettuato quando capita e senza il ritiro dell’erba, così come lo spazzamento stradale non viene più eseguito in periferia con cadenza trisettimanale come stabilito dal capitolato d’appalto. Per non parlare della comunicazione ambientale che sembra essersi volatilizzata nonostante manifesti e pieghevoli siano pronti da oltre due mesi in tipografia. Anche la pulizia delle spiagge, che deve essere quotidiana dal 1° giugno, lascia a desiderare, se tanti si lamentano. Comincia quindi a prendere realmente corpo l’ipotesi che nella defenestrazione dell’Assessore abbia pesato alquanto la multa di diverse centinaia di migliaia di euro comminata per inadempienza del contratto alla ditta che gestisce la raccolta dei rifiuti. Evento sconosciuto nella recente storia dei rifiuti a Ragusa e che evidentemente doveva rimanere un fatto isolato.

Ma anche nelle poche cose fatte si riscontra superficialità e incompetenza. Infatti meraviglia il nuovo appalto di 6 mesi + 6 con il quale, in una situazione di elevata disoccupazione, l’A.C. di Ragusa riserva gli eventuali posti che si renderanno disponibili nell’organico del servizio raccolta rifiuti a lavoratori già occupati in una ditta privata e per giunta residenti in altri comuni. E’ quanto si evince dall’art. 18 del capitolato d’appalto della prossima gara che dà priorità assoluta di assunzione a “DIPENDENTI ASSUNTI DALL’IMPRESA BUSSO UNILATERALMENTE ANCHE OLTRE L’ORGANICO AUTORIZZATO DAL COMUNE DI RAGUSA “. Sembrerebbe evidente che l’A.C. di Ragusa voglia fare una cortesia ad una ditta privata assumendone indirettamente i dipendenti e facendoli retribuire dai Ragusani, mentre nel contempo si penalizzano imprese locali, come nel caso dell’autorizzazione concessa alla ditta Busso a conferire la plastica differenziata di Ragusa ad un’ impresa di Modica, togliendo lavoro ed occupati ad una impresa ragusana che per oltre 15 anni ha selezionato e imballato in modo irreprensibile gli imballaggi per conto del Comune. Ma al di là di queste considerazioni l’art. 18 del nuovo capitolato d’appalto è illegittimo, e quindi va ritirato, in quanto l’A.C. non può obbligare la ditta privata che vincerà la gara ad assumere lavoratori indicati praticamente per nome e cognome. Ciò contrasta con le norme giuridiche di questo paese che tutela la libertà di impresa .

Stupisce infine che in una fase di transizione nelle gestione dei rifiuti, qual è la nuova gara, si aumenti il numero dei dipendenti, e quindi il costo del servizio, da 2,1 per 1000 abitanti a 2,3 mentre la media in Italia è di 1,5. Considerato che qualsiasi aumento di costo del servizio deve essere coperto al 100% dai cittadini sarebbe stato onesto da parte del Sindaco consultarli, per sapere se fossero disponibili ad accettare un aumento della tassa sui rifiuti. Non risulta quindi attendibile la notizia diffusa da qualche sindacato corporativo, che con il nuovo appalto ci saranno dei licenziamenti.

di Rosario Distefano21 Giu 2014 12:06