Trapani e la Ryanair

ryanairSe dalle nostre parti si parla dell’apertura dell’aeroporto di Comiso in toni euforici in un’altra parte della Sicilia, per la precisione a Trapani, questa importante infrastruttura apre un nuovo dibattito. Vi riportiamo un articolo pubblicato sul sito www.trapaniok.it  che parla proprio della situazione che si sta venendo a creare mettendo in evidenza risvolti inediti per noi.
Ecco il testo: l’apertura dell’aeroporto di Comiso è, ormai, imminente. Due giorni fa è stata firmata la convenzione che prevede il servizio di assistenza di volo e questo è uno degli atti propedeutici all’apertura ufficiale dell’impianto ragusano. Comiso, si è sempre paventato, rischia di compromettere il funzionamento dell’aeroporto Vincenzo Florio di Birgi.

La Sicilia potrà mai sfruttare appieno due strutture che, tutto sommato, si assomigliano in termini di capacità e potenzialità del territorio? Ragusa e Trapani devono, inoltre, fare i conti con gli storici aeroporti di Palermo e Catania e, in un mondo con sempre meno possibilità economiche, la guerra fra le parti rischia di lasciare morti e feriti sul campo. Senza se e ma.   Comiso, però, non fa paura. Non a Birgi, almeno. La paura la fa lo stesso territorio trapanese e le istituzioni pubbliche che ne dovrebbero tutelare l’economia e le stesse potenzialità. A marzo prossimo scade il contratto con Ryanair e il rischio che il colosso europeo del low cost possa lasciare il Vincenzo Florio è plausibile. Le istituzioni sono assenti e manca persino, come sappiamo, un presidente della Provincia. I sindaci continuano a fare orecchie da mercante e non vanno nemmeno alle riunioni indette dal Cda Airgest (chi ci va adduce scuse stupidine per non contribuire al sostentamento dell’aeroporto). Non si fanno sentire più nemmeno le associazioni di categoria e gli operatori turistici. Ma Birgi è in bilico, malgrado la concessione trentennale ormai nel cassetto (speriamo). Non è Comiso a fare paura ma il disinteresse degli stessi trapanesi.
Se va via Ryanair va via un pezzo di futuro.   
Perchè se non riusciamo a tutelarlo ora come pensiamo di tamponare, eventualmente, la dipartita di due milioni di passeggeri in arrivo e partenza che, grazie all’accordo stipulato con Ryaniar, ormai sono più che una certezza da queste parti?
Dunque c’è questo pezzetto di verità che può interessare la nostra classe dirigenziale. Se è vero infatti che a marzo prossimo scade il contratto tra Ryanair e Trapani è probabile che la compagnia irlandese possa valutare con un certo interesse il  posizionarsi in Sicilia orientale dove il traffico passeggeri sembra più appetibile. Il problema sono i costi da affrontare.  Si sa che le low cost vogliono degli aiuti in ternini di denaro o di vanatggi. Ad esempio una richiesta che viene spesso avanzata è l’utilizzo dell’aeroporto praticamente a costo zero. Insomma senza pagare tasse di atterraggio ne altri servizi. Qualcosa che in termini di soldoni vale 2 o 3 milioni di euro l’anno. Potrebbe essere un affare ma  i costi della struttura in qualche modo devono essere affrontati e qui entra in ballo la società di gestione, cioè la Soaco o forse meglio la SAC. E’ disposta, in questo caso, ad accettare una perdita così evidente per favorire il territorio? Praticamente se la Ryanair porta i passeggeri chi paga per i servizi?  Ecco il dilemma. Comunque sono discussioni da affrontare a brevissiomo termine visto che le operazioni per arrivare all’apertura dello scalo vanno avanti con velocità. Oggi ad esempio funzionari dell’Enav sono stati in aeroporto per effettuare delle prove  tecniche e tutto sembra procedere per il meglio.
di Redazione07 Nov 2012 16:11