Molte ombre sulla privatizzazione SAC.
Riportiamo un articolo pubblicato su “la nazione siciliana” aggiungendo che condividiamo tutto quello che scive l’amico Rino Piscitello.
La privatizzazione della Sac, la società che si occupa della gestione dell’aeroporto di Catania e di quello di Comiso, si trasforma in un intricato caso politico e burocratico che agita i palazzi del potere regionale. Quello che doveva essere un percorso lineare per attrarre grandi capitali internazionali sta trovando sul suo cammino ostacoli normativi inattesi e forti resistenze all’interno della stessa maggioranza di governo che sostiene il presidente della Regione, Renato Schifani. Al centro delle polemiche vi è la gestione dell’intera operazione finanziaria, considerata da alcuni opaca e centralizzata. L’aeroporto Vincenzo Bellini di Catania-Fontanarossa, con un traffico che sfiora i dodici milioni e mezzo di passeggeri all’anno e un piano di investimenti miliardario proiettato verso la metà del secolo, rappresenta una delle infrastrutture più ricche e strategiche di tutto il Mezzogiorno d’Italia.
Proprio per questo motivo, diversi parlamentari dell’Assemblea Regionale Siciliana hanno chiesto immediata chiarezza sulle procedure di cessione delle quote, sollevando dubbi sulla reale ripartizione dei poteri decisionali tra il consiglio di amministrazione e l’amministratore delegato, Nico Torrisi. Le critiche si concentrano sul rischio che una vendita effettuata senza una previa valutazione interna e indipendente del valore economico delle quote possa favorire la nascita di cartelli al ribasso tra i pochi gruppi finanziari in grado di competere.
A complicare lo scenario politico si aggiunge un’anomalia che riguarda la proprietà stessa della società che gestisce l’aeroporto. La quota di maggioranza assoluta della Sac, pari a circa il 60% delle azioni, è infatti nelle mani della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia. Questa realtà, tuttavia, non è guidata da rappresentanti eletti delle categorie produttive, ma si trova da circa tre anni e mezzo sotto regime di commissariamento straordinario. Alla guida dell’ente siede Antonio Belcuore, nominato dalla giunta Schifani poco dopo il suo insediamento nel gennaio del 2023.
Diversi deputati regionali, sia dell’opposizione sia della coalizione di governo, considerano un paradosso il fatto che una decisione così cruciale per il futuro economico e per la sovranità infrastrutturale del territorio sia assunta da una figura temporanea e di nomina politica, escludendo dal dibattito le associazioni di categoria , gli imprenditori, i sindacati e i cittadini dei territori di Catania, Siracusa e Ragusa che sarebbero invece coinvolti se si fosse proceduto alle elezioni democratiche dei vertici della Camera del Sud Est.
Da parte degli autonomisti del MpA-Grande Sicilia è arrivato un deciso altolà all’operazione. In prima fila c’è il deputato regionale Santo Primavera, che ha sollevato il caso direttamente tra i banchi dell’Ars con un’interrogazione parlamentare indirizzata al presidente Schifani e agli assessori alle Infrastrutture Alessandro Aricò e alle Attività produttive Edy Tamajo.
A fargli eco sul territorio è Pina Alberghina, coordinatrice cittadina di Catania del movimento, la quale richiede di congelare l’iter di privatizzazione dell’aeroporto e di sottoporre ogni decisione finale a un voto vincolante del Consiglio comunale del capoluogo etneo, garantendo precise tutele occupazionali e adeguate opere di compensazione urbana. Una presa di posizione che crea l’ennesima crepa nella coalizione regionale, mentre da Roma il governo nazionale spinge per accelerare i tempi.
Anche a Siracusa vi sono malesseri sul bando in considerazione del fatto che la quota del Libero Consorzio non è stata tenuta in alcuna considerazione.
Sul fronte tecnico, la complessa macchina amministrativa italiana ha finito per spiazzare persino i colossi mondiali del settore aereo come i francesi di Vinci, i tedeschi di Fraport o gli spagnoli di Aena. Le multinazionali si sono trovate in difficoltà di fronte a strumenti normativi prettamente italiani come l’obbligo della posta elettronica certificata e della firma digitale. Su questo punto, appare singolare, che una procedura pensata per attrarre investitori di portata globale sia stata strutturata senza tenere minimamente conto di tali barriere burocratiche.
Le tante richieste di chiarimento arrivate al responsabile del procedimento hanno costretto la società a fare marcia indietro sulla prima scadenza, prorogando il termine ultimo per la presentazione delle manifestazioni di interesse dal 3 al 15 giugno. In attesa di comprendere se verranno superati o meno i malesseri della politica.

