Blindato Stefano Martorana, mentre il sindaco ammette i suoi errori

Si può tornare a lavorare. Finalmente. Non parliamo di pace, di crisi rientrata, di contrasti dimenticati, ma solo di ars politica ossia di mediazione, perché come scrivevamo, la politica è l’arte di riuscire a mediare tra le parti in nome di un bene supremo, che è sempre e solamente l’interesse generale.

E’ ciò che è accaduto a Ragusa, a Palazzo dell’Aquila, in seno alla maggioranza di governo. Sicuramente un ruolo decisivo è stato giocato dagli onorevoli Cancelleri, Di Maio e Di Battista, che nei giorni scorsi si sono incontrati a Ragusa con il sindaco e i consiglieri. Anche se tutti, e per tutti intendiamo Amministrazione, con il sindaco in testa, e consiglieri di maggioranza, si erano resi conto, ormai da tempo, di aver tirato un po’ troppo la corda.
Non ci sono né vincitori né vinti, nessuno parla in questi termini, nessuno vuole gettare altra benzina sul fuoco. Il tempo stringe, le scadenze elettorali si avvicinano e soprattutto Ragusa va governata.

Questo il risultato raggiunto dalle due controparti.

Iniziamo col dire che le due fazioni hanno ammesso candidamente i propri errori, tutti hanno fatto un passo indietro. Un bagno di umiltà? Un mea culpa generale? Non esageriamo, piuttosto bisogna leggere i frenetici incontri avvenuti in questi giorni, e quindi l’accordo raggiunto, alla luce di due semplici ragionamenti: Dobbiamo completare il lavoro iniziato e non possiamo lasciare la città in mano ai nostri avversari politici.

Il primo risultato eclatante riguarda il futuro di Stefano Martorana. L’assessore al Bilancio era, è e continua ad essere intoccabile, in un modo o nell’altro il suo posto è stato blindato. In questa guerra di nervi, di accuse e rivendicazioni continue, forse e diciamo solo forse, Stefano Martorana era diventato un po’ l’agnello sacrificale di questa lotta intestina. Il capro espiatorio, buono sia per spiegare tutti i problemi nati in questa maggioranza sia per risolverli d’un colpo, col suo semplice licenziamento. Non è stato così, sarebbe stato troppo semplice, banale e sicuramente non risolutivo.
Alla sua conferma però non corrisponde nessun rimpasto in Giunta. Si potrebbe facilmente pensare, a questo punto, che la fronda dissidente, che nelle ultime settimane comprendeva tutti i 16 consiglieri, si sia genuflessa allo strapotere del sindaco. Non è così. Nessuna genuflessione, anzi.

I consiglieri hanno ottenuto un risultato estremamente importante, anche se all’apparenza effimero. Sono riusciti ad ottenere dignità ossia il riconoscimento effettivo del loro ruolo, del loro peso, della loro importanza. In fondo, chi vota in Aula, chi approva o boccia i vari provvedimenti, sono solo loro. Loro hanno il coltello dalla parte del manico.
Tutti i dissapori pare siano nati proprio da ciò. Il sindaco, detto in altri termini, avrebbe sistematicamente snobbato i consiglieri. Non li avrebbe tenuti in debito conto, non facendoli partecipare, in ultima analisi, ai processi decisionali della maggioranza. Un atteggiamento giustamente mal digerito dai consiglieri più strutturati, un malessere cresciuto sino a coinvolgere tutta la maggioranza consiliare.

Cosa vorrà dire tutto ciò in pratica? Lo staremo a vedere, di sicuro questa simbolica stretta di mano, tra l’Amministrazione ed i consiglieri dei 5 Stelle, non va sottovalutata. E’ un impegno preciso, è un atto di responsabilità, nei confronti di loro stessi, nei confronti dei maggiorenti del Movimento e perciò del Movimento, nei confronti della città. D’ora in poi non potranno più commettere gli stessi errori.

L’ultimo nodo da sciogliere è e rimane la nomina dell’assessore alla Cultura. Mentre si affievoliscono sempre di più le possibilità di un reintegro della Campo, e non perché giudicata colpevole, ma più che altro per un discorso d’immagine dei 5 Stelle a livello nazionale, non si capisce ancora chi potrebbe sostituirla, anche perché non esiste una rosa di candidati.

di Rosario Distefano25 Gen 2016 15:01