Corpi luminosi. “Non un appalto di fornitura, ma di lavori”, la denuncia della Migliore e della Nicita

 

Sonia Migliore e Manuela Nicita, portavoce in Consiglio comunale del Laboratorio politico culturale 2.0, hanno presentato un’interrogazione sull’appalto per la Riqualificazione energetica dei corpi luminosi degli impianti di pubblica illuminazione (importo di gara €. 1.022.322,48), perché hanno riscontrato alcune anomalie derivanti dalla denominazione del bando, come “Appalto di lavori” e non di “Fornitura e posa in opera”. Denominazione ripetuta anche nel capitolato speciale. Ciò ha dato la possibilità di utilizzare una procedura ristretta, tramite l’invito di determinate ditte, piuttosto che di una procedura aperta. Le domande che sostanzialmente si pongono le due consigliere sono due: Perché è stata adottata una procedura ristretta e non una procedura aperta? Perché non è stata fatta una gara per un appalto di “forniture e posa in opera”, invece che una procedura di “lavori”?

Una prima conseguenza di questa differente dicitura riguarda la possibilità o meno di pubblicizzare la gara sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea (GUCE). Infatti la legge stabilisce che: “se il valore degli appalti non supera i €.211.000,00, per servizi e forniture, o i €.5.278.000,00, per i lavori”, non occorre la pubblicazione sulla GUCE, ovviamente la mancata pubblicazione in Gazzetta riduce drasticamente il numero delle imprese partecipanti alla gara stessa. Senza contare che il numero delle potenziali ditte partecipanti è stato ulteriormente ridotto grazie ad una selezione a monte, infatti all’offerta bisognava allegare un esemplare, per ciascuno dei tre tipi, di corpi illuminanti che si intende installare.

Qui la seconda anomalia. Il Codice dei Contratti è estremamente chiaro in materia: un campione della merce può essere chiesto solo se la gara riguarda la fornitura di un bene specifico, ma non se la gara riguarda un appalto di lavoro da eseguire. In questo caso, ciò che la ditta deve esibire, è l’attestato SOA ossia la sua capacità economica. Va da sé che nella gara per la Riqualificazione energetica dei corpi luminosi, che la Stazione appaltante ha definito come un appalto di lavori, la produzione di una campionatura non ha ragion d’essere, a patto che non la si voglia considerare, e ne ha tutto l’aspetto, come una clausola escludente.

Ma le anomalie continuano. L’aver definito questa gara come un appalto di lavori e non di forniture, può far prospettare un danno erariale per le casse comunali. Appare evidente che lo sconto, che la ditta vincitrice potrà ottenere dal grossista, sarà ovviamente minore della scontistica che si sarebbe potuta ottenere avendo un rapporto diretto con il grossista, ma la gara stranamente non riguarda una fornitura di beni.

Infine, grazie a questa dicitura è stato possibile istituire un fondo di €.20.000,00 quale incentivo alla progettazione, in quanto l’appalto di opere pubbliche presuppone la redazione di un progetto esecutivo, fondo impossibile da istituire (manca la progettazione) se l’appalto riguarda la fornitura e la posa in opera.

A prova di quanto detto sin qui un appalto per lavori pubblici, del valore di più di un milione di euro, avrebbe dovuto contemplare una spesa per il personale ben più elevata dei 52.915,00 euro del bando ossia solo il 5%, va da sé che il restante 95% riguarda la spesa per i corpi luminosi. Per questo le due consigliere chiedono all’Amministrazione di ritirare il bando in autotutela.

di Redazione16 Mar 2015 18:03