Il Ministero taglia il 34% degli stanziamenti per le cooperative sociali che impiegano i detenuti nelle carceri

Emergenza lavoro detenuti – Ripartizione fondi “Smuraglia” anno 2015

E’ stato pubblicato sul sito internet del Ministero della Giustizia il provvedimento del 17/12/2014 a firma del Capo del DAP che ha approvato la ripartizione del credito d’imposta fruibile dalle cooperative sociali che impiegano detenuti. La ripartizione discende dall’applicazione dell’art. 6, comma 1, del Decreto del Ministro della Giustizia 24 luglio 2014 n. 148 attuativo della Legge 193/2000 “Smuraglia” (Regolamento recante sgravi fiscali e contributivi a favore delle imprese che assumono detenuti). Detto articolo ha stabilito le nuove modalità di utilizzazione del credito d’imposta, imponendo alle cooperative interessate di presentare “entro il 31 ottobre dell’anno precedente a quello per cui si chiede la fruizione del beneficio, una istanza presso l’istituto penitenziario”. Ora, è successo che le cooperative entro il termine di legge hanno comunicato ai propri istituti penitenziari il fabbisogno per l’anno 2015, basato sui detenuti già in forza e su quelli di prossima assunzione in base al volume delle attività e delle commesse acquisite.
Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria si è così accorto che l’ammontare complessivo richiesto (circa 9 milioni di euro) era superiore del 34% a quanto previsto nel fondo a disposizione (€ 6.102.828,00 le risorse destinate al credito d’imposta per l’anno 2015, poi ridotte ad € 5.893.500,00 in seguito alla rimodulazione del budget disposta con nota n. 415129-2014 del 3 dicembre 2014 della Direzione Generale del Bilancio del DAP).
Il risultato è stato un taglio proporzionale di tutte le richieste, così oggi le cooperative sanno di avere a disposizione il 34% in meno di credito d’imposta per l’anno 2015.
Come può capire facilmente anche chi non è addetto ai lavori, le conseguenze di questo vincolo burocratico daranno un’altra tremenda mazzata al lavoro penitenziario gestito dalle cooperative, a brevissima distanza dalla nota vicenda delle cucine. Come può un’impresa programmare le proprie attività se discrezionalmente le risorse a disposizione vengono ridotte del 34%?
A bocce ferme chi nel 2014 aveva 10-50-100-150 detenuti assunti si troverà nel 2015 a licenziarne 3-15-30-50 e ad andare dall’imprenditore, con tanta fatica portato in carcere, e comunicare che abbiamo scherzato, che eravamo su “Scherzi a parte”. Non parliamo di percorsi di sviluppo, di assumere nuovo personale, di avviare nuovi progetti. Chi dovrebbe, in linea teorica, favorire e incentivare i percorsi rieducativi dei detenuti, il Ministero della Giustizia attraverso il DAP, costringe le imprese sociali piano piano a chiudere.
Prima dell’emanazione del nuovo regolamento le cooperative, sia direttamente che a mezzo delle federazioni di rappresentanza, avevano fatto presente in diverse occasioni che si trattava di un vincolo burocratico troppo stringente e troppo penalizzante per l’attività imprenditoriale e per le possibilità di incremento dei percorsi di inserimento. Tra l’altro, come accade sempre quando la legge stabilisce crediti d’imposta previsionali, sarebbe quasi impossibile per le cooperative presentare un’istanza attendibile, perché nel dubbio e comunque in buona fede, tutti sono indotti a stime in eccesso, a causa dell’elevato turnover dei detenuti all’interno delle carceri e della variabilità in più o in meno delle commesse e delle risorse necessarie.
Coscienti del rischio che si stava profilando, le cooperative avevano anche suggerito di dividere in modo diverso la dotazione economica della Legge “Smuraglia”, suddivisa oggi tra credito d’imposta (€ 6.102.828,00, poi ridotti a € 5.893.500,00) e sgravi contributivi (€ 4.045.284,00 ridotti poi a € 3.906.500,00). Era stato chiesto di aumentare di almeno un milione il fondo per il credito d’imposta e ridurre proporzionalmente quello dello sgravio contributivo, proprio per far fronte alla quasi certa insufficienza del credito d’imposta, oggi puntualmente avveratasi.
Nessuno dal Ministero della Giustizia ha prestato ascolto, ogni suggerimento è caduto nel vuoto e oggi le cooperative si trovano costrette a fare i conti con un problema gravissimo, perché dovranno licenziare i lavoratori in esubero e riprogrammare al ribasso le attività per il 2015, rinunciando probabilmente a commesse già acquisite.
Dal DAP è stato promesso che in corso d’anno sarà possibile rivedere gli stanziamenti, sulla base delle verifiche che saranno effettuate. Ma quale imprenditore rischia la propria attività se non può prevedere con sufficiente certezza quante risorse avrà l’anno dopo?
Forse, dopo la chiusura delle cucine in dieci istituti questo fatto conferma l’esistenza di un disegno di progressivo smantellamento del lavoro in carcere, così come oggi è organizzato e gestito dalle cooperative sociali. In un Paese alla deriva umana, economica e sociale come l’Italia ci aspetteremmo che chi è chiamato a governare riconosca e valorizzi le poche cose che funzionano e intervenga per correggere quelle che non funzionano. Nel caso del lavoro penitenziario sta accadendo esattamente il contrario.
Se questo processo non verrà arrestato ci troveremo nel giro di uno, due anni ad assistere all’abbandono totale di tutte le attività lavorative vere dalle carceri italiane come successo a fine anni settanta e inizio anni ottanta a causa scelte politiche sbagliate. Qualcuno forse vuole rimanere nella storia.
Clicca qui per visionare il Provvedimento 17 dicembre 2014 – Approvazione della tabella riepilogativa di tutte le Cooperative Sociali ed Imprese autorizzate a fruire per il 2015 delle agevolazioni previste dalla legge 193/2000 

di Redazione12 Gen 2015 18:01