L’abolizione delle province è solo uno spot, il giudizio è unanime

Ieri al Comune di Ragusa si è svolto un Consiglio comunale aperto sull’istituzione dei Liberi consorzi e quindi sulla fine della Provincia regionale. Le perplessità sono tante ed i problemi, che questa riforma sta creando e creerà, sono anche di più. Il giudizio è unanime, questa legge ha tradito lo spirito originario per cui era stata proposta, per molti è solo uno spot elettorale.

Al Consiglio sono intervenuti tra gli altri, il senatore Giovanni Mauro, l’ex presidente della Provincia, Giovanni Antoci, l’on. Sebastiano Gurrieri, l’on. Francesco Cappello, il presidente del Consorzio universitario, Gianni Battaglia e l’on Giorgio Assenza. Mancavano però, e la cosa è abbastanza strana, chi questa riforma l’ha difesa e votata in Regione: l’on. Orazio Ragusa, l’on. Pippo Digiacomo e l’on. Nello Dipasquale e questa è stata un’occasione mancata per i nostri deputati che avrebbero potuto spiegare le intenzioni del Governo regionale specie in riferimento alle tante perplessità o per meglio dire alle enormi lacune di questa legge, infatti non si sa ancora quali siano i ruoli effettivi e le competenze dei Consorzi.

Fra tutti è l’onorevole Francesco Cappello, del M5S, a salutare positivamente questa riforma, nonostante non nasconde che la strada per la realizzazione completa dei Consorzi è tutta in salita.

Di tutt’altra idea è la posizione di chi è intervenuto dopo lui. La legge che cancella le province rischia di addossare troppe responsabilità ai sindaci già molto oberati, dichiara l’on. Assenza “la fretta – continua – con cui la Regione ha licenziato la norma è solo figlia della volontà di non andare a elezioni, inoltre, in nome della spending review, si rischia di moltiplicare i costi di gestione e i tempi burocratici”, l’ex provincia di Messina, fa questo esempio Assenza, consta di 124 sindaci come si svilupperà e quanto durerà una riunione del Consorzio? E poi quali saranno le reali capacità decisionali di un consesso così grande?

Gianni Battaglia, dal canto suo, parla del futuro delle partecipate e dei consorzi universitari. Troppa incertezza. Tutto vive in un limbo istituzionale estremamente pericoloso, che rischia di ripercuotersi primariamente sugli studenti.
Il giudizio dell’ex presidente Antoci è netto “questa norma è solo uno spot elettorale”, i Consorzi sono diventati 12 come le vecchie province, se non si riuscirà a metter mano seriamente alla riforma, dichiara, “i costi dei servizi non potranno che aumentare, inoltre si è distrutto un sistema democratico in favore di un organo troppo lontano dai cittadini e di cui non si conosce la reale capacità d’azione. L’unica cosa certa è che questo stato di cose determinerà, nel breve periodo, altre proroghe, perpetuando quell’impasse istituzionale che sta caratterizzando, da troppo tempo, il territorio siciliano”.

Il sindaco Piccitto è più propositivo. “In questa norma -. dichiara – ci sono tanti aspetti da chiarire, ma il ruolo del sindaco ne esce rafforzato e responsabilizzato, oggi il primo cittadino è chiamato ad un maggior coinvolgimento nelle scelte decisionali sul territorio e questo è un bene. Nel passato erano troppi i servizi che venivano esternalizzati, ciò ha determinato una lunga serie di fallimenti, penso alla gestione dei rifiuti e dell’acqua, fallimenti a cui potremo rimediare”.

di Rosario Distefano25 Mar 2014 09:03

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