Evade dai domiciliari per dare una “lezione” alla ex ragazza

ASONTE_Francesco_logoGiovanni Asonte, 26enne vittoriese, pregiudicato. Il magistrato di sorveglianza lo aveva ammesso al regime degli arresti domiciliari poiché è già stato condannato in primo per aver commesso due furti in abitazione, il primo nel gennaio 2011 ed il secondo nel gennaio 2012 e deve scontare due anni e tre mesi di reclusione.
E’ giovane e l’A.G. ha ritenuto che le esigenze cautelari potevano essere soddisfatte già con la meno afflittiva misura cautelare degli arresti domiciliari piuttosto che con la detenzione in carcere.
Ma nel primo pomeriggio di sabato la Polizia è stata avvisata che presso un negozio, si era presentato proprio Asonte, che aveva aggredito violentemente, verbalmente e fisicamente una ragazza di 22 anni che vi lavora. Avvedutosi della gravità del fatto, un altro dipendente ha cercato di difendere la ragazza interponendosi al violento che non ha esitato a colpire anche lui.
La Polizia lo ha ricercato presso il suo domicilio dove lo ha rintracciato subito dopo. Era in evidente stato di agitazione e presentava un taglio alle dita che si era procurato mentre utilizzava un oggetto in ferro all’interno del negozio. Non ha avuto remore a riferire agli agenti che era uscito da casa sua proprio per andare a dare una lezione alla sua ex compagna, (che è mamma di un piccolo di tre anni figlio dell’uomo) e dalla quale è separato da circa due anni, che le aveva usato, a suo dire, un torto pesante.
La giovane ragazza ed il collega di negozio sono stati sentiti in Commissariato ed hanno fonito un dettagliato resoconto della vicenda. Entrambi presentavano lesioni causate dal violento assalto.
Medicati presso il pronto soccorso hanno ricevuto una prognosi di guarigione di cinque giorni ciascuno per contusioni e traumi.
Giovanni Asonte, su disposzione dell’autorità giudiziaria è tornato in carcere, presso la Casa Circondariale di Ragusa.
E’ arrestato per evasione, ma le indagini proseguono in ordine ai reati di lesioni personali ad entrambi gli aggrediti e volte alla verifica della sussistenza del reato di atti persecutori che si configurano dal racconto della donna che è perseguitata da circa due anni e cioè dall’interruzione del rapporto di convivenza con l’uomo.

di Redazione16 Set 2013 10:09
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