Chiuso il Costaiblea Film Festival, “Carrubo d’oro” ad Enzo Monteleone

emonteleoneL’omaggio a Francesco Rosi, con “Salvatore Giuliano”, la tavola rotonda per i 50 anni dall’uscita e l’intervista esclusiva al regista, ha aperto ieri l’ultima giornata di Costaiblea Film Festival, chiusa da “Sette opere di misericordia”, di Gianluca e Massimiliano De Serio, premio “Rosebud-Fac opera prima dell’anno”, e “Lando Buzzanca. Uno, nessuno, centomila” di Claudio Bondì.

Il direttore artistico Vito Zagarrio, col direttore organizzativo Pasquale Spadola e lo staff, hanno offerto al pubblico del Lumiere un’edizione con più giorni e più proposte rispetto alle precedenti,  nonostante il calo dei finanziamenti. Un atto di coraggio e di fede in un festival che ha mantenuto alto il livello, confermandosi anche, come vuole il secondo motivo ispiratore, prestigiosa vetrina per il cinema legato alla terra iblea e, più in generale, alla Sicilia. Quattro giornate intense, molto apprezzate da un pubblico sempre numeroso sia per l’indovinata miscela tra film, fiction tv, documentari e corti tutti di qualità: bell’esempio di cultura raffinata ma godibile per chiunque, senza spocchiosi steccati a ridurne il richiamo. Il “Premio Costaiblea opera prima” è andato a “Poker Generation” di Gianluca Mingotto, girato a Scicli e dintorni con tante  presenze iblee: attori, aiuto registi, scenografa, vocal actor coach, direttore di produzione. Il premio “I mestieri del cinema” è stato assegnato a Pivio e Aldo De Scalsi,  per le migliori colonne sonore. Ospite d’onore e premiato “di punta”, il regista padovano Enzo Monteleone (nella foto) : vari film proposti in sala (La vera storia di Alessando H ecc.), fiction tv di successo (Il capo dei capi, Il tunnel della libertà), sceneggiatore Oscar per “Mediterraneo”, collaborazioni con Saura, Mazzacurati ecc, al quale è andato il “Carrubo d’oro”. Nel lungo incontro con la stampa che ha preceduto la visione del suo duro, amaro, splendido “El Alamein”, Enzo Monteleone ha parlato senza reticenze del difficile momento vissuto dal nostro cinema, in particolare quello “buono”, e dalla nostra cultura. Ne ha tracciato un quadro impietoso, innanzitutto nelle motivazioni alla base della situazione attuale, ma ha anche invitato a non abbattersi e continuare con coraggio sulla strada del cinema di spessore. Insieme alla richiesta rivolta alle istituzioni di fare di più per il nostro mondo del cinema, affidandosi anche a modelli già adottati con successo in paesi stranieri, più attenti e sensibili.

di Redazione10 Dic 2012 17:12