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Violenza sulle donne, dati desolanti per l’Italia

Violenza sulle donne, dati desolanti per l’Italia
novembre 24
13:39 2017

Domani ricorrerà la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne: un tema che non smette di dare tregua alla coscienza, in un mondo che ancora inspiegabilmente conosce e (nei casi più tristi) legittima le differenze di genere.

Tale giornata venne istituita con una risoluzione ONU nel 1999 in ricordo delle tre sorelle Mirabal, dominicane, considerate rivoluzionarie e per questo brutalmente torturate e assassinate nel 1960. Da quel lontano giorno del secolo scorso è cresciuta la sensibilità per un tema cruciale per lo sviluppo della società globale; è cresciuto il bisogno di parità.

E tuttavia oggi, 2017, sono troppe le storie che ci ricordano di non abbassare la guardia. Come sempre, basta leggere le statistiche per rendersi conto della portata del fenomeno.

Infografica ISTAT su violenza sulle donne e stalking

Violenza sulle donne, alcuni dati

Per capire di cosa stiamo parlando, bisognerà partire da un dato su tutti: solo in Italia, secondo gli ultimi dati Istat, vi sono 6,7 milioni di donne vittime di violenza. In molti casi, gli abusi, i ricatti e le aggressioni non vengono denunciate.

E proprio in questo abisso sconosciuto di violenze che si consuma la grande parte del dramma. Secondo il Gender Equality Index 2017, pubblicato dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere, quasi il 47% delle donne che hanno subito violenza non ne hanno mai parlato con nessuno. Significa che quasi una vittima su due soffre quotidianamente per abusi. Senza possibilità di aiuto.

Secondo lo stesso studio, nel decennio che va dal 2005 al 2015, in media il 33% delle donne tra i 15 ed i 78 anni dei Paesi dell’Unione hanno subito abuso di qualche tipo (in Italia la media scende al 27%). Fra costoro, quasi il 70% ha subìto conseguenze a livello sanitario (il 5% ha subìto danni permanenti).

A preoccupare è anche il livello di stalking. L’Istat ci dice che 3 milioni e 466 mila donne in Italia, nel corso della loro vita hanno subito atti persecutori: si tratta del 16% delle donne italiane tra i 16 ed i 78 anni. Nella maggior parte dei casi gli stalker sono partner o ex che non hanno accettato la fine della relazione.

Il silenzio uccide

Anche in questo caso, spaventa l’ignoto: si stima che circa 8 donne su 10 che subiscano stalking non si siano ancora rivolte alle istituzioni in cerca di aiuto. Una percentuale altamente preoccupante, dato che nei peggiori dei casi, è il silenzio ad uccidere. Per quanto riguarda il femminicidio, nel solo 2017 sono stati riscontrati 114 casi.

È quanto emerge anche dal quadro tracciato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, da cui risalta (fra gli altri) un altro dato interessante: la violenza sulle donne in Italia non ha bandiere o colore della pelle. Ad aver subìto gli assalti più violenti e ad essersi rivolte ai centri antiviolenza, in media, sono state le donne di origine straniera.

Quali misure?

In che modo il governo cerca di portare soccorso alle vittime di violenza? Il nostro Paese, per la lotta alla violenza contro le donne, spende annualmente 10 milioni di euro per i Centri Antiviolenza; non una cifra record, considerando che i più virtuosi un Europa, gli spagnoli, arrivano a spendere un miliardo di euro in cinque anni a fronte di ben 200 misure diverse per fronteggiare il fenomeno.

Una cifra destinata a cambiare: come annunciato da Maria Elena Boschi, nella legge di bilancio del 2018 le risorse per centri antiviolenza saranno aumentate di trenta milioni.

Vi sarebbe poi il problema della distribuzione di tali fondi. Nelle precedenti pubblicazioni dell’Action Aid “Donne che contano”, è stato notato come siano sorte disparità di vario livello da regione in regione: per alcune mancano dati concreti, per altre è evidente la maggiore o minore spesa preposta ai Centri Antiviolenza.

Poi, dall’altro lato, vi è anche una questione di fiducia: come già accennato, il più delle volte le donne straniere a rivolgersi ai centri in cerca di aiuto (circa il 17% contro l’11,4% riferito a donne di origine italiana).

È una tendenza che va a braccetto con un altro campanello d’allarme: è in calo il numero di denunce, ridotto del 12% negli ultimi anni. Secondo gli osservatori, questo può solo tradursi in una maggiore propensione al silenzio.

L’esigenza di cambiare marcia

Il presente: siamo ancora alle prese con qualcosa che avremmo voluto lasciarci alle spalle da tempo: quello della violenza sulle donne è un fenomeno che coinvolge tutti, donne e uomini, come espresso recentemente dalla Presidente della Camera Boldrini.

Infografica ISTAT su molestie e ricatti sessuali sul posto di lavoro

C’è molto da fare, come sottolineato da molti, per cambiare e migliorare ripartendo dalla cultura e dall’educazione. Un ultimo dato, giusto per capire quanto sia grande la portata del cambiamento da attuare: nel mondo del lavoro, sono un milione 403mila le donne che hanno subito molestie o ricatti sessuali. Circa il 9% delle donne che lavorano in Italia (dati inerenti agli anni 2015-2016).

Come possiamo, oggi, anno 2017, onorare la memoria delle sorelle Mirabal e di molte altre, sapendo perfettamente che un numero così alto di donne non può sentirsi al sicuro sul posto di lavoro?

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