Riapre la discarica di Cava dei Modicani. Cassì...

Riapre la discarica di Cava dei Modicani. Cassì...

Il Commissario straordinario del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, Salvatore Piazza, ha emesso un'ordinanza per autorizzare l’esercizio dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (Tmb) di contrada Cava dei Modicani di Ragusa per 120 giorni. Piazza ha nominato Commissario della Srr Ato 7 di Ragusa lo stesso presidente della società nonché sindaco del capoluogo ibleo Giuseppe Cassì, affinché garantisca, in nome e per conto dei Comuni, la continuità del servizio di gestione integrata dei rifiuti. Cassì potrà avvalendosi della struttura organizzativa in atto esistente nonché dei mezzi, delle attrezzature e degli impianti attualmente utilizzati o gestiti a qualunque titolo dalla Società d’Ambito stessa e delle relative autorizzazioni. In tal senso, rispetto alla precedente ordinanza scaduta lo scorso 30 aprile, è risultato decisivo il parere favorevole dell’Arpa Sicilia che invece era mancato precedentemente. Nell’ordinanza sono previste alcune prescrizioni, nella fattispecie: "Il rifiuto biostabilizzato in uscita dal trattamento deve presentare un indice respirometrico dinamico potenziale (IRDP) non superiore a 1000 mg O2/kgsv h”.  L’ordinanza del Commissario Piazza consente ai comuni iblei di superare l’emergenza che li ha costretti, dal mese di maggio, a conferire tutti rifiuti nelle discariche di Alcamo e Lentini (e ultimamente neanche in quest’ultima) con un notevole aumento delle spese. Si tratta di un passo avanti in attesa che l’impianto di Tmb di Cava dei Modicani venga autorizzato dalla Regione siciliana che deve emettere l’Autorizzazione Integrata Ambientale. Mercoledì 24 giugno alle ore 10,30 è prevista la riunione congiunta della Terza e Quarta Commissione dell’Assemblea Regionale Siciliana, per affrontare questa problematica così come aveva proposto il presidente della Commissione Attività Produttive, on. Orazio Ragusa, durante la riunione indetta dal Commissario Piazza lo scorso 8 giugno. L’audizione di sindaci, rappresentanti sindacali e del Commissario Piazza avverrà in videoconferenza.


Poteri speciali a Musumeci - Piovono le critiche

Poteri speciali a Musumeci - Piovono le critiche

L’Assemblea regionale siciliana ha approvato, con i voti favorevoli del centrodestra e di Italia Viva, una legge che riconosce poteri speciali al Presidente della Regione Nello Musumeci, in caso di eventi eccezionali come le epidemie, e in tutte le situazioni ritenute di emergenza.
Al governatore vengono riconosciuti poteri di deroga alle leggi esistenti tutte le volte che si pongono problemi di sicurezza, di incolumità pubblica e di salute pubblica. Contrari Pd, M5S e il gruppo Attiva Sicilia. Alla luce della suddetta decisione dell'Ars, non sono mancate le critiche. "Abbiamo la prima monarchia regionale al mondo. Che Dio ce la mandi buona“ tuona il M5s, che prosegue: "Musumeci, dall'alto del suo rifugio dorato di Palazzo d'Orleans, è  riuscito a superare le più incredibili fantasie giuridiche, facendo approvare alla sua maggioranza un articolo che di fatto dà al presidente della Regione poteri di deroga a qualsiasi legge regionale in caso di emergenza, che lui stesso può dichiarare. Peccato che in Sicilia l’emergenza sia praticamente la normalità e che i pieni poteri  potrebbero scattare su tutto e in qualsiasi momento". Non si è fatta attendere nemmeno la replica di Rifondazione Comunista: "Ci troviamo in presenza di un gravissimo vulnus anticostituzionale, di un precedente che verrà seguito come esempio da applicare dai vari governatori. Si tratta di un ulteriore passaggio autoritario che frantuma l’unità del paese e i diritti universali, in un sistema istituzionale basato sui poteri feudali dei signorotti delle regioni, a loro volta espressione politica delle locali associazioni confindustriali, che darà il via libera definitivo al sistema delle autonomie differenziate. Tutto ciò avviene in Sicilia, dove le nomine dei vertici di governo e dello stesso Musumeci hanno privilegiato figure finite molto spesso nelle inchieste giudiziarie, come rivelano i nomi di Candela (arrestato), dirigente della commissione anticovid, e di Branca, messo a capo di Riscossione Sicilia. Facciamo presente con preoccupazione che tutto ciò avviene subito dopo la nomina del fascioleghista Samonà come assessore ai Beni Culturali". Soddisfazione, invece, per Italia Viva, che chiosa: "Per chiedere permessi ed autorizzazioni e per ottenere pagamenti basterà una semplice autocertificazione, l’amministrazione sarà più veloce e trasparente e sarà più facile completare le infrastrutture". Pertanto, alla luce del conferimento di poteri speciali al presidente della Regione Siciliana, è lecito chiedersi se con lo snellimento della burocrazia verrà data più fiducia ai cittadini e alle imprese e se, di conseguenza, ci saranno più opportunità di sviluppo. Non resta dunque che attendere ulteriori risvolti.


Nuovo nido di tartarughe in Sicilia

Nuovo nido di tartarughe in Sicilia

Nuovo nido di tartarughe in Sicilia. Davide Vecchio, che in passato aveva seguito le schiuse con i volontari del WWF Sicilia Nord Orientale a Catania, ha scoperto le tracce della tartaruga marina sulla sabbia della spiaggia Reitani a San Lorenzo (Noto, provincia di Siracusa). Immediatamente ha allertato la capitaneria di porto di Marzamemi il cui comandante Lo Pizzo a sua volta ha chiamato Oleana Prato, volontaria WWF e operatrice del progetto Life Euroturtles, che si trovava in zona per le consuete attività di monitoraggio dei litorali. Giunta sul posto, la biologa marina ha scavato nel punto dove presumibilmente la tartaruga marina aveva deposto e ha verificato la presenza di uova. L’area è stata recintata e messa in sicurezza.

Anche l’iter di identificazione di questo nido conferma la concretezza del lavoro del WWF che in Sicilia ha costruito un vero e proprio network nelle aree costiere idonee alla nidificazione, che coinvolge i gestori dei lidi ma anche istituzioni e semplici cittadini, allertati dai cartelli. Solo un nido identificato infatti, potrà essere segnalato, protetto e sorvegliato, per fare in modo che i piccoli di tartaruga marina, dopo i canonici 60-70 giorni di incubazione, possano correre liberi verso il mare. Attualmente sono 7 i nidi di tartaruga marina censiti e seguiti dal WWF in Sicilia (8 in totale), nelle province di Catania (1), Ragusa (3) e Siracusa (3).


(VIDEO) Ragusa - 5 ragazzi su 10 fanno uso di cocaina

(VIDEO) Ragusa - 5 ragazzi su 10 fanno uso di cocaina

Il consumo di cocaina nella provincia di Ragusa aumenta a vista d'occhio e, ad oggi, stando ai dati dell'Asp, si evince che 5 ragazzi su 10 (tra i 25 e i 35 anni) ne hanno fatto, ne fanno  o ne faranno uso entro l'anno in corso. "Dati scioccanti - sottolinea il dott. Giuseppe Mustile, direttore 'Dipendenze Patologiche' dell'Asp di Ragusa, in collegamento con Teleiblea - di un fenomeno estremamente preoccupante. Fino a 10 anni fa la cocaina era limitata a piccoli gruppi, adesso invece ha scalzato anche le droghe leggere, più frequenti, come la cannabis o l'hashish. Si tratta di una dipendenza terribile che porta alla totale perdita di controllo, tanto che, chi ne fa uso regolarmente, arriva a spendere mediamente 400, 500 euro a settimana. Bisogna investire sulla speranza, sul futuro, bisogna lavorare sulle relazioni umane. Intercettare lo spaccio non basta più, al giorno d'oggi si spaccia anche tramite droni, per cui la missione deve consistere nel diminuire la domanda, perché fin quando ci sarà una domanda ci sarà sempre un'offerta". Questo un estratto dell'intervista del dott. Giuseppe Mustile rilasciata a Teleiblea. Di seguito il video completo dell'intervento.


ZES - Prospettive concrete per la provincia di Ragusa

ZES - Prospettive concrete per la provincia di Ragusa

Il ministro del Sud e della Coesione territoriale Giuseppe Provenzano ha firmato il decreto istitutivo delle Zes, le zone economiche speciali. In Sicilia le Zes saranno due, una nella zona Occidentale e una in quella Orientale. Per quanto riguarda la provincia di Ragusa le ricadute riguarderanno l’aeroporto di Comiso, Ragusa, Vittoria e il porto di Pozzallo. Sono pertanto state poste le basi per un futuro economico molto interessante per la provincia di Ragusa. Tutto questo assume un valore ancora maggiore in un periodo come quello attuale all'insegna della crisi economica causata dalla pandemia. Di conseguenze le attività produttive godono di uno snellimento burocratico, di credito d’imposta e di facilitazioni fiscali. L'obiettivo, in tal senso, deve essere quello di puntare al rilancio dell'azione economica come provincia e come territorio.


Asp Ragusa - Tre USCAT per monitorare i turisti

Asp Ragusa - Tre USCAT per monitorare i turisti

Nell'Asp di Ragusa sono state attivate tre USCAT (Unità Speciali di Continuità Assistenziale Turistica), operative dall'8 giugno con l’obiettivo di monitorare, prendere in carico e assistere i casi sospetti di Covid-19 relativi a soggetti non residenti in Sicilia. In caso di positività di un soggetto non residente nell'isola e presente per ragioni turistiche o di lavoro, si applicano i protocolli vigenti del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità. Nell'ordinanza è specificato che l’isolamento domiciliare, conseguente all'accertamento della positività al virus, ove non sia necessario il ricorso a cure ospedaliere, è organizzato dalla Regione Siciliana senza oneri a carico dell’interessato. Le USCAT garantiscono assistenza nelle zone a maggior afflusso turistico. Per la provincia di Ragusa, infatti, queste sono allocate nelle sedi di Guardia Medica Turistica di Casuzze, Pozzallo e Scoglitti, con servizio diurno e notturno. Tramite l’applicazione “SiciliaSiCura”, i turisti registrati nel sito, in caso di sintomi sospetti di Covid, potranno contattare il personale operante nelle Centrali Operative presenti nel territorio che provvederà, in seguito a triage telefonico, ad attivare eventualmente il sevizio più idoneo e prossimo. Resta operativa l’USCA del distretto di Modica, con compiti e funzioni assegnati dalle precedenti disposizioni regionali, destinata alla gestione dei pazienti del territorio.


RAGUSA - Aumenta il consumo di cocaina in provincia

RAGUSA - Aumenta il consumo di cocaina in provincia

Aumenta, in provincia di Ragusa, il consumo di cocaina. Feste, occasioni, incontri di qualsiasi tipo diventano sempre più spesso terreno fertile per il consumo di droga, nella fattispecie di cocaina e crack (molto più potente e molto più neurotossico della cocaina che già non scherza per danni cerebrali). Lo sottolinea l'Asp di Ragusa, che prosegue: "Stiamo andando verso una americanizzazione dei comportamenti sociali. Negli ultimi dieci anni, per i consumatori statunitensi, il consumo di crack è stato un gravissimo problema che ha creato enormi danni sociali e  alla salute. Ora, come se niente fosse, sta iniziando da noi anche nelle fasce più giovani della popolazione che non hanno le misure giuste per essere critici rispetto a questo consumo. Consumatori e spacciatori solidarizzano passando da un ruolo all’altro indifferentemente in un vorticoso giro di soldi  e di perdita del controllo.

Non si possono controllare gli effetti sia a breve che soprattutto a lungo termine della cocaina. Non abbiamo una terapia farmacologica adeguata per combattere questa guerra. Il futuro delle nostre generazioni è in ballo e i ragazzi stanno “ballando” con il fuoco accanto che non è un fuoco che riscalda ma un fuoco che brucia. Bisogna far presente il problema nelle scuole, nelle associazioni, nei dibattiti politici, nei lavori di programmazione politica, in quanto questo fenomeno si rivela sempre più malefico e velenoso. Se circola tanta cocaina il problema non è di chi la mette in giro, che commette un reato punito fino a 20 anni di carcere e fa i miliardi. Il problema è di chi la chiede, categoria che compone un numero sempre più grande. Fino a quando ci sarà una sola domanda di cocaina ci sarà sempre un'offerta. Questo è un problema di tutti e non può essere un problema solo sanitario o solo dei SerT". Il comunicato dell'Asp arriva all'indomani della retata, effettuata dalla polizia nel corso di un'operazione straordinaria di controllo del territorio, nel parco dell'ex City, nel cuore del centro storico di Ragusa. Durante i controlli gli agenti hanno rinvenuto, tra la vegetazione della piazza, diverse dosi di hashish e marijuana, poste sotto sequestro, e denunciato un 19enne gambiano per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L'episodio in questione, solo l'ultimo di una serie in questo senso (Nell’ultima settimana di maggio due pusher sono stati arrestati nei pressi del City, da dove è probabile che parta una rete di spaccio che collega la suddetta zona a piazza San Giovanni), e l'odierno comunicato dell'Asp, sottolineano quanto sia prepotente il consumo di droga in provincia di Ragusa. Fenomeno, questo, come dichiarato dalla stessa Asp, terribile e da debellare attraverso un progetto meticoloso mirato alla sensibilizzazione dei giovani in merito.


Musumeci incontra ministri De Micheli e Provenzano

Musumeci incontra ministri De Micheli e Provenzano

Il tema dei collegamenti aerei da e per la Sicilia, e in generale della situazione dei trasporti e delle infrastrutture nell'Isola, è stato al centro dell'incontro che il governatore Nello Musumeci ha avuto stamane a Roma con i ministri delle Infrastrutture, Paola De Micheli, e del Sud, Giuseppe Provenzano. Il presidente della Regione era accompagnato dall'assessore alle Infrastrutture Marco Falcone. Nel corso della riunione, che si è protratta per circa un'ora, è stato deciso che la prossima settimana si terrà un incontro al ministero con le compagnie aeree minori, e al quale parteciperà anche l'Enac, per discutere esclusivamente dei collegamenti con l'Isola. Entro 15 giorni, verrà costituito, inoltre, un Tavolo permanente sulle infrastrutture strategiche siciliane, così come richiesto dal governo Musumeci con una delibera di giunta. Altro tema affrontato quello della manutenzione delle strade secondarie. Nei prossimi giorni, la Regione trasmetterà al ministero il Piano della viabilità provinciale, per la nomina di un commissario e con dotazione finanziaria di oltre mezzo miliardo di euro tra Fondi regionali e statali. “È solo un primo passo - sottolinea il governatore Nello Musumeci - ho detto con chiarezza alla ministra che la condizione della mobilità e delle nostre strade è davvero insostenibile e non più rinviabile. Ho colto interesse e disponibilità. Vedremo nelle prossime settimane”.


Osservatorio Covid a sostegno delle piccole e medie imprese

Osservatorio Covid a sostegno delle piccole e medie imprese

Confcommercio provinciale Ragusa intende attuare un piano per tutelare e sostenere le piccole e medie imprese colpite economicamente dalla crisi legata al lockdown. Confcommercio, infatti, mutuando un'esperienza che ha già fatto riscontrare ricadute positive attuate dalle organizzazioni di categoria di altre zone d’Italia, lancia l’Osservatorio Covid, un piano per tutelare e sostenere le piccole e medie imprese colpite economicamente dalla crisi legata al lockdown. Il progetto - spiega il presidente provinciale di Confcommercio Ragusa Gianluca Manenti in una lettera al Prefetto Filippina Cocuzza – si articola in un “Osservatorio della legalità”, un numero verde, assistenza associativa gratuita da parte di Confcommercio agli imprenditori che “resistono” alle offerte di acquisto che dovessero risultare provenienti da consorterie criminali e la consulenza dell’Ambulatorio Antiusura per accedere ai prestiti fino a 30.000 euro garantiti dal Fondo di prevenzione dell’usura. L’Osservatorio sarà chiamato a monitorare il fenomeno e le caratteristiche delle cessioni d’azienda o di quote di società sul territorio di Ragusa e provincia, per verificare che la vendita avvenga nel rispetto delle regole, a prezzi di mercato, e assicurarsi dell’assenza di condotte estorsive o altre modalità di pressioni criminali che possano aver favorito queste operazioni, tracciando la provenienza e i flussi economici di chi compra. E in questo senso il conforto della Prefettura ci sarà di grande aiuto".


WWF - Giornata mondiale delle tartarughe

WWF - Giornata mondiale delle tartarughe

L'emergenza plastica affligge tutte le acque del pianeta, ma il Mediterraneo ha una differenza fondamentale: essendo un mare chiuso, le correnti fanno tornare sulle coste l'80% dei rifiuti di plastica. Risultato: per ogni chilometro di litorale, se ne accumulano oltre 5 chilogrammi al giorno (dati del Report  “Stop the flood of plastic (1)”).  L'Europa è il secondo produttore mondiale di plastica. Segno che, in molti casi, non viene smaltita in modo corretto o efficace è che ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mar Mediterraneo: l’equivalente di 4,7 miliardi di posate di plastica monouso ogni giorno (ossia 3.600 al secondo). Le attività costiere sono responsabili della metà della plastica che si riversa nel Mar Mediterraneo, mentre il 30% arriva da terra trasportato dai fiumi. La percentuale rimanente dell’inquinamento da plastica deriva da attività marine.  UN PROBLEMA CHE METTE A RISCHIO I NOSTRI OCEANI. Dalla Fossa delle Marianne, all’Everest, ai ghiacciai dei poli, frammenti più o meno grandi di plastica sono stati trovati praticamente ovunque, anche nel plancton, nei crostacei, nei molluschi, nei pesci, nei mammiferi marini. Plastiche e microplastiche rappresentano dal 70% al 90% dei rifiuti in mare in funzione della regione oceanica. Secondo le stime più recenti oggi negli oceani del Pianeta sono presenti oltre 150 milioni di tonnellate di plastica: ogni anno ne riversiamo oltre 8 milioni di tonnellate. Secondo l’UNEP, il 15% dei rifiuti in mare galleggia in superficie, un altro 15% rimane nella colonna d’acqua sottostante e il restante 70% si deposita sui fondali. Senza un rapido ed efficace cambio di paradigma entro 2050 ci sarà, in peso, più plastica che pesce. Nel 2018, l’UNEP (Programma Ambiente delle Nazioni Unite) ha inserito il problema della plastica negli oceani tra le 6 emergenze ambientali più gravi (insieme ad altre come i cambiamenti climatici, l’acidificazione degli oceani e la perdita di biodiversità).

 

IL DRAMMA DELLE TARTARUGHE MARINE. Le tartarughe marine sono certamente tra le specie maggiormente soggette a intrappolamento e ingestione di plastica. Nel Mediterraneo possiamo ritrovare 3 delle 7 specie di tartarughe marine presenti nel mondo, la tartaruga verde Chelonia mydas, la tartaruga liuto Dermochelys coriacea e la tartaruga comune Caretta caretta, quest’ultima è la più comune e l’unica che nidifica lungo le nostre coste. I principali pericoli per la sopravvivenza delle specie di tartarughe marine presenti nel mar Mediterraneo risultano essere legati all’attività antropica: pesca, turismo intensivo, contaminazione e intrappolamento nei rifiuti. L’esistenza di questi animali fatta eccezione per la nascita e la deposizione delle uova, si svolge completamente in mare aperto: una tartaruga marina passa il 96% del proprio tempo sott'acqua e in acqua si nutre. Considerando che ogni minuto l’equivalente di un camion pieno di rifiuti in plastica finisce nei mari del Pianeta, possiamo dire con certezza che la trappola della plastica è molto insidiosa per le tartarughe. Uno studio ha rilevato che l'80% delle tartarughe Caretta caretta del Mediterraneo ha ingerito rifiuti di plastica (2).    Fino ad oggi si pensava che l’attrazione delle tartarughe per la plastica, in particolare per i sacchetti, fosse dovuta alla loro somiglianza alle meduse, preda preferita di molte specie. Tuttavia, sono state trovate tartarughe intrappolate o che avevano ingerito altri oggetti che non assomigliano affatto a meduse... il che sottendeva altre ragioni. Una ricerca recentissima pubblicata su Current Biology (3) propone una teoria diversa: a ingannare le tartarughe sarebbe l'odore della plastica. Questo perché i rifiuti plastici alla deriva nell'oceano possono essere ricoperti da un microfilm di batteri, alghe e piccoli invertebrati, che producono un odore apparentemente gradito dalle tartarughe. Questo potrebbe attirarle in una trappola olfattiva, con conseguenze a volte fatali. Per quelle tartarughe che non si lasciano ingannare, il problema è un altro ancora: anche le meduse ingeriscono plastica. Nella Pelagia noctiluca (4), la medusa più abbondante nel mar Mediterraneo, è stata trovata plastica. Le meduse costituiscono un target "inaspettato" della plastica in mare e la loro contaminazione, con frammenti della grandezza superiore a un centimetro, pone ulteriori preoccupazioni per la dieta delle tartarughe. L'ingestione di plastica è associata sia a danni fisici, come blocco intestinale, riduzione delle riserve energetiche e della fame, sia alla potenziale tossicità dovuta a sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche presenti nella plastica stessa (ftalati e ritardanti di fiamma) o adsorbite sulla superficie stessa della plastica. E se non bastasse quella in mare, la presenza di plastica sulle spiagge può compromettere le nidificazioni: la sabbia in cui la tartaruga depone le uova, in presenza di frammenti di questo tipo non mantiene la stessa umidità e modifica la temperatura, con ripercussioni sullo sviluppo e la schiusa.

 

LA PLASTICA E L’EMERGENZA COVID. L’emergenza sanitaria legata al COVID-19 mette tutti davanti ad una nuova assunzione di responsabilità: è fondamentale evitare di disperdere in natura mascherine, guanti monouso o altri dispositivi dopo che li abbiamo usati. I dispositivi di protezione individuale e altri strumenti sanitari (come mascherine, guanti, salviettine e monodose di disinfettante), infatti, sono prodotti o confezionati con la plastica. Secondo le stime del Politecnico di Torino, l’ltalia avrà bisogno di 1 miliardo di mascherine e mezzo miliardo di guanti al mese e, secondo una stima del WWF, se solo l'1% delle mascherine venisse smaltito in modo errato e disperso in natura, ciò comporterebbe l'inquinamento ambientale di ben 10 milioni di mascherine e conseguenti 40 tonnellate di plastica al mese. Sempre per motivi igienico-sanitari è aumentato il consumo di plastica per gli imballaggi degli alimenti nella grande distribuzione e nei supermercati. Sono numerose le organizzazioni ambientaliste che sul web proprio in questi giorni stanno denunciando da Hong Kong alla Francia, da Israele all’India, passando per la Tailandia (solo nel mese di aprile i rifiuti di plastica a Bangkok sono aumentati del 62% (5) ), l’aumento di rifiuti di plastica generati dal Covid-19 che hanno già raggiunto il mare. Secondo l’organizzazione non profit Francese Mer Propre che si dedica alla pulizia delle spiagge nel paese, il numero di mascherine raccolte lungo la costa è in continua crescita: la sola Francia ne ha ordinate 2 miliardi e una quantità rilevante di queste rischia di finire sul fondo del mare se non si interviene subito per sensibilizzare i cittadini (6). Poiché questi oggetti possono sopravvivere in mare più 450 anni, se non la spazzatura da Covid (così è stata recentemente ribattezzata) rimarrà in eredità al pianeta per molte generazioni.

COME AFFRONTARE IL PROBLEMA. Per risolvere un problema complesso, occorrono soluzioni complesse che coinvolgano tutti gli attori: la ricerca, la partecipazione dell’industria (soprattutto quella turistica), la consapevolezza e coinvolgimento dei cittadini e una forte volontà politica a livello nazionale e sovranazionale. Il WWF, con la campagna “No Plastic in Nature” lavora per realizzare un'economia circolare per la plastica basata sulla riduzione dei consumi, sul riutilizzo, sulla ricerca di prodotti alternativi a minor impatto, sul miglioramento della gestione dei rifiuti, sull’incremento del riciclo e sull’ampliamento del mercato delle materie seconde. A livello globale, il WWF sta spingendo per un trattato globale legalmente vincolante per tutti i paesi del mondo per contrastare l'inquinamento marino da plastica. Stiamo anche promuovendo e sostenendo l'adozione di misure più severe contro l'inquinamento da plastica nel Mediterraneo attraverso la Convenzione di Barcellona, le politiche nazionali e dell'UE - come il divieto di alcuni oggetti monouso e obiettivi vincolanti per migliorare la raccolta dei rifiuti.  La società deve ripensare radicalmente il proprio rapporto con la plastica, riducendo l’uso di plastica monouso non necessaria. Continuano anche le numerose attività del WWF sul territorio per contrastare l’inquinamento da plastica, che vede in azione moltissimi volontari, impegnati nelle attività di pulizia e di monitoraggio delle spiagge, a tutela delle specie come le tartarughe marine. Questo è il primo di una serie di approfondimenti sulla plastica che il WWF rilascerà nel corso della stagione estiva. Per aiutare il WWF a proteggere le tartarughe marine dall’emergenza plastica, ognuno di noi può adottare simbolicamente una tartaruga marina: in questo modo potrà e sostenere i progetti del WWF per salvare gli individui in difficoltà e curarli nei nostri centri di recupero.