Ambientalisti in difesa del Parco

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Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire questo è in sintesi il commento delle tantissime aziende che in un modo o nell’altro hanno interessi nell’istituendo Parco degli Iblei. Il ministero della Transizione Ecologica ad agosto scorso aveva accolto la richiesta di qualche giorno di proroga per consegnare, da parte di liberi consorzi, le loro idee di perimetrazione del parco. Il termine ultimo è ora quello del 10 ottobre ma è incredibile pensare che qualche associazione alpina o di guide ambientali possa contrapporsi a centinaia di imprese che temono fortemente per il loro futuro a causa dei vincoli che il Parco inevitabilmente porrà.  La richiesta ora è perentoria: Interrompere immediatamente il procedimento istitutivo del Parco degli Iblei”.  Le aziende chiedono intanto  di essere coinvolte e poter dire la propria su questo argomento. Purtroppo siamo ormai giunti al paradosso che un gruppetto di amici appassionati di trekking possano causare un grosso danno allo sviluppo del territorio che necessità di energia e di spazi vitali sempre nel rispetto delle regole del comune vivere civile. Dall’altra parte, come dicevamo,  associazioni ambientaliste e qualche  sindacato che possiamo definire minore  invece pressano il Governo perché vada avanti l”iter per l’istituzione del Parco degli Iblei. Bisogna ricordare che il parco, al contrario di quello che pensa la gente comune, non è un’area attrezzata con le panchine ed i “cufinetti” per arrostire ma è un enorme distesa di terreno fra i più produttivi della Sicilia che viene compresa in ben 27 comuni  e cioè da una parte all’altra di Monte Lauro città comprese. “Nel dicembre del 2020 l’Unione dei Comuni Valle degli Iblei – spiegano le imprese riunite nella Consulta – ha prodotto uno studio di massima del territorio interessato dall’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei, constatando che, se si fosse lasciata in piedi la perimetrazione prevista, la superficie di aziende agricole, zootecniche e artigiane in attività incluse nel palco e quindi a rischio stesso di esistenza sarebbe stata di circa 14 mila ettari, pari al 40% della superficie complessiva dell’Unione dei Comuni”. Sempre secondo la Consulta delle associazioni di categoria, sarebbe il colpo di grazia ad un comparto già in difficoltà. “Peraltro – aggiungono le imprese –  i nuovi vincoli di un ipotetico parco porterebbero con sé anche gravi conseguenze legate agli investimenti già predisposti dalle aziende, sia di origine comunitaria sia privati, con un appesantimento delle già lunghe e complesse procedure burocratiche che accompagnano le politiche territoriali e di sviluppo dei territori, vanificando gli sforzi messi in atto ad esempio con l’istituzione delle Zes”
di Direttore29 Set 2022 15:09

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