Povero aeroporto di Comiso.

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Povero aeroporto di Comiso davvero! Non riesce a “decollare”, probabilmente per una manifesta incompatibilità con la casa madre Sac,  e ora si scopre che alcuni finanziamenti regionali concessi per altre finalità sarebbero stati utilizzati in modo illegittimo. Usiamo il condizionale perchè le accuse del Mec (movimento consumatori ed elettori ) e del Vussia sono riportate ufficialmente in una segnalazione  erga omnes,  cioè da Draghi alla Comunità Europea, ma devono trovare conferma . Però dai vari passaggi, riferiti con cura particolare nel documento, sembra che  le segnalazioni non siano prive di fondamento.  Se tutto venisse confermato, e di conseguenza l’irregolarità dei finanziamenti, per il management dello scalo e anche per l’amministrazione comunale ci sarebbero gravi problemi.

Ecco il testo della segnalazione del Vussia e del Mec..

Nella finanziaria regionale siciliana approvata il giorno 2 aprile 2021, tra le tante misure, risultano due finanziamenti specificamente indicati, come aiuti per la ricapitalizzazione della società di gestione aeroportuale SOACO SpA.
Tali misure, chiaramente indicate come aiuti alla società di gestione aeroportuale anche in sede di dibattito parlamentare, contravvengono in modo plateale al principio generale per le amministrazioni pubbliche, stabilito con l’art. 14 del decreto legislativo n. 175 del 2016, ancorché già presente nell’ordinamento, con misure precedenti e comunque rafforzato dagli obblighi di trasparenza e gestione finanziaria, previsti e imposti tanto nei trattati europei che nelle direttive e regolamenti, ai seguenti fini: corretta amministrazione delle risorse pubbliche, obblighi di contenimento del deficit e riduzione del debito, trasparenza, rispetto delle norme sulla concorrenza.
Di fatto, questi contributi, concessi, come spiegato appresso in modo irrituale, paiono in evidente contrasto con le norme interne della Regione Siciliana, con le norme di gestione finanziaria nazionali e con le norme comunitarie. Ricordiamo in particolare, vieppiù, che nel citato articolo 14 della l.175/2016, si fa chiaro ed espresso divieto, non derogabile, all’esigenza di ricapitalizzazione di una società con più di tre anni in esercizio passivo. Considerato che la proprietà di Soaco Spa, in ultima istanza, come spiegato appresso, è pubblica, la contribuzione approvata sembra essere in aperto contrasto con tutte le norme sopra richiamate e che le corti e amministrazioni in indirizzo potranno meglio individuare, salvo intervento delle associazioni alle quali abbiamo inviato la missiva, per conoscenza.
In particolare, rendiamo noto che, qualora non fosse già sotto il controllo delle amministrazioni e delle giurisdizioni interessate, i finanziamenti di cui trattasi sono stati approvati: per € 2,700,000.00 a valere sul capitolo di spesa corrente dei comuni (191301), a beneficio del Comune di Comiso al fine di versare una rilevante quota di ricapitalizzazione di Soaco SpA.
Ci preme sottolineare che tali spese non sono affatto spese correnti, ma straordinarie, tra l’altro per finalità vietate dalla legge, quali la ricapitalizzazione di società participate in perdita economica per più esercizi consecutivi. All’uopo si fa presente che Soaco SpA è in perdita di gestione costante e continuativa, senza sostanziali differenze in tutti gli esercizi e senza alcuna distinzione tra periodi normali e periodi di emergenza per Covid. Con l’eventuale spesa di queste somme, non solo la Pubblica Amministrazione, rappresentata in questo caso dal Comune di Comiso, ma anche dalla Regione Siciliana, non ha provveduto a limitare le perdite di esercizio sui bilanci di una società, oltretutto partecipata dall’amministrazione comunale, ritirando la concessione, secondo specifica clausola chiaramente indicata nel contratto di concessione, ma favorisce proprio la spesa improduttiva, così come definita nella normativa prevista dal decreto legislativo n. 175 del 2016. A nostro avviso, oltretutto, l’amministrazione del Comune di Comiso e, a seguito del tentativo di finanziamento, anche la Regione Siciliana, per profili diversi, sarebbero a questo punto corresponsabili del danno erariale dovuto alle ripetute perdite che hanno gravemente intaccato il capitale sociale di Soaco SpA, ma anche per la perdita di valore del bene concesso, con diretta influenza sull’aggravio a carico della Pubblica Amministrazione in generale e del Comune di Comiso in particolare. Esiste anche il problema che i fondi destinati a ‘riparare’ alle ripetute e continuate perdite, non sono fondi di pertinenza diretta del Comune di Comiso, ma della fiscalità generale e quindi della popolazione siciliana tutta, sulla quale si scaricano le tensioni dovute alla gestione in perdita strutturale del gestore aeroportuale.
Ma v’è di più, sul capitolo di spesa 474102 intitolato “INTERVENTI FINANZIARI A FAVORE DELL’AEROPORTO DI TRAPANI BIRGI” è stato previsto un ulteriore stanziamento di €1,500,000.00, con la finalità di imprecisati lavori per migliorie, in favore della società Soaco SpA,. In realtà, per quanto sia dato sapere, in riferimento al dibattito parlamentare, non c’è alcuna connessione tra la società di gestione aeroportuale Trapani Birgi e la società di gestione aeroportuale di Comiso.
Per quanto attiene all’elemento improprio di amministrazione interna, utilizzato per procedere al secondo finanziamento per non specificate misure di migliorie, in assenza di provvedimenti istitutivi di politiche positive regionali sulla materia specifica, e quindi in assenza di un capitolo di bilancio che consenta un simile contributo, la Regione Siciliana ha utilizzato un capitolo di spesa non specifico ed anzi totalmente discordante, quale il capitolo 474102 sopra richiamato, dedicato alla società di gestione aeroportuale di Birgi. Ebbene, tale società è partecipata per oltre il 90% direttamente dalla Regione Siciliana, cosa che consentirebbe in astratto un finanziamento, ma è diretta dalla società di gestione aeroportuale di Comiso, che ricade al di fuori del perimetro della società di Birgi e della Regione Siciliana. Non solo, l’aeroporto di Comiso è gestito per il tramite di una società di diritto privato, appunto la Soaco SpA, di proprietà per oltre i tre quarti dalla società di diritto privato SAC SpA, a sua volta sotto il controllo, con quote pari al 66%, della Camera di Commercio unificata del Sud Est della Sicilia, a seguito di una fusione che tuttora ha contorni da chiarire e probabilmente illegittimi. Ma al di là delle notazioni, poco attinenti all’oggetto e che si riferiscono a pareri dell’associazione scrivente di carattere squisitamente politico-amministrativo, restano gli elementi ostativi alla effettiva erogazione di queste liberalità da parte della Regione Siciliana a favore di una società di diritto privato ma, in ragione ultima, necessariamente obbediente anche ai limiti obbligatori delle amministrazioni pubbliche, in forma concorrente e simultanea, stante il fatto che l’ente controllante è sì anch’esso ente di diritto privato, ma riconosciuto di funzioni pubbliche, quale una Camera di Commercio, che vive di contribuzioni assimilate a quelle pubbliche, e quindi assimilato alla Pubblica Amministrazione. Questo impone sia il rispetto delle norme di diritto privato, per la corretta amministrazione ma anche e soprattutto di obbedienza ai principi di libera concorrenza nello spazio economico europeo ed in particolare con riferimento agli articoli da 101 a 109 TFUE ed il protocollo (n. 27) sul mercato interno e sulla concorrenza, nei quali si precisa che la concorrenza non falsata è inclusa nell’obiettivo riguardante il mercato interno, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 3, TUE, e con riferimento anche agli articoli 37, 106 e 345 TFUE per le imprese pubbliche ed agli articoli 14, 59, 93, 106, 107, 108 e 114 TFUE per i servizi pubblici, i servizi di interesse generale ed i servizi di interesse economico generale; il protocollo (n. 26) sui servizi di interesse generale; l’articolo 36 della Carta dei diritti fondamentali, riteniamo che siano molteplici i profili, nonostante l’elenco suindicato sia limitato e probabilmente non esaustivo.
Per i suindicati profili, crediamo ci sia un divieto evidente di finanziamento del deficit di società controllate che, stante la doppia natura tanto pubblica che privata, è ancora più cogente, così come il rischio, se non la certezza, della violazione della concorrenza. Qualora invece la società verso la quale è diretto il finanziamento, a carico della contabilità generale e quindi dell’intera collettività, fosse considerata a tutto tondo privata, senza rilievo pubblicistico, sarebbe la concorrenza ad essere palesemente lesa, secondo principi internazionali che hanno immediata efficacia nell’ordinamento interno italiano e quindi siciliano, con tutela addirittura di rango costituzionale, proprio perché indicati da norme sovranazionali esplicitamente riconosciute e direttamente e immediatamente applicate dal nostro ordinamento.
In virtù di quanto sopra esposto, la scrivente associazione ritiene che entrambi i finanziamenti siano stati veicolati in modo non conforme alle norme di controllo e di contabilità pubblica. Inoltre, entrambe le spese apparirebbero forme di spesa incontrollata, perché al di fuori delle previsioni sull’ammissibilità della spesa pubblica, né hanno il supporto pieno e coerente di qualsiasi normativa di riferimento, circa tanto la congruità che la finalità degli interventi. Oltretutto, trattandosi di materia legata alla fiscalità e alla corretta amministrazione, ai fini del finanziamento e della spesa, la Regione Siciliana non può nemmeno opporre la propria autonomia su una materia che ha specifica e consolidata disciplina nazionale e comunitaria.
La Corte dei Conti è stata parimenti investita, stante che ravvisiamo, peraltro, l’anomalia della mancanza di un capitolo di bilancio e quindi di una norma di supporto per procedere alla spesa di queste somme con le finalità indicate dall’organo deliberativo, a nostro avviso in modo illegittimo.
Desideriamo ricordare alle amministrazioni e le autorità in indirizzo che la scrivente associazione ha promosso, insieme a molti cittadini delle provincie di Catania, Siracusa e Ragusa, il Comitato Vussia, Viaggiatori e Utenti aeroportuali del Sud Sicilia che ha come obiettivo la corretta gestione e la salvaguardia di una proprietà pubblica come l’aeroporto di Comiso che, fino ad oggi, ha portato quasi esclusivamente perdite, nonostante anche i tentativi di sostenere economicamente la gestione aeroportuale attraverso i provvedimenti definiti di ‘continuità territoriale’.
Confidiamo nelle Signorie Loro per conoscere il loro pareri e gli eventuali conseguenti atti, qualora il nostro parere sia confortato dal diritto e dalle decisioni delle Amministrazioni in indirizzo.

di Direttore12 Mag 2021 23:05