Piazza San Giovanni, il nostro impegno per tenere alta l’attenzione

Del caso “piazza San Giovanni” stupisce che per ottenere un intervento efficace si è dovuto attendere l’innalzarsi dei toni. Non tanto quelli che si registravano nella stessa piazza – ignorati per mesi – ma quelli dei media e poi, a traino, di alcuni esponenti politici. Solo l’azione contemporanea di queste due forze ha convinto il sindaco a chiedere una riunione ad hoc del Comitato Ordine e Sicurezza in Prefettura. Non ci sarebbe nulla di strano se si stesse parlando di una qualche piazzetta di periferia, come ce ne sono tante in città, magari una di quelle nascoste tra il cemento dei grandi condomìni nelle zone Selvaggio o tra le villette di Pianetti, oppure tra i palazzi di una Ragusa superiore sempre più dimenticata insieme alle contrade, dove adolescenti più o meno irrequieti creano qualche problema ai residenti.
Giusto, giustissimo, anzi, sacrosanto che la politica cerchi di occuparsi più di un centro storico che tende alla ripresa anziché dei quartieri più lontani e con necessità diverse. Inaccettabile, invece, che le segnalazioni e le richieste di intervento siano state ignorate per molto tempo.
Si è dovuti arrivare all’allarme sulla stampa: proprio noi su Reteiblea.it abbiamo raccontato di una piazza in mano ai balordi ed era abbastanza prevedibile che prima o poi si sarebbe verificato “il fattaccio”, arrivato puntuale e per fortuna senza gravi conseguenze.
Non ne facciamo una questione repressiva, ma preventiva.
Il lavoro delle forze dell’ordine prima che questo di piazza San Giovanni diventasse un “caso” era già encomiabile e comunque commisurato ai dati disponibili che “non indicano – come hanno sottolineato dal Comitato Ordine e Sicurezza riunitosi al Palazzo di Governo qualche giorno fa – sostanziali variazioni nella consumazione di illeciti”.
Tuttavia, la percezione dei cittadini nel passeggiare al centro storico e sotto la cattedrale in particolare era un’altra. E lo sapevano bene tutti.
Cento metri dal Palazzo di Giustizia, altri cento dall’ingresso principale del Municipio, una sessantina dal portico della Prefettura, davanti alle sedi distaccate di Tribunale e Comune, il tutto sotto l’occhio paziente di un Santo Patrono.
Mi vengono in mente due semplici massime: “il posto migliore dove nascondere qualcosa è in bella vista”, “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere”.
Si sarà pensato: possibile che proprio in un luogo così centrale e, in teoria, controllato, possano consumarsi reati o possa esistere una tale concentrazione di disagio da essere sostanzialmente una bella polveriera? Rompendo gli schemi della retorica spicciola, la risposta è stata proprio “sì”.
E colpevoli sono stati in buona parte gli amministratori cittadini che, frequentando quotidianamente quei palazzi, non hanno voluto sentire o vedere cosa stava accadendo per pensare e attuare delle soluzioni.
Vero è che il problema è molto, ma molto più vasto di quattro spacciatori (sempre) in piazza o di qualche ubriaco (sempre) pronto ad accendere la miccia di una rissa.
E’ il riflesso di un’emergenza sociale? Naturalmente! E’ l’epilogo dell’assenza o scarsa efficacia di politiche sociali che pongano l’attenzione sulla persona come individuo offrendole opportunità di sostegno o aiuto oppure, addirittura, svago? Anche. Su queste osservazioni non possiamo che essere d’accordo.
Sono, però, problemi che non si risolvono con poche settimane di intervento ma che, invece, hanno necessità di attenzioni particolari e che, ammesso anche si cominciasse domani, vedrebbero uno spicchio di soluzione tra molti anni. Nessuno ha ancora trovato l’elisir contro il disagio sociale.
Nella banalità di voler mettere per forza bocca in temi più grandi di quanto si possa o si debba affrontare, registriamo per esempio l’intervento di un Consigliere comunale che propone di alzare le ringhiere del Ponte Giovanni Paolo XXIII per limitare i suicidi, come se a chi decide di farla finita mancasse poi la determinazione di farlo davvero, in qualsiasi modo, ponte o non ponte.
Oppure il commento coi paraocchi di chi non si rende conto che alcune situazioni sono “emergenze” vere, cioè impreviste ma contingenti e le cui soluzioni necessitano di interventi straordinari. L’abitudine a trattare come “emergenze” condizioni che, invece, sono croniche, genera la retorica – tipica di certa politica – di voler manipolare i temi a vantaggio delle proprie tesi. Peccato che poi, questi santi dei servizi sociali, non facciano nulla o non abbiano mai fatto nulla per, non diciamo risolvere, ma almeno arginare i problemi. Avrebbero allora sì una posizione privilegiata nel poter puntare il dito contro la stampa, per esempio.
Ci hanno accusato di aver “soffiato sul fuoco”. Chiaro, è servito ad innalzare le fiamme e aver reso l’incendio visibile. Però non abbiamo visto chi ci ha puntato il dito contro correre con i secchi d’acqua per spegnere il rogo.
La differenza è che noi siamo andati in giro, tra la gente a raccogliere testimonianze di malumore, e ci siamo curati di non dargli connotazioni politiche. Altri, piuttosto che scendere in piazza con i loro banchetti a confrontarsi direttamente con il problema, hanno preferito scrivere sui social di “isterie collettive”.
“Quando sta per scoppiare un casino ce ne accorgiamo sempre qualche minuto prima”, ci ha raccontato uno dei gestori di un locale in piazza. “Si fermano tutti per qualche istante e guardano in una sola direzione. Poi partono le grida, il rumore forte di qualcosa che viene lanciato a terra. Abbiamo affinato l’udito fino a riconoscere la differenza tra un bicchiere che cade e una bottiglia che viene rotta per diventare arma impropria”.
Sì, è decisamente isteria collettiva.
Contenti voi.
Intanto, in queste due settimane, la situazione si è già normalizzata grazie soprattutto alla presenza più costante delle forze dell’ordine.
E nonostante qualcuno continui a dirci che non facciamo altro che soffiare sulle fiamme, la nostra volontà è quella di lavorare affinché il centro storico di Ragusa sia sempre più vivibile e accessibile a tutti. Per questo come Teleiblea e Reteiblea.it abbiamo deciso di registrare degli speciali in piazza San Giovanni per avviare un confronto tra tutte le forze interessate all’argomento.
Cercheremo di avere nuove idee e proposte e non permetteremo che l’attenzione sul futuro dei centri storici di Ragusa possa scemare.

di Leandro Papa25 Lug 2016 14:07