Museo Civico l’Italia in Africa. Spadola (M5S): “I musei raccontano la Storia, sono luoghi di cultura, e la cultura come la Storia va salvaguardata, non dimenticata. Il PCL la finisca con queste inutili prese di posizione”

I cortocircuiti continuano tra i ragusani. Questa volta è toccato a Michele Mililli, del Partito Comunista dei Lavoratori, che stimolato per non dire eccitato dal Caso Sigona, non trova di meglio che tornare ad attaccare il Museo degli italiani in Africa. Ma cosa c’entra in tutta questa triste vicenda questo Museo?”, si chiede incredulo Filippo Spadola consigliere comunale dei 5 Stelle.

“Questa polemica, che oramai dura da sin troppo tempo, avrebbe senso se e solo se il Museo fosse stato concepito col solo scopo di esaltare quel periodo, la nostra esperienza coloniale e quindi il fascismo, ma non è così. Il Museo degli italiani in Africa, come qualsiasi museo storico al mondo, racconta un momento ben preciso della storia e ciò solo per un motivo: la memoria storica va tutelata, salvaguardata dall’oblio, perché dalla storia possiamo trarre grandi lezioni e questo Mililli lo dovrebbe sapere, per questo a scuola si studia la Storia, che è cultura. Inoltre, se dovessimo seguire il consiglio del Partito Comunista dei Lavoratori dovremmo chiudere la quasi totalità dei musei in Italia e nel mondo, anzi dovremmo chiuderli tutti, perché tutta la Storia è costellata di orrori. Cosa facciamo con i musei dell’epoca romana? Li chiudiamo? E con l’Anfiteatro Flavio? Lo abbattiamo?”

“Tralasciando questa sterile polemica, nella speranza che Mililli si ravveda quanto prima ed abbandoni una volta per tutte queste posizioni illogiche – prosegue Spadola – vorrei ricordare ai ragusani cos’è il Museo Civico l’Italia in Africa. Stiamo parlando di un’esposizione di estremo interesse che riguarda uniformi, documenti, fotografie, giornali dell’epoca e vari altri cimeli. Una collezione privata dall’inestimabile valore, che piuttosto andrebbe valorizzata al meglio. Una collezione privata, data alla Città di Ragusa, che consta di pezzi unici e perciò rarissimi, come la divisa originale del Duca D’Aosta o l’uniforme da colonnello comandante delle Truppe Sahariane indossata da Amedeo di Savoia o ancora l’uniforme del ministro per l’Africa italiana appartenuta al generale Attilio Teruzzi. Infine, vorrei ricordare che – conclude Spadola – l’esperienza coloniale italiana in Africa non inizia con il fascismo e non finisce con esso, era il 5 febbraio del 1885 quando le truppe regie sbarcarono a Massaua, nel Mar Rosso, per conquistare l’Eritrea ed era il 30 giugno 1960 quando terminò l’Amministrazione Fiduciaria Italiana in Somaliala della Repubblica italiana. Questa è storia, questa è cultura e la cultura, come la storia, non va né ignorata né dimenticata, ma studiata”.

museo italiani in africa

di Redazione02 Mag 2016 13:05