300 mila euro per due cooperative! Il progetto “Costruiamo saperi”

Venerdì scorso, presso la sala del vescovado di Ragusa, è stato presentato il workshop dal titolo “Costruiamo saperi”, un progetto voluto dalla Diocesi di Ragusa in collaborazione con Associazione Uniti Senza Frontiere, Confcooperative Sicilia e Associazione Architetti senza Frontiere.
Un’operazione, come al solito, presentata in pompa magna, che promette di formare uomini e donne, italiani e stranieri, garantendo la creazione di nuovi posti di lavoro, tramite la nascita di due cooperative o aziende. Il workshop, si legge nel bando, è rivolto a 50 destinatari che verranno coinvolti in processi di work experience ed accompagnati all’autoimprenditorialità, in settori quali l’edilizia, l’artigianato e l’agricoltura.
Così presentata l’operazione è interessante, certo nulla di nuovo, di operazioni similari se ne vedono da tempo, anzi da anni. Tutt’altro discorso andrebbe fatto sui reali benefici di questi progetti, di sicuro sempre molto esosi. “Costruiamo saperi”, ad esempio, ha un costo di 300 mila euro.
Il problema è che questo contributo non serve esclusivamente alla creazione di queste due cooperative, ma a sostenere l’intero apparato del progetto: chi lo ha scritto, chi ci lavora e i destinatari dello stesso, che percepiranno un obolo per il semplice fatto di esser stati selezionati. La prima questione che andrebbe affrontata, perciò, è come questi soldi verranno spesi e ripartiti. Sarebbe utile conoscere, inoltre, quale sarà l’effettiva qualità delle nasciture cooperative e ciò lo si può sapere solo se si analizzano, nello specifico, i progetti in sé e la professionalità dei cosiddetti formatori. Non basta, infatti, definirsi formatore per esserlo né aver svolto o svolgere un certo lavoro per conoscerne i segreti e poterlo insegnare. Una lezione che non andrebbe mai dimenticata è che il mercato è in continuo divenire e spesso questi operatori/operai sono legati a modalità produttive vecchie e perciò distanti anni luce dalle logiche produttive contemporanee. Non basta avere un’idea imprenditoriale, bisogna sapere come attuarla, perché l’obiettivo finale è quello di conquistare fette di mercato e ciò lo si può fare solo se si riesce a battere la concorrenza. Il rischio è che queste operazioni, alla fine dei conti, siano solo speculative per quanto riguarda la loro costituzione e gestione, che nulla apportano al territorio né ai beneficiari dei vari progetti. Provocatoriamente verrebbe da chiedersi quanto lavoro ” vero”  potrebbe generare un investimento di 300 mila euro?

di Rosario Distefano10 Nov 2015 12:11