Commissariamento incerto! Come le province…

scarso-300x225All’assessorato Enti Locali oggi la questione del Commissario della Provincioa di Ragusa Giovanni Scarso ha scatenato un vero e proprio tsunami che rischia di coinvolgere non solo la provincia iblea  ma anche altre istituzioni “impunemente” commissariate. Nessuno in verità  si è pronunciato ufficialmente ma è chiaro che la forte contestazione  dello Svimal ha lasciato il segno. La legittimità di un commissario di una provincia che viene messa in dubbio infatti è questione delicata.   Stamattina dicevamo si è parlato di questo anche in altre sedi, delicate come la commissione antimafia, e  alla fine sembra si sia sancito, in qualche modo, la fine di un tragitto. Mattiamo le cose in chiaro. Se c’è una illegittimità certo non è colpa di Giovanni Scarso che è stato nominato e che non ha il compito di valutare il proprio curriculum. Chi ha  firmato la nomina, allora presidente era Lombardo, avrebbe dovuto controllare i titoli. Non è stato fatto a dovere? Scarso non è ha colpa. Ma ora? Tutto quello che  Scarso firmerà  da oggi in poi potrebbe essere messo in dubbio e quindi probabilmente la Regione opterà per un altro nome. Non sappiamo se sarà un bene o meno ma è chiaro che il commissario è vittima di una guerra che si è scatenata in provincia stessa. Forse non ha saputo affrontare alcune delicate questioni ma si sa che  quando si parla di lavoro e di pane quotidiano tutti sono legittimati ad usare ogni arma. C’è chi si incatena o sale su una gru alta 80 metri e chi sa usare leggi e codici. Al commissario forse è mancato il consiglio giusto! Purtroppo in certi casi proprio la quantità dell’emolumento altrui è cattivo consigliere.  Non sappiamo inoltre quanto tempo resta alle province. Ci sono anche in questo caso pareri contrastanti che riportiamo attraverso dichiarazioni di deputati ed articoli di stampa.  Secondo Live Sicilia siamo di fronte ad un altro flop. Un’altra rivoluzione rimasta sulla carta, per il momento. Un altro annuncio rimasto tale, di fronte alle scadenze messe per iscritto dallo stesso governo. Le Province, per il momento, non si sciolgono. Rimangono, semmai, in carica i commissari. Per altri sei mesi. Questo è l’unico risultato ottenuto, al momento, dalla “riforma delle riforme” che il presidente della Regione, alcuni mesi fa, sbandierò come uno dei primi e dei più grandi successi del proprio esecutivo: “Abbiamo cancellato le Province, luogo di sprechi incredibili”. Ma al di là delle parole, gli unici risultati portati a casa sono stati quelli di aver impedito a molti siciliani di esprimere liberamente il proprio voto per il rinnovo dei Consigli e delle giunte provinciali. Aver provocato una generalizzata confusione nell’attribuzione delle funzioni, e i timori sul futuro del personale. E anche qualche “strappo” tutto interno alla maggioranza. Prima infatti ecco il Pd lamentarsi dello scrarso coinvolgimento nei lavori sulla riforma. Quindi l’Udc, col segretario regionale Giovanni Pistorio – capo della segreteria tecnia dell’assessore Patrizia Valenti – pronto a “smontare” la riforma scritta dall’assessore Valenti stesso: “Non va bene”.  E così, le certezze del presidente, anche questa volta, hanno finito per vacillare di fronte alla realtà. Di fronte al tempo. La legge approvata a marzo, infatti, al di là del “principio” (qualcuno ha parlato di semplice “spot”) oltre, cioè, a prevedere lo scioglimento delle Province e il passaggio ai Liberi consorzi, non aveva previsto il “come”. “Se ne riparlerà – disse il presidente – ma intanto la Sicilia può vantare un successo storico”. Il problema, però, era proprio il “come”. Insieme al “quando”. Perché la stessa legge fissava il limite del 31 dicembre per “chiudere” le Province. “Entro la fine dell’anno – ribadiva il governatore – l’ente non esisterà più”. E invece, non sarà così.  Proprio oggi, infatti, la commissione Affari istituzionali ha votato a stragrande maggioranza (compresi i deputati del Megafono di Crocetta) la proposta di Santi Formica di spostare la discussione sulle Province solo dopo l’approvazione di Bilancio e Finanziaria. Una decisione che fa il paio con quella di ieri sera, presa dalla giunta di governo: la proposta di prorogare per altri sei mesi i commissariamenti. L’ammissione, insomma, che anche stavolta i tempi non saranno rispettati.  Ma i ritardi del governo stanno producendo un effetto-sorpresa. Si sta sempre più allargando e allo stesso tempo “coagulando” in Aula una maggioranza che inizia a nutrire forti dubbi sull’effettiva necessità dell’abolizione delle Province. Un’abolizione che non porterebbe, poi, i risparmi miliardari annunciati dal governo. E che finirà per “consentire alla casta – ha detto Formica – di guidare gli enti intermedi, senza nemmeno consentire ai cittadini di esprimere il proprio voto”. Una posizione del resto più volte espressa in modo chiaro dal gruppo parlamentare di Formica, la “Lista Musumeci”. “I consigli e le giunte liberamente eletti dai cittadini – ha spiegato Nello Musumeci – non rappresentano costi della politica, ma costi della democrazia. Certo, si possono ridurre, e noi pensiamo che la strada sia questa. Ma cancellarli significa impedire ai cittadini l’espressione del voto. Cioè la democrazia stessa”.  E a dire il vero, sul voto delle Province nel corso del 2013 si è assistito a un vero e proprio balletto. Con una novità al mese. Il 31 gennaio, infatti, il presidente della Regione, dopo settimane di annunci sulla chiusura dell’ente, annunciava: “Si voterà il 21 e il 22 aprile”. Una decisione presa in maniera del tutto autonoma, senza nemmeno confrontarsi, in quell’occasione, con l’assessore al ramo, Patrizia Valenti. Ma meno di un mese dopo, la retromarcia. “Si vota tra un anno. Intanto ecco i commissari”. Un mese dopo, infine, l’annuncio “urbi et orbi”: “Abbiamo abolito le Province, prima Regione in Italia a farlo”.  Il problema, come detto, è che siamo fermi proprio a quel 27 marzo, giorno di approvazione della norma che decide il passaggio ai liberi consorzi. Da quel momento, la gestazione delle leggi che avrebbero dovuto rendere effettiva, cioè “reale”, l’abolizione delle Province è stata lunga e difficoltosa. In commissione Affari istituzionali, intanto, piombavano la bellezza di 18 disegni di legge di riforma. E la maggioranza si divideva tra chi, pochi in realtà, aveva deciso di sposare la proposta del governo – una proposta che, fissando dei limiti di popolazione per ogni libero consorzio, teoricamente apriva alla proliferazione di questi nuovi enti – e chi invece considerava più ragionevola quella “minimalista” di Antonello Cracolici: tre città metropolitane e liberi consorzi che ricalcassero gli attuali confini delle Province. “In pratica – insiste Formica – si sta pensando solo di cambiare il nome alle Province. Nel frattempo, però, l’annuncio del governo ha solo creato disastri. Pensiamo alle scuole, alle strade che non vengono curate, ai dubbi sulle competenze. E tutto questo sfacelo è stato creato togliendo ai cittadini il diritto di votare”.  Una “tentazione”, quella del ritorno al voto, che sembra farsi strada con forza all’Ars. Le proroghe dei commissari, infatti, verranno richieste dal governo attraverso un vero e proprio disegno di legge. Ma le imboscate potrebbero arrivare da tutte le parti. E in caso di bocciatura delle proroghe si dovrebbe tornare al voto. Un’ipotesi al momento solo sussurrata tra i corridoi di Palazzo dei Normanni. Ma che trasformerebbe il “semplice” flop del governo in un clamoroso autogol.   Questo l’articolo di Live Sicilia al quale si aggiunge una dichiarazione di alcuni deputati del  M5S.

Ars, Province indietro tutta. M5S: Evidente l’intento di boicottare la leggeScattata la sindrome di Penelope:  si scuce ora quanto tessuto con fatica a marzo“Province, indietro tutta.  La patata bollente  sugli Enti cancellati dalla legge regionale viene  accantonata col proposito di discuterla dopo la finanziaria ed il bilancio, ma con il reale intento di boicottare la riforma”.Il Movimento 5 Stelle all’Ars alza la voce contro quella che  definisce la “sindrome di Penelope” di Palazzo dei Normanni, che mira a scucire quanto tessuto con enorme fatica a inizio d’anno. “Oggi – afferma il deputato 5 Stelle Francesco Cappello – dopo l’ennesimo testo di riscrittura del disegno di legge sull’abolizione delle province e la riforma degli enti locali, è passata, col solo nostro voto contrario, la richiesta avanzata da Malafarina e Formica di rinviare la discussione del testo e degli oltre trecento emendamenti proposti nella giornata di ieri sui liberi consorzi a dopo l’espressione del parere sulla finaziaria e bilancio da parte della commissione. E’ evidente, a questo punto, che a parte il Movimento 5 Stelle, tutte le forze politiche, con in testa il governo, mirino ad intorbidire le acque per agevolare il ritorno alle Province. Non non è un caso il fatto che  su questa materia chi ha le idee più confuse sia proprio il governo, che da paladino dell’abolizione delle Province adesso è il maggior supporter della proroga dei commissari straordinari”.

“Siamo alle solite – chiosa Cappello -. Sulla stampa si dichiarano sempre e solo buone intenzioni ma nei fatti è solo il Movimento 5 Stelle che mantiene gli impegni con gli elettori”

“A questo punto – afferma Salvatore Siragusa – la classe politica siciliana ha tirato giù la maschera, rendendo palese la volontà di ripristinare le Province anche perché approvare una riforma entro il 31 dicembre è al momento realisticamente un autentica utopia”

 

di Direttore18 Dic 2013 18:12

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