“Processo a Franco Cilia”

ciliaIl prossimo appuntamento di “Ibla Classica International”, in programma domenica 24 novembre alle ore 18 al Teatro Donnafugata di Ragusa Ibla, è decisamente diverso e speciale al tempo stesso. Non ci sarà il classico concerto a cui la direzione artistica di Giovanni Cultrera ci ha abituati ormai da nove edizioni negli appuntamenti domenicali ma, sempre con l’organizzazione della sezione di Ragusa dell’Agimus, una straordinaria rappresentazione scenica con le musiche di Peppe Arezzo e la regia di Franco Giorgio. Sarà il “Processo a Franco Cilia”, un vero e proprio atto d’accusa nei confronti del noto artista siciliano. Un processo culturale speciale che si svolge sul palcoscenico, dove tra le accuse del pubblico ministero e la difesa di parte, sarà il pubblico il giudice finale dell’indagine a tutto campo sull’uomo e contemporaneamente sull’artista Franco Cilia. Accuse infamanti quelle lanciate all’interno dell’aula speciale, rivolte all’indirizzo del noto pittore che indossa i panni dell’eterno dannato, “malato” di arte, “inebriato” di vita, consumato nell’animo dalla costante lotta al conformismo e all’ipocrisia sociale. Un Cilia che torna ad ingannare sulla sua morte, quasi a sdoganarla, facendosi trovare disteso sul palcoscenico già ad inizio della rappresentazione quando la sua anima, rappresentata dalla danzatrice e coreografa Emanuela Curcio, danzerà volteggiando intorno, ridando tono e forza a quel corpo steso. Poi le accuse dell’impietoso pubblico ministero, interpretato dall’attrice Chiara Bentivegna, percorreranno le tappe più significative della sua carriera artistica, un’autobiografia narrativa del pittore siciliano che spazia dalle sue origini, quando per disegnare aveva a disposizione solo il carboncino e il foglio bianco, fino ad arrivare ai giorni nostri, con le ultime mostre e i suoi ultimi lavori. In mezzo ci sono tante tappe di una carriera piena di successi ma anche di critiche spesso dovute non alla sua arte ma alle sue posizioni politiche, quelle da comunista convinto e da assertore della necessità di non vivere indifferentemente il proprio tempo. Ma in questo continuo scambio di accuse che avviene sul palcoscenico della vita, Cilia racconta i suoi trascorsi, le sue opere, le sue scelte stilistiche, le sue mostre in Italia e all’estero, l’elaborazione di un sentire interiore e che ha bisogno di uscir fuori per essere impresso nelle tele con colori a volte tenui che si alternano ai tratti forti, in un continuo gioco cromatico che ne hanno caratterizzato parte della sua pittura, nei quadri dedicati agli orizzonti, ai tramonti, ai confini infiniti, agli universi, prima di passare alle tele che ritraggono la figura femminile con eleganza e al tempo stesso mostrandone la femminile sensualità senza mai scadere nel volgare. “Donne bellissime – come dirà Cilia sul palco – dipinte insieme a mostri che tentavano di corromperle, dando vita al ciclo della grande ambiguità, quella che ancora oggi mi sembra presiedere il discorso esistenziale di tutti noi”. Un intreccio filosofico che esce fuori dall’uomo autodidatta, figlio di contadini, autore di prestigio e pieno di riconoscimenti critici in ambito nazionale e internazionale tanto da far prefigurare, nelle parole dell’accusa, un vero e proprio “patto col diavolo” siglato da chi, con “accademica supponenza”, cerca di imbonire tutti per mostrare la sua bravura artistica quando invece, continua il pubblico ministero nella sua requisitoria, c’è solo da registrare una sfacciata fortuna. Ma Cilia spiega di non dire menzogne, di aver portato in giro per il mondo quei mostri presagio di grandi dolori, che tornano prepotentemente sulle tele, costringendo a scrivere in ogni opera “Cilia è morto”. E così si libera di una scomoda verità perché Cilia dipinge e scrive di morte, della sua morte, ma al tempo stesso si è accorto di non aver mai amato così tanto e così profondamente la vita. La ricercata regia di Franco Giorgio e le accattivanti musiche dal vivo di Peppe Arezzo, offrono un gioco di ruoli che segnano le varie fasi di questo processo, in cui non mancano di certo le sorprese, dall’incontro di Elena, la sua modella nuda, interpretata da Elvira Nobile, al confronto immaginario con Dante che quasi per mano lo accompagna in un percorso di redenzione dai dolori e di incontro verso la luce che è anche l’incontro con il futuro, con la nipote Ginevra, interpretata da Valeria Iacono. La difesa dell’artista è affidata al maestro Giovanni Cultrera che per l’occasione rispolvererà la sua laurea in giurisprudenza. Ma è alla fine dello spettacolo che Cilia stesso si appella e si rimette al giudizio del giudice imparziale, il pubblico del teatro. Come andrà a finire? Domenica il verdetto inappellabile. Info e prenotazioni al 338.4339281 email iblaclassica@libero.it e info@iblaclassica.it – www.iblaclassica.it – www.agimus.it. L’ingresso, per tutti gli spettacoli, è di 12 €.

di Redazione21 Nov 2013 13:11