“Sprigioniamo sapori”.

carcere ragusaÈ stato siglato il protocollo di intesa tra il Consorzio “La Città solidale” e la direzione della Casa Circondariale di Ragusa che di fatto sancisce la nascita dell’impresa sociale “Sprigioniamo sapori”. Il marchio dei prodotti finora confezionati all’interno della struttura carceraria diventa una reale impresa che vedrà protagonista il Consorzio ed alcuni detenuti.

“Il progetto – spiega Aurelio Guccione, presidente del Consorzio – punta alla valorizzazione dei prodotti tipici siciliani, con particolare riguardo alla focacceria ragusana ed alla biscotteria secca per colazione. Ma quel che più conta, in questo momento, è sottolineare il fatto che, all’interno della casa circondariale, abbiamo dato vita ad un percorso di economia realmente sociale che guarda alle persone in difficoltà e punta alla loro qualificazione professionale”.

Un cammino di eccellenza che si propone di confrontarsi sul mercato tradizionale.

“Siamo in grado – aggiunge Guccione – di allestire banchetti, di curare il catering per eventi, matrimoni o altre occasioni. Partiremo a pieno regime giugno. Siamo già in condizione di provvedere alla distribuzione esterna delle focacce, di piatti pronti e dei biscotti. Daremo lavoro reale a due detenuti e puntiamo a crescere ancora. Se tutto ciò è stato possibile, corre l’obbligo di ringraziare il direttore della casa circondariale di Ragusa, il dottor Santo Mortillaro che ha deciso di darci fiducia”. “Sprigioniamo sapori” si avvia a diventare una cooperativa mista che vedrà la partecipazione dei detenuti lavoratori. Nasce come logica conseguenza del progetto di reinserimento sociale “Rompete le righe”, finanziato dal Fondo sociale europeo. “Rompete le righe” si è sviluppato a Ragusa e Modica attraverso azioni di formazione e work experience di cucina e cucina regionale che hanno coinvolto decine di detenuti. Tutti protagonisti di un lavoro educativo straordinario della durata di 900 e 1500 ore.  “Abbiamo dimostrato – sottolinea Guccione – che è possibile spendere bene tali fondi e, soprattutto, che è possibile, attraverso un percorso formativo di centinaia di ore, creare delle ottime condizioni di lavoro anche per i detenuti. Questi e non altri, a nostro avviso, sono i compiti di chi lavora nel campo dell’economia sociale. Ridare dignità a chi ha avuto problemi con la giustizia e che, di conseguenza, ha oggettive difficoltà ad inserirsi nel tessuto sociale. È alle fasce deboli che dobbiamo guardare per essere degli operatori sociali credibili”.  Uno sguardo verso chi si trova in condizioni di svantaggio che, tuttavia, non trascura la qualità. “Senza dubbio i nostri servizi – conclude il presidente de La Città Solidale – puntano all’eccellenza. Nelle nostre cucine lavoreranno anche degli chef professionisti che aiuteranno i detenuti e fungeranno loro da guide e maestri. I nostri lavoratori escono tutti da corsi di formazione attuati con professionisti di grande valore. la qualità dei nostri prodotti deve essere l’arma in più per vincere le sfide che il mercato impone di giocare. A noi, però, spetta la responsabilità di giocare mantenendo un occhio di attenzione verso la persona umana. Il risultato positivo sarà una diretta conseguenza di questa attenzione”.

 

di Direttore25 Mag 2013 14:05