In crisi anche i centri commerciali di Ragusa.

Basta centri commerciali 1Forse organizzare una manifestazione con lo striscione del titolo è un pò troppo ma la crisi colpisce tutti e bisogna trovare delle soluzioni.  Ma spesso siamo proprio noi gli artefici di una strategia che porta alla autodistruzione con la scusa dell’investimento sproporzionato. A Catania oggi i commercianti hanno accusato i centri commerciali di aver causato la chiusura di centinai di negozi in città. Un rappresentate dei commercianti ha dichiarato infatti che proprio la città etnea è quella in Europa con il maggior numero di centri commerciali con il conseguente abbandono della tradizionale passeggiata in centro.  Ci sono delle valutazioni in merito da fare. Intanto dobbiamo dire che le  strutture – di solito a forma di “scatoloni” – atterrate sul territorio, deturpano il paesaggio, rendono la viabilità della zona un incubo e, almeno sino a un po’ di tempo fa, rappresentavano lo standard socialmente accettabile di destinazione del tempo libero e delle risorse finanziarie di giovani e anziani.  I  centri commerciali di mezza Europa però  stanno morendo. Diminuiscono il numero delle presenze e i fatturati, e si accorcia il ciclo di vita. Un centro commerciale mediamente oggi diventa vecchio dopo pochi di anni dall’apertura o nasce già con difficoltà.

Si impone la necessità di capire le cause di questa tendenza e comprendere verso quale evoluzione questo format si sta spostando.  Sicuramente la saturazione del territorio, e la sovrapposizione dei centri commerciali sullo stesso bacino di utenza, rende più difficile sostenere la competizione.  Le offerte dei cc sono sempre più uguali tra loro e comunque poco innovative. I brand rappresentati sono gli stessi – poche le novità – e non sono diversi da ciò che potrebbe offrire  anche un centro cittadino. La sovrapposizione territoriale e la mancanza di differenziazione fanno sì che la frequentazione sia ormai basata sul vicinato più che sulla capacità di attrazione. Questo fatto riduce i margini economici ma cambia anche profondamente le esigenze riguardanti il mix di offerta e la capacità di soluzione. Ultimo elemento: lo shopping, a causa della crisi economica, è sempre meno un motivo di attrazione per le persone che, anzi, si stanno muovendo verso una maggiore pianificazione e sostenibilità degli acquisti e rifuggono l’impulso. In sostanza sempre più raramente lo shopping è pura occasione di intrattenimento e aggregazione e sempre più funzionalità. Si evidenzia una contraddizione difficilmente risolvibile: da un lato solo operatori commerciali riescono a sostenere i costi di affitto di un centro commerciale  ma questi fanno sempre più fatica a funzionare da “locomotive”, dall’altro lato le offerte non o meno commerciali (ad esempio quelle legate alla socialità e all’intrattenimento) non riescono a produrre sufficiente reddito e a creare circoli virtuosi consistenti per le attività commerciali.  Ed  è così anche nella provincia di Ragusa dove, facendo il verso al polo commerciale modicano  di una volta sono nati negli ultimi anni altre tre realtà similari. Specificatamente per il capoluogo  oggi  si è tenuto un incontro tra i Direttori dei Centri Commerciali di Ragusa, “Le Masserie” Dr. Vincenzo Trischitta e del Centro “Ibleo” Dr. Pasquale Barbaro , unitamente con i Segretari Generali della Fisascat-Cisl,Vera Carasi e della UILTuCS – UIL, Angelo Gulizia.  La riunione ha messo in luce il grave stato economico in cui versano le imprese che operano all’interno dei due distretti commerciali, che registrano un calo  significativo degli incassi, solo nel 2012, pari al 40%.   Con questi numeri non è pensabile riuscire a sopportare i costi di gestione che nei centri sono abbastanza alti visto l’investimento iniziale.  Il sindacato ha fatto presente ai due direttori che per poter gestire al meglio la grave crisi congiunturale, e per poter affrontare con più efficacia le questioni che riguardano i lavoratori è necessario avviare un confronto, da subito, tra tutti soggetti interessati.  Anche e soprattutto per regolamentare l’orario di lavoro nella sua articolazione globale, e in quella delle aperture domenicali, per poi esaminare la questione ferie e permessi, flessibilità orari ed eventuale istituzione della banca ore, etc.   Si è convenuto di fissare per la prossima settimana un incontro coi titolari degli esercizi commerciali e con una rappresentanza di lavoratori che operano all’interno dei due Centri Commerciali di Ragusa, per l’apertura di un vero e proprio tavolo di contrattazione di secondo livello, al fine di trovare soluzioni condivise e dare le giuste risposte alle esigenze dei lavoratori.  Come però sempre acacde si pensa ai lavoratori ma nessuno spreca un rigo per gli imprenditori che devono dare lo stipendi e tenere in piedi l’attività. Saremmo dell’idea che è necessario intervenire anche sugli affitti e sui costi di gestione ed anche sulle tipologie facendo si che il centro abbia una certa varietà di  offerta. Siamo di fronte ad una crisi davvero pesante e per uscirne si devono tentare tutte le strade. Infine un’occhiata ai commercianti tradizionali. Stiamo aspettando che si decida qualcosa sui centri commerciali naturali. La regione dovrebbe approvare i progetti a suo tempo presentati e quindi dare il via ai finanziamenti.  Chissà quando si riuscirà a fare anche questo.

 

di Direttore20 Mar 2013 13:03