Un progetto che non va!

maltaelettrodottoC’è un progetto che viaggia ad una velocità sorprendente se messo in relazione alla lentezza delle nostre opere pubbliche che devono subire anni e anni di ritardi ingiustificati. Questo progetto super fast prevede la realizzazione di un elettrodotto con la portata di 220 KV, in cavo parzialmente interrato e in parte sottomarino che dovrebbe andare da Ragusa a Malta nell’ambito di un grande elettrodotto che collegherà le due nazioni. L’elettrodotto partirebbe da una stazione posta accanto all’attuale depuratore a Marina di Ragusa, alla fine del lungomare. Il cavo sottomarino attraverserebbe tutto lo spazio d’acqua antistante la pre-riserva del fiume Irminio, con grave danno per l’ambiente, per la flora e la fauna marina. I cavi marini tra l’altro si sovrapporrebbero ad altri impianti tecnologici che già insistono su quell’area, aumentando di fatto il livello di pericolosità”. Per far notare quanto sia stranamente veloce il processo basta ricordare le date salienti dell’iter burocratico. Per soddisfare i requisiti della normativa europea infatti Malta vuole così ridurre la produzione di energia prodotta alla centrale termoelettrica di Marsa e compensare la riduzione importando eletticità dalla Sicilia dove risulta esserci una produzione superiore al fabbisogno regionale. Nel 2008 l’Enemalta assegna l’incarico per uno studio per una linea Sicilia–Malta alla compagnia italiana Terna e a luglio del 2010 Enemalta fa richiesta ed ottiene autorizzazione per trattativa diretta con 4 compagnie private. Nel 2010 a dicembre, la compagnia francese Nexan si aggiudica il contratto per l’elettrodotto Italia–Malta ed in appena 6 mesi quindi a luglio 2011 il Ministero dell’ambiente italiano rilascia lo studio impatto ambientale. A febbraio 2012 viene commissionato alla compagnia svedese MMT un contratto per i sondaggi sottomarini per una fascia di 80 km tra Marina di Ragusa e Qalet Marku. Ora il Movimento Territorio e i gruppi consiliari di riferimento ricordano che in data 27 giugno 2012 era già pervenuta al Comune una richiesta dalla Regione per un parere da fornire, in appena 24 ore, sull’elettrodotto. E già allora il sindaco Dipasquale aveva risposto negativamente, diffidando i soggetti proponenti ad interrompere la procedura per la realizzazione dell’elettrodotto in questione, esprimendo il parere negativo del Comune di Ragusa e invitando tutti ad individuare percorsi alternativi che tutelino realmente l’ambiente. Il Movimento Territorio e i gruppi consiliari condividono le valutazioni e le preoccupazioni espresse allora dal sindaco Dipasquale. Vale inoltre la pena ricordare che lo specchio d’acqua antistante la pre-riserva è stato oggetto di intervento della Giunta Dipasquale per l’istituzione di una riserva marina, iniziativa che va nella direzione totalmente inversa rispetto al posizionamento di impianti tecnologici di così grande impatto come l’elettrodotto che si intende realizzare. Gli scavi orizzontali necessari per il collegamento tra cavi marini e cavi terrestri occuperebbero una vasta area accanto al depuratore, compresa la spiaggia della pre-riserva, dunque con un intervento assolutamente invasivo e che andrebbe a compromettere lo stato dei luoghi. “Per tali motivi chiediamo al commissario di attivarsi immediatamente per esprimere parere contrario ed adottare ogni altro atto idoneo a poter interrompere e bloccare tale iniziativa – dichiara Vito Frisina, coordinatore cittadino di Territorio Ragusa – I gruppi consiliari depositeranno presto un apposito atto consiliare che speriamo possa trovare il supporto anche delle altre forze politiche. Noi siamo pronti alle barricate”. Ma il problema rischia di creare una nuova spaccatura politica ed infatti la segreteria cittadina del PD dichiara “Restiamo basiti dal fatto che su una questione di così fondamentale importanza nessuno si sia preso la briga, da sei mesi a questa parte, di informare il Consiglio comunale e la città. Ma soltanto ora sta venendo a galla, in tutta la sua gravità, una vicenda su cui da subito facciamo sentire la nostra voce”“Se è vero che il 27 giugno scorso il Comune di Ragusa è stato chiamato ad esprimere un parere – continua Calabrese – ci chiediamo come mai la passata Amministrazione non si sia sentita in dovere di rendere edotti i consiglieri e le forze politiche, per non parlare la cittadinanza, di ciò che stava accadendo. Non era una questione da risolvere nel segreto di una stanza. Ma un problema che prima o poi avrebbe riguardato, per il forte impatto ambientale contemplato, tutto il territorio. Da questo momento in poi, è chiaro che saremo vigili e attenti osservatori sulla delicata faccenda. Siamo stanchi di subire saccheggi come se nulla fosse. Non c’è soltanto la questione dell’attraversamento del territorio da prendere in considerazione ma anche i danni ambientali legati al previsto rimescolamento delle acque nell’area antistante la nostra costa. Tutto ciò ci allarma soprattutto se lo consideriamo dal punto di vista della salute dei cittadini”. Il Pd di Ragusa ritiene opportuno e urgente, prima che si tenga qualsiasi altra conferenza dei servizi, “la convocazione urgente del Consiglio comunale perché possa essere illustrata nel dettaglio la gravosa vicenda.

di Redazione12 Gen 2013 17:01