Trivellazioni mettono a rischio la valle dell’Irminio: i dubbi di Legambiente

trivelle petrolioA rischio le sorgenti e i pozzi nella Valle dell’Irminio: è questa la sintesi delle osservazioni del Settore Geologia della Provincia regionale di Ragusa alla richiesta di trivellazioni di petrolio nella valle dell’Irminio srl a poche centinaia di metri dal fiume. Per il settore geologia della provincia di Ragusa ci possono essere impatti relativi alla sfera idrogeologica ed idrologica potenzialmente assai gravi. In particolare c’è il rischio di perdere la sorgente Mussillo, la più importante della provincia, con una portata di circa 500 l/sec che alimenta l’irrigazione di 3000 ettari di terreni irrigui nel territorio di Scicli, oltre ad altre fonti idriche quali le sorgenti Giummarra e Fontana Nuova, i pozzi Eredità, Castellana e quelli del Consorzio di Bonifica di cui due servono per alimentare l’acquedotto di Marina di Ragusa. Ma il settore geologia della Provincia di Ragusa critica tutto lo studio di impatto ambientale presentato dalla soc. Irminio srl. Dalla carenza di dati, alla ristrettezza dell’area indagata, ai modelli matematici proposti che non si adattano alla situazione carsica tipica della valle dell’Irminio, dall’utilizzo di traccianti inadatti per valutare eventuali inquinamenti, alla tecnica di perforazione. Purtroppo, stranamente, la relazione del Settore Geologia della Provincia di Ragusa è giunta in regione in ritardo e quindi non è stata valutata. Ma anche la regione, pur sapendo dell’arrivo della relazione della provincia ha chiuso l’istruttoria con eccessiva fretta con la conseguenza di concludere positivamente la valutazione di impatto ambientale pur trovandosi davanti ad un caso molto ma molto delicato. Infatti dall’indagine eseguita dal prof. Coltro per conto dell’Acquater (perizia Casmez 30/3007) si rileva che nell’area di fondovalle del fiume Irminio c’è un acquifero superficiale estremamente vulnerabile, all’interno del quale rientrano tutte le sorgenti e buona parte dei pozzi. In questo acquifero, come si rileva dalla carta della Vulnerabilità delle falde idriche redatta dal Prof. Aureli, “ data l’alta permeabilità per fessurazione e la presenza di fenomeni carsici, un inquinante, se sufficientemente veicolato, può raggiungere la falda in poche ore lungo gli alvei e in qualche giorno dalla sommità dei rilievi; le sostanze nocive, una volta giunte in falda, si diffondono velocemente pervenendo rapidamente ai punti di sfruttamento, sorgenti o pozzi posti più a valle, facendo riscontrare un inquinamento caratterizzato da picchi marcati.” Che il rischio di inquinamento sia molto elevato lo dimostra anche l’inquinamento della sorgente Paradiso e del pantano Cannitello, relazionabile con problemi riscontrati un anno fa durante la trivellazione del pozzo Tresauro 2. Ma anche durante la perforazione del pozzo Tresauro 1, nel 2004, si riscontrarono problemi, in particolare assorbimenti consistenti con conseguenti perdite della circolazione e difficoltà nel controllo del foro. Davanti a tanta evidenza la società Irminio nega che ci sia mai stato nel bacino minerario di Ragusa alcun incidente in pozzi perforati nelle successioni carbonatiche e che nel bacino petrolifero di Ragusa sono assolutamente da escludere fenomeni di perdita di circolazione di fanghi. Con quale credibilità? La ditta stessa non considera neanche la continuità idraulica del fiume Irminio, e il rischio di inquinamento della riserva Naturale “Macchia Foresta del Fiume Irminio e del SIC” Fondali Foce del fiume Irminio”. Inoltre è costretta ad ammettere che l’impatto che si potrebbe verificare sulla sorgente Mussillo è senza dubbio la più probabile, ma minimizza (ovviamente) l’evento perché trattandosi di acque irrigue ne deriverebbe un impatto modesto. Come se gli eventuali inquinanti presenti nell’acqua irrigua non risalissero la catena alimentare, senza contare il danno commerciale e di immagine all’orticoltura della provincia di Ragusa. Come ulteriore beffa per l’agricoltura le trivellazioni si vogliono effettuare all’interno di un campo di mais destinato a produrre alimenti per le diverse aziende zootecniche da latte presenti nella zona. Quindi i dubbi di Legambiente sui rischi per le falde, nonostante le rassicurazioni della ditta, risultano avere riscontri concreti, e quindi ulteriori perplessità si aggiungono a quelle destate dall’autorizzazione di massima alle ricerche petrolifere rilasciata dalla Soprintendenza, in contrasto col Piano Paesaggistico. Ricordiamo infatti che la località nella quale dovranno essere effettuare le ricerche di idrocarburi, contrada Buglia Sottana, ricade infatti nel paesaggio locale 9b del Piano Paesaggistico di Ragusa all’interno del quale non è consentita la realizzazione di impianti industriali. E le attività di ricerche di idrocarburi e gli impianti di superficie dell’industria di estrazione di petrolio rientrano nel settore industria energetica ed estrattiva come si evince dall’allegato quarto, punti g ed l , alla parte seconda del d.lgs 152/06.  

di Redazione14 Gen 2013 10:01