Privatizzazione SAC: Basta polemiche sterili .
Privatizzazione SAC: Basta polemiche sterili su se è giusto vendere e su “chi compra”, la vera sfida si gioca sulle clausole del contratto.
Da mesi il dibattito pubblico e politico attorno alla privatizzazione della SAC, la società di gestione gli aeroporti di Catania e di Comiso, si consuma in una sterile giostra di tifo e retroscena su “chi” si aggiudicherà l’asset. Una contesa ricca di nomi altisonanti — da SAVE con Ardian e Finint a F2i, passando per Mundys, Vinci Airports e Corporacion America — che rischia però di svuotare la discussione dell’unico elemento che conta davvero per la Sicilia: la sostanza.
Invece di perdersi in speculazioni o tifoserie che appassionano solo i salotti , il territorio e le istituzioni dovrebbero spostare con urgenza l’attenzione dalla domanda sbagliata (“Chi compra?”) alla vera domanda strategica: “A quali condizioni?”
La storia delle privatizzazioni italiane — dai casi di Telecom ad Autostrade — insegna infatti che i titoli dei giornali durano il tempo di un comunicato stampa, mentre i contratti determinano le sorti di un’infrastruttura, dei passeggeri, dei lavoratori e delle imprese per i decenni a venire. Concentrarsi esclusivamente sull’opportunità di vendere o sull’identità dell’acquirente privato senza definire i vincoli operativi è un lusso economico e sociale che il territorio siciliano non può permettersi.
La sostanza del contratto: i nodi decisivi per il territorio.
Guardare alla sostanza della privatizzazione significa pretendere un testo contrattuale chiaro, blindato da scadenze certe e penali reali su quattro punti cruciali:
A) Gestione del rischio vulcanico e del valore dell’asset: Le continue interruzioni operative a Fontanarossa causate dall’Etna comportano ingenti danni economici. Se gli investitori chiedono uno “sconto vulcano” sul prezzo d’acquisto, la risposta non deve essere un ribasso a fondo perduto del patrimonio pubblico, bensì l’inserimento nel contratto dell’obbligo tassativo di adottare protocolli e tecnologie di continuità operativa (come i sistemi sviluppati dall’Università di Catania).
B) I 62 milioni per Comiso e la tutela della rete: La Commissione Europea ha già approvato fondi FSC destinati all’aeroporto di Comiso per interventi strategici su pista, area cargo e terminal. La sostanza del contratto deve vincolare il futuro gestore a utilizzare integralmente queste risorse per gli scopi UE stabiliti, evitando la tentazione di marginalizzare lo scalo ragusano a favore del solo polo catanese.
C) Piani industriali e KPI misurabili: Senza precisi indicatori di prestazione (KPI) e penali in caso di mancato rispetto degli obiettivi di traffico per Comiso, un operatore privato tenderebbe spontaneamente a concentrare le risorse solo dove il margine è più elevato. Le clausole contrattuali servono a rendere economicamente irrazionale il disimpegno.
D) Tutele occupazionali stabili: Per i lavoratori di SAC e SAC Service la garanzia non arriva dalla notorietà o dalla stazza del fondo acquirente, ma da impegni contrattuali stringenti sui livelli occupazionali minimi e sui contratti collettivi da applicare fino alla scadenza della concessione.
Il ruolo delle istituzioni e il fattore tempo
I soci pubblici (Città Metropolitana e Comune di Catania, Libero Consorzio di Siracusa, Comune di Comiso, IRSAP), insieme al MIMIT, hanno oggi una finestra temporale ristretta per far valere la sostanza. Le direttive e i vincoli contrattuali per tutelare l’interesse pubblico vanno definiti prima della firma del contratto, non auspicati a cose fatte.
Un gestore privato di grande nome privo di clausole vincolanti opererà sempre e soltanto secondo la propria convenienza strategica. Al contrario, qualsiasi operatore — vincolato da impegni contrattuali trasparenti, controllabili e presidiati da penali reali — sarà obbligato a garantire la crescita e la resilienza dell’intero sistema aeroportuale della Sicilia orientale.
È tempo di archiviare il rumore delle polemiche e concentrarsi su ciò che resterà scritto nei documenti ufficiali.
E il tempo è ormai poco.

