Restare in Sicilia e investire nella cultura: a Ragusa nasce CASAPROSPERA grazie al PNRR
C’è una parola che negli ultimi anni è entrata nel lessico di chi prova a raccontare il Mezzogiorno senza fermarsi alla consueta narrazione della fuga: “restanza”. Restare non per rassegnazione, ma per scelta. Decidere di costruire nel luogo da cui, soprattutto per un giovane, sarebbe forse più semplice andare via.
È anche attraverso questa chiave che si può leggere la storia di Marta Seminerio e di CASAPROSPERA, il nuovo centro culturale per le arti che aprirà venerdì 18 settembre a Villa Scribano, nelle campagne di Ragusa.
Alla base c’è un luogo appartenente da oltre trent’anni alla storia familiare di Seminerio e rimasto a lungo in una sorta di sospensione. Una villa nel paesaggio rurale degli Iblei, con costruzioni appartenenti a epoche diverse e persino un’antica cavità rupestre (in foto) che durante il recupero, grazie al confronto con la Soprintendenza, è stata ricondotta a una necropoli del V secolo.
La domanda era cosa fare di questo patrimonio: lasciarlo alla sua dimensione privata oppure provare a trasformarlo in qualcosa capace di produrre cultura, occasioni di incontro e nuove relazioni con il territorio?
Seminerio ha scelto la seconda strada.
L’idea di CASAPROSPERA nasce già durante gli studi specialistici in Arti Visive e Studi Curatoriali alla NABA di Milano. Al centro c’è il modello della residenza artistica: consentire ad artisti e ricercatori di vivere e lavorare per un periodo in un territorio, entrando in relazione con il paesaggio, la natura e la comunità che lo abita.
Ma tra un progetto immaginato sulla carta e la sua realizzazione c’è stata una distanza di quasi tre anni.
A rendere possibile il recupero di Villa Scribano sono stati i finanziamenti del PNRR destinati alla protezione e alla valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale, nell’ambito della Missione 1, Componente 3, Investimento 2.2.
È qui che la vicenda privata incontra una questione molto più ampia: quella della capacità di trasformare le risorse straordinarie arrivate con il Piano nazionale di ripresa e resilienza in progetti che rimangano sul territorio anche dopo la conclusione dei finanziamenti.
Per Villa Scribano il percorso non è stato semplice. Il progetto ha dovuto attraversare quasi tre anni di cantiere tra autorizzazioni, imprese, varianti, scadenze, integrazioni documentali, procedure amministrative e imprevisti.
Difficoltà tutt’altro che isolate.
Nel febbraio 2026, durante una discussione all’Assemblea Regionale Siciliana sull’attuazione della stessa misura del PNRR, la Regione riferiva che, dei 445 progetti approvati, 309 risultavano attivi mentre 129 erano già stati interessati da provvedimenti di revoca. Un quadro nel quale erano state riconosciute criticità proprio sul fronte delle procedure, della documentazione, delle varianti e della gestione amministrativa degli interventi.
CASAPROSPERA è invece riuscita ad arrivare al traguardo. E probabilmente è questo uno degli aspetti più interessanti della sua storia: un finanziamento pubblico destinato al recupero del patrimonio rurale diventa lo strumento per recuperare un luogo che, a sua volta, prova a generare un’attività culturale permanente.
Non semplicemente restaurare un edificio, dunque, ma dargli una funzione.
Dal 18 settembre Villa Scribano, per la prima volta dopo oltre trent’anni, si apre infatti al pubblico. CASAPROSPERA ospiterà mostre, residenze artistiche, attività di ricerca, incontri, pubblicazioni e pratiche interdisciplinari. A queste si aggiungerà un caffè letterario, pensato per consentire al luogo di vivere anche al di fuori degli appuntamenti espositivi.
La scelta di restare assume così una dimensione concreta: recuperare ciò che già esiste, investirvi tempo e lavoro e provare a costruire in Sicilia un progetto culturale capace di dialogare anche con esperienze e artisti provenienti dall’esterno.
Il primo sarà Federico Gargaglione. Venerdì 18 settembre, in occasione dell’apertura del centro, inaugurerà la sua personale “What would be there? that is what’s available to you”, curata dalla stessa Marta Seminerio e visitabile fino al 22 novembre.
Fotografia, video, scrittura e materia entreranno in relazione con gli ambienti recuperati della villa e con la cavità rupestre che diventerà uno degli spazi espositivi principali.
È il primo capitolo di un progetto che, per scelta, non vuole considerarsi concluso con la fine del cantiere. Perché il punto non era soltanto salvare Villa Scribano dall’abbandono.
Era trovare una ragione per restare e darle un futuro.

