Ancora su turismo.
Il turismo sta cambiando. Ma io lo avevo capito e lo avevo detto. Ci siamo fatti ubriacare dai risultati stratosferici del dopo Covid però il 2025 è andato, in definitiva, sotto le aspettative dal punto di vista del bilancio finale. Ma questo nasce dal fatto che le aspettative erano troppo alte. Ho detto più volte che c’è l’esigenza di ridurre le spese, specialmente in Italia. Quindi tutto è aumentato pacchetti, i biglietti, i voucher, ma gli introiti mensili dei cittadini e quindi dei turisti potenziali, sono rimasti sempre gli stessi. Si possono fare varie considerazioni. La prima è il last minut che non aiuta come si potrebbe pensare. Questo termine era stato introdotto dalle compagnie aeree indipendenti, da quelle cosiddetta di bandiera, tipo la Virgin sui tragitti intercontinentali, che vendevano gli ultimi posti a prezzi scontati per riempire comunque il volo. Oggi non è così. I motori di ricerca, con i loro algoritmi, funzionano al contrario: più tardi prenoti più paghi e gli ultimi posti in aereo costano una fortuna. Quindi è essenziale pensarci con largo anticipo, scegliere combinazioni che possono essere cancellate senza penali e organizzarsi per tempo, anche se è per solo qualche giorno, e rivolgersi a strutture ufficiali, garantite che mostrano buone recensioni. All’ultimo minuto si trovano spesso alloggi precari, forse irregolari, mal gestiti e costosissimi. Ora come è possibile pagare il 20, il 30% in più per un viaggio, se lo stipendio della famiglia è uguale da anni? Naturalmente questo è un problema economico serio che dovrebbe interessare le istituzioni italiane (e anche ragusane), e invece sembra che tutto vada bene così. Che le cose stiano procedendo per il verso giusto. Evidentemente le istituzioni non riescono a capire la difficoltà delle persone. Dicevamo le istituzioni. Ragusa si vanta di avere un’organizzazione turistica all’avanguardia. Conta su un sindaco assessore al turismo, che in pratica non si occupa del settore, ci sono esperti che curano solo gli spettacoli che, grazie a Dio a Ragusa e a Marina, non mancano riempiendo le tasche di simpatici imprenditori locali (questo almeno è positivo). Ora c’è anche la moda del food. Italiano a base di focaccine e fritture, arabo con cuscus e simili l’impotante è creare un’area dove la confusione è sovrana, mancano i servizi, si fa pipì lungo i muri delle case ma l’imprenditore che guadagna bene questa volta non è locale. E’ il momento di cambiare, di creare un’organizzazione che si occupi della promozione, quella giusta, che controlli le strutture e anche i prezzi. Siamo in democrazia e nel libero mercato ma non si può rovinare l’immagine di una località speculando sul turista. Gli operatori devono capire che questa nuova immagine del turismo deve essere compresa e convertita in qualche forma di offerta adeguata alla domanda. Chiediamo con forza un momento di confronto con il sindaco ma non con i suoi soliti amici che dicono sempre si, non con le organizzazioni compiacenti, come Confcommercio, che non hanno il coraggio di parlare se non offrendo dati nazionali. E infine l’aeroporto. Ho visto articoli di testate nazionali imputare il flop alla poca attività dello scalo. Ci può stare ma non è tutto. Ho sentito interventi che fanno rabbrividire. Paragonare la tratta mancante a Bergamo con la situazione di Comiso è davvero una barzelletta come pure voler difendere per forza gli sbagli dei vertici di categorie del settore. Insomma è una nuova stagione che deve essere valutata quotidianamente e indirizzare le proprie forze nella direzione giusta. Organizzare una specie di “stati generali del turismo” indipendentemente dalle manfrine dei Gal e delle scuse degli esperti sarebbe un primo passo….

